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Speed Racer

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LA BELLEZZA di vent'anni fa, il critico Roger Odin esaminò alcuni film "postmoderni" che stavano cambiando il modo di vivere l'esperienza cinematografica: guardandoli, lo spettatore non vibrava tanto agli eventi narrati, quanto alle variazioni di ritmo, d'intensità e di colore delle immagini e dei suoni. Da notare che Odin si riferiva a titoli come "I predatori dell'Arca perduta", roba che, a paragone di Speed Racer, sembra scritta da Dostoevskij.

Con Speed Racer, nuovo kolossal dei fratelli Wachowski, il processo è arrivato a compimento, e in vari modi. Intanto, il film esce in contemporanea con un videogame per Wii, nato in sinergia con la pellicola e curato dallo stesso supervisore degli effetti speciali, John Gaeta. Poi la storia, tratta dalla serie di "anime" anni 60 "Go Go Match 5", è scarnificata all'osso: il superpilota Speed, figlio del costruttore di bolidi Racer, deve affermarsi come campione della World Racing League sventando le manovre di un ricchissimo concorrente.

Sulla tramina s'innesta un tripudio di effetti speciali (2300), cui hanno collaborato Industrial Light & Magic e Sony Imageworks: inclusa una tecnica chiamata "bubble technology", che permette di riprendere in alta definizione a 360°. Completano vertiginose riprese in profondità destinate a fare dello spettatore un pilota virtuale, lanciato in corsa su piste che paiono ottovolanti.

Per riempire il rutilante contenitore durante 135 minuti di proiezione, poi, i Wachowski pescano a piene mani brandelli di un enorme repertorio "meticcio": dai colori primari dei fumetti alle sfide di gladiatori del futuro (genere "Mad Max"). Fino, e soprattutto, all'immaginario dei manga e dei cartoon giapponesi; non a caso i mortali duelli d'auto si chiamano "car-fu", nuovo genere d'arte marziale, l'eroe è aggredito da sicari Ninja e le parti drammatiche sono alternate a siparietti comici in stile "anime", pieni di fesserie affidate al fratello di Speed, Spritle e al suo scimpanzé Chim Chim. Il che, nei progetti del navigato produttore Joel Silver, corrisponde evidentemente al perfetto film globalizzato per tutta la famiglia (le battute più ardite sono del tipo "santa polpetta!"), una macchina capace di moltiplicare come uno jackpot i 120 milioni di dollari investiti.

Per andare ancor più sul sicuro, però, Silver non affida il compito ai soli effetti speciali; si procura anche un supercast: Emile Hirsch (apprezzato nel recente "Into the Wild"); la rediviva Christina Ricci, nella parte della fidanzatina Trixie; Susan Sarandon e John Goodman, in quelle di mamma e papà Racer; Matthew Fox, divo della serie "Lost", come giustiziere mascherato. Ma qual è, insomma, l'effetto di tanta abbondanza di materia prima? Anche sorvolando sull'ideologia implicita (vincere a tutti i costi) e sulla retorica della famiglia, dai cineasti di "Matrix" era lecito aspettarsi di più.

Dopo un po' domina l'effetto-ripetizione e, se hai più di dodici anni, cominci a spiare il telefonino per vedere quanto manca alla fine.



http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/cinema/recensioni/speed-film/speed-film/speed-film.html