I saltellanti Minerva arrivano su Ryugu

Immagine dell’asteroide Ryugu presa dalla sonda Hayabusa2 con lo strumento wide-angle camera ONC-W1. Crediti: Jaxa

Cosa ha di speciale la missione Hayabusa-2 (che vuol dire falco pellegrino) della Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)? Riporterà sulla Terra campioni dell’asteroide 162173 Ryugu, che si trova a 300 milioni di chilometri dalla Terra e tutto questo anche grazie a dei piccoli robottini. Dopo l’esercitazione della settimana scorsa, il primo dei rover Minerva-II (MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid, seconda generazione) è stato depositato con successo sulla superficie dell’asteroide a forma di diamante (o di il dango, un tradizionale dolce di riso giapponese). continua ...

23 settembre, ecco l’equinozio di autunno

Arriva l’autunno. Crediti: pixabay.com/Pexels

Digerita la grigliata di ferragosto e tornati dagli ultimi fine settimana in spiaggia, l’estate sembra ormai archiviata. I colori delle foglie e il loro adagiarsi a terra, con la loro poesia, confermano l’arrivo dell’autunno.

In astronomia, però, l’equinozio autunnale avviene in un momento ben preciso, in opposizione all’equinozio di primavera. Tale istante viene indicato come punto della bilancia o punto omega (la lettera greca tradizionalmente associata a questa costellazione, in cui l’equinozio cadeva anticamente – oggi si trova nella Vergine). continua ...

Curiosity si prende una pausa di riflessione

Questo autoritratto del rover Curiosity della Nasa mostra il veicolo sul crinale di Vera Rubin, che sta indagando ormai da diversi mesi. Proprio dietro il braccio robotico appare, in perfetto stile photobomb, il Monte Sharp. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

Il rover Curiosity della Nasa ha sospeso temporaneamente le sue attività scientifiche su Marte a causa di un problema tecnico nella trasmissione dei dati a Terra. L’imprevisto, insorto nel weekend, sta costringendo gli ingegneri della Nasa a un super lavoro, anche se non sembra aver compromesso la salute del rover che rimane vigile e reattivo. Lo spiega sul blog della missione Ashwin Vasavada, che lavora al Jet Propulsion Laboratory (Jpl) di Pasadena, in California. continua ...

Indietro nel tempo verso nuovi buchi neri

L’immagine della simulazione di un Dcbh mostra la densità (a sinistra) e la temperatura (a destra) di una galassia che si sta formando. Le onde d’urto della supernova possono essere viste espandersi dal centro, distruggere e riscaldare la galassia. Crediti: Georgia Tech

È risaputo che i buchi neri si formano quando le stelle muoiono e parte della materia di cui erano costituite collassa in un oggetto estremamente denso dal quale nemmeno la luce può fuggire. Gli astronomi hanno però ipotizzato un altro processo che potrebbe portare alla formazione di buchi neri, che riguarda le prime fasi di formazione delle galassie. Secondo questa teoria, i buchi neri massicci potrebbero essersi formati alla nascita della galassia, ma finora nessuno è mai stato in grado di guardare sufficientemente lontano, e quindi abbastanza indietro nel tempo, da osservare le condizioni indiziali che avrebbero portato alla formazione di questi buchi neri particolari, chiamati Direct Collapse Black Holes (Dcbh): buchi neri dal collasso diretto. continua ...

Notte prima degli esami per Solar Orbiter

La protezione degli strumenti di bordo è affidata a uno scudo termico ad alta tecnologia composto da diversi strati di titanio e una copertura esterna con una pellicola protettiva sviluppata appositamente per Solar Orbiter, “Solar Black”. Le “porte scorrevoli” predisposte sulla parete scudo termico proteggono finestre di acquisizione degli strumenti. Crediti: Airbus Defence and Space 2015

È una vera e propria manovra di accerchiamento, quella predisposta dalle agenzie spaziali per lo studio della nostra stella. Oltre al Parker Solar Probe della Nasa, già in viaggio da quest’estate con l’obiettivo di avvicinarsi al Sole quanto nessuna sonda ha mai osato prima, c’è infatti anche il Solar Orbiter dell’Esa. Lancio attualmente in calendario – dopo alcuni rinvii – per il 2020, la sonda europea sta completando in questi giorni la fase di integrazione e si prepara alla campagna di test. continua ...

Un rabdomante italiano per Marte

Analoghi astronauti utilizzano il geo radar ScanMars durante la missione analoga Amadee-18 in Oman. Crediti: Oewf – Austrian Space Forum

Un gruppo di cosiddetti astronauti analoghi ha sperimentato con successo un geo-radar che potrebbe aiutare futuri esploratori di Marte a identificare il punto in cui scavare un pozzo per trovare l’acqua. Si chiama ScanMars ed è un esperimento italiano il cui funzionamento è stato dimostrato con successo nella regione desertica del Dhofar, nel Sultanato dell’Oman, durante la missione analoga-marziana Amadee-18 nel febbraio 2018. I risultati sono stati presentati da Alessandro Frigeri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica al Congresso europeo di planetologia (Epsc 2018) in corso di svolgimento a Berlino. continua ...

Verso la comprensione della rotazione stellare

Le stelle simili al Sole presentano una rotazione differenziale, con l’equatore che ruota più velocemente delle latitudini più alte. Le frecce blu nella figura rappresentano la velocità di rotazione. Si ritiene che la rotazione differenziale sia un ingrediente essenziale per generare attività magnetica e macchie stellari. Crediti: MPI per Solar System Research / MarkGarlick.com.

Studiando la rotazione di un campione di stelle simili al Sole, i ricercatori hanno riscontrato che, proprio come avviene per la nostra stella, la maggior parte delle stelle girano più velocemente all’equatore rispetto ai poli. Questo fenomeno, per il quale le diverse parti di un corpo non ruotano alla stessa velocità angolare ma a velocità differenti, è chiamato rotazione differenziale. La rotazione differenziale non si manifesta solo sul Sole, bensì anche su pianeti gassosi a noi vicini, come Giove e Saturno. continua ...

Prima luce per le suite di Parker

I primi dati raccolti dalla suite di strumenti Wispr (Wide-field Imager for Solar Probe) della Parker Solar Probe. Crediti: Nasa/Naval Research Laboratory/Parker Solar Probe

È passato poco più di un mese dal lancio e gli strumenti a bordo della Parker Solar Probe hanno visto la “prima luce”, ovvero sono stati testati, e hanno tutti dimostrato di funzionare bene. La sonda Nasa, in viaggio verso il Sole, è dotata di quattro suite di strumenti e, in attesa delle immagini e dei dati che verranno raccolti una volta più vicino al Sole, gli scienziati si godono il risultato. Gli strumenti in dotazione alla Parker funzionano in “tandem” per misurare i campi elettrici e magnetici del Sole, le particelle del vento solare, e fotografare immagini dell’ambiente circostante la sonda. Il primo approccio ravvicinato della missione al Sole sarà nel novembre 2018, ma già ora gli strumenti sono in grado di raccogliere misure di ciò che sta accadendo nel vento solare che “soffia” più vicino alla Terra. continua ...

Pasta nucleare, la più dura dell’universo

Pasta nucleare. Crediti: McGill Media Relations Office

È stata chiamata “pasta nucleare“, e uno studio la cui pubblicazione è stata accettata su Physical Review Letters l’ha incoronata come la sostanza più resistente tra quelle conosciute nell’universo. Un team di scienziati che ha visto la collaborazione tra la l’Università McGill di Montreal, l’Università dell’Indiana e il California Institute of Thecnology, è riuscito a calcolare la forza di questa sostanza che si trova nelle profondità della crosta delle stelle di neutroni. continua ...

Quel turbolento incontro con la Via Lattea

L’animazione mostra la distribuzione delle stelle al di sopra e al di sotto del piano della Galassia. Crediti: T. Antoja et al. 2018

Come un sasso in uno stagno, un incontro ravvicinato tra la nostra galassia, la Via Lattea, e una galassia nana, avvenuto nell’ultimo miliardo di anni, ha prodotto una perturbazione nel moto nelle stelle del nostro disco galattico presente a tutt’oggi. La scoperta è stata ottenuta da team di ricercatori guidato da Teresa Antoja dell’Università di Barcellona e al quale hanno partecipato Ronald Drimmel ed Eloisa Poggio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Torino, grazie ai dati super accurati raccolti dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. continua ...

Tess ha aperto gli occhi: ecco le prime immagini

Il Transiting Exoplanet Survey Satellite ha scattato questa istantanea della Grande Nube di Magellano (a destra) e della luminosa stella R Doradus (a sinistra) martedì 7 agosto, con un solo rilevatore di una delle sue telecamere. L’immagine è una parte dell’inquadratura del cielo meridionale che Tess ha catturato nella sua “prima luce”, la fase iniziale di raccolta dei dati scientifici. Crediti: Nasa / Mit / Tess

Il nuovo cacciatore di pianeti della Nasa, il Transiting Exoplanet Survey Satellite (per gli amici, Tess) sta fornendo preziosi dati che aiuteranno gli scienziati a scoprire e studiare nuovi esopianeti, ossia pianeti lontani che non appartengono al nostro Sistema solare. Una parte dei primi dati scientifici di Tess include un’immagine dettagliata del cielo sud, ripresa con tutte e quattro le telecamere a largo campo del satellite. Questa immagine della cosiddetta prima luce di Tess ha catturato una moltitudine di stelle e altri oggetti, compresi i sistemi già noti per avere pianeti extrasolari. continua ...

I graffi lasciati dalla tempesta marziana

La tempesta di polvere su Marte, che ha coinvolto buona parte della superficie del pianeta per diversi mesi a partire da fine maggio scorso, non ha solo provocato l’ibernazione del rover Opportunity, alimentato da pannelli solari, ma ha anche parzialmente frustrato le aspettative della sonda ExoMars Tgo, il Trace Gas Orbiter dell’Agenzia spaziale europea.

La superficie di Marte è completamente oscurata dalla polvere in questa immagine ripresa il 3/8/2018 da ExoMars Trace Gas Orbiter. Crediti: Esa/Roscosmos/Cassis continua ...

Mai vista una stella di neutroni così

Questa illustrazione mostra una stella di neutroni con un disco di polvere calda che emette, come la stella Rx J0806.4-4123 rilevata dall’Hubble Space Telescope della Nasa. Il disco non è stato fotografato direttamente, ma un modo per spiegare i dati è ipotizzare una struttura a disco con un’estensione di circa  30 miliardi di km. Il disco sarebbe costituito da materiale che ricade sulla stella di neutroni dopo l’esplosione di una supernova che lo ha creato. Crediti: Nasa, Esa e N. Tr’Ehnl (Pennsylvania State University). continua ...

Il premio “Giuseppe Occhialini” a Elena Pian

Elena Pian, vincitrice del premio “Giuseppe Occhialini” 2018 della Società italiana di fisica

Un doppio riconoscimento a Elena Pian, dirigente di ricerca all’Inaf Oas di Bologna: il premio “Giuseppe Occhialini” da lei appena conquistato è infatti assegnato congiuntamente dalla Società italiana di fisica (Sif) e dall’Institute of Physics (Iop), che alterna vincitori inglesi o irlandesi negli anni dispari mentre negli anni pari la nazionalità del premiato deve essere italiana. E un doppio premio: una medaglia e tremila euro. La motivazione recita così: “Per il suo primo rilevamento, con il Very Large Telescope dell’Eso, equipaggiato con lo spettrografo X-Shooter, della nucleosintesi da Processo r nella controparte ottica e infrarossa di un segnale di radiazione gravitazionale dovuto a una fusione di un sistema binario stelle di neutroni”. continua ...

Vulcani di ghiaccio su Cerere

La prominente montagna Ahuna Mons, che si pensa sia un criovulcano, è visibile qui sul bordo di Cerere. Numerose montagne più vecchie e arrotondate, come quelle visibili nella metà inferiore di questa immagine, conferiscono a Cerere un aspetto bitorzoluto e potrebbero essere criovulcani più antichi, rivelando una lunga storia di vulcanesimo su Cerere. Crediti: Dawn Framing Camera, per gentile concessione Nasa/Jpl-Caltech/Ucla/Mps/Dlr/Ida

Parlando di eruzioni vulcaniche, immaginiamo sempre pericolose colate di lava. Ma se a colare fosse acqua salata? È quanto potremmo aspettarci se sulla Terra fossero presenti criovulcani, cioè letteralmente vulcani di ghiaccio, che eruttano liquidi o gas volatili come acqua, ammoniaca o metano invece di spargere roccia fusa. Un fenomeno ancora poco compreso, ma che presenta già i suoi primi esempi nel nostro Sistema solare. In particolare, l’acqua salata è probabilmente il componente principale delle criolave su Cerere, il solo pianeta nano presente nella fascia principale degli asteroidi. continua ...