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Tatum O' Neal arrestata per droga

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CI SONO tre modelli di bambine prodigio, nello showbiz americano. Il primo è il modello Jodie Foster: star della pubblicità a tre anni, attrice in Taxi Driver, non sbaglia mai una mossa. Si è laureata, ha vinto due Oscar da adulta, sceglie benissimo i copioni, è madre felice di due bambini, non è perseguitata dal gossip malgrado la sua dichiarata omosessualità. Il secondo è il modello Drew Barrymore: piccola, indimenticabile protagonista di E.T., giovanissima vittima di alcol e droghe, ha avuto la forza di lasciare lo spettacolo, di guarire e di tornare al top, regina indiscussa delle commedie romantica. Il terzo, il più triste, è il modello Tatum O' Neal: la baby-diva di Paper Moon, che dal trauma del successo in età troppo verde non si è mai ripresa. Una che nel tunnel della dipendenza ci è finita, e non ne è mai risalita.

Come dimostra la vicenda che la vede, oggi, protagonista delle cronache. La notizia rimbalza sui media di mezzo mondo: lei, Tatum, ora quarantaquattrenne, arrestata, a New York, per acquisto e possesso di cocaina. Beccata, praticamente in flagrante, mentre compra droga, da uno dei migliaia di pusher della Grande Mela. Destino triste, per questa donna dall'aspetto ancora piacevole, lo sguardo intelligente. Ma invecchiata a causa di un'esistenza difficile. Segnata non solo dal clamoroso successo cinematografico ottenuto da bambina, ma anche dalla presenza, nella sua vita, di due figure ingombranti. Entrambe complesse, entrambe celebri quanto e più di lei: il padre, ovvero l'ex divo divo Ryan O' Neal, e l'ex marito, il genio del tennis John McEnroe.

Ma oggi i riflettori sono tutti per lei. Ed è triste che sia la cronaca nera (fatto comunque non insolito, viste l'attuale leva di starlette alla Paris Hilton o Linsday Lohan) a far tornare alla ribelta un personaggio che, artisticamente, non fa parlare di sé da tantissimo tempo. Visto che il suo unico suo periodo di gloria cinematografica lo vive, come molti spettatori ricordano, nel pieno degli anni Settanta. Precisamente nel 1973, quando gli schermi planetari vengono invasi dalla commedia un po' truffaldina un po' picaresca Paper Moon. Diretta da Peter Bogdanovich, e in cui recita accanto al padre.

Ed è un successo travolgente. Che porta la piccola Tatum - nata il 5 novembre 1963 a Los Angeles, e già all'epoca baby-professionista con molta carriera tv alle spalle - alle vette della celebrità. Con tanto di Oscar conquistato, come migliore interprete femminile non protagonista.

Ma quando si arriva in cima, specie se si è così giovani e con una figura paterna non certo esemplare, la cosa più probabile è cominciare a scendere. Ed è questo che accade a Tatum: tra fine anni Settanta, e per tutti gli Ottanta, lavora sì nello spettacolo, tra piccolo e grande schermo, ma senza partecipare a opere che lasciano il segno. E così, malgrado la statuetta dorata e il ruolo scomodo di figlia d'arte, la sua fama comincia a declinare.

A rilanciarla a sorpresa non è la carriera, ma la cronaca rosa. Perché lei si innamora, e diventa moglie, di un personaggio che più celebre non si può: McEnroe, appunto. Uomo tutto genio e sregolatezza, e non solo per i comportamenti bizzosi sul campo da tennis. Il loro è un legame, manco a dirlo, tempestoso: si sposano nel 1986, divorziano nel '92. Nel mezzo tre figli, litigi, botte. E dopo un doloroso strascico giudiziario, al termine del quale lui ottiene la custodia dei bambini.

Per lei, invece, gli anni Novanta passano senza particolari soddisfazioni: partecipa al film Basquiat di Julian Schnabel, a un episodio di **** and the City, a un altro di Law and order: Criminal Intent. Poca roba, per una precoce vincitrice di Oscar. Che, nel frattempo, continua a lottare col suo demone di sempre: la dipendenza dalla droga. Da lei raccontata, con onestà e drammaticità, in un libro uscito negli Stati Uniti nel 2004, dal titolo A Paper Life. In cui parla dei traumi vissuti nel corso della sua infelicissima infanzia.

Nello stesso tempo, cerca di rilanciare la sua carriera: è tra gli interpreti del telefilm Rescue me; gira, come protagonista, la pellicola Saving Grace. Ma la "terapia" del confessarsi via libro, evidentemente, non le è bastata. Come dimostra il suo arresto di oggi, che la ributta nel tristissimo ruolo di una delle tante tossicodipendenti a caccia di cocaina nella Grande Mela.



http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/persone/tatum-oneal/tatum-oneal/tatum-oneal.html