Aretha Franklin, la Nasa le dedica un asteroide

Aretha Franklin nel 1967. Crediti: Wikimedia Commons

Omaggio ad Aretha Franklin dal mondo dell’astronomia e dello spazio: le è stato dedicato l’asteroide 249516 Aretha per ricordare la regina del Soul tra le stelle. «Siamo rattristati dalla perdita di Aretha Franklin», scrive la Nasa su Twitter. «L’asteroide 249516 Aretha, scoperto dalla nostra missione NeoWise e intitolato alla regina del Soul, per commemorarla – aggiunge – continuerà a orbitare oltre Marte». continua ...

Aspettando Oppy

Volete inviare una cartolina personalizzata a Oppy? Cliccate sull’immagine e seguite le istruzioni (in inglese)

L’ultimo contatto risale al 10 giugno scorso. Da allora nessun segnale è più arrivato da Opportunity, il piccolo rover della Nasa in azione sul Pianeta rosso dal 2004. La causa è quasi certamente l’intensa tempesta di polvere che da inizio giugno imperversa su Marte. Tempesta che sembra però finalmente intenzionata a placarsi: le ultime osservazioni, riferisce la Nasa, mostrano che la quantità di polvere che si sta depositando ha finalmente superato quella sollevata dal maltempo. Insomma, il peggio potrebbe essere passato. Cosa possiamo dunque attenderci? È ragionevole sperare che per Opportunity non sia ancora arrivato il momento di dichiarare la fine della missione, come invece già accaduto da tempo per il suo rover gemello, Spirit, le cui trasmissioni sono terminate oltre otto anni fa? continua ...

Ferro e titanio: l’atmosfera infernale di Kelt-9b

Rappresentazione artistica di Kelt-9b. Crediti: Denis Bajram

Si respira aria pesante, su Kelt-9b. A leggerne gli ingredienti, più che un’atmosfera pare un ferramenta: ferro e titanio. Entrambi allo stato gassoso. A scoprirlo è stato lo spettrografo Harps-N in dotazione al Tng, il Telescopio nazionale Galileo dell’Inaf alle Canarie, nell’osservatorio dell’isola di La Palma, a 2400 metri di altitudine sull’Oceano atlantico. I risultati sono pubblicati oggi su Nature in uno studio guidato da Jens Hoeijmakers dell’università di Ginevra e firmato, fra gli altri, dal direttore dell’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Cagliari, Emilio Molinari. continua ...

Lampo gamma, io t’incastrerò

Lorenzo Amati, principal investigator della missione Theseus

Le iniziali stanno “Transient High-Energy Sky and Early Universe Surveyor”, dunque un indagatore dei transienti – i fenomeni di breve durata – nel cielo ad alta energia e nell’universo primordiale. Ma la parola che formano, in quel gioco degli acronimi al quale nessun ricercatore intento a formulare una proposta sembra in grado di sottrarsi, è Theseus. E come l’eroe dell’antica Grecia anche Theseus ha una sfida davanti a sé, un dedalo insidioso dal quale – se vuole continuare a esistere – dovrà riemergere vincitore: la selezione per M5, la quinta missione di classe media dell’Agenzia spaziale europea (Esa). In palio un budget da 550 milioni di euro, tanto l’Esa è intenzionata a mettere sul piatto, ai quali andranno aggiunti i contributi dei singoli paesi europei per la realizzazione degli strumenti scientifici e del segmento di terra, contributi che nel caso di Theseus significano altri 115 milioni di euro. continua ...

Corri, protone, corri

Il Large Acceptance Spectrometer del Cebaf nella Hall B del Jefferson Lab, dove nel 2004 è stato condotto l’esperimento. Crediti: Doe’s Jefferson Lab

Guardare dentro una stella di neutroni – oggetto inarrivabile e al limite del concepibile – spulciando fra i dati di un esperimento condotto in laboratorio 14 anni fa. Sembra magia, ma è qualcosa di ancor più affascinante: è quello che può accadere quando immaginazione e rigore si incamminano mano nella mano lungo il sentiero del metodo scientifico. Mano nella mano come a volte procedono alcuni nucleoni – i neutroni e i protoni che abitano i nuclei degli atomi. O le stelle di neutroni, appunto. continua ...

Hot Dog di quasar in salsa di raggi X

Rappresentazione schematica del modo in cui viene visto nei raggi X uno spettro di un AGN oscurato (è il caso della Hot DOG) e di un AGN non oscurato a seconda del punto in cui passa la linea di vista: rispettivamente, attraverso il toro di gas e polvere che assorbe i raggi X per effetto fotoelettrico fino a energie di 10 keV e oltre (linea continua), oppure lungo una linea di vista non oscurata, vale a dire attraverso il buco della ciambella del toro che circonda la sorgente X centrale (linea tratteggiata). Crediti: NASA/JPL-Caltech, Luca Zappacosta continua ...

Parker Solar Probe è in viaggio

Eugene Parker (seduto) guarda il lancio della missione Parker Solar Probe, a Cape Canaveral. Dietro di lui, Nicky Fox, project scientist di Parker Solar Probe al Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. Crediti: Nasa/Glenn Benson

Here we go, ci siamo! Alle 3:31 di domenica 12 agosto, ora locale, le parole di Eugen Parker risuonano chiare in mezzo al crepitio lontano dei razzi e alle grida di entusiasmo dei responsabili della missione Parker Solar Probe, mentre la fiammata potente della loro creatura rischiara la notte attorno allo Space Launch Complex-37 nella base aeronautica di Cape Canaveral, in Florida. continua ...

Così abbiamo scoperto l’acqua su Marte

Marte in opposizione (rappresentazione artistica non in scala). Crediti: Nasa

Bellissimo, nel suo bagliore rossastro, Marte è il dominatore del cielo estivo. Questa notte, però, dovrà fare i conti con molte altre comprimarie perché le stelle cadenti saranno numerose. Sono le Perseidi e segnano la fine infuocata di granelli di polvere cosmica lasciata nel suo cammino dalla comete Swift-Tuttle. Ma Marte non teme concorrenza, le stelle cadenti sono imprevedibili ed effimere mentre il pianeta ci offre uno spettacolo garantito. Non bisogna neanche fare lo sforzo di alzare gli occhi perché Marte è piuttosto basso sull’orizzonte. Quando cala la notte, guardate verso Sud e lo vedrete splendere in modo speciale, perché siamo nel periodo di grande opposizione, il momento di maggiore avvicinamento alla Terra, quando Marte è visibile per tutta la notte. L’opposizione di quest’anno è molto favorevole, perché la combinazione delle orbite di Marte e della Terra fa sì che la distanza tra i due pianeti sia minima e quindi le dimensioni apparenti di Marte siano le massime possibili. continua ...

Toccare il Sole: sabato parte il Parker Solar Probe

La sonda Parker Solar Probe fotografata il 6 luglio scorso presso il centro Astrotech Space Operations a Titusville, in Florida, dopo l’installazione del suo scudo termico. Crediti: NASA/Johns Hopkins APL/Ed Whitman

Dopo 8 lunghi anni di duro lavoro, per ingegneri e scienziati della Nasa il grande momento è finalmente arrivato. Domani, sabato 11 agosto 2018, alle 9:33 ora italiana, verrà lanciato il Parker Solar Probe, la sonda che per i prossimi 7 anni promette di raccontarci il Sole come nessun’altra missione prima. Una sonda progettata per “toccare il Sole”. Cosa vuol dire? Con le sue 24 orbite, si avvicinerà fino a 6,1 milioni di chilometri di distanza dalla fotosfera del Sole – davvero molto vicino, dunque – e studierà lo strato esterno dell’atmosfera solare, cioè la corona. continua ...

Pulsar vs. dark matter

Francesca Calore, ricercatrice al Laboratoire d’Annecy-le-Vieux de Physique Théorique del Cnrs francese

Nata a Torino 32 anni fa, amante delle passeggiate in montagna, mamma da quattro mesi del piccolo Dario, Francesca Calore, ricercatrice al Cnrs, francese, ha appena messo la firma su un articolo che conferma come il ”responsabile” dell’emissione gamma anomala dal cuore della Via Lattea non sia la materia oscura, come suggerito da alcune misure compiute negli ultimi anni, bensì una popolazione di stelle rotanti e pulsanti: appunto, le pulsar. continua ...

Quarantaquattro mondi in fila per Kepler

Schema dei 44 pianeti confermati, con dimensioni approssimative, orbite e temperature superficiali. Crediti: John Livingston

Quarantaquattro nuovi mondi confermati in un colpo solo. Quarantaquattro pianeti extrasolari estratti con un lavoro di analisi certosino dai dati della missione K2 – il “piano B” della missione Kepler della Nasa, quello messo in atto in condizioni di emergenza nel 2013, con tenacia e ingegno, a seguito del malfunzionamento di due delle quattro ruote di reazione. Quarantaquattro esopianeti dei quali almeno 18 appartenenti a sistemi planetari. Questo il bottino scientifico di un team guidato da John Livingston, dottorando all’università di Tokyo, e del quale fanno parte anche due astronomi dell’università di Torino, Davide Gandolfi e il suo studente di dottorato Oscar Barragán. continua ...

Perseidi: Luna assente e spettacolo assicurato

Clicca per accedere all’animazione interattiva di Ian Webster su meteorshower.org

L’eclissi di Luna più lunga del secolo non vi è bastata? Avete ancora voglia di guardare e studiare il cielo come un astronomo professionista? Bene, la vostra estate con gli occhi all’insù non è ancora finita, perché si avvicina il passaggio delle stelle cadenti.

Disclaimer: ovviamente nessuna stella sta per cadere sulle nostre teste, ma potete esprimere lo stesso il consueto desiderio, se vi sentite abbastanza romantici! continua ...

Elegante e vorace: storia di una galassia ellittica

Immagine a colori del gruppo NGC 5018 ottenuta combinando esposizioni in diverse bande acquisite al telescopio VST. In questa immagine sono chiaramente visibili le tante peculiarità delle galassie del gruppo, come la coda mareale a nord di NGC 5018, il ponte di gas che la collega alla galassia a spirale vicina, le shell e la struttura ad anello intorno alla spirale. Crediti: M. Spavone, INAF di Napoli

Grazie alle riprese del Vlt Survey Telescope (Vst) dell’Eso in Cile con il rivelatore OmegaCam, che si trova nel cuore del telescopio, un team internazionale di astronomi guidato da Marilena Spavone, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Napoli, ha ottenuto immagini molto dettagliate di un numeroso gruppo di galassie ellittiche. Una di queste è Ngc 5018, che si trova nella costellazione della Vergine: a prima vista potrebbe sembrare solo una macchia indistinta, ma esaminandola con più attenzione mostra una tenue striscia di stelle e gas – quella che viene definita una ‘coda mareale’ – che fuoriesce dalla galassia. Queste deboli strutture galattiche, come code mareali e filamenti di stelle, sono segni caratteristici delle interazioni tra le galassie, e forniscono indizi essenziali sulla struttura e sulla dinamica delle galassie primordiali. continua ...

L’alba del Sistema solare in tre varietà d’ossigeno

La meteorite carbonacea di Orgueil, in foto nella teca di trenta centimetri di diametro nella quale è attualmente esposta al Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi. Cadde nel 1864 nel sudovest della Francia ed è tra le condriti analizzate nello studio del team di Tartèse. Crediti: K. H. Joy

Una piccola percentuale di meteoriti contiene materiale organico. In particolare, alcune rare meteoriti note come condriti carbonacee sono ricche di composti organici e antiche quanto il Sistema solare. L’origine di questa materia organica, antica circa 4.5 miliardi di anni, può fornire indizi chiave per comprendere la nascita della vita sulla Terra, poiché, come ricorda Romain Tartèse dell’Università di Manchester, a capo di uno studio appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), «la Terra è un pianeta dinamico. I processi come la tettonica a placche e l’erosione hanno cancellato la maggior parte delle prime memorie della Terra», mentre «le condriti sono un’istantanea del primo Sistema solare, forniscono informazioni chiave su come si sono formati ed evoluti pianeti e protopianeti». continua ...

Che onde, Ganimede!

Yuri Shprits, primo autore dello studio

Ascoltando la traduzione in onde acustiche delle onde elettromagnetiche che circondano la Terra, viene immediato pensare al canto e al cinguettio degli uccellini all’alba, con uno scoppiettante fuoco da campo nelle vicinanze. Questo è il motivo per cui tali onde vengono chiamate “onde di coro” (chorus waves). Gli autori di uno studio pubblicato oggi su Nature Communications hanno descritto la stessa tipologia di onde registrate però attorno ad altri corpi del Sistema solare. continua ...