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Fine anno in mostra
scritto da Mondoeventi Sab 17 Dic 2011 10:25 in Eventi
Amanti della cultura e dell'arte, tirate fuori la vostra agenda perché le mostre in corso per le feste natalizie sono numerose: ce n'è per tutti i gusti, dall'arte classica all'arte contemporanea passando per l'arte “pop” e anche “rock” senza dimenticare la fotografia. Il passato storico-culturale del Belpaese è così ricco che un gran numero di mostre mette a fuoco grandi artisti italiani che continuano a emozionarci a distanza di secoli. Imperdibili, in questo senso, le mostre a Roma dedicate ai geni del rinascimento italiano quali Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Botticelli. Chi dice cultura, dice scoperta di nuovi orizzonti. Diverse mostre vi faranno viaggiare nel tempo e in civiltà più o meno lontane: non avranno più segreti per voi l'elettrizzante Parigi degli anni folli – quella di Modigliani, Picasso e Dalì – la formidabile ricchezza della cultura armena e il rapporto millenario tra Venezia e l'Egitto. Decisamente colorata è la Pop Art di Andy Wharol in mostra ad Aosta, oppure la cultura di strada della New York anni '80 del pittore e writer Keith Haring a Chieti. Dopodiché, scoprite un'Europa vista tra arte e musica rock, ovvero da Bacon ai Beatles: è un'iniziativa originale che trovate a Milano. Infine, uno sguardo acuto sul mondo con la mostra fotografica dedicata a Steve McCurry, noto reporter e globetrotter del quale abbiamo ammirato tutti almeno una volta gli scatti. Per terminare, celebriamo i centocinquant'anni dell'Italia con una mostra fotografica che raffigura una giovane nazione, nel periodo 1861-1935, in preda a mutamenti tanto veloci quanto profondi. FONTE
Palma d'oro, il trionfo annunciato di Terrence Malick
scritto da Mondoeventi Gio 26 Mag 2011 10:34 in Eventi
Alla fine, tutto secondo le previsioni della vigilia: la Palma d'oro del 64esimo Festival di Cannes è andata al regista statunitense Terrence Malick, che ha trionfato con il film The tree of life. Accolto da applausi e da fischi del pubblico, criticato ferocemente da una parte della stampa ed elogiato dall'altra, il film è stato premiato dalla giuria presieduta da Robert De Niro. Il premio non è stato ritirato da Malick, ma dal produttore Bill Pohlad; d'altra parte già si conosceva il carattere del regista americano, che non sopporta le interviste e non partecipa mai alle cerimonie. Quattro anni fa tenne una conferenza alla Festa del Cinema di Roma con Mario Sesti e Antonio Monda, ma fu un'eccezione; pretese comunque che non gli fossero poste domande da parte del pubblico. Il premio per la regia è andato al regista danese Nicolas Winding Refn con il film Drive. Quello per la migliore attrice è andato alla bravissima attrice americana Kirsten Dunst protagonista di Melancholia di Lars von Trier, dichiarato "non gradito" e quindi espulso dal festival dopo le contestate esternazioni su Hitler. Il premio per il miglior attore se l'è aggiudicato Jean Dujardin, interprete del film muto e in bianco e nero The Artist di Michel Hazanavicius, che già ieri aveva ricevuto un altro premio, quello per la miglior interpretazione del cane Uggy. Il Gran Premio della Giuria è andato ex aequo ai fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne per Il ragazzo con la bicicletta e al regista turco Ceylan per Bir Zamanlar Anadolu'da (Once upon a time in Anatolia). Rimane molta amarezza per l'Italia che esce ancora una volta a bocca asciutta. Fino a qualche ora dalla cerimonia di premiazione sembrava ci fosse la possibilità di una Palma a Michel Piccoli per la sua interpretazione in Habemus Papam di Nanni Moretti o a Sean Penn, protagonista di This must be the place di Paolo Sorrentino. Ma i giurati hanno deciso in modo diverso, anche se i verdetti sembra siano stati molto tribolati. Il premio della Giuria è andato a Polisse della francese Maiwenn Le Besco (che ha nel cast anche Riccardo Scamarcio). La Palma d'oro - Short Film è andata a "Cross" della regista ucraina Maryna Vroda. Miglior sceneggiatore, l'israeliano Cedar per il film Hearat Shulayim (Footnote). La Camera d'oro per la migliore opera prima è stata assegnata a "Las Acacia" di Pablo Giorgelli; il Premio della giuria cortometraggi a "Badpakje 46" del belga Wannes Destoop. FONTE
Vivo dopo tutto, Vasco Rossi presenta 'Vivere o niente'
scritto da Mondoeventi Mar 29 Mar 2011 19:25 in Eventi
Vivere o niente. E' questo il titolo ufficiale del nuovo album di Vasco Rossi in uscita il 29 marzo. Contiene il singolo Eh già, con ironico videoclip in cui un Blasco dall'aria dimessa e lontanissimo dalle pose da rockstar canta la sua resistenza ai colpi feroci della vita. Il nuovo disco contiene 12 brani ed è stato realizzato, tra Bologna e Los Angeles, con il team di collaboratori di sempre: Guido Elmi, Tullio Ferro, Gaetano Curreri e Roberto Casini. Comprende i brani: Vivere non è facile, Manifesto fu-turista della nuova umanità, Starò meglio di così, Prendi la strada, Dici che, Eh già, Sei pazza di me, Vivere o niente, L'aquilone, Non sei quella che eri, Stammi vicino, Maledetta ragione, Mary Luise (bonus track), Prendi la strada (bonus track). Di nuovo in tour - Annunciata anche la partenza del nuovo tour di Vasco Rossi, la cui prima tappa sarà all'Heineken Jammin Festival l'11 giugno, per poi spostarsi allo stadio San Siro a Milano (16, 17, 21 e 22 giugno), a Messina (26 giugno) e allo stadio Olimpico a Roma (1 e 2 luglio). Vivere non è come perder tempo - Il nuovo album Vivere o niente, nelle parole con cui lo stesso Vasco Rossi lo ha presentato sul suo sito ufficiale e in conferenza stampa, è una riflessione insieme disincantata e grintosa, sulla bellezza di vivere ogni singolo giorno, per quanto possa essere difficile. "La vita va affrontata così com'è, senza drammatizzare e con coraggio" ha spiegato Vasco. Vivere o niente, dunque, quanto al niente, cioè il momento in cui la vita finisce, il cantante ha detto: "Quando spegnerò l'interruttore sarò io a decidere, senza rendere conto a nessun altro". Infine, una riflessione sul singolo Eh già: "Ho sempre cantato tutto quello che pensavo, non credevo che sarei durato a lungo, visto che bruciavo la mia vita. Negli ultimi trent'anni me ne sono capitate di tutti i colori, ora ne ho 59 anni e sono ancora qua, stento a crederlo". FONTE
Modigliani scultore, MART Rovereto
scritto da Mondoeventi Mar 01 Feb 2011 12:59 in Eventi
Il Mart presenta la mostra “Modigliani scultore”, che dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011 offre al grande pubblico internazionale la possibilità di ammirare per la prima volta insieme un nucleo importante delle sculture del grande artista livornese. Un nucleo di eccezionali sculture dell'artista selezionate dopo un minuzioso lavoro di ricerca scientifica durato sei anni, sarà al centro di una mostra irripetibile. Queste opere, oggetto di studio e di approfondimento per gli specialisti, saranno per il grande pubblico un'occasione unica per conoscere un capitolo ancora poco indagato della vita artistica del grande Modigliani. Durante tutta la mostra, il Mart sarà aperto ogni giorno della settimana. Credo che questa grandissima mostra su Modì dimostri che non ci si può avvicinare alla pittura di Modigliani senza conoscere profondamente la sua scultura. Dobbiamo in tal senso essere riconoscenti al MART per questa mostra. Un lavoro che parte da assai lontano nella forte volontà, allora quasi sogno, di una delle più grandi direttrici, se non la prima delle poche istituzioni museali italiane. Certo non è un caso se Gabriella Belli è Presidente AMACI - Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani. Vorremmo che meglio si approfittasse del suo amore e rigorosa competenza anche in altre istituzioni. Dicevamo un progetto che in realtà nasce prima dei sei anni che lo hanno tradotto in realtà, grazie anche ad uno staff eccellente, che la Belli ha cresciuto e grazie alla sapiente collaborazione delle istituzioni locali e agli sponsor che continuano a sostenere il MART dai suoi primi passi e che con il loro sostegno hanno contribuito a farne un riferimento importante a livello internazionale. Successo dimostrato dalla quantità delle presenze, anche se la sua collocazione non lo rende comodissimo da raggiungere, ma ora, grazie alle ferrovie italiane, ce lo rendono più vicino. Dimostrazione che la Cultura premia e i numeri lo dimostrano. Dicevamo gran bella mostra che farà da faro nel nascente 2011, rendendo luce ad una parte consistente della creatività di uno dei più grandi maestri italiani. Molto vicino a noi, molto più di quanto sia riconosciuta la sua visione del rapporto fra la creatività e l'assoluto. Dal sorriso del Kouros Milani che illumina l'estasi dell'infinito o del divino, così vicino alla risata che illumina la genesi, secondo la visione dell'antico Giappone. Risata di 800 miliardi di dei che traggono il sole dall'antro sassoso, riconducendo il Verbo ad una visione di gioia infinita. L'estasi ha il sorriso enigmatico del Buddha o della Gioconda. Ecco in questa riconoscenza, nel senso del ritrovarsi nel rapporto con la grazia, nel rapporto con la perfezione ieratica dell'assoluto, che si scopre il perché delle sculture di Modigliani. Con emozione ti immergi nei rimandi scultorei del percorso che la mostra suggerisce, con sapiente accostamento. Come potremmo capire il passaggio agli allungamenti dei colli, a quelle orbite apparentemente vuote, e quelle suggestioni, quelle vibrazioni anche quando si spostano alla visione impressionista, come nel ritratto del pittore Frank Haviland, 1914? Lì la vibrazione del colore nei tratti della pennellata racconta l'anima. Altra considerazione andrebbe fatta sulle sculture africane esposte e tanto presenti negli studi degli impressionisti e non solo. Bisogna comprendere il significato di maschera che è indissolubilmente legato al significato della musica e del suo rapporto sostanziale con la vita ed il sacrificio e nel rapporto esistente tra canto e pietra. Encantar nella lingua spagnola, ad esempio, nel suo significato originario indica non solo quello di incantare, ma quello di pietrificare. Se si approccia l'origine degli strumenti musicali si scopre il senso sacrificale, come nell'origine delle maschere che abbinano il suono trasformato alla rappresentazione di una principio vitale. La ricerca è nella rappresentazione ieratica che riconduce all'io universale, che però nasconde nella sua trasformazione della voce, l'altro segreto. Allora la maschera diventa strumento di una musicalità arcaica. La maschera non nasconde, ma riconduce chi la indossa a quella dimensione dell'immenso, del modello assoluto e primordiale, in realtà molto vicino alla rappresentazione delle lame dei tarocchi. Archetipi che tentano di riprodurre quelle leggi che hanno e che governano la creazione. Questi archetipi hanno influenzato ed influenzano ogni volta che la creatività si avvicina all'assoluto, sia in forma conscia, che, come molte volte è accaduto, allorquando la creatività si avvicina al mondo pitagorico delle idee, per restare a una rappresentazione a noi più vicina. Forse Modigliani smette di scolpire, interrompendo la sua ricerca di assoluto espressa nel cercare la forma sostanziale nella scultura, per una resa o per una consapevolezza di aver raggiunto l'obiettivo, e non tanto per motivazioni di salute, che come ben sappiamo non hanno impedito a Modì di percorre l'autodistruzione, nella ricerca, forse, di quel territorio dell'estasi, che sicuramente nel ricercare quell'assoluto aveva intravisto. La scultura di Amedeo Modigliani: una riscoperta La mostra del Mart “Modigliani scultore”, in programma a Rovereto dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011, curata e ideata da Gabriella Belli, Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, offre al grande pubblico e alla comunità scientifica la possibilità di ammirare, per la prima volta dopo la morte di Modigliani nel 1920, una mostra totalmente dedicata all'opera scultorea del grande artista livornese. Sono esposte un terzo delle sculture realizzate da Amedeo Modigliani, provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui la National Gallery di Washington, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Art, il Minneapolis Institute of Art, la cui Testa di donna del 1911, non era mai stata concessa in prestito prima d'ora ad alcun Museo. Diversamente dall'opera pittorica, indagata e presentata in numerosissime mostre, la scultura di Modigliani era stata fino ad ora riservata agli specialisti, forse anche a causa del numero esiguo di opere realizzate dall'artista. Il critico milanese Ambrogio Ceroni, che nel 1965 firma il primo catalogo documentato sulla scultura di Modigliani – e da cui è partita l'attività di ricerca del Mart – ha schedato 25 sculture. Tutte opere realizzate in pochi e intensi mesi, compresi tra il 1910 e il 1913, periodo nel quale Modigliani si dedica esclusivamente a questo lavoro, scolpendo a taglio diretto, in controtendenza con la tecnica del modellato e della fusione in uso a quel tempo. Le sculture sono opere fondamentali, come chiarisce e documenta per la prima volta questa mostra, per comprendere l'intera vicenda artistica di Modigliani. In particolare, il lavoro critico di Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo, con la collaborazione di Clarenza Catullo, e del comitato scientifico composto da Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne, individua nella creazione di questi lavori non più un periodo di sperimentazione disordinata, ma piuttosto una fase ispirata e intellettualmente ricca del percorso di Modigliani, caratterizzata dalla frequentazione assidua, a Parigi, dei luoghi e delle persone che erano al centro del dibattito internazionale sul rinnovamento della scultura nei primi anni del '900: oltre a Pablo Picasso e Constantin Brancusi anche Alexander Archipenko, Jacques Lipchitz, Ossip Zadkine, grandi maestri dai quali Modigliani deriva nuovi stimoli e nuove esperienze. La mostra indaga e ricrea questo clima di ricerca e condivisione, affiancando alle straordinarie sculture di Modigliani alcune opere degli artisti citati, ma anche importanti capolavori di arte arcaica, orientale, tribale e rinascimentale (quali le maschere Fang o il “Busto di Battista Sforza” di Francesco Laurana, presenti in mostra), che Modigliani utilizza come modelli ideali e che si rivelano fondamentali per il rinnovamento del suo personalissimo linguaggio artistico. L'opera scultorea di Modigliani, questa è la tesi della mostra, è in grado di spiegare il passaggio da un iniziale postimpressionismo all'espressione più compiuta e originale che caratterizza le opere pittoriche dell'artista a partire dal 1913, testimoniata qui da dipinti come il “Ritratto del pittore Frank Haviland”, del 1914, in prestito dalla Collezione Mattioli, o “Elena Povolozky”, del 1917, proveniente dalla Phillips Collection di Washington. Tra i risultati più entusiasmanti di questo lavoro di ampia e diretta documentazione scientifica vi è anche il fatto che con “Modigliani Scultore” cambia la numerazione ufficiale delle opere scultoree dell'artista. Un' intensa ricerca critica e filologica rivela, infatti, che Modigliani porta a termine in realtà ventotto sculture. In questo modo la classificazione di Ceroni è oggi corretta alla luce dell'identificazione e attribuzione di ulteriori tre Teste, non presenti al Mart per ragioni di indisponibilità dei prestiti, ma documentate con puntuali riscontri. L'importanza della mostra “Modigliani Scultore” non sta solo nell'eccezionalità dell'evento. La ricostruzione, fondata finalmente su basi scientifiche, di un capitolo finora misterioso della vicenda artistica di Modigliani, ha anche una valenza tutta particolare per la cultura artistica italiana. Sulla scultura di Modigliani pesa, infatti, da decenni una specie di “rimozione”, che si deve anche alla famigerata e famosa beffa del 1984, quando un gruppo di studenti livornesi ingannò buona una parte degli studiosi, con il “ritrovamento” delle false “Teste”. Con “Modigliani Scultore” gli specialisti e il grande pubblico degli appassionati, hanno così la possibilità di “uscire dalla dubbia mitologia modiglianesca”, come scrive Gabriella Belli nel testo in catalogo, e di “dare voce ad un nuovo racconto, […] grazie al recupero di documenti storici inediti o poco noti e allo studio delle fonti certe”. Un progetto ideato e curato da Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo Con la collaborazione di Clarenza Catullo Con il supporto di un comitato scientifico composto da Anna Ceroni, Eike Schmidt, Kenneth Wayne Catalogo Sivana Editoriale, Milano testi in catalogo di Anna Ceroni, Ilaria Cicali, Alessandro Del Puppo, Flavio Fergonzi, Brigitte Léal, Roberta Batoli, Eike Schmidt, Kenneth Wayne. LA MOSTRA Affrontare una ricostruzione del lavoro scultoreo di Modigliani appare come una vera e propria sfida. Le sue sculture infatti sono molto poche. Alcune di esse sono rimaste abbozzate o incompiute, o giunte a noi in stato frammentario. Sono disperse in musei e collezioni private di tutto il mondo. I documenti che si hanno a disposizione sono pochissimi; innumerevoli invece i problemi relativi alla datazione, alle fonti e ai modelli, alle vicende espositive e collezionistiche. Modigliani presentò in vita le sue sculture una volta soltanto, selezionando un gruppo di sette teste per il Salon d'Automne del 1912. Per decenni, dopo la sua morte nel 1920, la sua opera scolpita rimase al margine, rispetto a quella del pittore. Questa mostra ambisce ad una ricostruzione fedele e attendibile dell'intero percorso di Modigliani scultore, nel tentativo di chiarire e dimostrare, attraverso gli strumenti della moderna filologia visiva, i rapporti che ebbe con gli artisti del suo tempo (da Picasso a Brancusi) e con le passioni e le mode culturali dell'epoca (dal recupero di una rinnovata classicità alle suggestioni per l'arte africana ed orientale), oltre ad approfondire il ruolo dei critici e dei collezionisti, e la ragioni infine del definitivo spettacolare ritorno alla pittura, con i capolavori che, dal 1915 in poi, riprenderanno modelli e stili messi a punto proprio durante gli anni dedicati alla scultura. Nella prima sezione della mostra, le opere del francese Joseph Antoine Bernard, di Elie Nadelman e del tedesco Wilhelm Lehmbruck documentano l'irradiazione europea di una nuova ricerca scultorea, orientata ad oltrepassare la lezione del modellato di Rodin. I volumi pieni e simmetrici, le superfici lisce e le masse equilibrate di queste teste scultoree appaiono come convincenti precursori del lavoro di Modigliani. Sul piano tecnico e stilistico, le prime sculture di Modigliani (come la Testa in pietra proveniente dal Centre Pompidou) sono fortemente debitrici della procedura d'intaglio diretto della pietra, che ebbe nell'opera di Costantin Brancusi (qui presente con una delle prime versioni de Il Bacio) un sicuro punto di riferimento, che si prolungò fin negli anni venti, nelle opere di autori vicini al linguaggio cubista come Henri Laurens e Ossip Zdkine. Anziché un'articolazione fluttuante e asimmetrica nello spazio, il blocco in pietra offriva una saldezza architettonica e una uniformità plastica. Uno snodo cruciale per l'esatta comprensione delle sculture di Modigliani, in particolar modo per le sette teste presentate nel 1912, è il confronto con i disegni. Un'intera sezione della mostra è dedicata alla ricognizione e allo studio su carta delle teste scultoree: sono disegni di volti rigidamente frontali e simmetrici, oppure di profilo, talora associati a motivi architettonici. Questi fogli sono caratterizzati da un segno netto e incisivo, e da alcune suggestioni formali (come l'allungamento del volto, gli occhi a mandorla, la bocca a cilindro) che l'artista aveva tratto da esempi dell'arte tribale e orientale. Al centro del percorso espositivo è stata pensata una sala dove il confronto tra fonti del passato e suggestioni contemporanee viene giocato con un accostamento di forte impatto: due capolavori di Modigliani, come le teste di Minneapolis e di Washington (mai viste insieme, in Italia) sono presentati a fianco della Battista Sforza di Francesco Laurana, uno dei busti in marmo più celebri del Rinascimento italiano, un modello ineludibile per l'aristocratico distacco e lo sguardo assente del volto. Al loro fianco, in un deliberato rimescolamento di fonti classiche e moderne, il Busto di donna 1907 di Pablo Picasso, dove si parimenti ritrovano caratteristiche presenti nelle sculture di Modigliani: la sommaria plastica dell'ovale del volto e la sua inespressiva stereometria; i tratti determinati da rigidi, spessi profili; gli occhi vuoti, senza palpebre o pupille. Una sezione della mostra è quindi dedicata al rapporto intenso e problematico che Modigliani ebbe con i modelli scultorei provenienti da sculture extraeuropee, ed assimilati attraverso lunghe ed appassionate visite ai musei. Una serie di teste in bronzo e in grés provenienti dalle collezioni del Museo Guimet di Parigi, permettono così di documentare la presenza di certe scelte stilistiche di indubbio sapore esotico. Mentre, grazie alla presenza di due teste modiglianesche di altissima qualità provenienti da Philadelphia e Londra, è possibile ripercorrere un'altra importante vicenda di suggestioni e confronti: quella che vide Modigliani trarre ispirazione da certi modelli delle maschere africane provenienti dal Gabon e dalla Costa d'Avorio (qui documentate da esemplari provenienti dai principali musei europei), per il tipico allungamento dei volti scolpiti e per certi dettagli fisiognomici, condividendo così la passione per l'art nègre comune ad altri artefici del tempo, da Picasso a Brancusi (del quale si presenta il mirabile Adamo ed Eva dal Guggenheim di New York). Le ultime due sezioni della mostra sono dedicate al progressivo travaso dei motivi messi a punto tra 1910 e 1914 dalla scultura alla pittura. Una ricca sequenza di disegni dedicati al tema della figura femminile stante e a quello della cariatide dimostrano come il lavoro di Modigliani scultore non fu episodico od effimero, bensì lucidamente orientato alla risoluzione di problemi formali e di stile che troveranno compimento con il ritorno alla pittura a partire dal 1915: un momento raccontato nel finale della mostra, con una ricca sequenza di importanti teste ritratto dipinte. Sale espositive 1 La scultura a Parigi dopo Rodin 2 La pietra a taglio diretto 3 In preparazione del Salon d'Automne, 1912 Modigliani scultore 18.12.2010 - 27.03.2011 Progetto e curatela di Gabriella Belli, con il supporto di un comitato scientifico coordinato da Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, di cui fanno parte Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne. Il Mart ringrazia: Provincia autonoma di Trento Comune di Trento Comune di Rovereto In partnership con: UniCredit Casa del Vino della Vallagarina Con il sostegno di: Takeda Italia Farmaceutici Vettore ufficiale: Ferrovie dello Stato Partner tecnici: Calligaris Cartiere del Garda Latte Trento e Caseificio Pinzolo/Fiavè Loewe Roverplastik Trentino marketing Per le attività didattiche: Casse Rurali Trentine Biglietti: intero: euro 10 ridotto: euro 7 gratuito fino a 18 anni e sopra i 65 scolaresche: euro 1 per studente biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 20 gratuito per gli Amici del Museo Catalogo: in mostra, editore: SILVANA EDITORIALE MartRovereto Corso Bettini, 43 38068 Rovereto (TN) press@mart.trento.it - www.mart.tn.it/modiglianiscultore FONTE
Vasco, nuovo album a marzo e tour
scritto da Mondoeventi Mar 01 Feb 2011 12:56 in Eventi
Trapelano le prime indiscrezioni sulle date dei suoi prossimi concerti negli stadi, mentre tra i fan cresce l'attesa per il nuovo album di Vasco (in uscita il 29 marzo, con 12 pezzi inediti) soprattutto da quando lui stesso ha svelato sul suo sito ufficiale e sulla sua pagina di facebook, alcune frasi di due sue nuove canzoni che saranno contenute nel nuovo disco: "Il manifesto fu-turista della nuova umanità" e "L'aquilone". Foto Ansa La prima parla in maniera ironica della condizione dell'uomo nel 21esimo secolo, che deve contare soprattutto su se stesso e non può più invocare "l'aiuto di potenze superiori". "Sarà difficile - canta Vasco - Non fare degli errori/ Senza l'aiuto di/ Di potenze Superiori/ Ho fatto un patto sai/ Con le mie emozioni/Le lascio vivere/ E loro non mi fanno fuori". La seconda invece ha una poetica più visionaria e parla delle illusioni che aiutano a vivere e a lasciarsi andare guardando oltre: "Non amo questo mondo che si muove/ E che ogni giorno sembra anche migliore/ Non amo tutta questa frenesia/ Di cambiare/ Lo sai che si potrebbe stare per dei mesi/ Appesi ad un aquilone/ Guardando il cielo che si muove/ Ed il sole che muore". Le due canzoni, apparentemente l'una in antitesi con l'altra, anticipano il quadro del disco offrendo un primo assaggio di quello che in realtà è un album ricco di sorprese, anche musicalmente. L'album esce il 29 marzo e si compone di 12 brani inediti, come sempre pezzi di vita. Dopo le 48 date europee in arene e spazi al chiuso nel 2009/2010, quest'anno Vasco torna negli stadi e il calendario ufficiale delle date verrà reso noto a giorni. FONTE
Una sei giorni con le operette
scritto da Mondoeventi Mar 01 Feb 2011 12:55 in Eventi
Una sei giorni tutta speciale al Teatro Manzoni di Milano. Dall'1 al 6 febbraio tocca alla "Compagnia Italiana di Operette", realtà teatrale presente sulla scena Italiana da oltre cinquant'anni, e dedita a questo genere che sa di antico e di rinascita, dove la vita spensierata è raccontata attraverso musiche che toccano il cuore. Due i titoli in programma: "Il Paese dei campanelli" e "La vedova allegra". Nel primo titolo ci si immerge in un'immaginaria cittadina olandese dove, per un incantesimo, ogni volta che un bacio "galeotto" viene scoccato, suonano dei campanelli in difesa della virtù. Se questo paese viene visitato da una intera nave di marinai a causa di un guasto ai motori, possiamo immaginare quali saranno le conseguenze della leggenda dei campanelli. "La Vedova Allegra" non ha praticamente bisogno di presentazione, è la regina delle operette, ambientata nell'ambasciata del Pontevedro a Parigi dove il Conte Danilo Danilovich, scapolo d'oro, viene coinvolto dal Barone Zeta come candidato per sposare la ricca e bellissima Anna Glavari, vedova per l'appunto di un banchiere di corte. Ma Danilo non vuole saperne, in quanto ebbe con Anna un flirt giovanile da cui lui non riuscì mai a mettersi del tutto il cuore in pace. Una serie di eventi provocati per lo più dal buffo Njegus, insolente e ironico collaboratore del Barone Zeta, porteranno a sviluppi inaspettati. La compagnia è composta da quaranta artisti che girano l'Italia per portare buonumore attraverso una tournée che tocca teatri come il Verdi di Firenze, il Ponchielli di Cremona, l'Alfieri di Torino, il Valli di Reggio Emilia, il Massimo di Palermo, il Fabbri di Forlì per citare i più importanti. Quaranta artisti giovani ed entusiasti che si dividono tra attori, cantanti, musicisti e splendide ballerine per emozionare e coinvolgere spettatori di tutte le età. Quaranta artisti che vivono una vita fatta di teatro, di viaggi, di scambi culturali ma anche di sacrifici ed impegno per riuscire a regalare storie che diano modo di sognare, storie in fondo anche un po' loro. PER INFORMAZIONI Teatro Manzoni Via Manzoni 42 - 20121 Milano Tel. 02 - 7636901 - Fax 02 76005471 www.teatromanzoni.it info@teatromanzoni.it
Milano Moda: da D&G sfila una sexy cow girl in denim
scritto da Mondoeventi Lun 31 Gen 2011 13:03 in Eventi
Una sexy cow-girl tutta pizzi, denim, balze e stivali, quella di D&G, in passerella a Milano. Sempre in jeans, anche con camicie portate come cardigan, con pizzi traforati su cotone e camoscio, tra volants e ruches, la ragazza firmata dal duo di stilisti italiani indossa stivali alti o bassi purché di cuoio, perfino sfrangiati e borchiati. Da Prada abiti come lampadari e vestiti stampati con immagini di spiagge popolari. Miuccia Prada definisce la collezione "divertente". In realta la sfilata è complicata: nuovi materiali, seta-nylon tagliati senza gli orli (sfilacciati), per farne abitini anche minimalisti. Grigi, bianchi, neri, mescolati con arte, intervallati da stampe che fanno indovinare arenili popolari, palme. E qua e là cascatelle di cristalli, proprio quelli a gocce dei lampadari. Re Giorgio ritorna sulle scene, dopo l'epatite che lo aveva colpito nei mesi scorsi, e smentisce nuovamente, in una lunga intervista al Women's Wear Daily, i continui rumors di cessione del gruppo, anche se, spiega, "alcuni cambiamenti dal punto di vista manageriale - spostamenti e promozioni - saranno annunciati a breve". Ma, per il momento, di null'altro si tratta. Tanti i vip in prima fila per vedere la donna Armani della prossima primavera, che sarà rigorosamente in corto. In mattinata hanno sfilato Enrico Coveri, che ha disegnato le nuove divise ufficiali dell'Inter per la stagione 2009/2010, e la magliera di Les Copains, con la prezzemolina Belen Rodriguez di nuovo sulle passerelle. E poi ancora la nuova collezione Blugirl disegnata da Anna Molinari, Krizia, Moschino Cheap and Chic e Antonio Marras che ha dedicato la sfilata a Teresa Strada, presidente di Emergency e moglie di Gino Strada. Roberto Cavalli ha svelato la nuova collezione di Just Cavalli, una sfilata che ha rappresentato l'inizio di una nuova era. Lo stilista fiorentino ha infatti deciso di puntare su se stesso dopo due anni di tira e molla coi fondi di investimento. Infine, dalle sfilate milanesi una curiosità: la t-shirt con scritto a chiare lettere "Non sono una escort", realizzata da Anna Rachele, un riferimento, neanche troppo velato, ai recenti fatti di cronaca. FONTE
Seeboden festival mondiale di Bodypainting
scritto da Mondoeventi Mar 20 Lug 2010 09:02 in Eventi
Da più di dieci anni in Austria, a Seeboden, dal 12 al 18 luglio, si svolge il caleidoscopico festival mondiale di Bodypainting, il più grande evento dedicato all'arte del dipingere il corpo. E anche quest'anno, come ogni anno, artisti di tutte le nazionalità son giunti sul lago di Millstatter per dare dimostrazione delle loro abilità. FONTE Milano Moda: da D&G sfila una sexy cow girl in denim "Thriller Live" arriva in Italia Milano Film Festival 2009 CO2penhagen, musica verde a emissioni zero Beatles Day: i Fab Four entrano nell'era del digitale Culture mediterranee all'Horcynus Festival A Melpignano 100 mila 'tarantolati' in festa A Pomarico il 'Vivaldi Festival' Pino Daniele, tour in Sicilia Libano: al via festa del Cinema Taormina: se i miti hanno un cuore Kezich:Biennale gli dedica concorso Musica: Grandi a concerto Viareggio Si e' chiuso il Woodstock ungherese |
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