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L'Italia ai tempi della "Videocrazy"

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“La tv è una scatola magica che ti fa diventare popolare, basta apparire”, parola di Lele Mora, l'agente televisivo che fino a poco tempo fa toccava la gente comune per trasformarla in star. Il personal agent più influente d'Italia è uno dei protagonisti di Videocrazy dell'italo-svedese Erik Gandini, presentato a Venezia come evento congiunto della Settimana internazionale della critica e delle Giornate degli autori. Il 4 settembre sarà distribuito in settanta sale italiane.
E Mora non è l'unico personaggio, ci sono Simona Ventura, Briatore insieme alle sue Miss Billionaire, le letterine, le veline, Silvio Berlusconi e il “Robin Hood che ruba ai poveri per dare a se stesso”, Fabrizio Corona.
Videocrazy è un documentario che, come è facile intuire, racconta del potere dell'immagine televisiva innestata nel cuore della vita politica italiana. Gandini parte dalla fine degli anni Settanta quando si sperimentava una tv fatta di quiz con donne poco vestite, da lì sono nati i Drive In e gli spettacoli del Bagaglino, così è iniziata la rivoluzione culturale delle tv private, create da Berlusconi.
“La televisione ha un potere pazzesco da trent'anni – afferma il regista – ha invaso l'immaginario collettivo. L'Italia è uno dei pochi paesi dove il piccolo schermo e il potere politico sono inscindibili. Un'immagine che mi mette paura. Ogni volta che ritorno a casa e accendo la tv divento triste, i miei amici svedesi ridono del Bel Paese, il problema è che si tratta di una cosa seria”.
Il film, come da copione, ha avuto uno start up travagliato, i trailer sono stati rifiutati sia da Mediaset che dalla Rai. “Quando ho letto la lettera di rifiuto della Rai mi sembrava un testo orwelliano, più leggevo e meno capivo, ho provato una sensazione di disagio. Forse avevo sottovaluto il livello di tensione che si respirava qui, stiamo assistendo a una guerra che ha a che fare con la libertà di stampa. Se avessimo semplicemente utilizzato la scrittura le reazioni non sarebbero state le stesse, se invece ti esprimi con il linguaggio televisivo tutto diventa pericoloso. Le parole ormai non contano più, è chiaro che viviamo in una videocrazia”. Comunque “la censura” non ha portato male, le copie del film nel frattempo sono aumentate.
Del giro fa parte anche il magnate dei fotografi, Corona (che dovrebbe arrivare a Venezia), Gandini lo segue prima e dopo l'arresto, durante le sue serate da diecimila euro l'ora. Il suo motto è: “Se vuoi ottenere risultati nella vita devi fare cose che non fanno bene, l'importante è prendere il potere”. Una realtà pericolosa: la cosiddetta “cultura del banale non è affatto innocua”, tiene a sottolineare il regista. Per chi fosse già informato sui fatti Videocrazy non aggiunge molto di più, per chi non lo fosse è bene che corra al cinema.


http://spettacoli.tiscali.it/articoli/cinema/09/09/03/videocrazy_123.html