BepiColombo corre inesorabile verso il lancio

I due orbiter Mmo e Mpo durante la fase di integrazione. Crediti: Esa

Uno è dell’agenzia spaziale giapponese Jaxa, si chiama Mmo (Mercury Magnetospheric Orbiter) e avrà il compito di studiare in dettaglio l’ambiente magnetico di Mercurio, l’interazione del pianeta con il vento solare e la chimica della sua impalpabile esosfera. L’altro è dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, si chiama Mpo (Mercury Planetary Orbiter) ed è quello della coppia che più si avvicinerà a Mercurio, per analizzarne la superficie e la composizione. Sono i due orbiter della missione BepiColombo: è al loro interno che si trovano tutti gli strumenti scientifici, e finalmente – superata con successo l’ultima revisione, la qualification acceptance review – i tecnici dell’Esa hanno potuto impilarli l’uno sull’altro nella configurazione di volo: quella che manterranno per l’intera durata del viaggio, dal momento del lancio fino a quello della separazione, in programma fra sette anni, per poi procedere ciascuno per conto proprio in orbita attorno al pianeta più interno del Sistema solare. continua ...

Nubi d’acqua nella Grande macchia rossa

La Grande macchia rossa si trova in corrispondenza dell segno nero al centro di questa immagine a infrarossi di Giove. È scura a causa delle nuvole spesse che bloccano le radiazioni termiche. La striscia gialla denota la porzione dell’area presa in considerazione dall’analisi di Bjoraker. Crediti: Nasa’s Goddard Space Flight Center/Gordon Bjoraker

Per anni gli scienziati hanno lavorato per comprendere la composizione di Giove. Non c’è da meravigliarsi: questo misterioso pianeta è di gran lunga il più grande del nostro Sistema solare e, dal punto di vista chimico, il più simile al Sole. La comprensione di Giove è anche la chiave per saperne di più non solo su come si è formato il nostro Sistema solare ma anche su come si possano essere sviluppati altri sistemi planetari. Una domanda, in particolare, ha tormentato gli astronomi per generazioni: c’è acqua nell’atmosfera di Giove? Se si, quanta? continua ...

Aurora boreale su Saturno

Saturno e la sua aurora boreale (immagine composita). L’immagine è un insieme di osservazioni nell’ultravioletto sulla regione settentrionale di Saturno, realizzate nel 2017, e di osservazioni ottiche del pianeta fatte all’inizio del 2018. Crediti: Esa/Hubble, Nasa, A. Simon (Gsfc) and the Opal Team, J. DePasquale (StscI), L. Lamy (Observatoire de Paris)

Le aurore polari sono un fenomeno affascinante. Sulla Terra si creano quando particelle cariche elettricamente emesse dal Sole, sotto forma di vento solare, avvicinandosi al nostro pianeta interagiscono con il suo campo magnetico. Questo scudo protegge l’ambiente terrestre proprio dal flusso di particelle del vento solare, ma ne può intrappolare una piccola parte, la quale può acquistare energia e raggiungere i poli. Qui, interagendo con gli atomi di ossigeno e azoto negli strati superiori dell’atmosfera, crea le tipiche luci tremolanti e colorate. continua ...

Come riaccendere una nana bianca

Simulazione al computer di una nana bianca che viene distrutta da un buco nero di massa pari a mille masse solari. Crediti: P. Anninos, P. C. Fragile et al. (2018)

I buchi neri oggi noti vestono taglie ben precise. La famiglia comprende buchi neri di massa stellare, da poche volte a qualche decina di masse solari, che si formano alla morte delle stelle più massicce, e buchi neri supermassicci, con masse milioni o miliardi di volte quella del Sole, che si pensa siano al centro della maggior parte delle galassie e sulla cui formazione esistono numerose teorie. Nel mezzo, un tassello confermato da poco: i buchi neri di massa intermedia. Sono rari e un metodo per trovarli potrebbe essere l’osservazione degli effetti di distruzione mareale che provocano in stelle e altri oggetti celesti che si trovassero a passargli troppo vicino. continua ...

Un battito d’ali, ed è subito tempesta magnetica

Rappresentazione artistica dell’interazione fra vento solare e magnetosfera. Crediti: Nasa

Meteo terrestre e meteo spaziale e si avvicinano sempre di più. Per lo meno nel tipo di strumenti teorici messi in campo per studiarli. E proprio dal più popolare fra i processi meteorologici – quello del celebre “effetto farfalla” di Edward Lorenz – prende le mosse uno studio, pubblicato sull’ultimo numero di Chaos, per mettere a punto un modello che aiuti a prevedere il comportamento delle tempeste geomagnetiche, “calcolando” la risposta a breve termine del campo magnetico terrestre alle raffiche del vento solare. continua ...

Stelle al ritmo forsennato della “galassia mostro”

Raffigurazione artistica della galassia Cosmos-Aztec-1. Questa galassia si trova a 12.4 miliardi di anni luce di distanza e sta formando stelle mille volte più velocemente della Via Lattea. Le osservazioni di Alma hanno rivelato concentrazioni di gas denso nel disco e una intensa formazione stellare al loro interno. Crediti: Naoj

Utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), un gruppo di ricercatori guidato da Ken-ichi Tadaki, ricercatore postdoc presso la Società giapponese per la promozione della scienza e l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone (Naoj), ha ottenuto la più dettagliata mappa di una strana galassia, nota come Cosmos-Aztec-1. I risultati sono appena stati pubblicati su Nature. continua ...

Fascia di Kuiper: New Horizons mira al bersaglio

A sinistra, un’immagine composita scattata il 16 agosto 2018 e prodotta con 48 diverse esposizioni – ottenute dallo strumento Lorri (Long Range Reconnaissance Imager) sulla sonda News Horizons – ciascuna con un tempo di esposizione di 29,967 secondi. L’oggetto soprannominato Ultima Thule si trova al centro del riquadro giallo ed è indicato dal mirino. A destra, un ingrandimento della regione. Al momento di queste osservazioni, Ultima Thule si trovava a 172 milioni di km dalla sonda della Nasa e a 6,5 miliardi di km dal Sole, nella Fascia di Kuiper. Crediti: Nasa/Jhuapl/Swri continua ...

Hayabusa smaschera quel vecchietto di Itokawa

Sezione trasversale delle particelle raccolte dall’asteroide Itokawa dalla sonda Hayabusa. Crediti: Università di Osaka

Comprendere l’origine e l’evoluzione nel tempo degli asteroidi vicini alla Terra (Nea) è senza ombra di dubbio una questione di interesse scientifico e di importanza pratica, in quanto questi poterebbero rivelarsi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Dove e come tali asteroidi si siano formati e cosa abbiano subito nel corso della loro vita è sempre stato un enigma, ma da qualche giorno i segreti custoditi da questi “vecchietti” dell’universo rischiano di essere svelati. continua ...

Nebulosa della Carena con Vista

Questa spettacolare immagine della Nebulosa della Carena rivela come mai prima d’ora la nube dinamica di materia interstellare e di gas e polvere distesi in sottili strati. Le stelle massicce all’interno di questa bolla cosmica emettono radiazioni intense che fanno brillare il gas circostante. Al contrario, altre regioni della nebulosa contengono colonne scure di polvere che avvolgono le stelle appena nate.
Crediti: Eso/J. Emerson/M. Irwin/J. Lewis

A circa 7500 anni luce di distanza da noi, nella costellazione della Carena, giace una nebulosa all’interno della quale le stelle si formano e muoiono fianco a fianco. Modellata da questi eventi drammatici, la Nebulosa della Carena è una nube di gas interstellare e polvere sottilissimi dinamica e in evoluzione. continua ...

Ecco il getto sovraionizzato della Medusa

Immagine ai raggi X di Ic 443 con in evidenza il jet e la stella a neutroni

Lo studio dei resti di supernova, nubi formate dalle esplosioni di supernova, sono oggetti di grande interesse scientifico. Queste nebulose, infatti, non sono semplicemente il residuo di uno dei fenomeni più violenti che avvengono nell’universo – un’esplosione di supernova dal collasso di una stella massiva, ossia una core-collapse supernova, produce un’energia pari all’esplosione simultanea di 1033 bombe simili a quella che ha raso al suolo Hiroshima – ma sono anche caratterizzate da fenomeni di grande interesse: ad esempio, sono le principali responsabili per l’accelerazione dei raggi cosmici. E possono svelare dettagli importanti – ancora non completamente compresi – sulla stella progenitrice, sul meccanismo di collasso del nucleo delle stelle massicce e sull’esplosione di supernova. continua ...

Gli audio dimenticati dell’Apollo 11

Gli astronauti Charles Duke Jr., James Lovell Jr. e Fred Haise Jr. nella sala di controllo, intenti a tenere i contatti con i colleghi a bordo dell’Apollo 11 durante lo storico atterraggio sulla Luna del 20 luglio 1969. Crediti: Nasa

Era il 20 luglio 1969 quando Neil Armstrong per primo toccò la superficie rocciosa della Luna. «Un piccolo passo per l’uomo», disse l’astronauta. 1Un salto gigantesco per l’umanità», aggiunse, e il messaggio, che viaggiò dalla Luna fino al centro di controllo di Houston, è rimasto uno dei più famosi di tutti i tempi. Ma è solo la punta di un iceberg. Ora infatti la Nasa e l’Università del Texas a Dallas hanno diffuso ben 19mila ore di registrazioni, che erano state dimenticate, tra Houston e l’equipaggio della missione storica dell’Apollo 11. E se nulla può superare l’impatto emotivo della frase di Armstrong, la grande quantità di audio offre la possibilità di un incredibile viaggio nello spazio e nel tempo. continua ...

Asteroide Ryugu, ecco dove avverrà l’approdo

Evidenziata in blu, a destra della mappa, la regione MA-9, dove avverrà l’approdo del lander Mascot. Crediti: Credit: Jaxa/Dlr

Data: 3 ottobre 2018. Luogo: MA-9. Per il piccolo laboratorio spaziale Mascot, uno dei lander della missione Hayabusa-2, anche gli ultimi dettagli del programma sono ora stati definiti. Si tratta “solo” di toccare il suolo dell’asteroide Ryugu. Il punto esatto di approdo, il cosiddetto landing site, è stato infine scelto – fra dieci candidati in lizza – la scorsa settimana. continua ...

Giove adolescente per due milioni di anni

Questa immagine mostra la formazione di Giove in tre fasi. Fase 1, fino a 1 milione di anni: Giove acquista massa per accrescimento di piccoli ciottoli (punti blu) che ne hanno formato il nucleo. I planetesimi primordiali (grandi punti rossi) mostrano le alte velocità di collisione (frecce rosse) che portano a scontri distruttivi (giallo) e producono piccoli planetesimi di seconda generazione (piccoli punti rossi). Stadio 2, 1-3 milioni di anni: l’energia risultante dall’accrescimento dei piccoli planetesimi impedisce un rapido accumulo di gas e quindi una rapida crescita (frecce grigie). Fase 3, oltre 3 milioni di anni: Giove è formato a sufficienza da accumulare grandi quantità di gas. Crediti: UniBE continua ...

Cheops svela il suo lato artistico

Due placche in titanio incise con migliaia di disegni miniaturizzati realizzati dai bambini sono state applicate al Satellite Cheops. Ogni placca misura circa 18 cm di larghezza per 24 cm di altezza. Crediti: G. Bucher Università di Scienze Applicate, Berna

Voleranno a bordo della missione Cheops accompagnando il telescopio nel suo viaggio alla scoperta di mondi extrasolari. Stiamo parlando delle due lastre di titanio decorate con 2700 disegni miniaturizzati realizzati dai bambini di tutta Europa che hanno partecipato, tre anni fa, al concorso ‘Manda il tuo disegno nello spazio con Cheops’. La competizione è stata coordinata in Italia dall’ Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Università degli Studi di Padova. Tra le 900 proposte italiane, 266 sono state scelte come vincitrici e i soggetti rappresentati con estro e creatività spaziano dai pianeti ai razzi, fino ad arrivare agli extraterrestri. continua ...

I pianeti di Trappist-1 sul tuo smartphone

La Nasa offre a tutti gli appassionati di spazio e astronomia due app, create per celebrare i 15 anni di attività del telescopio Spitzer, con cui esplorare l’Universo dalla comodità del vostro smartphone (o tablet).

Disponibile su sistemi iOS e Android, la app Nasa Selfies permette a tutti di realizzare un autoscatto da astronauta con un tuta spaziale virtuale inserendo poi lo scatto di fronte ad alcune delle immagini spaziali più accattivanti dell’agenzia spaziale americana. Chiaramente è poi possibile condividere i selfie spaziali sui social media e scoprire tutta la scienza dietro le 30 immagini attualmente disponibili. continua ...