Arrivano le nanoantenne

Nel riquadro in alto, schema del sistema di misura riportato nello studio, con il “thin-film bulk acoustic wave resonator” magnetoelettrico (ME FBAR), ovvero la nanoantenna, rappresentato dal cerchietto rosso. In basso, immagine dell’ME FBAR ottenuta con un microscopio elettronico a scansione. Fonte: Tianxiang Nan et al., Nature Communications, 2017

Sono antenne “Nems”, dall’acronimo inglese per “sistemi nanoelettromeccanici”, e promettono di abbattere uno fra i limiti che più condizionano i progettisti nel continuo processo di miniaturizzazione dei dispositivi elettronici: il rapporto fra dimensione dell’antenna, appunto, e lunghezza d’onda del segnale che devono ricevere o trasmettere. Rapporto che, anche per le antenne più compatte, difficilmente può scendere al di sotto di un decimo. Affidandosi a un sistema di concezione completamente diversa, descritto oggi su Nature Communications e basato su membrane risonanti a specifiche frequenze acustiche, un team di ricercatori della Northeastern University di Boston, nel Massachusetts, è invece riuscito a sviluppare antenne con dimensioni indipendenti dalla lunghezza d’onda. continua ...

Espresso è pronto, destinazione Paranal

L’enorme reticolo di diffrazione al cuore dello spettrografo ad alta precisione Espresso durante i test nella camera bianca del quartiere generale di Eso a Garching a Monaco, in Germania. Crediti: Eso/M. Zamani

Si chiama Espresso, ha tutte le carte in regola per diventare il cacciatore di pianeti extrasolari più avanzato al mondo, ed è finalmente pronto per essere spedito a Cerro Paranal, in Cile, dove già lo attende la struttura dedicata – il Coudé Combined Laboratory – che lo collegherà ai quattro telescopi del Vlt dell’Eso. Così da garantirgli un’area di raccolta della luce corrispondente a quella d’un unico telescopio con uno specchio da 16 metri di diametro. continua ...

Dentro Nettuno piovono diamanti

L’esperimento “Matter in Extreme Conditions” allo Stanford Linear Accelerator Center in California fornisce agli scienziati l’opportunità di studiare la materia nelle condizioni estreme in cui si trova all’interno di stelle o pianeti giganti. Crediti: Slac National Accelerator Laboratory

Se per trasformare il vile metallo in oro non abbiamo ancora una pietra filosofale sufficientemente collaudata, un nuovo articolo uscito su Nature Astronomy fornisce la ricetta per creare diamanti dalla plastica. L’equipe internazionale di ricercatori, che ha condotto lo studio allo Stanford Linear Accelerator Center (Slac) in California, è stata infatti in grado, per la prima volta in assoluto, di osservare in tempo reale la fissione di idrocarburi e la conversione del carbonio in diamanti. continua ...

Dopo l’asteroide, due anni di ”eclissi”

Il luogo dell’impatto dell’enorme asteroide che colpì il pianeta nel tardo Cretaceo, nell’odierna penisola dello Yucatan. Crediti: Google

Circa 66 milioni di anni fa, nel Cretaceo-Paleocene, ebbe luogo la più grande catastrofe ambientale della storia della terra. Un gigantesco asteroide, di più di dieci chilometri di diametro, colpì il pianeta nella zona della penisola dello Yucatan in Sudamerica. Il titanico impatto condusse a una delle cinque estinzioni di massa della storia, le cui vittime più illustri furono i dinosauri, per via di violenti sconvolgimenti su scala planetaria come terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, e incendi. Ma non solo: uno studio pubblicato oggi su Pnas Plus getta luce sulle conseguenze a lungo termine di questa catastrofe. continua ...

Contrordine: il sottosuolo lunare è arido

Immagine della raccolta dal suolo lunare del campione 66095, “Rusty Rock”, dal pilota del modulo lunare Charlie Duke e dal comandante John Young, nell’aprile 1972. Crediti: Nasa

Liscia, con acqua, on the rocks? Un nuovo studio appena uscito su Proceedings of the National Academy of Sciences rivela la titubanza degli estimatori del cocktail lunare sulla sua reale composizione. Mentre una recente ricerca aveva trovato tracce d’acqua in antichi depositi vulcanici sulla Luna, l’analisi di una roccia lunare denominata “Rusty Rock”, riportata sulla Terra dalla missione Apollo 16 nel 1972, ha fatto concludere a un gruppo di ricerca franco-statunitense che l’interno della Luna è molto probabilmente assai arido. continua ...