Tra quarzo e vetro, così si forma la coesite

Granello di circa 1 mm di coesite all’interno di una roccia metamorfica. Crediti: J.Smyth, Wikimedia

La silice, ovvero il biossido di silicio (SO2), è il costituente principale di molte rocce sedimentarie. In natura si trova comunemente nella sua fase cristallina stabile, in minerali come il quarzo e i suoi polimorfi, mentre ci imbattiamo quotidianamente nella sua fase disordinata metastabile, come componente principale del vetro.

La coesite è un polimorfo della silice che si forma solo a pressioni estremamente elevate, almeno 10mila volte più intense rispetto alla pressione atmosferica normale. L’interesse degli scienziati per la coesite è aumentato negli anni per le sue implicazioni geofisiche e geologiche. La sua presenza in un sito rappresenta, tra l’altro, uno straordinario indicatore di eventi catastrofici che hanno sviluppato enormi onde d’urto, come l’impatto di metoriti o comete, o esplosioni nucleari. continua ...

Simulate a Palermo le piogge di plasma

La sequenza di immagini dall’Atmospheric Imaging Assembly a bordo di Sdo dell’evento del 4 novembre 2015 analizzato in questo studio

Il Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa ha osservato sul Sole in più di un’occasione il fenomeno delle piogge coronali: frammenti di plasma espulsi dopo eventi eruttivi nella corona solare che ricadono sul Sole seguendo traiettorie che deviano da quella parabolica a causa dell’interazione tra plasma e campo magnetico locale. Queste osservazioni sono da tempo oggetto di studio presso l’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo, per l’importanza che rivestono nell’analisi dei processi che avvengono nella corona solare, dell’interazione tra plasma e campo magnetico, e anche per le informazioni che possono rivelare su fenomeni che avvengono su altre stelle, come ad esempio l’accrescimento di gas delle protostelle dai dischi protoplanetari, che non possono essere osservati direttamente. continua ...

Con le mani nelle stelle

Ecco come si rappresenta la parola ’astronomia’ nelle lingue dei segni di alcuni paesi. Crediti: Iau-C1 Wg3 e collaboratori

L’Unione astronomia internazionale (Iau) ha reso accessibile a tutti la prima lista di parole astronomiche nella lingua dei segni anche in inglese e in spagnolo. L’Encyclopedic Dictionary of Astronomy for Sign Languages è stato tradotto in inglese e spagnolo ed è ora disponibile on-line. La lista delle prime 47 parole tradotte – le più usate nell’astronomia di base –  è il risultato di un progetto sviluppato dalla commissione Education and Development of Astronomy dell’International Astronomical Union e di una collaborazione tra le comunità dei non udenti, gli insegnanti e gli astronomi di tutto il mondo. continua ...