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PFM e De Andrè, miscela di successo

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Sono pochi i gruppi che, protagonisti dell'era progressive, non sono rimasti schiacciati dal declino di quel genere. Tra questi c'è la PFM, da trentasette anni sulla breccia, in giro attualmente con un concerto dove ripropone le canzoni di De Andrè eseguite nello storico tour del 1979. "C'è grande entusiasmo per uno spettacolo che unisce padri e figli - dice Franz Di Cioccio a Tgcom -. Un'esperienza che unisce rock e poesia".

Di quello storico spettacolo, in cui per la prima volta il cantautorato più impegnato e poetico si univa al mondo del rock, ricorre quest'anno il trentennale. Celebrato a dovere con servizi sui giornali, un libro ("Evaporati in una nuvola rock") e celebrato dal gruppo con "PFM canta De Andrè", il concerto in cui la band ripropone quei brani nello storico arrangiamento di allora. "Questo è uno spettacolo che ha un senso completo - dice Di Cioccio - è fatto di ottima musica con arrangiamenti curatissimi e testi di spessore. La cosa bella è questo passaggio generazionale dai padri ai figli. E' raro vedere a un concerto genitori e figli insieme, da noi invece accade".

Cosa si può aspettare chi viene ad assistere al vostro show?
La prima parte è tutta dedicata alle canzoni di De Andrè, con gli arrangiamenti del tour del 1979, che ormai tutti considerano quelli definitivi, tanto che anche Fabrizio non li aveva mai cambiati. E poi ci dedichiamo a un bis di un'ora e mezzo in cui facciamo una specie di compendio della nostra musica, con i più grandi successi e i pezzi più amati. Non è un concerto a tavolino, è un concerto di cuore e di pancia.

Certo che un'ora e mezzo di bis... Qualcuno non fa nemmeno un concerto intero di questa durata!
E' una provocazione per dire che non ci dimentichiamo chi siamo e qual è la nostra storia. La cosa bella è questa grande partecipazione di giovani mai come adesso. Il nostro pubblico è composto all'80% di gente attorno ai 20 anni, e sanno tutte le parole delle canzoni a memoria. Una sorta di ponte generazionale che si è costruito forse grazie ai padri che avevano a casa i dischi belli e ora i figli vengono dal vivo per sentire quelle canzoni.

Un simile cambio generazionale nel pubblico non è facile da vedere. Come vi spiegate la vostra longevità?
E' un discorso che abbiamo fatto all'inizio del millennio quando abbiamo capito che la nostra capacità è quella di suggestionare, coinvolgere la gente, creare degli scenari. Crediamo molto alle esibizioni dal vivo perché il modello di riferimento potrebbe essere quello dei jazzisti però applicato alla musica popolare e rock. Il principio è un certo rigore nell'eseguire quello che la gente si aspetta. Suoniamo di continuo, tanto è vero che il nostro tour si intitola "Neverending tour". Quello che ci interessa è il rapporto con il pubblico. Sanno che quando passa la PFM trovano qualcosa di qualità. All'epoca quello con Fabrizio fu un esperimento, che ha passato gli esami e oggi è assodato che il rock più la poesia può dare vita a una musica nuova più bella e più interessante. Allora lo affrontammo con il rigore di creare un soggetto musicale diverso, in un Paese in cui la divisione tra cantautori e rocker era nettissima.

Per il futuro avete in cantiere qualcosa?
Stiamo lavorando da un po' di tempo a un progetto che si intitola "PFM in Classic". Prenderemo alcuni brani di musica classica rivedendoli a modo nostro, un po' come abbiamo fatto all'epoca con la poesia di De Andrè. L'obiettivo è quello di rendere la musica classica più accessibile alla cultura popolare. Beethoven, Verdi, Mozart... smonteremo queste partiture inserendo dei nostri pezzi. Sarà un po' come fanno i bambini quando prendono una casetta fatta con il Lego, la smontano e la rimontano come piace a loro. Sarà pronto per il 2010.

Mentre a breve tornerete negli Stati Uniti dove siete sempre stati molto apprezzati.
Sì, il 20 giugno suoneremo in un grosso Festival, il "Nearfest", in Pennsylvanya, dove presenteremo uno spettacolo diverso. Si chiama "Stati di immaginazione" e in pratica noi suoniamo facendo una colonna sonora in parte scritta in parte improvvisata su dei film di diverse tematiche e lunghezza, ma con una suggestione particolare.

Massimo Longoni



http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo452850.shtml