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Modigliani scultore, MART Rovereto

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Il Mart presenta la mostra “Modigliani scultore”, che dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011 offre al grande pubblico internazionale la possibilità di ammirare per la prima volta insieme un nucleo importante delle sculture del grande artista livornese.
Un nucleo di eccezionali sculture dell'artista selezionate dopo un minuzioso lavoro di ricerca scientifica durato sei anni, sarà al centro di una mostra irripetibile. Queste opere, oggetto di studio e di approfondimento per gli specialisti, saranno per il grande pubblico un'occasione unica per conoscere un capitolo ancora poco indagato della vita artistica del grande Modigliani.
Durante tutta la mostra, il Mart sarà aperto ogni giorno della settimana.

Credo che questa grandissima mostra su Modì dimostri che non ci si può avvicinare alla pittura di Modigliani senza conoscere profondamente la sua scultura.
Dobbiamo in tal senso essere riconoscenti al MART per questa mostra. Un lavoro che parte da assai lontano nella forte volontà, allora quasi sogno, di una delle più grandi direttrici, se non la prima delle poche istituzioni museali italiane.
Certo non è un caso se Gabriella Belli è Presidente AMACI - Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani. Vorremmo che meglio si approfittasse del suo amore e rigorosa competenza anche in altre istituzioni.
Dicevamo un progetto che in realtà nasce prima dei sei anni che lo hanno tradotto in realtà, grazie anche ad uno staff eccellente, che la Belli ha cresciuto e grazie alla sapiente collaborazione delle istituzioni locali e agli sponsor che continuano a sostenere il MART dai suoi primi passi e che con il loro sostegno hanno contribuito a farne un riferimento importante a livello internazionale. Successo dimostrato dalla quantità delle presenze, anche se la sua collocazione non lo rende comodissimo da raggiungere, ma ora, grazie alle ferrovie italiane, ce lo rendono più vicino.
Dimostrazione che la Cultura premia e i numeri lo dimostrano.
Dicevamo gran bella mostra che farà da faro nel nascente 2011, rendendo luce ad una parte consistente della creatività di uno dei più grandi maestri italiani. Molto vicino a noi, molto più di quanto sia riconosciuta la sua visione del rapporto fra la creatività e l'assoluto.
Dal sorriso del Kouros Milani che illumina l'estasi dell'infinito o del divino, così vicino alla risata che illumina la genesi, secondo la visione dell'antico Giappone. Risata di 800 miliardi di dei che traggono il sole dall'antro sassoso, riconducendo il Verbo ad una visione di gioia infinita.
L'estasi ha il sorriso enigmatico del Buddha o della Gioconda.
Ecco in questa riconoscenza, nel senso del ritrovarsi nel rapporto con la grazia, nel rapporto con la perfezione ieratica dell'assoluto, che si scopre il perché delle sculture di Modigliani.
Con emozione ti immergi nei rimandi scultorei del percorso che la mostra suggerisce, con sapiente accostamento.
Come potremmo capire il passaggio agli allungamenti dei colli, a quelle orbite apparentemente vuote, e quelle suggestioni, quelle vibrazioni anche quando si spostano alla visione impressionista, come nel ritratto del pittore Frank Haviland, 1914? Lì la vibrazione del colore nei tratti della pennellata racconta l'anima.
Altra considerazione andrebbe fatta sulle sculture africane esposte e tanto presenti negli studi degli impressionisti e non solo. Bisogna comprendere il significato di maschera che è indissolubilmente legato al significato della musica e del suo rapporto sostanziale con la vita ed il sacrificio e nel rapporto esistente tra canto e pietra. Encantar nella lingua spagnola, ad esempio, nel suo significato originario indica non solo quello di incantare, ma quello di pietrificare.
Se si approccia l'origine degli strumenti musicali si scopre il senso sacrificale, come nell'origine delle maschere che abbinano il suono trasformato alla rappresentazione di una principio vitale.
La ricerca è nella rappresentazione ieratica che riconduce all'io universale, che però nasconde nella sua trasformazione della voce, l'altro segreto. Allora la maschera diventa strumento di una musicalità arcaica. La maschera non nasconde, ma riconduce chi la indossa a quella dimensione dell'immenso, del modello assoluto e primordiale, in realtà molto vicino alla rappresentazione delle lame dei tarocchi. Archetipi che tentano di riprodurre quelle leggi che hanno e che governano la creazione.
Questi archetipi hanno influenzato ed influenzano ogni volta che la creatività si avvicina all'assoluto, sia in forma conscia, che, come molte volte è accaduto, allorquando la creatività si avvicina al mondo pitagorico delle idee, per restare a una rappresentazione a noi più vicina.
Forse Modigliani smette di scolpire, interrompendo la sua ricerca di assoluto espressa nel cercare la forma sostanziale nella scultura, per una resa o per una consapevolezza di aver raggiunto l'obiettivo, e non tanto per motivazioni di salute, che come ben sappiamo non hanno impedito a Modì di percorre l'autodistruzione, nella ricerca, forse, di quel territorio dell'estasi, che sicuramente nel ricercare quell'assoluto aveva intravisto.

La scultura di Amedeo Modigliani: una riscoperta

La mostra del Mart “Modigliani scultore”, in programma a Rovereto dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011, curata e ideata da Gabriella Belli, Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, offre al grande pubblico e alla comunità scientifica la possibilità di ammirare, per la prima volta dopo la morte di Modigliani nel 1920, una mostra totalmente dedicata all'opera scultorea del grande artista livornese.
Sono esposte un terzo delle sculture realizzate da Amedeo Modigliani, provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui la National Gallery di Washington, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Art, il Minneapolis Institute of Art, la cui Testa di donna del 1911, non era mai stata concessa in prestito prima d'ora ad alcun Museo.
Diversamente dall'opera pittorica, indagata e presentata in numerosissime mostre, la scultura di Modigliani era stata fino ad ora riservata agli specialisti, forse anche a causa del numero esiguo di opere realizzate dall'artista.
Il critico milanese Ambrogio Ceroni, che nel 1965 firma il primo catalogo documentato sulla scultura di Modigliani – e da cui è partita l'attività di ricerca del Mart – ha schedato 25 sculture. Tutte opere realizzate in pochi e intensi mesi, compresi tra il 1910 e il 1913, periodo nel quale Modigliani si dedica esclusivamente a questo lavoro, scolpendo a taglio diretto, in controtendenza con la tecnica del modellato e della fusione in uso a quel tempo.

Le sculture sono opere fondamentali, come chiarisce e documenta per la prima volta questa mostra, per comprendere l'intera vicenda artistica di Modigliani.
In particolare, il lavoro critico di Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo, con la collaborazione di Clarenza Catullo, e del comitato scientifico composto da Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne, individua nella creazione di questi lavori non più un periodo di sperimentazione disordinata, ma piuttosto una fase ispirata e intellettualmente ricca del percorso di Modigliani, caratterizzata dalla frequentazione assidua, a Parigi, dei luoghi e delle persone che erano al centro del dibattito internazionale sul rinnovamento della scultura nei primi anni del '900: oltre a Pablo Picasso e Constantin Brancusi anche Alexander Archipenko, Jacques Lipchitz, Ossip Zadkine, grandi maestri dai quali Modigliani deriva nuovi stimoli e nuove esperienze.


La mostra indaga e ricrea questo clima di ricerca e condivisione, affiancando alle straordinarie sculture di Modigliani alcune opere degli artisti citati, ma anche importanti capolavori di arte arcaica, orientale, tribale e rinascimentale (quali le maschere Fang o il “Busto di Battista Sforza” di Francesco Laurana, presenti in mostra), che Modigliani utilizza come modelli ideali e che si rivelano fondamentali per il rinnovamento del suo personalissimo linguaggio artistico.
L'opera scultorea di Modigliani, questa è la tesi della mostra, è in grado di spiegare il passaggio da un iniziale postimpressionismo all'espressione più compiuta e originale che caratterizza le opere pittoriche dell'artista a partire dal 1913, testimoniata qui da dipinti come il “Ritratto del pittore Frank Haviland”, del 1914, in prestito dalla Collezione Mattioli, o “Elena Povolozky”, del 1917, proveniente dalla Phillips Collection di Washington.

Tra i risultati più entusiasmanti di questo lavoro di ampia e diretta documentazione scientifica vi è anche il fatto che con “Modigliani Scultore” cambia la numerazione ufficiale delle opere scultoree dell'artista.
Un' intensa ricerca critica e filologica rivela, infatti, che Modigliani porta a termine in realtà ventotto sculture. In questo modo la classificazione di Ceroni è oggi corretta alla luce dell'identificazione e attribuzione di ulteriori tre Teste, non presenti al Mart per ragioni di indisponibilità dei prestiti, ma documentate con puntuali riscontri.

L'importanza della mostra “Modigliani Scultore” non sta solo nell'eccezionalità dell'evento.
La ricostruzione, fondata finalmente su basi scientifiche, di un capitolo finora misterioso della vicenda artistica di Modigliani, ha anche una valenza tutta particolare per la cultura artistica italiana. Sulla scultura di Modigliani pesa, infatti, da decenni una specie di “rimozione”, che si deve anche alla famigerata e famosa beffa del 1984, quando un gruppo di studenti livornesi ingannò buona una parte degli studiosi, con il “ritrovamento” delle false “Teste”.
Con “Modigliani Scultore” gli specialisti e il grande pubblico degli appassionati, hanno così la possibilità di “uscire dalla dubbia mitologia modiglianesca”, come scrive Gabriella Belli nel testo in catalogo, e di “dare voce ad un nuovo racconto, […] grazie al recupero di documenti storici inediti o poco noti e allo studio delle fonti certe”.


Un progetto ideato e curato da
Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo
Con la collaborazione di Clarenza Catullo
Con il supporto di un comitato scientifico composto da
Anna Ceroni, Eike Schmidt, Kenneth Wayne


Catalogo Sivana Editoriale, Milano
testi in catalogo di Anna Ceroni, Ilaria Cicali, Alessandro Del Puppo, Flavio Fergonzi, Brigitte Léal, Roberta Batoli, Eike Schmidt, Kenneth Wayne.


LA MOSTRA
Affrontare una ricostruzione del lavoro scultoreo di Modigliani appare come una vera e propria sfida. Le sue sculture infatti sono molto poche. Alcune di esse sono rimaste abbozzate o incompiute, o giunte a noi in stato frammentario. Sono disperse in musei e collezioni private di tutto il mondo. I documenti che si hanno a disposizione sono pochissimi; innumerevoli invece i problemi relativi alla datazione, alle fonti e ai modelli, alle vicende espositive e collezionistiche.
Modigliani presentò in vita le sue sculture una volta soltanto, selezionando un gruppo di sette teste per il Salon d'Automne del 1912. Per decenni, dopo la sua morte nel 1920, la sua opera scolpita rimase al margine, rispetto a quella del pittore.

Questa mostra ambisce ad una ricostruzione fedele e attendibile dell'intero percorso di Modigliani scultore, nel tentativo di chiarire e dimostrare, attraverso gli strumenti della moderna filologia visiva, i rapporti che ebbe con gli artisti del suo tempo (da Picasso a Brancusi) e con le passioni e le mode culturali dell'epoca (dal recupero di una rinnovata classicità alle suggestioni per l'arte africana ed orientale), oltre ad approfondire il ruolo dei critici e dei collezionisti, e la ragioni infine del definitivo spettacolare ritorno alla pittura, con i capolavori che, dal 1915 in poi, riprenderanno modelli e stili messi a punto proprio durante gli anni dedicati alla scultura.
Nella prima sezione della mostra, le opere del francese Joseph Antoine Bernard, di Elie Nadelman e del tedesco Wilhelm Lehmbruck documentano l'irradiazione europea di una nuova ricerca scultorea, orientata ad oltrepassare la lezione del modellato di Rodin. I volumi pieni e simmetrici, le superfici lisce e le masse equilibrate di queste teste scultoree appaiono come convincenti precursori del lavoro di Modigliani.

Sul piano tecnico e stilistico, le prime sculture di Modigliani (come la Testa in pietra proveniente dal Centre Pompidou) sono fortemente debitrici della procedura d'intaglio diretto della pietra, che ebbe nell'opera di Costantin Brancusi (qui presente con una delle prime versioni de Il Bacio) un sicuro punto di riferimento, che si prolungò fin negli anni venti, nelle opere di autori vicini al linguaggio cubista come Henri Laurens e Ossip Zdkine. Anziché un'articolazione fluttuante e asimmetrica nello spazio, il blocco in pietra offriva una saldezza architettonica e una uniformità plastica.
Uno snodo cruciale per l'esatta comprensione delle sculture di Modigliani, in particolar modo per le sette teste presentate nel 1912, è il confronto con i disegni. Un'intera sezione della mostra è dedicata alla ricognizione e allo studio su carta delle teste scultoree: sono disegni di volti rigidamente frontali e simmetrici, oppure di profilo, talora associati a motivi architettonici. Questi fogli sono caratterizzati da un segno netto e incisivo, e da alcune suggestioni formali (come l'allungamento del volto, gli occhi a mandorla, la bocca a cilindro) che l'artista aveva tratto da esempi dell'arte tribale e orientale.
Al centro del percorso espositivo è stata pensata una sala dove il confronto tra fonti del passato e suggestioni contemporanee viene giocato con un accostamento di forte impatto: due capolavori di Modigliani, come le teste di Minneapolis e di Washington (mai viste insieme, in Italia) sono presentati a fianco della Battista Sforza di Francesco Laurana, uno dei busti in marmo più celebri del Rinascimento italiano, un modello ineludibile per l'aristocratico distacco e lo sguardo assente del volto.

Al loro fianco, in un deliberato rimescolamento di fonti classiche e moderne, il Busto di donna 1907 di Pablo Picasso, dove si parimenti ritrovano caratteristiche presenti nelle sculture di Modigliani: la sommaria plastica dell'ovale del volto e la sua inespressiva stereometria; i tratti determinati da rigidi, spessi profili; gli occhi vuoti, senza palpebre o pupille.
Una sezione della mostra è quindi dedicata al rapporto intenso e problematico che Modigliani ebbe con i modelli scultorei provenienti da sculture extraeuropee, ed assimilati attraverso lunghe ed appassionate visite ai musei. Una serie di teste in bronzo e in grés provenienti dalle collezioni del Museo Guimet di Parigi, permettono così di documentare la presenza di certe scelte stilistiche di indubbio sapore esotico.
Mentre, grazie alla presenza di due teste modiglianesche di altissima qualità provenienti da Philadelphia e Londra, è possibile ripercorrere un'altra importante vicenda di suggestioni e confronti: quella che vide Modigliani trarre ispirazione da certi modelli delle maschere africane provenienti dal Gabon e dalla Costa d'Avorio (qui documentate da esemplari provenienti dai principali musei europei), per il tipico allungamento dei volti scolpiti e per certi dettagli fisiognomici, condividendo così la passione per l'art nègre comune ad altri artefici del tempo, da Picasso a Brancusi (del quale si presenta il mirabile Adamo ed Eva dal Guggenheim di New York).
Le ultime due sezioni della mostra sono dedicate al progressivo travaso dei motivi messi a punto tra 1910 e 1914 dalla scultura alla pittura. Una ricca sequenza di disegni dedicati al tema della figura femminile stante e a quello della cariatide dimostrano come il lavoro di Modigliani scultore non fu episodico od effimero, bensì lucidamente orientato alla risoluzione di problemi formali e di stile che troveranno compimento con il ritorno alla pittura a partire dal 1915: un momento raccontato nel finale della mostra, con una ricca sequenza di importanti teste ritratto dipinte.

Sale espositive
1 La scultura a Parigi dopo Rodin
2 La pietra a taglio diretto
3 In preparazione del Salon d'Automne, 1912



Modigliani scultore
18.12.2010 - 27.03.2011

Progetto e curatela di Gabriella Belli, con il supporto di un comitato scientifico coordinato da Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, di cui fanno parte Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne.

Il Mart ringrazia:
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In partnership con:
UniCredit
Casa del Vino della Vallagarina
Con il sostegno di:
Takeda Italia Farmaceutici

Vettore ufficiale:
Ferrovie dello Stato

Partner tecnici:
Calligaris
Cartiere del Garda
Latte Trento e Caseificio Pinzolo/Fiavè
Loewe
Roverplastik
Trentino marketing

Per le attività didattiche:
Casse Rurali Trentine

Biglietti: intero: euro 10
ridotto: euro 7
gratuito fino a 18 anni e sopra i 65
scolaresche: euro 1 per studente
biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 20
gratuito per gli Amici del Museo

Catalogo: in mostra, editore: SILVANA EDITORIALE


MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
press@mart.trento.it - www.mart.tn.it/modiglianiscultore



FONTE