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L'anno nero di Hollywood

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Una volta c'era il "dorato mondo di Hollywood". Oggi il colore più appropriato, da quelle parti, sarebbe forse un nero funebre. Mai come negli ultimi mesi lo star system a stelle e strisce è stato funestato di morti violente e improvvise, arresti inaspettati, ricoveri per problemi di alcol e droga.

Solo nell'ultima settimana sono deceduti due degli attori di punta della nuova generazione. Uno, Brad Renfro, bambino prodigio a soli 12 anni nel Cliente nel 1994 e giovane Brad Pitt in Sleepers nel 1996, si era già perso da anni nel baratro della tossicodipendenza, lasciando dietro di sé solo il ricordo del suo talento sprecato. L'altro, Heath Ledger, mai come in questo momento sulla cresta dell'onda: consacrato da Brokeback Mountain e in attesa di raccogliere i consensi con il suo nuovo Jocker (a detta di chi ha visto il film, strepitoso) nell'ultimo capitolo della saga di Batman, The Dark Knight.

E se con la sua morte Renfro ha posto fine a una vita fatta di eccessi tristemente noti - alcol, droga e molti arresti sulla sua fedina penale -, la scomparsa di Ledger ha lasciato tutti sgomenti. Si fanno mille ipotesi: suicidio, overdose, ma per ora l'unica certezza sono le pilllole trovate sul suo comodino e alcune dichiarazioni rilasciate nelle ultime interviste, che lasciavano trasparire un malessere di fondo.

Sui continui eccessi e conseguenti ricoveri di Britney Spears - un sito addirittura scommette sulla data della sua morte -, Lindsay Lohan e Amy Winehouse (tutte e tre sotto i 30 anni) è superfluo tornare. Così come sugli arresti per guida in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di alcol: praticamente uno a settimana. Passando senza colpo ferire da una giovane e insospettabile, come Mischa Barton(il 27 dicembre scorso) all'ex attore ribelle che sembrava aver messo la testa a posto, Kiefer Sutherland (una settimana fa). A fine settembre era stato arrestato ubriaco anche l'interprete 30enne di Match Point, Jonathan Rhys Meyers, e a novembre un altro giovanissimo attore in ascesa: Shia LaBeouf, protagonista di Transformers e Suburbia.

E pensate che i più maturi siano fuori pericolo, vi sbagliate di grosso: Mel Gibson arrestato l'anno scorso ubriaco aveva confessato i propri problemi con la bottiglia, così pure il regista di Rules of Attraction e sceneggiatore di Pulp Fiction Roger Avary. Anche Oliver Stone combatte da anni contro la dipendenza da droghe e alcol.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: che sta succedendo da quelle parti? Che il binomio successo-eccesso sia indissolubile va bene, ma che sempre più spesso chi entra a far parte del dorato mondo di Hollywood finisca così malamente è davvero inquietante. Possibile che persone che agli occhi di noi comuni mortali hanno tutto – soldi, fama, successo - si rivelino tanto insoddisfatte della propria vita, da sprofondare all'autodistruzione?

In una intervista del 2000 a Vanity Fair Heath Ledger diceva: «Faccio questo lavoro semplicemente perché mi piace e mi diverto. Il giorno che smetterò di divertirmi, sparirò. Non voglio fare l'attore sempre, non voglio trascorrere tutta la mia vita in questa industria, c'è molto altro da scoprire lì fuori…». Probabilmente quel momento è arrivato prima del previsto e in maniera più traumatica di quel che ci si aspettava. E Ledger è stato di parola.



http://magazine.libero.it/gossip/radioserva/ne7275.phtml