Tw Hydrae, una stella sotto acido

Immagine composita che mostra lo spettro dell’acido formico osservato e la sua struttura molecolare sovrapposti al disco protoplanetario di Tw Hydrae ripreso da Alma. Crediti: Eso, Alma; Eso/Naoj/Nrao, Favre et al. 2018

Un gruppo internazionale di astronomi guidato da Cécile Favre dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) ha individuato per la prima volta, grazie alle osservazioni di Alma (Atacama Large Millimeter Array), la presenza di acido formico – formula chimica: HCOOH – nel disco protoplanetario che circonda una stella simile al Sole: Tw Hydrae, a 190 anni luce da noi. L’acido formico, il cui nome deriva dalla sua abbondante presenza nelle formiche terrestri, è l’acido più semplice esistente. «L’acido formico contiene un gruppo carbossilico (-COOH), che costituisce la base per la sintesi di carbossilici più complessi e aminoacidi, che possono essere considerati i “mattoni della vita“ sulla Terra», spiega Favre, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato oggi sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Più precisamente, questa specie chimica è coinvolta nel processo chimico che porta alla formazione della glicina, il più semplice aminoacido, e la base di molte proteine. continua ...

Dodici giovani astronomi ad Asiago

Dal 09.07.2018 al 13.07.2018

I partecipanti allo stage. Crediti: Giulia Iafrate / Inaf

Un gruppetto di ragazzi appassionati di astronomia ha appena terminato uno stage di cinque giorni all’Osservatorio astrofisico di Asiago (VI), dal 9 al 13 luglio, tra lezioni, partite di pallavolo e ping pong, enigmi, esercizi e telescopi.

Si tratta di 12 partecipanti senior delle Olimpiadi italiane di astronomia che hanno disputato la finale nazionale ma non sono riusciti a fare parte della squadra che andrà il prossimo autunno alle Olimpiadi internazionali in Sri Lanka. La gara nazionale è una competizione agguerritissima e tutti i partecipanti meriterebbero di essere ammessi alla fase successiva. Chi non ce l’ha fatta è stato dunque invitato a uno stage estivo come premio e, soprattutto, come aiuto alla preparazione per la prossima edizione delle olimpiadi. continua ...

Caccia con l’arco alla materia oscura

La radiosorgente MG J0751+2716 appare come due archi a causa della distorsione di gravità della galassia in primo piano. L’immagine è stata ottenuta utilizzando una rete globale di radiotelescopi in modalità Vlbi. Crediti: C. Spingola / Astrono e Kapteyn Astronomical Institute

Ha un nome impossibile: MG J0751+2716. Si trova a una distanza impossibile: per giungere fino a noi, la sua luce ha viaggiato 11.7 miliardi di anni. E ha consentito agli astronomi di “vedere” una cosa che è impossibile vedere: la materia oscura. In che modo? MG J0751+2716 è un buco nero che spara materia e radiazioni d’ogni sorta, onde radio comprese. Più o meno a metà strada fra lui e noi, a 3.9 miliardi di anni luce dalla Terra, c’è un gruppo di galassie formate per lo più di materia oscura. Ora, essendo proprio lì in mezzo, questo gruppo di galassie – come ci ha insegnato Einstein – agisce da lente gravitazionale: una “lente radio”, nel caso di questa osservazione, visto che a ricevere il segnale è stato uno spiegamento intercontinentale di radiotelescopi: la European Vlbi Network, il Very Long Baseline Array americano e il Green Bank Telescope, anch’esso negli Stati Uniti. continua ...

Juno scopre un nuovo vulcano sulla luna Io

Ecco la posizione della nuova fonte di calore nell’emisfero meridionale della luna di Giove Io. L’immagine è stata generata da dati raccolti il 16 dicembre 2017 dallo strumento Jovian Infrared Auroral Mapper (Jiram) a bordo della missione Juno della Nasa quando la sonda spaziale era a circa 470 mila chilometri dalla luna di Giove. Come leggere questa immagine a infrarossi: più il colore è luminoso, più è alta la temperatura registrata da Jiram. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Swri/Asi/Inaf/Jiram continua ...

Asteroidi gemelli danzano l’uno con l’altro

Illustrazione artistica della traiettoria dell’asteroide 2017 EY5 attraverso il Sistema solare. Creditt: NASA/JPL-Caltech

Un nuovo asteroide binario è stato scoperto all’interno del Sistema solare a seguito di una collaborazione tra osservatori che ha visto la partecipazione del Goldstone Solar System Radar (GSSR) della Nasa in California, dell’Osservatorio di Arecibo a Puerto Rico e dell’Osservatorio Green Bank (GBO) nel West Virginia.

L’asteroide in questione è Near-Earth 2017 EY5, scoperto il 21 dicembre 2017 grazie alle osservazioni fatte dal Morocco Oukaimeden Sky Survey, le cui caratteristiche fisiche sono state rese note solo alla fine dello scorso giugno. I primi indizi del fatto che potesse trattarsi di un sistema binario sono arrivati dalle osservazioni del GSSR effettuate tra il 21 e il 22 giugno scorso. Queste avevano infatti rilevato l’esistenza di due lobi distinti, ma l’orientamento dell’asteroide era tale che gli scienziati non potevano vedere se i due corpi fossero uniti o separati. Alla fine però, ruotando, questi due corpi hanno mostrato uno spazio tra loro. continua ...

A guardar le stelle, io che non le ho mai viste

14.07.2018, ore 20:15

Pianeti e Via Lattea fotografati da Tunç Tezel dall’Uludag National Park, in Turkya. Crediti: Apod Nasa, Tunç Tezel (Twan)

Talvolta il karma si traveste da casualità e gli incontri divengono forieri di propositi e speranze. E così da una fortuita chiacchierata sulla vita ed alcuni suoi peculiari aspetti metafisici, in ottima compagnia ad un conviviale pasto, è sorta l’iniziativa “Eppur… si vede”. Grazie a un’idea di Massimiliano Salfi, alla sua intraprendenza, generosità, disponibilità e organizzazione (è il fondatore con la splendida moglie Giusi Milone dell’associazione vEyes che si occupa di sostenere, informare, istruire e intrattenere in svariati ambiti i disabili visivi e le loro famiglie e di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione ed all’integrazione), e grazie all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, il 14 luglio dalle 20.15, i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo potranno osservare Giove e Saturno dall’Osservatorio astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna. continua ...

Costante di Hubble: c’è sempre più tensione

Utilizzando due dei più potenti telescopi spaziali al mondo – Hubble della Nasa e Gaia dell’Esa – gli astronomi hanno effettuato le misurazioni più precise fino ad oggi del tasso di espansione dell’universo. Crediti: Nasa, Esa e A. Feild (STScI)

Quasi un secolo fa l’astronomo statunitense Edwin Hubble scoprì che l’universo si espandeva in modo uniforme in tutte le direzioni: una scoperta che diede origine alla cosmologia moderna e che richiese nuovi ragionamenti da parte di Einstein sulla sua costante cosmologica. Le galassie sembrano allontanarsi dalla Terra in modo proporzionale alla loro distanza, cioè più distanti sono, più velocemente si allontanano. Questa è una conseguenza dell’espansione dello spazio indicata da una costante, detta costante di Hubble, la cui misura permette agli astronomi di costruire un’immagine della nostra evoluzione cosmica e scoprire indizi sul destino finale del cosmo. Essendo necessaria per stimare l’età dell’universo, la costante di Hubble è uno fra i numeri più importanti in cosmologia. Ma i due principali metodi di misurazione di questo valore danno risultati incompatibili. E ora uno studio guidato dal premio Nobel Adam Riees, pubblicato ieri su The Astrophysical Journal, trova un valore più preciso che mai con uno di questi due metodi, rendendo ancora più netta la discrepanza fra i diversi risultati. continua ...

Ryugu come non l’avete mai visto

Animazione dell’immagine stereoscopica globale dell’asteroide Ryugu, se vista con gli occhialini rossi e blu dovrebbe apparire tridimensionale. Le immagini sono state acquisite con la Optical Navigation Camera – Telescopic (ONC-T), il 23 giugno 2018. Crediti: Jaxa, University of Aizu, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University e Aist

Lo scorso 27 giugno, dopo un viaggio interplanetario durato 1302 giorni, alle ore 2:35 (ora italiana) la sonda giapponese Hayabusa-2 ha finalmente raggiunto la sua meta: l’asteroide Ryugu 162173, a 300 milioni di chilometri dalla Terra. Diverse immagini erano già state pubblicate dalla Jaxa (agenzia spaziale giapponese) durante la fase di avvicinamento, ma mai spettacolari come quelle rese disponibili pochi giorni fa. continua ...

L’orecchio di Ska svela il cuore della Via Lattea

Questa immagine del telescopio MeerKat è considerata la più chiara fotografia del centro della Via Lattea e include caratteristiche mai viste prima, regioni di formazione stellare e filamenti radio. Crediti: Sarao

Dopo un decennio tra progettazione e costruzione, il radiotelescopio MeerKat è finalmente pronto ed è stato inaugurato oggi in Sudafrica alla presenza di David Mabuza, vice presidente sudafricano, e di molte autorità provenienti da diverse nazioni. All’evento, organizzato dal Dipartimento della Scienza e della Tecnologia del Sudafrica, è stato svelato un panorama mozzafiato della Via Lattea ottenuto con le antenne MeerKat che rivela dettagli straordinari della regione che circonda il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia. continua ...

Chi ha sparato quel neutrino?

Paolo Padovani. Crediti: Inaf

La comunità astrofisica mondiale ha vissuto ieri una giornata simile a quella che, il 16 ottobre 2017, sancì la nascita dell’astronomia cosiddetta multi-messenger. Allora i due “messaggeri” erano stati un lampo gamma e un’onda gravitazionale. Questa volta, invece, a fare da controcanto ai fotoni gamma è stato un neutrino: quello che ha prodotto l’evento 170922A, registrato da IceCube il 22 settembre 2017 nelle viscere dei ghiacci antartici. Un neutrino, come abbiamo scritto su Media Inaf, che prima di essere intercettato da IceCube ha viaggiato circa 5 miliardi di anni. continua ...

Emissione contemporanea di fotoni e neutrini

Crediti: Nasa/Fermi e Aurore Simonnet, Sonoma State University

Fare l’astronomo non è mai stato così eccitante. L’annuncio dato oggi dalla National Science Foundation a Washington segna la nascita di un nuovo modo di studiare il cielo. Per la prima volta si è visto un oggetto celeste emettere sia fotoni sia neutrini. I fotoni permettono di identificare la sorgente dei neutrini mentre i neutrini svelano i meccanismi fisici alla base dell’emissione dei fotoni e ci indicano la strada per risolvere un altro mistero cosmico. continua ...

100 anni di Lambda

The European Physical Journal H. Crediti: Epjh

I fisici di tutto il mondo stanno celebrano il centesimo anniversario della costante cosmologica, introdotta nel 1917 da Albert Einstein che la identificò con la lettera greca Lambda (Λ). Per l’occasione, due articoli recentemente pubblicati su The European Physical Journal H, evidenziano il suo ruolo nella fisica e nella cosmologia negli ultimi 100 anni. Sebbene il termine sia stato introdotto per la prima volta quando si pensava che l’universo fosse statico, oggi la costante cosmologica è diventata il principale candidato per rappresentare l’essenza fisica ritenuta responsabile dell’espansione accelerata del nostro universo. Prima di essere ampiamente accettata, la costante cosmologica è stata per decenni argomento di molte discussioni sulla sua reale necessità, sul suo valore e sulla sua natura. Nonostante il lungo dibattito e le ricerche teoriche e sperimentali, ancora oggi ci sono problemi irrisolti nella comprensione della natura fisica profonda dei fenomeni associati alla costante cosmologica. continua ...

Un neutrino da 5 miliardi di anni

Simona Paiano e Renato Falomo, astronomi all’Inaf di Padova, autori assieme ad Aldo Treves e a Riccardo Scarpa della misura della distanza della sorgente del neutrino cosmico. Crediti: Inaf

Tutto parte da un bagliore blu nelle profondità dei ghiacci antartici. Un bagliore blu appena percettibile, registrato dai sensori dell’esperimento IceCube – un chilometro cubo di rivelatori, posti a una profondità fra i 1450 e i 2450 metri sotto la crosta del Polo Sud – alle 20:54:30 e 430 millisecondi tempo universale del 22 settembre 2017. A produrre quel bagliore, una cascata di particelle innescata dal passaggio di un muone prodotto a sua volta dall’arrivo di un neutrino. Un singolo neutrino ad altissima energia. Un evento “Ehe”, lo definiscono i fisici, dalle iniziali di extremely high energy. Intercettare un neutrino a energia così elevata non è cosa da tutti i giorni, anzi: è un evento talmente raro che ad alcuni di questi neutrini è stato addirittura assegnato un nome proprio – Bert, Ernie e Big Bird, come i personaggi dei Muppet. Ed è un evento di estremo interesse per gli astrofisici, perché si tratta di neutrini che provengono da lontano, da molto lontano: hanno origine al di fuori della nostra galassia. Neutrini cosmici. continua ...

Inizia l’era dell’astronomia dei neutrini

In questo rendering artistico, basato su un’immagine reale del laboratorio IceCube al Polo Sud, una sorgente distante emette neutrini rilevati sotto il ghiaccio dai sensori di IceCube chiamati DOM. Crediti: IceCube / NSF

Per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a individuare la possibile sorgente di un neutrino cosmico grazie all’associazione con una sorgente di raggi gamma, cioè fotoni di alta e altissima energia. Si tratta di un blazar, ossia una galassia attiva con un buco nero supermassiccio al centro, distante 4,5 miliardi di anni luce, in direzione della costellazione di Orione. A questo straordinario risultato, pubblicato oggi su Science, i ricercatori sono arrivati combinando i dati del rivelatore di neutrini IceCube, che opera tra i ghiacci del Polo Sud, e altri 15 esperimenti per la rivelazione dei fotoni da terra e nello spazio. L’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e varie Università italiane hanno dato contributi determinanti attraverso la partecipazione dei propri ricercatori a molti degli esperimenti e osservatori coinvolti nella scoperta. continua ...

Una nuova “ventata” d’ossigeno per la Terra

Una nuova ricerca condotta dall’Università di Washington ha mostrato come i livelli di ossigeno sulla Terra siano aumentati e diminuiti più di una volta centinaia di milioni di anni prima del successo planetario della “catastrofe dell’ossigeno“, avvenuta circa 2,4 miliardi di anni fa. Le prove derivano da un nuovo studio che indica una seconda e precedente “ventata” di ossigeno nell’atmosfera e sulla superficie di un ampio tratto di Oceano nel lontano passato della Terra, mostrando come l’ossigenazione del pianeta sia stato un processo complesso con ripetuti tentativi e fallimenti che si è protratto per un lungo periodo di tempo. continua ...