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Gli Zoé, il passato dell'umanità
scritto da Mondoeventi Sab 21 Giu 2008 07:18 in Viaggi e Turismo
Gli Zoé sono una delle pochissime tribù amazzoniche sopravvissute ai tempi della globalizzazione solo perché sono stati "scoperti" un decennio fa, per caso. Da quando hanno scorto il primo dipendente delle multinazionali del legno con la motosega intento a tagliare alberi centenari, in pochissimo tempo le malattie e i soprusi dei coltivatori di soia in cerca di nuove terre da coltivare, dei cercatori d'oro e dei tanti avventurieri che scorrazzano per l'Amazzonia li hanno ridotti a una comunità di non più di 200 persone, sparsa in piccoli nuclei nel cuore della foresta del distretto di Santarem, ultima frontiera amazzonica nel Nord del Brasile. La riserva - Vivono gelosamente protetti in una riserva governativa del FUNAI (Fundacion Nacional do Indio, l'ente che si occupa della protezione delle popolazioni indio) alla quale è quasi impossibile accedere. Il governo protegge gli Zoé dal resto del mondo concedendo uno, due permessi all'anno ai giornalisti e agli studiosi che li vogliono conoscere e incontrare. Sono stata una di quei pochi fortunati che hanno avuto modo di calarsi nel mondo degli Zoé dopo una lunga, difficoltosa trafila bruocratica, diplomatica e sanitaria (si doveva essere certi che non introducessi alcun virus o batterio nella riserva perché anche una banale influenza potrebbe causare una strage). Il puturo - Appena scesa dal piccolo aereo che mi ha portata da loro, sono stata circondata da una piccola folla di donne e bambini completamente nudi che mi esploravano incuriositi frugando ovunque tra i miei oggetti, toccando i miei capelli, studiando il mio vestiario. Nessuna morbosità nella loro esplorazione dell'ospite, nessuna ansia di carpire segreti, solo una sanissima, onesta, curiosità verso il diverso. Gli Zoé vivono di caccia e raccolta come facevano tutti gli uomini fino a 10.000 anni fa. Non indossano vestiti ad eccezione di un copricapo di penne e piume di uccello, bracciali e cavigliere per le donne, bracciali per prottegersi durante il tiro con l'arco e un curioso anello di fibra vegetale legato alla base dei genitali per gli uomini (accorgimento utile a livello sociale dato che evita erezioni indesiderate!). Sia maschi che femmine portano il puturo, un cono di legno chiaro che alla pubertà viene inserito tra le gengive il labbro inferiore. "Noi" - Il puturo conferisce loro un aspetto singolare, impressionante a un primo impatto, condiziona il loro modo di parlare e ha l'aria di essere assolutamente scomodo nonostante lo portino tutti, ma è il loro simbolo distintivo, è quello che li identifica come Zoé a colpo d'occhio. Potete immaginare quanto sia importante quel marchio per un popolo che chiama se stesso Zo'è, "noi" nel dialetto indio locale. La caccia, la raccolta dei frutti spontanei della foresta e l'unica coltivazione che conoscono (un tubero che fornisce una nutriente farina) non portano via loro tanto tempo. La giornata riserva molti momenti di relax che gli zoé, per nulla oppressi da obiettivi produttivi, trascorrono giocando e coccolandosi all'ombra delle tettoie in legno e fogliame che fungono da riparo per la tribù oppure vanno a fare il bagno nei ruscelli amazzonici. I bambini - I bambini mi hanno seguito per tutto il tempo della mia permanenza subissandomi di domande che i volontari del FUNAI mi traducevano solerti. Ero sottoposta costantemente allo stesso interrogatorio: come ti chiami? di chi sei figlia? quanti figli hai? chi è il tuo compagno? Richiedono, cioè, le coordinate con cui abitualmente collocano le persone nel mondo. Ogni tanto qualcuno si ferisce o si ammala di malaria e solo in quel caso, o per usare la radio saltuariamente al fine di comunicare con gli altri zoé sparsi per la riserva, si appoggiano alle strutture mediche e di sorveglianza che il Funai ha cotruito nei pressi del loro insediamento. Si facevano fotografare con piacere e amavano ammirarsi dopo lo scatto scoppiando poi in grandi risate. Cineforum surreali - Vanno anche al cinema, gli Zoé. Capita che i volontari del governo li invitino ad assistere a una proiezione. E proprio in uno di questi surreali cineforum nel cuore della foresta ho potuto osservare un'intera tribù di indios guardare (con scarso interesse per altro) un film americano tutto azione, esplosioni e massacri. Alle mie ovvie obiezioni sulla natura "inquinante" della pellicola, i volontari mi hanno risposto che è un modo per farli abituare gradualmente alla nostra civiltà e che comunque capiscono perfettamente la differenza tra realtà e finzione cinematografica. Rimango tuttora con i miei dubbi in merito al metodo. Le migrazioni - Si spostano nella foresta seguendo i cicli di animali e piante muovendosi spesso da un punto all'altro della riserva seguendo la via di piccole migrazioni che si ripeto da millenni. La vita degli Zoé è così: una vita antichissima, un'unica storia senza interruzioni, tramandata di padre in figlio al suono di una cantilena un po' biascicata a causa dei puturo. Loro stanno fermi, il mondo corre e nel correre fa morti e feriti senza troppo badare alle conseguenze. E' per questo che gli Zoé devono essere protetti, perché rappresentano il passato dell'umanità e nello stesso un'alternativa all'unico modo di vivere che conosciamo. http://viaggi.tiscali.it/gelisio/articoli/2008/giugno/zoe_tessa_954.html |
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