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Tempi duri per le superstar

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IL TITOLO suona incredibile: "Tempi duri per le superstar di Hollywood", annuncia la rivista Variety. E in effetti una frase del genere appare stonata, una variazione sul tema un po' becero "anche i ricchi piangono". Come si può essere bellissimi, bravissimi, famosissimi, amatissimi, con patrimoni ingentissimi, e però in crisi professionale? Come pensare a George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon, Tom Hanks, Will Smith, associandoli all'ansia per il futuro? Eppure, le cose stanno così. Almeno a decifrare alcuni segnali che arrivano dalla Mecca del cinema.

Indizi sparsi nelle ultime settimane, negli articoli dei magazine a stelle e strisce. E che possono essere condensati in un unico concetto: soldi. Quattrini, milioni di dollari, che i superdivi del cinema rischiano di perdere, a breve termine. A causa, soprattutto, del nuovo atteggiamento delle major. Che, a quanto indicano i rumors hollywoodiani, sembrano fermamente intenzionate a discutere i contratti coi più potenti nomi dello showbiz, agganciando i loro guadagni ai ricavi dei film. A rivelarlo, tra gli altri, è Peter Bart, la "mente" di Variety che sul sito del giornale ha anche aperto un seguitissimo blog. In cui riporta le sue opinioni senza filtri. Ed è proprio lui a lanciare, senza mezzi termini, l'allarme superstar.

Il perché è presto detto. I boss delle major partono da una serie di dati. Come il fatto che la presenza di un superdivo non sempre significa superincassi al boxoffice. Che i numeri uno dello showbiz costano tantissimo, con cachet che in molti casi superano i 20 milioni di dollari (leggi l'articolo sulla classifica di Forbes). Che la partecipazione di una star, al di là di quanto la paghi, tende a far lievitare anche gli altri costi di produzione di un film. Che l'immensa popolarità del protagonista di una pellicola non implica necessariamente che folle oceaniche siano disposte a pagare il prezzo del biglietto.

E gli esempi, in questo senso, sono numerosi. A partire da colui che il Time ha definito "The last movie star", ovvero George Clooney: vincente in Ocean's Eleven e seguiti, ma anche protagonista di film più impegnati e non certo sfondabotteghini. Stesso discorso per Brad Pitt (vedi il flop di The assassination of Jesse James), e ancora di più per la sua compagna: la presenza di Angelina Jolie, come pure di Nicole Kidman, spesso si è rivelata "veleno" per gli incassi.

Certo, altri nomi - Matt Damon, Tom Hanks, Will Smith - sembrano più affidabili. Ma, ragionano i poco romantici dirigenti delle case di produzione, resta il fatto che, negli ultimi anni, la maggior parte dei film campioni d'incassi avevano cast per nulla stellari. In alcuni casi - vedi il clamoroso successo di Cloverfield - gli attori erano quasi sconosciuti, in altri - la commedia Molto incinta, ad esempio - i protagonisti erano emergenti, a ancora lontani dalla vetta hollywoodiana. Per non parlare dell'appeal dei meno costosi teenager vedi l'exploit di Shia La Boeuf (poi partner di Harrison Ford nell'ultimo Indiana Jones) nel thriller Disturbia. Perfino il nuovo Hulk, che nel weekend appena trascorso ha fatto il botto nei cinema americani, ha come protagonista un attore talentuosissimo, ma negli ultimi tempi poco visibile, come Edward Norton.

Da qui la proposta che gli studios stanno per portare al tavolo delle trattative con le superstar: quella di agganciare i loro guadagni al superamento della soglia di "rischio". Esempio: se il film costa 100 milioni di dollari, il protagonista prenderà delle percentuali magari sostanziose, ma solo se gli incassi supereranno i 100 milioni. Altrimenti, nulla. Nessun ricavo, nemmeno per chi ha il nome a caratteri cubitali sulle locandine. Il precedente, del resto, c'è: il contratto di Tom Cruise per Mission impossibile rispondeva proprio a questi criteri.

Difficile dire se le superstar - che in media, tra film pubblicità e altri introiti, guadagnano circa 100 milioni l'anno - accetteranno progetti del genere, che per loro si tradurrebbero, con tutta probabilità, in tagli alle entrate. E intanto, a rendere ancora più ansiogeno il loro orizzonte, c'è un'altra nube: quella di un probabile, imminente sciopero degli attori. Che segue quello, durissimo, degli sceneggiatori. Un'astensione dal lavoro che potrebbe fermare tutti i più lucrosi progetti che vedono in campo i grandi nomi di Hollywood. Tanto che stavolta anche un personaggio attento ai diritti dei lavoratori come George Clooney ha lanciato un appello alla concordia...



http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/spettacoli_e_cultura/superstar-problemi/superstar-problemi/superstar-problemi.html