Tutta Rosetta a portata di click

La camera Osiris a bordo di Rosetta ha catturato questa immagine della cometa 67P il 2 settembre 2016 da una distanza di appena 2.1 km, ottenendo una risoluzione di 4 cm/pixel al centro dell’immagine. Crediti: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA

Tutte le immagini ad alta risoluzione e i dati ottenuti dalla missione Rosetta verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko sono ora disponibili negli archivi dell’Esa, con l’ultima versione che include le riprese della scoperta del lander Philae e l’ultima discesa di Rosetta sulla superficie della cometa. Le immagini sono state consegnate dal team della fotocamera Osiris all’Esa a maggio e ora sono state elaborate e rilasciate sia in Archive Image Browser che in Planetary Science Archive. continua ...

“Orecchio” svedese per antenne Ska in Sudafrica

Il ricevitore Band 1 costruito in Svezia è montato sotto lo specchio secondario delle antenne paraboliche MeerKAT in Sudafrica. Crediti: Sarao

È la Svezia, tramite l’Onsala Space Observatory, il fornitore ufficiale dei ricevitori radio che verranno montati sulle antenne a disco (dish o a parabola) del progetto Square Kilometre Array (Ska). Appena arrivato in Sud Africa, il prototipo del ricevitore radio Band 1 è attualmente in fase di test nel deserto di Karoo su una delle antenne MeerKat (attualmente i tra i radiotelescopi più avanzati su piazza). Un metro di diametro per 180 chili di peso, questo ricevitore è il primo di oltre un centinaio a essere montato. Alla fine, lo strumento Ska1-mid, braccio sudafricano della prima fase del telescopio Ska, sarà composto da 133 antenne, a cui vanno aggiunti i 64 piatti del telescopio MeerKat già installati nella regione desertica. continua ...

Un test per la gravità di Einstein

La lente gravitazionale della galassia LRG 3-757 scattata con la Wide Field Camera 3 dell’Hubble Space Telescope. Crediti: ESA/Hubble & NASA

Il più accurato test sulla gravità fuori dal Sistema solare. È ciò che ha realizzato un gruppo di ricercatori guidati da Thomas Collett dell’Istituto di Cosmologia e Gravitazione presso l’Università di Portsmouth utilizzando i dati raccolti dal telescopio orbitante Hubble della Nasa e dal Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso in Cile. I risultati, pubblicati su Science, confermano – ancora una volta – quanto previsto da Albert Einstein nella sua Teoria generale della relatività in merito al comportamento delle galassie su larga scala. continua ...

Cresce su tutto il pianeta la foschia marziana

Un selfie del rover Curiosity della Nasa scattato nel Sol 2082 (15 Giugno 2018). Una tempesta di polvere marziana ha ridotto la luce solare e la visibilità nella località in cui si trova il rover, nel cratere Gale. Un foro nella roccia alla sinistra del rover mostra il sito di perforazione chiamato “Duluth”. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Una tempesta di minuscole particelle di polvere ha coperto gran parte di Marte nelle ultime due settimane e ha spinto il rover Opportunity della Nasa a sospendere le operazioni scientifiche (ne abbiamo parlato qui e qui). Dall’altra parte del pianeta, il rover Curiosity della stessa agenzia, che sta studiando il suolo marziano nel cratere Gale, dovrebbe rimanere in gran parte indisturbato dalla polvere. Infatti, mentre Opportunity è alimentato dalla luce solare, quasi assente nella sua posizione attuale a causa della tempesta, Curiosity ha una batteria alimentata a energia nucleare che funziona giorno e notte. continua ...

Come ti pesco il detrito al volo

Il satellite RemoveDEBRIS sulla Iss poco prima di essere messo in orbita. Crediti: Nasa, Nanoracks

Nella giornata di ieri, 20 giugno 2018, è stato correttamente rilasciato dalla Stazione spaziale internazionale (Iss) e inserito in orbita terrestre il satellite RemoveDEBRIS, la sonda più grande finora “lanciata” dalla Iss. RemoveDEBRIS, come suggerisce il nome, è uno dei primi tentativi concreti messi in atto per verificare le tecnologie più opportune per ripulire lo spazio dai detriti spaziali (space debris) che minacciano la stazione spaziale e gl’innumerevoli satelliti attivi attorno alla Terra. continua ...

Ciao, Giorgio

Giorgio Palumbo in un’immagine del 2008. Crediti: Stefano Parisini / Inaf

Giorgio Palumbo, uno dei maggiori protagonisti dell’astrofisica delle alte energie in ambito internazionale, ci ha lasciati il 20 giugno. Palumbo era nato nel 1939 a Torino dove ha conseguito la laurea in Fisica. Dopo aver ottenuto il dottorato di ricerca all’Università di Calgary (Canada), è stato dapprima ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per poi diventare professore associato, poi ordinario, presso il Dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna, dipartimento di cui ha ricoperto il ruolo di direttore dal 2006 al 2009. continua ...

Astro-software rende supercomputer un laptop

Movimento di taxi a New York. È qui visibile uno screenshot di una immagine realizzata dal software Vaex, basata su 1 miliardo di dati ottenuti dai viaggiatori che scendono da un taxi della compagnia Yellow Cab a New York. Crediti: Breddels & Veljanoski (RUG)

Maarten Breddels e Jovan Veljanoski, astronomi dell’Università di Groningen (NL), hanno sviluppato una libreria software in grado di generare facilmente visualizzazioni basate su centinaia di milioni di punti dati. Inizialmente, i due ricercatori hanno sviluppato il loro software per gestire l’enorme mole di dati osservativi provenienti dalla missione Gaia dell’Esa. Tuttavia, esso può anche funzionare in altri contesti che lavorano con grandi database. Ad esempio, utilizzando un set di dati costituito da 1 miliardo di voci relative ai taxi della compagnia Yellow Cab a New York City, il software mostra quali taxi sono i più redditizi e dove questi dovrebbero attendere clienti in un qualunque momento della giornata per massimizzare i loro profitti, chiarendone il possibile interesse per applicazioni esterne all’astronomia. continua ...

Tana per i barioni mancanti

Rappresentazione artistica del mezzo intergalattico calo e caldissimo, una miscela di gas con temperature che vanno da centinaia di migliaia di gradi (caldo) a milioni di gradi (caldissimo) che permea l’universo in una struttura simile a una ragnatela filamentosa. Crediti per l’illustrazione e la composizione: ESA / ATG medialab; dati: ESA / XMM-Newton / F. Nicastro et al. 2018; simulazione cosmologica: R. Cen

Ci sono voluti circa vent’anni di ricerca, ma alla fine sono stati trovati proprio dove e come la teoria aveva previsto. Stiamo parlando dei barioni mancanti, vale a dire la materia ordinaria, una cui considervole porzione sembra essere scomparsa sotto i nostri occhi negli ultimi dieci miliardi di vita dell’Universo. La scoperta è stata realizzata grazie all’osservazione più lunga mai realizzata di un singolo quasar da parte del telescopio XMM-Newton dell’ESA. Il team internazionale che ha condotto la ricerca, guidato da Fabrizio Nicastro dell’INAF di Roma, ha pubblicato i suoi risultati sull’ultimo numero della rivista Nature. continua ...

La Spagna si unisce al progetto Ska

La bandiera spagnola

Con una decisione unanime, il Consiglio di amministrazione del progetto Square Kilometer Array (Ska) ha approvato la domanda di adesione presentata dal governo spagnolo. Questo atto rende la Spagna l’undicesimo membro della Ska Organisation, insieme ad Australia, Canada, Cina, Italia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Svezia, Olanda, Regno Unito e India. Insieme, questi 11 paesi costruiranno il più grande network di radiotelescopi al mondo, in Australia Occidentale e in Sudafrica. continua ...

Space Nation Navigator: spazio a portata di click

Una schermata di Space Nation Navigator

È stato scelto il 12 aprile, data del primo viaggio nello spazio (1961) e del lancio del primo space shuttle (1981), come data di pubblicazione di Space Nation Navigator, l’applicazione che si pone come obiettivo quello di cambiare la prospettiva delle persone per i viaggi nello spazio.

Sviluppata in collaborazione con la Nasa, (nell’ambito dello Space agreement act) e con Axiom Space (che si occupa dell’addestramento degli astronauti Nasa) è il primo passo verso lo Space Nation Astronaut Programme, un programma di addestramento continuo che parte con il download dell’applicazione, per poi proseguire con la partecipazione a bootcamp, voli parabolici e per ultimo a un viaggio nello spazio. continua ...

Ritratti molecolari: così ti fotografo gli esopianeti

Il pianeta diventa visibile quando si cercano le molecole di acqua (H2O) o monossido di carbonio (CO). Tuttavia, poiché nella sua atmosfera non ci sono né metano (CH4) né ammoniaca (NH3), rimane invisibile quando si cercano queste molecole, proprio come la stella ospite, che non contiene nessuna di queste quattro sostanze. Crediti: UniGe

Come “fotografare” un pianeta extrasolare? È un problema enorme. Gli esopianeti non si vedono. Così come i pianeti del nostro sistema solare, sono corpi che splendono poco e di sola luce riflessa: quella luce, diretta e molto più intensa, emessa dalla stella attorno alla quale orbitano. Intensa al punto da rendere i pianeti extrasolari – rarissime eccezioni a parte, per esempio se sono molto grandi e molto lontani dalla stella – del tutto invisibili anche ai migliori telescopi. continua ...

Materia oscura, la gravità modificata non basta

Ngc 55, una delle galassie utilizzate nello studio. Crediti: Eso

La materia oscura è uno dei grandi misteri della cosmologia. Anche se non siamo in grado di vederla direttamente, la sua esistenza è indirettamente confermata dagli effetti gravitazionali che essa ha sulla materia comune, evidenziati da osservazioni che si estendono dalla scala galattica alle scale cosmologiche. Su scala galattica essa è necessaria, ad esempio, per spiegare correttamente il movimento delle stelle e del gas nelle galassie. Le materia visibile contenuta nelle galassie non è in grado di generare un’attrazione gravitazionale sufficiente a spiegare il movimento stellare e del gas. La soluzione solitamente proposta è l’esistenza di una materia invisibile, costituita da particelle: la fantomatica materia oscura, per la prima volta discussa in uno studio di Ernst Öpik nel 1915. La materia oscura è necessaria anche per spiegare la crescita delle strutture cosmiche, in particolare le piccole “anisotropie” in temperatura (ovvero differenze nella temperatura misurata nelle diverse direzioni) della radiazione cosmica di fondo alle microonde dalle quali si deduce che, in media, la materia oscura è circa 5 volte più abbondante della materia ordinaria. continua ...

Einstein Telescope, la grande attesa

Sardegna e ancora Sardegna. Dopo Srt e le prospettive di “regione spaziale” di cui abbiamo scritto la settimana scorsa, questa volta a Cagliari si è parlato della captazione delle onde gravitazionali e del progetto italiano relativo all’Einstein Telescope, il rivelatore in sottosuolo di cui si sta studiando a livello europeo la possibile collocazione.

L’incontro – che si è tenuto ieri, lunedì 18 giugno, al Dipartimento di fisica dell’università di Cagliari, e al quale ha preso parte, con un videomessaggio, anche il presidente dell’Inaf Nichi D’Amico – è stato dunque caratterizzato dall’attesa per la scelta del sito, che avverrà comunque nei prossimi anni. Ne ha parlato il coordinatore del progetto Einstein Telescope per il nostro paese, Michele Punturo dell’Infn di Perugia, la persona in assoluto in Italia più aggiornata sul progetto nonché sui “dietro le quinte” relativi ai nostri competitor per la scelta del sito. La Sardegna, infatti, compete con alternative molto ben strutturate e politicamente abbastanza forti, come è il caso del progetto olandese, che prevede un triangolo con un vertice in Olanda, uno in Belgio e uno in Germania. Altro concorrente è l’Ungheria, che ha una sismicità molto bassa. continua ...

Buchi neri intermedi, rari ma ci sono

L’immagine mostra i dati del telescopio spaziale Hubble (giallo-bianco) e dell’osservatorio a raggi X Chandra (viola). Crediti: X-ray: Nasa/Cxc/Unh/D.Lin et al, Optical: Nasa/Esa/Stsci

I buchi neri di massa intermedia sono rari da scovare nell’universo, ma ci sono. Di sicuro quelli supermassicci (cioè dove la massa è pari ad almeno un milione, ma anche un miliardo, di volte la massa del Sole) e quelli di massa stellare (che si formano dal collasso di stelle massicce e la cui massa corrisponde a circa 10 volte quella del Sole) vengono osservati più di frequente, e ne abbiamo parlato decine e decine di volte anche su Media Inaf. L’esistenza della categoria di mezzo (con massa tra 100 e 100 mila volte la massa del Sole) viene dibattuta da anni, ma di recente sono state trovate delle prove quasi certe. continua ...

Alla scoperta delle onde gravitazionali

Fulvio Ricci, “Alla scoperta delle onde gravitazionali. Cento anni dopo la previsione di Einstein”, edizioni Dedalo, 128 pp., 17 euroScritto dal fisico dell’Infn

Scritto da Fulvio Ricci, professore ordinario di Fisica generale alla Sapienza, Alla scoperta delle onde gravitazionali. Cento anni dopo la previsione di Einstein è il  racconto, per lo più sconosciuto al grande pubblico, delle fasi che hanno determinato il successo di una ricerca durata quasi un secolo: da quando le onde gravitazionali furono teorizzate da Albert Einstein, passando per i diversi tentativi, esperimenti e prototipi di sistemi complessi per giungere alla realizzazione dei due grandi interferometri Ligo e Virgo. continua ...