Guarda come corre la “pulsar di Bolt”

In questa immagine, Il resto di supernova Ctb 1 e la scia diritta e luminosa della pulsar J0002+6216 della quale sono state misurate velocità e direzione di provenienza  grazie ai dati ottenuti dai radio telescopi del Very Large Array e dal telescopio per astronomia gamma, Fermi. Ulteriori osservazioni hanno utilizzato il Very Long Baseline Array della National Science Foundation e l’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa. Crediti: Jayanne English, University of Manitoba, utilizzando i dati  Nrao / F. Schinzel et al., Drao / Canadian Galactic Plane Survey e Nasa / Iras continua ...

La galassia che visse due volte

Immagine della galassia Macs0416_Y1 ripresa da Alma e Hst. La distribuzione della polvere e del gas tracciati da Alma sono mostrati rispettivamente in rosso e verde, mentre la distribuzione delle stelle catturata da Hst è mostrata in blu. Crediti: Alma (Eso/ Naoj/Nrao), Telescopio spaziale Hubble Nasa/Esa, Tamura et al.

I ricercatori hanno rilevato un segnale radio proveniente da Macs0416_Y1, una galassia distante 13.2 miliardi di anni luce, nella costellazione di Eridano, originato dalla polvere interstellare abbondantemente presente nella galassia stessa. Ma i modelli standard di formazione stellare non sembrano essere in grado di spiegare la presenza di così tanta polvere in una galassia così giovane. I ricercatori sono quindi stati costretti a rivedere la storia di formazione stellare, giungendo alla conclusione che la galassia in questione abbia avuto due intensi periodi di formazione stellare, 300 milioni e 600 milioni di anni dopo il Big Bang, separati da una fase relativamente tranquilla. continua ...

Macchie calde e fredde nella foto della stella

Mappa di temperature ottenuta in un periodo completo di rotazione di 6.7 giorni della stella II Pegasi con imaging Doppler. Crediti: Aip

Escludendo ovviamente il nostro Sole, a causa della distanza è estremamente difficile ottenere l’immagine della superficie di una stella. Un esercizio di abilità che finora conta pochissimi esempi, come nei casi – di cui abbiamo parlato su Media Inaf –di Antares o di π1 Gruis.

Tuttavia, una tecnica speciale consente di risolvere – come dicono gli astronomi – la superficie di stelle anche lontane, che altrimenti apparirebbero come semplici puntini luminosi anche agli occhi dei più potenti telescopi. continua ...

Tutto quello che volevate sapere su Bennu

Questa serie di immagini è stata realizzata dalla sonda Osiris-Rex e ci mostra l’asteroide Bennu in una rotazione completa da 80 km di distanza. La fotocamera PolyCam della sonda ha ottenuto i trentasei frame da 2.2 millisecondi per un periodo osservativo di 4 ore e 18 minuti. Crediti: Nasa Goddard Space Flight Center/University of Arizona

Il piccolo asteroide Bennu oggi è protagonista nel mondo scientifico. Sono infatti sette i diversi articoli – pubblicati oggi su Nature, Nature Astronomy, Nature Geoscience e Nature Communications – che vanno a comporre una sorta di numero speciale interamente dedicato ai risultati delle ricerche svolte sull’asteroide, per indagarne l’evoluzione e capire il ruolo dei corpi celesti primordiali nella nascita della vita sul nostro pianeta. continua ...

Da xenon a cesio, un’alchimia da supernova

Grazie a uno storage ring a temperature analoghe a quelle delle esplosioni stellari, per la prima volta è stato possibile studiare la fusione di idrogeno e xenon. Crediti: Mario Weigand, Goethe-Universität

Come si “crea” un elemento della tavola periodica? Dipende. Dal contesto in cui l’operazione avviene, e dall’elemento stesso. Per compiere questa “magia” (i fisici la chiamano nucleosintesi), la Natura può infatti seguire diverse strade: da quelle più comuni – come la produzione di elio dall’idrogeno attraverso la fusione nucleare in atto nel Sole – a quelle, più rare, che portano a riempire le caselle degli elementi più pesanti. Ebbene, è proprio riproducendo in laboratorio uno di questi ultimi e meno frequenti processi tipicamente astrofisici – la cattura protonica a bassa energia – che un team di scienziati guidati da Jan Glorius del Gsi Helmholtzzentrum für Schwerionenforschung tedesco è riuscito a studiare in dettaglio la trasformazione di ioni di xenon in cesio tramite, appunto, la cattura di un protone. E a determinare con precisione la probabilità che questa cattura avvenga. continua ...

Le nozze di Pasqua tra equinozio e superluna

Crediti: David Besh/Pexels

Solo per citare date a noi vicine, era già accaduto nel marzo del 2000, e ricapiterà nel marzo 2030: parliamo della quasi-corrispondenza tra equinozio di primavera e luna piena – nel senso che i due eventi si verificano in un lasso di tempo inferiore alle 24 ore. Non è un fenomeno così unico e strabiliante, dunque. Tuttavia, questo rapporto ha conseguenze dirette sul nostro calendario e sulle nostre vite, visto che la Pasqua è considerata come la prima domenica dopo il primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera. Ed è da lì che si parte a ritroso anche per calcolare il Carnevale. continua ...

Se il quasar ha i bassi un po’ attenuati

Il getto radio del quasar 4C+19.44, alimentato da un buco nero supermassiccio situato al centro della galassia ospite, osservato a grandi lunghezze d’onda dal radiotelescopio Lofar. Crediti: Nasa/Hst/Lpfar; Courtesy of J. DePasquale

Ci voleva un ricevitore a bassa frequenza, per accorgersene. Un ricevitore come Lofar, il Low Frequency Array con antenne sparse in tutta Europa, a breve anche in Italia, sensibili a frequenze che vanno dai 230 MHz giù fino ai 10 MHz – che convertito in lunghezze d’onda vuol dire da poco più d’un metro fino a 30 metri. Ed è proprio sintonizzandosi sul segnale emesso da un remoto quasar – la sorgente 4C+19.44, a oltre 5 miliardi di anni luce dalla Terra – in quell’intervallo di frequenze (per la precisione, sui 159 MHz) che le antenne di Lofar hanno registrato un’anomalia: la potenza del segnale era inferiore a quella attesa. continua ...

La vorticosa danza della baby stella binaria

L’immagine di Alma della regione di formazione stellare Iras-07299 e il massiccio sistema binario al centro. L’immagine di sfondo mostra flussi di gas densi e polverosi (in verde) che sembrano scorrere verso il centro. I moti dei gas, tracciati dalla molecola di metanolo, sono mostrati in blu e in rosso. L’inserto mostra una vista ingrandita del massiccio sistema binario in formazione, con la protostella primaria più luminosa che si sposta verso di noi in blu e la protostella secondaria più debole che si allontana da noi in rosso. Le linee tratteggiate blu e rosse mostrano un esempio di orbite della spirale primaria e secondaria attorno al loro centro di massa (segnato dalla croce). Crediti: Yichen Zhang et al., Nature Astronomy (2019) continua ...

Gaia confusa dai getti degli Agn

Gaia, l’osservatorio spaziale dell’Agenzia spaziale europea. Crediti: Esa

Gli astrofisici del Moscow Institute of Physics and Technology (Mipt), del Lebedev Physical Institute of the Russian Academy of Sciences (Lpi Ras) e della Nasa hanno trovato un errore nelle coordinate dei nuclei galattici attivi misurate dal telescopio spaziale Gaia e hanno contribuito a correggerlo. I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal, rappresentano una conferma indipendente del modello astrofisico di questi oggetti. continua ...

Tac al campo magnetico della Via Lattea

Una mappa tridimensionale. E non una mappa qualsiasi. È quella del campo magnetico di uno spicchio di cielo della nostra Via Lattea. L’ha ottenuta un team di ricercatori grazie a stime dei campi magnetici in due nubi situate al confine tra la costellazione dell’Orsa Maggiore con quelle della Giraffa e del Dragone. I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal, sono i primi a riportare una mappa tomografica dell’intensità del campo magnetico della nostra galassia

Vista in 3D e localizzazione nella Via Lattea delle nubi nelle quali i ricercatori hanno stimato il valore del campo magnetico. La freccia arancione indica la linea di vista delle due nubi. Crediti: Aris Tritsis e colleghi continua ...

Tutto pronto per la foto del secolo

L’immagine illustra una simulazione numerica relativa al moto del gas magnetizzato che ruota attorno al buco nero emettendo onde radio in banda millimetrica. Si nota anche come viene piegata e assorbita la luce dal buco nero. Crediti: M. Moscibrodzka, T. Bronzwaar & H. Falcke

Gli astronomi dell’Event Horizon Telescope Consortium (Ehtc) sono ottimisti. Dopo quasi due anni di elaborazione e analisi di circa quattro petabytes di dati raccolti dalle osservazioni di Sagittarius A* e M87, realizzate con grande rigore scientifico, verifiche e controlli di qualità, si attende la pubblicazione dei primi risultati. Se questo tentativo avrà successo, le uniche, spettacolari immagini ottenute da un insieme di 8 radiotelescopi sparsi sul globo potrebbero fornire agli astronomi nuovi indizi per verificare le predizioni della relatività generale in condizioni estreme di gravità. Per saperne di più, Media Inaf ha raggiunto Ciriaco Goddi, segretario del consiglio scientifico del consorzio Eht, che ci svela in questa intervista esclusiva il “dietro le quinte” dell’esperimento più atteso dell’anno. continua ...

Reti neurali predicono la massa dei pianeti

PD Dr. Yann Alibert, NCCR PlanetS. Crediti: University of Bern / Adrian Moser

I pianeti si formano in dischi stellari, accrescendo materiale solido e gas. Il fatto che diventino corpi come la Terra o come Giove dipende da diversi fattori, come le proprietà dei solidi, la pressione e la temperatura nel disco e il materiale già accumulato. Gli astrofisici, servendosi di modelli computerizzati, stanno cercando di simulare il processo di crescita del pianeta e determinare la sua struttura interna. Per determinare le condizioni al contorno, devono calcolare la massa dell’involucro di gas da cui si origina il pianeta. «Ciò richiede la risoluzione di una serie di equazioni differenziali», spiega Yann Alibert, responsabile scientifico del Nccr PlanetS presso l’Università di Berna. «Negli ultimi 15 anni, risolvere queste equazioni è diventata la specialità degli astrofisici qui a Berna, ma è un processo complicato e molto dispendioso in termini di tempo». continua ...

Catione idrogenonio, ora t’ho visto nascere

Via di formazione primaria dello ione idrogenonio H3+ a partire da metanolo (CH3OH) ed etanolo (CH3CH2OH) ionizzati sotto l’azione di forti impulsi laser. Crediti: Marcos Dantus et al, Nature Communications

Un team di ricercatori della Michigan State University ha cercato di  fare luce sui meccanismi chiave che portano alla produzione dello ione triidrogeno, H3+: una molecola fondamentale per l’evoluzione dell’universo così come lo conosciamo. l risultati della ricerca, effettuati utilizzando un laser ultra veloce al femtosecondo, sono pubblicati su Nature Communications. continua ...

Lente gravitazionale a forma di “croce latina”

Immagine a colori della lente gravitazionale “Croce di Einstein” ottenuta con il telescopio Hubble (con gli strumenti Advanced Camera for Surveys e Wide-Field Camera 3) di Nasa ed Esa nell’ambito del progetto Relics. L’oggetto si chiama J2211-0350 e si trova nell’ammasso di galassie Rxc J2211.7-0350. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics

Un gruppo di ricercatori guidati dall’Istituto nazionale di astrofisica ha scoperto una lente gravitazionale davvero particolare a forma di croce latina (o Einstein cross) di una galassia – distante circa a 18,5 miliardi di anni luce – di tipo Lyman break. Si tratta del secondo esempio noto di questo tipo, e viene chiamata così perché la sua immagine ci appare “clonata” quattro volte. La scoperta di questa nuova lente a forma di croce è stata riportata in uno studio pubblicato da Daniela Bettoni (Inaf di Padova) e colleghi su The Astrophysical Journal Letters. continua ...

C’è un pipistrello cosmico in volo su Orione

Nascosto in uno degli angoli più bui della costellazione di Orione, questo pipistrello cosmico sta diffondendo le sue velate ali nello spazio interstellare a duemila anni luce di distanza. È illuminato dalle giovani stelle nascoste nel suo nucleo – nonostante siano avvolte da nuvole opache di polvere, i loro raggi luminosi illuminano ancora la nebulosa. Troppo debole per essere percepito ad occhio nudo, Ngc 1788 rivela i suoi colori tenui al Very Large Telescope dell’Eso in questa immagine – la più dettagliata fino ad oggi. Crediti: Eso continua ...