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Con recessione le donne americane tornano a lavorare

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La recessione riporta le donne a lavorare: la crisi finanziaria cambia i trend in atto e con l'elevato numero di licenziamenti, che hanno colpito soprattutto uomini, molte donne che avevano abbandonato il lavoro per dedicarsi alle famiglia si ripresentano sul mercato.
E a distanza di anni le rappresentanti del gentil sesso inviano i loro curricula alla ricerca di un'occupazione con la quale sostenere le finanze familiari. Si tratta soprattutto - scrive il New York Times - di donne appartenenti a quella privilegiata minoranza che poteva permettersi di stare a casa e accudire i figli, lasciando sulle spalle dei mariti l'onere di guadagnare.
"Il 78% di coloro che hanno perso il lavoro in seguito alla recessione sono uomini. E questo ha fatto sì che le donne che avevano abbandonato da anni o solo momentaneamente il lavoro si siano sentite costrette a riaffacciarsi sul mercato per la prima volta dopo anni", spiega Joan Williams del California Hastings College of Law a San Francisco.
L'esame della partecipazione delle donne al mercato del lavoro è - osserva il New York Times - un campo di battaglia per gli economisti. Alcuni sottolineano come un elevato numero di donne abbia lasciato la propria occupazione durante il boom degli anni '90 e all'inizio dell'ultimo decennio.
Una constatazione che solleva - per tradizione - molte critiche: alcuni ritengono che molte mamme-lavoratrici non abbiano avuto altra scelta che accantonare la carriera su pressione dei loro datori di lavoro. Altri ancora ritengono che sia stata la recessione del 2001 a provocare una forte emorragia occupazionale fra le donne.


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