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U2, un concerto per la storia

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L'unico appunto che si può fare agli U2, a voler proprio far quelli che spaccano il pelo, è quello di aver sbilanciato troppo la scaletta del loro concerto scegliendo oltre la metà delle canzoni dai loro ultimi tre album. Quello, e poi nient'altro, perché la tappa milanese del "360° tour" del gruppo irlandese entra di diritto tra i più bei concerti mai visti in Italia. Erano quasi 80mila a San Siro a spellarsi le mani per Bono, The Edge, Larry e Adam, alla faccia dei nemici dei decibel che stavolta non l'hanno avuta vinta.

Un palco circolare, "The Claw", incredibile, "una via di mezzo tra un'astronave e un cactus", come l'ha definito lo stesso Bono, che ha permesso a tutto lo stadio, da qualunque posizione, di godersi uno spettacolo da storia del rock. "Non possiamo risolvere nulla, ma possiamo darvi la più bella notte della vostra vita", ha urlato Bono prontamente sottotitolato nei megaschermi. Sante parole.

Una partenza un po' così, con tre pezzi dell'ultimo album "No line on the horizon", poi l'impennata con "Magnificent", forse la più bella canzone di questo disco, e già, scenograficamente, e musicalmente, sono momenti da pelle d'oca. E' tutto un crescendo, perché il quartetto irlandese non rinuncia ai classici che in oltre trent'anni di carriera hanno decretato il loro successo, classici che hanno ancora la stessa forza di quando sono usciti, genuini nelle versioni che hanno incantato ormai tre generazioni.

"Pride", "Sunday bloody sunday", "I still haven't found what I'm looking for", "Where the streets have no name", "The unforgettable fire", "Ultraviolet", "With or without you", "Vertigo" e "Beautiful day", arrangiate senza stravolgere la versione originale, mantengono ancora la loro carica emotiva e musicale. E poi c'è l'omaggio a Michael Jackson, con "Angel of Harlem" che sfuma in "Man in the mirror" e "Don't stop till get enough", c'è l'inatteso brindisi sul palco di Bono con la figlia Eve che ha compiuto 18 anni sulle note di "Party girl", e ancora l'impegno politico con la dedica di "Walk on" all'attivista birmana Aung Sang Suu Ki, il messaggio di pace di Desmond Tutu e la stoccata a Silvio Berlusconi affinchè al G8 anche l'Italia mantenga le sue promesse sul debito dei Paesi poveri. E c'è "One", dedicata proprio ai potenti della Terra. "We're one but we're not the same" potrebbe essere davvero il manifesto di un vertice.

In due ore, insomma, si sono condensati i grandi temi della "filosofia", passateci il termine, degli U2. La musica (e non finirà mai di sorprendere la morbidezza e la leggerezza della chitarra di The Edge), la spettacolarità (davvero a un certo punto un gioco di luci scoppiettanti dà l'idea che "The Claw" possa decollare da un momento all'altro), l'impegno civile e sociale, e, chiaramente, l'amore.

"Only love, only love can leave such a mark. But only love, only love can heal such a scar", "Solo l'amore può lasciare un segno così forte. Ma solo l'amore solo l'amore può guarire una cicatrice così grande", canta Bono in "Magnificent". E di questi tempi, al di là della facile retorica, sono parole che lasciano il segno.



http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo454632.shtml