Alla scoperta dell’esosfera di Mercurio

Stefano Orsini

Da anni studia le relazioni tra il Sole, la Terra e gli altri pianeti del Sistema solare e ha partecipato a importanti missioni spaziali europee come Mars Express e Venus Express. Ma tra tutte, BepiColombo, quella destinata all’esplorazione di Mercurio, la cui partenza è prevista ormai tra poche ore, alle 3:45 ora italiana di domattina, sarà quella che coronerà la sua carriera, metà della quale dedicata proprio a BepiColombo. Stefano Orsini, primo ricercatore dell’Inaf Iaps di Roma, è il responsabile scientifico di Serena, una suite di quattro rivelatori di particelle a bordo di BepiColombo: lo abbiamo intervistato da Kourou, nella Guyana Francese, dove seguirà dallo spazioporto dell’Esa il decollo del razzo Ariane che lancerà BepiColombo alla volta del pianeta più vicino al Sole. continua ...

Sulle tracce dei pianeti che migrano

Immagini di 6 differenti dischi protoplanetari osservati da Alma. Crediti: S. Andrews, L. Cieza, A. Isella, A. Kataoka, B. Saxton (Nrao/Aui/Nsf), Alma (Eso/Naoj/Nrao)

Una nuova ricerca condotta da un piccolo team di astrofisici del Regno Unito ha trovato la maniera per stabilire se i nuovi pianeti, in via di formazione all’interno del disco protoplanetario di polvere e gas che normalmente circonda le stelle appena nate, stiano migrando all’interno del disco stesso oppure se siano più propensi a rimanere semplicemente nella stessa orbita attorno alla stella. continua ...

In principio era il fluido

In alto, rappresentazione di un evento dalla prima collisione Xeno-Xeno al Large Hadron Collider alla massima energia (5.44 TeV) registrato da ALICE (crediti: ALICE). Ogni traccia colorata (le linee blu) corrisponde alla traiettoria di una particella carica prodotta in una singola collisione. In basso, schema della formazione del flusso anisotropico, in collisioni relativistiche di ioni pesanti, a causa della geometria della zona di sovrapposizione calda e densa (mostrata in colore azzurro).

Gli scienziati del Niels Bhor Institute, dell’Università di Copenhagen, e i loro colleghi dell’esperimento Alice (oltre 1800 ricercatori provenienti da 41 paesi per un totale di 168 istituti coinvolti), hanno recentemente prodotto collisioni fra nuclei di xeno per acquisire nuove conoscenze sulle proprietà del plasma di quark e gluoni (Qgp) – uno stato speciale della materia composto da particelle fondamentali, i quark, e dai gluoni, particelle che legano insieme i quark stessi. Vale a dire, la materia di cui era composto l’Universo fino a un microsecondo dopo lo “scoppio” del Big Bang. continua ...

Super brillamenti dannosi per gli esopianeti?

Rappresentazione artistica di una giovane nana rossa che spazza via l’atmosfera di un pianeta con un super brillamento. Crediti: Nasa, Esa e D. Player (Stsci)

In uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, un gruppo di ricercatori – fra i quali Isabella Pagano dell’Istituto nazionale di astrofisica di Catania – ha sfruttato il telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, nell’ambito del programma Hazmat (HAbitable Zones and M dwarf Activity across Time), per studiare nell’ultravioletto i brillamenti provenienti da 12 stelle di tipo nana rossa e per capire come queste potenti emissioni di energia influenzino gli esopianeti presenti nelle loro zone abitabili. continua ...

Verso Mercurio cercando crepe nella Relatività

Luciano Iess, principal investigator dell’esperimento More a bordo della missione Esa BepiColombo

È un veterano di BepiColombo, Luciano Iess, professore al Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza e responsabile di More (Mercury Orbiter Radioscience Experiment), lo strumento per esperimenti di radioscienza a bordo della sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Nato a Padova, laurea a Pavia e da allora a Roma, alla Sapienza, Iess ha cominciato a lavorare su BepiColombo sin dal 1997, quando la missione ancora non si chiamava così, come membro dello Science Advisory Group dell’Esa. «Sono ventun anni…», riflette al telefono con Media Inaf mentre è in procinto di partire per Kourou, quando ormai mancano una manciata di ore alla prima finestra di lancio. «Certo, avrei voluto vederlo partire prima, nel 2013, però insomma, via… È stata un’attesa molto lunga». continua ...

Ecco Hyperion, l’antico titano cosmico

Il proto-superammasso di galassie soprannominato Hyperion è stato scovato grazie a nuove misure e un complesso esame dei dati di archivio. È la struttura più grande e più massiccia mai trovata in questa ubicazione così lontana nel tempo e nello spazio – a soli due miliardi di anni dopo il Big Bang. Crediti: Eso/L. Calçada & Olga Cucciati et al.

È la più grande e massiccia struttura cosmica mai scoperta nell’universo remoto: a poco più di due miliardi di anni di distanza dal Big Bang, uno sterminato superammasso di galassie primordiali, o proto-superammasso. L’enorme massa del proto-superammasso è di oltre un milione di miliardi di volte quella del Sole, simile a quella delle più grandi strutture oggi osservate nell’universo, ma a un’epoca assai remota della sua storia. I ricercatori che l’hanno scoperto, tra cui alcuni dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Bologna, Milano e Roma, guidati da Olga Cucciati dell’Inaf di Bologna, l’hanno ribattezzato Hyperion, nome antico di Iperione, il titano della mitologia greca. continua ...

Racconti di storie spaziali invisibili

Immagine #96-960. Crediti: Smithsonian Institution Archives

Si chiama The invisible network, ed è il nuovo podcast rilasciato ieri in edizione limitata dalla Nasa, il primo ad abbracciare il racconto narrativo. Si compone di sei episodi, tutti scaricabili e abbinati al sito web dell’agenzia spaziale americana; si possono trovare gratuitamente anche su SoundCloud e nella sezione dedicata ai podcast dell’iTunes store.

Dedicato a chi pensa di sapere tutto della Nasa: astronauti, lanci, rover su Marte e così via, e per chi si affaccia per la prima volta sullo spazio. Porta gli ascoltatori a far parte di una Nasa di cui forse mai si è sentito parlare, di tecnologie cruciali per il volo spaziale spesso trascurate. Il titolo deriva dall’ ex-ingegnere della Nasa Sunny Tsiao, nonché autore del libro “Read You Loud and Clear”, pubblicato dalla stessa agenzia nel 2008. Tsiao fa notare come i programmi di comunicazione e tracciamento della Nasa siano spesso descritti come “invisibili”. Le infrastrutture -scrive – sono raramente riconosciute, a meno che non siano all’altezza. Se le reti (network) della Nasa sono invisibili forse è perché funzionano bene, sostiene l’autore. continua ...

Einstein arriva su Mercurio con Isa

Alta sensibilità e tecnologia all’italiana di cui andar fieri. L’Italian Spring Accelerometer (Isa) è uno degli strumenti italiani che partiranno alla volta di Mercurio a bordo di una delle due sonde che compongono la missione BepiColombo di Esa e Jaxa. Con Symbio-Sis, Serena e l’esperimento More, Isa è a bordo della sonda europea Mpo (Mercury planetary orbiter). Isa è un accelerometro a tre assi in grado di misurare le più piccole accelerazioni che agiranno sulla sonda e sarà in funzione per tutta la durata della fase di crociera. Il suo ruolo, insieme a More, è quello di aumentare le prestazioni della determinazione orbitale per misurare il campo gravitazionale di Mercurio. continua ...

I giganti e la bambina

Rappresentazione artistica del sistema planetario della stella CI Tau. Crediti: Amanda Smith, Institute of Astronomy

CI Tau è una giovane stella che si trova a circa 500 anni luce di distanza da noi, in una regione di alta produzione stellare, una vera e propria nursery della galassia. Ha solo due milioni di anni, una bambina in termini astronomici, ed è circondata da un enorme disco protoplanetario di polveri e ghiacci. Questo disco è il tipico luogo in cui si formano, tra gli altri, pianeti, lune e asteroidi. continua ...

Fusione tra stelle di neutroni, ci risiamo

Un lontano parente cosmico di Gw 170817. Questo oggetto, chiamato Grb 150101B, è stato rilevato per la prima volta come lampodi raggi gamma dal satellite Fermi della Nasa nel gennaio 2015.Questa immagine mostra i dati dall’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa (viola nelle caselle interne) nel contesto di un’immagine ottica ripresa da Hubble (Nasa ed Esa). Crediti: X:ray: Nasa/CXxc/Gsfc/Umc/E. Troja et al.; Optical: Nasa/Stsci

Arriva da un team internazionale di ricercatori guidato da Eleonora Troja, in forza alla Nasa, e a cui ha partecipato Luigi Piro dell’Istituto nazionale di astrofisica, la conferma che Gw 170817, l’evento di fusione di due stelle di neutroni registrato per la prima volta sia grazie alle onde gravitazionali che a quelle elettromagnetiche, ha un “sosia”. Nell’articolo che descrive i risultati del loro lavoro, pubblicato oggi sulla rivista Nature Communications, gli scienziati hanno individuato una esplosione cosmica che presenta una straordinaria somiglianza con quella che, di fatto, ha aperto l’era dell’astronomia multimessaggero, annunciata esattamente un anno fa, il 16 ottobre del 2017. continua ...

Urti fra polvere interstellare: una botta di vita

La figura mostra la sequenza di formazione di glicina a seguito della compressione di una miscela di HNCO e H2

Uno dei più grandi misteri che avvolgono l’enigma dell’origine della vita è rappresentato dalla conoscenza dei meccanismi chimico-fisici che stanno alla base della formazione dei suoi mattoni fondamentali: gli aminoacidi e i loro precursori. Il fatto che alcuni aminoacidi siano stati rilevati in meteoriti avvalora l’ipotesi che la vita sulla Terra possa essersi generata grazie a materiale relativamente complesso proveniente dallo spazio. Ma come si è formata la materia prebiotica organica nell’Universo? continua ...

Simbio-Sys, tre occhi su Mercurio

Lo strumento Symbio-Sis su BepiColombo. Elaborazione grafica a cura di Emanuele Simioni e Teo Mudric

Fra meno di una settimana avrà il via la missione più attesa dell’anno, BepiColombo. L’Europa e il Giappone potranno, dopo anni e anni di progettazione, arrivare su Mercurio per completare il lavoro iniziato dalla Nasa con Mariner 10 e Messenger. Le due missioni americane non hanno fatto che stuzzicare l’appetito dei ricercatori di tutti il mondo. Il primo pianeta del Sistema solare è ricco di sorprese e le domande irrisolte si sono moltiplicate. L’Italia è fortemente coinvolta in questa missione, con l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e diverse università. BepiColombo è una missione composta di due sonde (una dell’Esa e l’altra della Jaxa) cariche di strumenti che permetteranno di studiare Mercurio come mai in precedenza. Tra i diversi esperimenti c’è quello che potremmo definire “gli occhi di BepiColombo”, ossia Simbio-Sys (Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory SYStem) a bordo della sonda Mercury Planetary Orbiter (Mpo). continua ...

Chandra, anomalia individuata: era il giroscopio

L’osservatorio spaziale per raggi X Chandra in orbita attorno alla Terra. Crediti: Nasa

I giroscopi sono delle brutte bestie. Tanto irrinunciabili quanto fragili, ogni qual volta c’è un problema a una missione spaziale sono sempre in cima alla lista dei presunti colpevoli. Ecco allora che, quando alle 15:55 ora italiana di mercoledì 10 ottobre il telescopio spaziale Chandra è entrato in safe mode, subito si è sospettato di loro. Inevitabilmente il pensiero dei tecnici Nasa è corso al telescopio spaziale Hubble, che appena qualche giorno prima si era dovuto fermare proprio per lo stesso motivo. E si è temuto che anche l’osservatorio Nasa per i raggi X potesse essere costretto a uno stop di durata indefinita. Ma per fortuna nel caso di Chandra le cose si sono chiarite in pochissimo tempo: è di qualche ora fa la notizia che la causa del malfunzionamento è stata individuata, la soluzione è in corso e già entro la fine di questa settimana dovrebbero riprendere le normali operazioni scientifiche. continua ...

Pristine, stella incredibilmente vetusta

La stella Pristine 221.8781+9.7844, povera di metalli, e i suoi dintorni. Crediti: N. Martin, Decals survey e Aladin

Per studiare la giovinezza dell’universo, gli astronomi possono cercare e osservare stelle e galassie la cui luce ci arriva da molto distante, mostrandocele come erano miliardi di anni fa. Oppure, possono guardare nel nostro quartiere, la Via Lattea, alla ricerca delle stelle più antiche sopravvissute, studiandole per comprendere in quali condizioni si sono formate. La seconda via è quella battuta da un team internazionale che, con la Pristine survey condotta da Else Starkenburg del Leibniz Institute for Astrophysics di Potsdam e Nicolas Martin dell’università di Strasburgo, cerca le stelle più incontaminate. continua ...

Due bronzi alle Olimpiadi di astronomia

La squadra italiana alla cerimonia premiazione. Da sinistra: Agatino Rifatto, Francesco Cerroni, Giuseppe Messina, Andrea Labate, Vittoria Altomonte, Sofia Atzeni e Giuseppe Cutispoto. Crediti: Inaf

E anche la 23esima edizione delle Olimpiadi internazionali di astronomia si è conclusa.  La finale di questa competizione astronomica si è disputata a Colombo, nello Sri Lanka, dal 6 al 14 ottobre. La squadra italiana era partita da Roma Fiumicino il 5 ottobre accompagnata dal team leader Agatino Rifatto dell’Inaf di Napoli e dal jury member Giuseppe Cutispoto dell’Inaf di Catania. continua ...