Quei raggi X dall’associazione del Cigno

La figura mostra la regione di Cygnus OB2 in infrarosso (che dà risalto alle emissioni delle polveri associate alla nebulosa), con evidenziata l’emissione diffusa ai raggi X

Durante la loro breve esistenza, appena pochi milioni di anni, le stelle di grande massa – quelle con masse maggiori di 8 masse solari – di classe spettrale O e B-early possono influenzare violentemente l’ambiente circostante, grazie alla loro copiosa emissione di raggi Uv e intensi venti stellari. Una singola stella di classe spettrale O può arrivare a perdere ogni anno fino a un terzo della massa della Terra, in un vento che raggiunge velocità anche di 1600–2500 km al secondo. continua ...

È tempo di Galassica, il festival dell’astronomia

Dal 21.06.2018 al 24.06.2018

Approda a Macerata Galassica – Festival dell’astronomia: dal 21 al 24 giugno, nei luoghi del centro storico, incontri, dibattiti con gli scienziati, serate al telescopio e planetario a Palazzo Buonaccorsi. Che spettacolo l’astronomia! è lo slogan del festival, un progetto innovativo proposto dall’associazione Nemesis Planetarium e accolto dall’assessore alla cultura del Comune di Macerata Stefania Monteverde. «Il primo festival dell’astronomia è una delle tappe di “Macerata finalista Capitale della Cultura 2020”. Ed è una tappa ricca di valori: il cielo stellato sopra di noi ci riporta al valore della ricerca scientifica e apre allo stupore del mistero», dice Monteverde. «Saranno giornate belle, ricche di incontri e dibattiti per tutti, grandi e piccoli, occasioni per tutti per stare bene insieme e vivere il centro storico della città. È il primo festival dell’astronomia e già aspettiamo il prossimo». continua ...

Orione in passerella

Crediti: Y. Beletsky (Lco)/Eso

In questa spettacolare immagine ripresa dal nord del Cile, la magnifica costellazione immediatamente riconoscibile di Orione (Il cacciatore) domina la piccola passerella che collega il telescopio di 3,6 metri dell’Eso al telescopio ausiliario Coudé (ora in disuso), entrambi situati all’osservatorio di La Silla dell’Eso.

Uno sguardo ravvicinato su questa foto a lunga esposizione, catturata dall’ ambasciatore fotografo dell’Eso Yuri Beletsky, rivela molte caratteristiche interessanti – tra cui una striscia di luce mentre un satellite artificiale passa dietro la cupola del telescopio (a destra della foto). L’anello di Barnard, una debole nebulosa a emissione che è probabilmente il resto di una supernova, appare come un debole arco rossastro che circonda la luminosa nebulosa di Orione. Appena sotto, parallelo alla passerella, si intravedono le strisce di polvere scura della Via Lattea attraverso il cielo stellato. continua ...

Grazie Bepi

Il 10 giugno scorso ci ha lasciati prematuramente Giuseppe “Bepi” Tormen, già professore associato presso il Dipartimento di fisica e astronomia dell’Università di Padova, dopo una lunga e fiera battaglia contro la malattia che l’aveva colpito nel 2014.

Bepi si era laureato in fisica a Padova nel 1987 con una tesi di relatività generale con Fernando De Felice, per poi conseguire il dottorato di ricerca in astronomia nel 1994 con una tesi di cosmologia nel gruppo di Francesco Lucchin. A questo erano seguiti anni di specializzazione post-dottorale presso le università di Cambridge e Durham (Regno Unito) e il Max-Planck-Institut für Astrophysik di Monaco di Baviera. Era oggi universalmente conosciuto per i suoi importanti contributi alla teoria di formazione delle strutture cosmiche: il suo articolo più noto ha quasi 2000 citazioni, un record che pochi astrofisici possono vantare. continua ...

Lune lontane possono ospitare la vita

Impressione d’artista di una esoluna potenzialmente abitabile in orbita attorno a un pianeta gigante in un distante sistema solare. Crediti: Nasa Gsfc: Jay Friedlander e Britt Griswold

Tutti abbiamo sentito parlare della ricerca di vita su altri pianeti, ma se guardassimo anche su altre luneIn un articolo pubblicato due giorni fa, il 13 giugno, su The Astrophysical Journal, i ricercatori dell’Università della California a Riverside  (Ucr), e dell’Università del Southern Queensland hanno identificato più di cento pianeti giganti che potrebbero ospitare lune capaci di sostenere la vita. Il loro lavoro guiderà la progettazione di futuri telescopi in grado di rilevare queste lune e cercare segni rivelatori di vita nelle loro atmosfere. continua ...

Non serve materia oscura per le galassie nane

Illustrazione di alcune galassie nane scoperte recentemente nei dintorni della Via Lattea. Crediti: V. Belokurov and S. Koposov, IoA, Cambridge; Y. Beletsky, Carnegie Observatories

Non ci sarebbe bisogno di introdurre il contributo della materia oscura per spiegare la dinamica delle galassie nane che si trovano in prossimità della Via Lattea. Questo in sintesi il risultato di un nuovo studio appena pubblicato su Astrophysical Journal a cura di ricercatori dell’Osservatorio di Parigi, del Cnrs francese e dell’Osservatorio astronomico nazionale cinese. continua ...

Supernova? No, stellicidio

Rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale (Tde): si verifica quando una stella passa troppo vicino a un buco nero supermassiccio, che reagisce distruggendola espellendo un getto relativistico. Lo zoom è nella regione centrale della sua galassia ospite, Arp 299B, che sta subendo un processo di fusione con Arp 299A (la galassia a sinistra). Crediti: Sophia Dagnello, Nrao/Aui/Nsf; Nasa, Stsci

Sembrava un’esplosione di supernova, come tante se ne osservano ormai nell’universo. Ma un gruppo di astronomi, tra cui Marco Bondi dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) è riuscito a scoprire che sorprendentemente quel segnale proveniente da una coppia di galassie interagenti era in realtà prodotto da una stella che veniva fatta letteralmente a pezzi da un buco nero supermassiccio. Seppo Mattila dell’Università di Turku in Finlandia e Miguel Perez-Torres dell’Istituto di astrofisica di Andalusia in Spagna hanno guidato il team di 36 scienziati provenienti da 26 istituzioni di tutto il mondo e pubblicano i loro risultati nell’ultimo numero della rivista Science. I dati nella banda radio utilizzati nell’indagine sono stati ottenuti con la tecnica Very Long Baseline Interferometry (Vlbi), che consiste nell’osservazione simultanea da parte di molti radiotelescopi sparsi in diversi continenti che puntano la stessa regione di cielo. I radiotelescopi dell’Inaf presenti a Medicina (Bologna), Noto (Siracusa) e Cagliari hanno partecipato alla campagna osservativa. continua ...

Materiale organico più abbondante su Cerere

Composti organici nei pressi del cratere Ernutet su Cerere scoperti dallo strumento Vir a bordo della sonda Dawn. Crediti: Nasa / Hannah Kaplan

L’anno scorso, un team prevalentemente italiano aveva individuato per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico sulla superficie di Cerere, il corpo celeste più grande tra quelli che popolano la fascia principale di asteroidi del Sistema solare.

Ora, una nuova analisi degli stessi dati – condotta dalla Brown University di Providence, Usa, e recentemente pubblicata su Geophysical Research Letters – indica che la concentrazione di materiale organico potrebbe essere molto superiore. continua ...

Hayabusa2 si avvicina all’asteroide Ryugu

Immagine dell’asteroide Ryugu scattata con la ONC-T il 13 giugno 2018 intorno alle 13:50, ora giapponese. Il campo visivo è di 6,3 gradi x 6,3 gradi e il tempo di esposizione è di circa 0,09 secondi. Crediti: Jaxa, Kyoto University, Japan Spaceguard Association, Seoul National University, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu and Aist.

Mancano meno di 700 chilometri al traguardo e la sonda Hayabusa-2 (che vuol dire falco pellegrino) della Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa) arriverà a destinazione. Parliamo di un obiettivo di tutto rispetto, l’asteroide 162173 Ryugu a 300 milioni di chilometri dalla Terra, da cui la sonda giapponese raccoglierà dei campioni da riportare sul nostro pianeta entro fine anno. continua ...

Fusioni nella Via Lattea: le rivelano i dati di Gaia

Il satellite Gaia. Crediti: Esa/Atg medialab, Eso/S. Brunier

La sede dell’Agenzia spaziale italiana, a Roma, ha ospitato oggi il Gaia Science Day, evento dedicato al contributo italiano alla missione Esa che punta a realizzare una mappa tridimensionale della nostra galassia, rivelandone la composizione, la formazione e l’evoluzione.

Grazie all’analisi dei dati della recente seconda release del satellite Gaia, la quale ha fornito informazioni accurate sulla posizione e sul movimento di centinaia di milioni di stelle, gli astronomi dell’università di Groningen (Paesi Bassi) hanno scoperto i resti di eventi di fusione nell’alone della Via Lattea – la nube sferica di stelle che circonda il disco principale e il rigonfiamento della nostra galassia. Cinque piccoli gruppi di stelle sembrano essere traccia di fusioni con galassie più piccole, mentre un grande blob comprendente centinaia di stelle sembra essere il residuo di un grande evento di fusione. continua ...

Tre pianetini per la stella bambina

In quest’immagine a singola lunghezza d’onda, tratta dai dati di Alma, appare un’irregolarità nella distribuzione della materia del disco: è l’indizio della presenza di un pianeta, la cui probabile posizione è evidenziata dal pallino bianco. Crediti: Eso, Alma, (Eso/Naoj/Nrao); Pinte et al.

Il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter / submillimeter Array) ha trasformato la nostra comprensione dei dischi protoplanetari – le fabbriche di pianeti, piene di gas e polvere, che circondano le stelle giovani. Gli anelli e le lacune di questi dischi forniscono prove circostanziali della presenza di protopianeti. Altri fenomeni, però, potrebbero spiegare queste stesse suggestive caratteristiche. Ma ora, usando una tecnica innovativa per la ricerca di pianeti che identifica motivi insoliti nel flusso di gas all’interno del disco protoplanetario intorno a stelle giovani, due gruppi di astronomi hanno confermato, indipendentemente, l’esistenza di segni inequivocabili della presenza di pianeti appena formati intorno a una stella appena nata. continua ...

Opportunity, la situazione si fa più critica

La tempesta attualmente in corso è una delle più intense mai osservate su Marte. Il 10 giugno copriva più di 41 milioni di chilometri quadrati, circa l’area di Nord America e Russia messe insieme, oltre un quarto dell’intera superficie del pianeta rosso. Come dimostra la sola immagine grezza inviata dal rover in questi giorni, la tempesta ha bloccato la luce del Sole al punto che nella valle in cui si trova Opportunity sembra notte. Il rover si trova ormai al centro della tempesta di sabbia. continua ...

Bolometri al grafene per vedere le microonde

Rappresentazione schematica del nuovo bolometro. Il cuore in grafene (G) è incapsulato nel nitruro di boro esagonale (hBN). Crediti: Massachusetts Institute of Technology

Ogni banda dello spettro elettromagnetico ha i suoi rivelatori d’elezione. Per la luce visibile, per esempio, funzionano a meraviglia i coni e i bastoncelli che abbiamo sulla retina, straordinari fotorecettori in grado di tradurre i fotoni in sinapsi. Ma non se la cavano male nemmeno ccd e cmos, i pixel delle fotocamere digitali, che convertono la luce in segnali elettrici. Per radiazioni più intense, come i raggi X e gamma, abbiamo scintillatori e rivelatori a semiconduttore. Per quelle meno intense, come le onde radio, usiamo le antenne. E per quelle onde a metà strada fra radio e luce visibile, come le microonde e la radiazione infrarossa? Quelle alla quale ci arriva, per esempio, la radiazione cosmica di fondo emessa poche centinaia di migliaia di anni dopo il big bang, la cosiddetta luce fossile? Fra i dispositivi più adatti a “sentire” e “tradurre” questa porzione di spettro elettromagnetico ci sono i cosiddetti bolometri: materiali in grado di assorbire la radiazione e di trasformarla in calore, così da poter leggere il risultato con i termometri. Ed è proprio sul tipo di materiale utilizzato che uno studio appena pubblicato su Nature Nanotechnology annuncia una novità promettente: non più atomi ma un gas di elettroni. continua ...

Opportunity isolato dal maltempo marziano

Questa mappa globale di Marte mostra la tempesta di polvere crescente a partire dal 6 giugno 2018. La mappa è stata prodotta dalla fotocamera Mars Color Imager della navicella spaziale Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa. La tempesta è stata rilevata per la prima volta il 1° giugno e la sonda monitora la tempesta da allora. Il punto blu indica la posizione approssimativa di Opportunity. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

A inizio mese le operazioni scientifiche del rover Opportunity della Nasa sono state temporaneamente sospese, a causa di una crescente tempesta di sabbia su Marte rilevata dal Mars Reconnaissance Orbiter lo scorso 1° giugno. continua ...

È la Sardegna la Silicon Valley italiana

08.06.2018

La costruzione del Sardinia Radio Telescope ha accelerato notevolmente la crescita, già evidente da almeno una quindicina d’anni, di una nuova forma di industrializzazione della Sardegna legata al settore aerospaziale. Se ne è parlato a Cagliari, nella sede del gruppo editoriale “L’Unione Sarda” lo scorso venerdì, 8 giugno 2018, in una conferenza intitolata “Sardegna Regione Spaziale”, organizzata dalla rivista specializzata in tecnologie aeronautiche Airpress, edita da Paolo Messa e diretta da Flavia Giacobbe, moderatrice del dibattito. continua ...