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Prezzi illegali , giapponesi in fuga da Roma

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I flussi turistici del Giappone verso l'Italia sono «in rapido declino» e scontano fattori come il supereuro, la nuova influenza e, soprattutto, «i servizi di bassa qualità" e i "prezzi illegali», ad esempio nel caso di ristoranti e taxi. In una corrispondenza da Roma, l'Asahi Shimbun, il secondo quotidiano del Sol Levante con 5 milioni di copie vendute al giorno, traccia in un'edizione dell'ultimo fine settimana un quadro poco rassicurante sul Belpaese, a poche settimane dal conto-truffa da 700 euro che una coppia di turisti giapponesi si è vista addebitata per un pasto consumato in un ristorante romano.

LA REPLICA DELLA GIUNTA - I giapponesi lamentano scarsa qualità dei servizi in Italia? «Siamo pronti al confronto con i giornalisti che dell'Italia danno questa lettura». È la risposta che il vice sindaco di Roma con delega al Turismo Mauro Cutrufo dà alle critiche mosse dal corrispondente da Roma dell' Asahi Shimbun, secondo quotidiano del Sol Levante con 5 milioni di copie vendute al giorno. Cutrufo ha spiegato che «siamo attesi a Tokyo per una visita con il presidente della Repubblica e porteremo le nostre eccellenze. Sono però stupito - ha aggiunto - perchè solo pochi giorni fa giornalisti giapponesi hanno ascoltato e apprezzato proprio nel mio ufficio i nostri progetti, soprattutto quelli legati alla realizzazione del II Polo turistico della Capitale e, in previsione del viaggio in Giappone, stiamo predisponendo un testo, anche in giapponese, per spiegarne i dettagli». Certo, ha ammesso Cutrufo, «c'è stato un episodio odioso», riferendosi al conto eccessivo pagato da turisti giapponesi per un pranzo in un ristorante nel centro di Roma «ma non penso possa essere preso ad esempio come l'unica offerta turistica e ricettiva del nostro Paese».

POCA CHIAREZZA - «Preferiamo mangiare nei MacDonald's, dove è più facile ordinare, i prezzi sono più chiari e non ci sono sorprese nei menù. In alcuni ristoranti, dopo aver mangiato, ci arriva la sorpresa dell'obbligo di consumazione fino al dolce o di tariffe aggiuntive». I turisti giapponesi a Roma confermano l'analisi del quotidiano Asahi Shimbun. Assediati a Fontana di Trevi dai madonnari, così a Roma vengono chiamati i venditori di souvenir, e dai centurioni davanti al Colosseo, i giapponesi sono sempre meno disponibili a pagare per farsi riprendere in foto assieme a personaggi in costume degli antichi romani o acquistare souvenir, acqua e gelati da bancarelle o chioschi improvvisati. «Meglio acquistare nei negozi - ha detto Kumi, in visita a Roma da qualche giorno - dove il prezzo è scritto e visibile. Così siamo sicuri di pagare quanto spenderebbe anche un italiano per un caffè, un souvenir o una bottiglia d'acqua». Tra alcuni vacanzieri giapponesi, c'è anche chi lamenta «uno scarso rapporto qualità-prezzo nei ristoranti turistici, anche quando si paga un conto da 50 euro. Probabilmente per mangiare bene - dicono con ironia - bisogna spendere molto di più».



http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_luglio_20/turisti_nippo_scontenti-1601585931342.shtml