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Se il mercato del farmaco convince che il bambino è malato

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Nel 2002 il British Medical Journal pubblicava un articolo che iniziava affermando che “Si possono fare molti soldi dicendo alle persone sane che sono malate”. Questo è il disease mongering, o mercato della malattia. L'allargamento delle conoscenze sulle malattie e la possibilità di praticare numerosi esami di laboratorio stimola il bisogno e la decisione di praticarne almeno per “vedere se il bambino sta bene”. In questo caso sono i genitori a fare tutto da soli.

Il disease mongering è, invece, una strategia di marketing attuata da alcuni sfruttando l'ignoranza, l'ingenuità, l'ansia, di altri per creare un bisogno “artificiale” di salute al fine di vendere i loro prodotti. Un esempio è rappresentato dalla possibilità di eseguire in farmacia, quasi con metodica “fai da te”, numerosi esami per la diagnosi di intolleranza alimentare. Il paziente, leggendo la lista dei disturbi esposta bene in evidenza, “decide” di essere affetto da un'intolleranza alimentare e pratica l'esame senza sapere nulla del test. E magari scopre “di essere allergico” all'aglio che non mangia mai e non può, quindi, essere responsabile dei suoi disturbi.

Tutto questo, naturalmente, senza avere consultato il proprio medico. Anche il recente suggerimento dell'American Academy of Pediatrics di utilizzare dei farmaci nell'ipercolesterolemia del bambino è stato sospettato di essere un caso di disease mongering. Non è dimostrato, infatti, che si riduca il rischio per cuore e arterie attraverso la correzione della dislipidemia nel bambino obeso.

Gli esempi potrebbero essere molti, ma il modo di produrre il disease mongering è sempre lo stesso: la creazione da parte di un “venditore” di un bisogno di salute, la possibilità di soddisfare questo bisogno attraverso l'uso dei suoi prodotti e l'adeguata pubblicizzazione della soluzione. Per creare il bisogno di salute si enfatizza la crescente diffusione di una malattia, si classificano come malattia semplici fattori di rischio (non necessariamente la malattia si svilupperà) e la possibilità di interventi sempre più precoci, si interpretano sintomi lievi come gravi, si trasformano problemi nutrizionali in problemi medici.

Anche la proposta continua di bevandine per favorire l'assunzione di acqua da parte dei lattanti può rappresentare una forma di disease mongering perché il bambino, quando ha sete, beve, spontaneamente, qualunque cosa, addirittura l'acqua oligominerale (che certamente costa meno).

Difendersi dal disease mongering è importante, ma richiede un grosso sforzo da parte dei potenziali “pazienti”. Bisogna documentarsi sugli argomenti in questione in maniera dettagliata, scandagliando fonti scientifiche autorevoli e, possibilmente, indipendenti.

L'introduzione recente dell'obbligo di dichiarare il conflitto di interessi riguardo alle ricerche pubblicate dovrebbe proprio favorire la neutralità dell'informazione. Chiunque pubblichi qualcosa è obbligato a dichiarare se la ricerca è stata finanziata in qualche modo con denaro, apparecchiature o altro tipo di sponsorizzazione, dalle industrie oppure se i ricercatori sono, anche solo in parte, proprietari della ditta produttrice del farmaco studiato. Documentarsi sugli argomenti che ci interessano è un lavoro impegnativo ma la salute ed il portafogli ne beneficeranno sicuramente.



di Roberto Minelli


http://donna.tiscali.it/articoli/pediatra/09/07/disease_mongering_123.html