Radiografia di un pasto stellare

Illustrazione artistica raffigurante la distruzione di un giovane pianeta. Gli scienziati potrebbero averne vista una per la prima volta. Crediti: Nasa/Cxc/M.Weiss

Per quasi un secolo, gli astronomi hanno osservato meravigliati la curiosa variabilità delle giovani stelle situate tra le costellazioni del Toro e dell’Auriga, a circa 450 anni luce dalla Terra. In queste costellazioni le nebulose oscure raggruppano nubi molecolari che ospitano numerose nurseries stellari contenenti migliaia di giovani stelle, che si formano grazie al collasso gravitazionale di gas e polveri. continua ...

Dieci anni di rivoluzione per 54 ore di transito

L’astronoma alla guida del gruppo di ricerca coinvolto nella scoperta, Helen Giles. Crediti: UniGe

Per scoprire e confermare la presenza di un pianeta attorno a stelle diverse dal Sole, gli astronomi attendono che il presunto pianeta abbia completato tre orbite. Tuttavia, questa tecnica molto efficace ha lo svantaggio di non poter confermare in tempi brevi la presenza di pianeti con periodi relativamente lunghi (è ideale per periodi di pochi giorni o pochi mesi). Per superare questo ostacolo, un team di astronomi guidato dall’Università di Ginevra (Unige) ha sviluppato un metodo che consente di confermare la presenza di un pianeta in pochi mesi, anche se gli occorrono 10 anni per completare l’orbita attorno alla sua stella. continua ...

Scoperta la radiogalassia più lontana

Immagine della radiogalassia nella banda K ottenuta con il Large Binocular Telescope (Lbt). I contorni rappresentano l’emissione Vla a 1,4 GHz (Saxena et al., 2018) della radio sorgente TGSS1530. Crediti: Saxena et al., 2018.

Grazie alla sinergia tra il radiotelescopio indiano Giant Metrewave Radio Telescope (Gmrt), il Very Large Array (Vla) in Nuovo Messico, il Gemini Multi-Object Spectrographs (Gmos) sul telescopio Gemini Nord alle Hawaii e la Lbt Utility Camera in the Infrared (Luci) sul Large Binocular Telescope (Lbt) in Arizona, è stato possibile rilevare la radiogalassia più lontana mai scoperta. Allo studio hanno partecipato diversi tra le ricercatrici e i ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). L’oggetto scoperto è, nello specifico, una radiogalassia ad alto redshift ed è stato classificato con la sigla TGSS1530. Il suo redshift è z=5.72 e ciò implica che stiamo osservando questa galassia quando l’Universo aveva solo 1 miliardo di anni, cioè più di 12 miliardi di anni fa. continua ...

Il Vlt s’è rifatto le lenti

Crediti: ESO/P. Weilbacher (AIP)/NASA, ESA, and M.H. Wong and J. Tollefson (UC Berkeley)

Il Very Large Telescope (Vlt) dell’Eso ha visto la prima luce con una nuova modalità di ottica adattiva chiamata tomografia laser – e con questa ha ottenuto delle immagini di prova straordinariamente nitide del pianeta Nettuno, di alcuni ammassi di stelle e di altri oggetti. Il pionieristico strumento Muse usato nella modalità a Campo Stretto, con il modulo di ottica adattiva Galacsi, può ora sfruttare questa nuova tecnica per correggere gli effetti della turbolenza a diverse altitudini nell’atmosfera. È possibile ora catturare, a lunghezze d’onda visibili, immagini da terra più nitide di quelle del telescopio spaziale Hubble della Nasa/Esa. L’unione di squisita nitidezza e di capacità spettroscopiche di Muse permetteranno agli astronomi di studiare le proprietà degli oggetti astronomici in dettaglio maggiore di quanto sia stato mai possibile finora. continua ...

Proxima Centauri sulla bilancia di Einstein

Alice Zurlo, prima autrice dello studio

Proxima Centauri è la stella più vicina al Sole. Questa nana rossa, parte di un sistema di stelle triplo, si trova infatti a solo 4.2 anni luce da noi. La sua massa è stata stimata indirettamente grazie alla relazione massa-luminosità, un metodo che lascia grandi incertezze nelle misure, influenzando la nostra conoscenza delle proprietà di Proxima Centauri. La scoperta nel 2016 di un esopianeta terrestre che le orbita intorno ha reso ancora più interessante conoscere la stella, dalle cui proprietà si possono ricavare anche informazioni utili per il suo ospite. Per affinare la misura della massa di Proxima Centauri, un gruppo di ricercatori guidato dalla 31enne Alice Zurlo, professoressa all’Università Diego Portales di Santiago (Cile) e associata Inaf, prendendo al volo l’occasione offerta dalla previsione di un passaggio della stella vicino a due stelle di fondo, ha proposto un metodo alternativo: il microlensing gravitazionale. Il risultato è la prima e per ora unica stima di massa gravitazionale per Proxima Centauri: 0.150 volte la massa del Sole. Assumendo tale massa per la stella, la massa minima del suo pianeta , Proxima Centauri b, risulta 1.56 volte la massa della Terra. continua ...

L’eredità di Planck

L’immagine mostra la mappa delle anisotropie della radiazione cosmica di fondo a microonde (Cmb) osservate dalla missione Planck dell’Esa. La Cmb rappresenta il più antico segnale elettromagnetico che possiamo captare nel nostro universo, prodotto quando l’universo stesso aveva appena 380mila anni. Questa immagine è stata realizzata con i dati della Planck Legacy release, ovvero quelli finali della missione, pubblicati a luglio del 2018. Crediti: Esa/Planck Collaboration

Era il 21 marzo 2013. Scienziati e giornalisti scientifici da tutto il mondo si erano riuniti nella sede parigina dell’Agenzia spaziale europea (Esa) – o si erano collegati online – per assistere al momento in cui la missione Planck dell’Esa avrebbe svelato la sua “immagine” del cosmo. Un’immagine ottenuta non con la luce visibile ma con le microonde. A differenza della luce visibile ai nostri occhi, la cui lunghezza d’onda è inferiore al millesimo di millimetro, la radiazione che Planck stava rilevando misurava onde più lunghe, da pochi decimi di millimetro a pochi millimetri. Ed era una radiazione emessa quando l’universo ebbe inizio. continua ...

Tutte le stelle dell’Aquila

La figura mostra un’immagine dei Pilastri della Creazione ottenuta da Hubble Space Telescope e le sorgenti identificate grazie alle osservazioni ai raggi X realizzate con il satellite Chandra. X-ray: Nasa/Cxc/Inaf/M. Guarcello et al.; Ottico: Nasa/Stsci

La Nebulosa dell’Aquila, con il suo ammasso Ngc 6611, è certamente una delle nebulose più note e osservate, soprattutto grazie alle meravigliose immagini dei Pilastri della Creazione realizzate con il satellite Hubble: pilastri di polveri e gas lunghi alcuni anni luce, modellati dalla radiazione ultravioletta emessa dalle stelle massive di Ngc 6611, e sede di formazione stellare recente. L’ammasso stellare ospita alcune migliaia di stelle mediamente con un milione di anni di età, tra le quali una cinquantina di stelle oltre dieci volte più massive del nostro Sole. La radiazione ultravioletta emessa da queste stelle ha effetti drammatici sulla nube da cui si sono formate e sui dischi protoplanetari (dischi di gas e polveri che orbitano attorno stelle giovani, e da cui si possono formare sistemi planetari) vicini. continua ...

Scoperte dodici nuove lune di Giove

Immagini della nuova luna Valetudo riprese dal telescopio Magellano nel maggio 2018. La luna è vista in movimento rispetto al costante sfondo di stelle lontane. Giove non è nel campo visivo bensì in alto a sinistra. Crediti: carnegiescience.edu

Sono dodici le nuove lune di Giove appena scoperte: undici sono “normali” lune esterne e una è invece parecchio “stravagante”. La scoperta porta il numero totale delle lune di Giove a oggi conosciute a settantanove, un numero enorme, più di qualsiasi altro pianeta del nostro Sistema solare. Un gruppo di ricerca guidato da Scott Sheppard di Carnegie ha individuato queste lune nella primavera del 2017, mentre stava dando la caccia a oggetti molto distanti nel Sistema solare, identificabili come possibili pianeti oltre l’orbita di Plutone. Nel 2014, lo stesso gruppo aveva trovato l’oggetto con l’orbita più distante nel nostro Sistema solare ed è stato il primo gruppo a intuire la possibile esistenza di Planet Nine (o Pianeta X): un pianeta massiccio, di fatto ancora sconosciuto, ai margini del nostro Sistema solare, ben oltre Plutone, che potrebbe spiegare la somiglianza delle orbite di diversi piccoli oggetti estremamente distanti. Anche Dave Tholen dell’Università delle Hawaii e Chad Trujillo della Northern Arizona University fanno parte del gruppo di ricerca di Planet Nine. continua ...

Pianeti gemelli separati alla nascita

Immagine del sistema 2Mass 0249 ottenuta con la fotocamera a infrarossi Cfht Wircam. 2Mass 0249c si trova a 2000 unità astronomiche dalle nane brune ospiti, che non sono risolte in questa immagine. Crediti: T. Dupuy, M. Liu

Uno studio in uscita su The Astronomical Journal ci introduce al pianeta gemello di beta Pictoris b, noto gigante gassoso di tredici masse gioviane, uno dei primi esopianeti scoperti con l’imaging diretto, nel 2009. Capitanati da Trent Dupuy, astronomo del Gemini Observatory, gli autori della ricerca hanno identificato il primo caso di sosia planetario. Il nuovo oggetto, chiamato 2Mass 0249 c, ha massa, luminosità e spettro identici a quelli di beta Pictoris b. «A oggi, gli esopianeti trovati tramite l’imaging diretto sono stati fondamentalmente individuali, ciascuno distinto dall’altro per aspetto ed età. Trovare due esopianeti con sembianze quasi identiche e tuttavia formatisi in modo così diverso apre una nuova finestra per comprendere questi oggetti», dice Michael Liu, astronomo dell’Institute for Astronomy dell’Università di Hawaii. continua ...

Tw Hydrae, una stella sotto acido

Immagine composita che mostra lo spettro dell’acido formico osservato e la sua struttura molecolare sovrapposti al disco protoplanetario di Tw Hydrae ripreso da Alma. Crediti: Eso, Alma; Eso/Naoj/Nrao, Favre et al. 2018

Un gruppo internazionale di astronomi guidato da Cécile Favre dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) ha individuato per la prima volta, grazie alle osservazioni di Alma (Atacama Large Millimeter Array), la presenza di acido formico – formula chimica: HCOOH – nel disco protoplanetario che circonda una stella simile al Sole: Tw Hydrae, a 190 anni luce da noi. L’acido formico, il cui nome deriva dalla sua abbondante presenza nelle formiche terrestri, è l’acido più semplice esistente. «L’acido formico contiene un gruppo carbossilico (-COOH), che costituisce la base per la sintesi di carbossilici più complessi e aminoacidi, che possono essere considerati i “mattoni della vita“ sulla Terra», spiega Favre, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato oggi sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Più precisamente, questa specie chimica è coinvolta nel processo chimico che porta alla formazione della glicina, il più semplice aminoacido, e la base di molte proteine. continua ...

Dodici giovani astronomi ad Asiago

Dal 09.07.2018 al 13.07.2018

I partecipanti allo stage. Crediti: Giulia Iafrate / Inaf

Un gruppetto di ragazzi appassionati di astronomia ha appena terminato uno stage di cinque giorni all’Osservatorio astrofisico di Asiago (VI), dal 9 al 13 luglio, tra lezioni, partite di pallavolo e ping pong, enigmi, esercizi e telescopi.

Si tratta di 12 partecipanti senior delle Olimpiadi italiane di astronomia che hanno disputato la finale nazionale ma non sono riusciti a fare parte della squadra che andrà il prossimo autunno alle Olimpiadi internazionali in Sri Lanka. La gara nazionale è una competizione agguerritissima e tutti i partecipanti meriterebbero di essere ammessi alla fase successiva. Chi non ce l’ha fatta è stato dunque invitato a uno stage estivo come premio e, soprattutto, come aiuto alla preparazione per la prossima edizione delle olimpiadi. continua ...

Caccia con l’arco alla materia oscura

La radiosorgente MG J0751+2716 appare come due archi a causa della distorsione di gravità della galassia in primo piano. L’immagine è stata ottenuta utilizzando una rete globale di radiotelescopi in modalità Vlbi. Crediti: C. Spingola / Astrono e Kapteyn Astronomical Institute

Ha un nome impossibile: MG J0751+2716. Si trova a una distanza impossibile: per giungere fino a noi, la sua luce ha viaggiato 11.7 miliardi di anni. E ha consentito agli astronomi di “vedere” una cosa che è impossibile vedere: la materia oscura. In che modo? MG J0751+2716 è un buco nero che spara materia e radiazioni d’ogni sorta, onde radio comprese. Più o meno a metà strada fra lui e noi, a 3.9 miliardi di anni luce dalla Terra, c’è un gruppo di galassie formate per lo più di materia oscura. Ora, essendo proprio lì in mezzo, questo gruppo di galassie – come ci ha insegnato Einstein – agisce da lente gravitazionale: una “lente radio”, nel caso di questa osservazione, visto che a ricevere il segnale è stato uno spiegamento intercontinentale di radiotelescopi: la European Vlbi Network, il Very Long Baseline Array americano e il Green Bank Telescope, anch’esso negli Stati Uniti. continua ...

Juno scopre un nuovo vulcano sulla luna Io

Ecco la posizione della nuova fonte di calore nell’emisfero meridionale della luna di Giove Io. L’immagine è stata generata da dati raccolti il 16 dicembre 2017 dallo strumento Jovian Infrared Auroral Mapper (Jiram) a bordo della missione Juno della Nasa quando la sonda spaziale era a circa 470 mila chilometri dalla luna di Giove. Come leggere questa immagine a infrarossi: più il colore è luminoso, più è alta la temperatura registrata da Jiram. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Swri/Asi/Inaf/Jiram continua ...

Asteroidi gemelli danzano l’uno con l’altro

Illustrazione artistica della traiettoria dell’asteroide 2017 EY5 attraverso il Sistema solare. Creditt: NASA/JPL-Caltech

Un nuovo asteroide binario è stato scoperto all’interno del Sistema solare a seguito di una collaborazione tra osservatori che ha visto la partecipazione del Goldstone Solar System Radar (GSSR) della Nasa in California, dell’Osservatorio di Arecibo a Puerto Rico e dell’Osservatorio Green Bank (GBO) nel West Virginia.

L’asteroide in questione è Near-Earth 2017 EY5, scoperto il 21 dicembre 2017 grazie alle osservazioni fatte dal Morocco Oukaimeden Sky Survey, le cui caratteristiche fisiche sono state rese note solo alla fine dello scorso giugno. I primi indizi del fatto che potesse trattarsi di un sistema binario sono arrivati dalle osservazioni del GSSR effettuate tra il 21 e il 22 giugno scorso. Queste avevano infatti rilevato l’esistenza di due lobi distinti, ma l’orientamento dell’asteroide era tale che gli scienziati non potevano vedere se i due corpi fossero uniti o separati. Alla fine però, ruotando, questi due corpi hanno mostrato uno spazio tra loro. continua ...

A guardar le stelle, io che non le ho mai viste

14.07.2018, ore 20:15

Pianeti e Via Lattea fotografati da Tunç Tezel dall’Uludag National Park, in Turkya. Crediti: Apod Nasa, Tunç Tezel (Twan)

Talvolta il karma si traveste da casualità e gli incontri divengono forieri di propositi e speranze. E così da una fortuita chiacchierata sulla vita ed alcuni suoi peculiari aspetti metafisici, in ottima compagnia ad un conviviale pasto, è sorta l’iniziativa “Eppur… si vede”. Grazie a un’idea di Massimiliano Salfi, alla sua intraprendenza, generosità, disponibilità e organizzazione (è il fondatore con la splendida moglie Giusi Milone dell’associazione vEyes che si occupa di sostenere, informare, istruire e intrattenere in svariati ambiti i disabili visivi e le loro famiglie e di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione ed all’integrazione), e grazie all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, il 14 luglio dalle 20.15, i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo potranno osservare Giove e Saturno dall’Osservatorio astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna. continua ...