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Gli angeli delle Dolomiti lucane

"O mio Diooooo". "Che spettacolooo". "Stupendooo". Le urla liberatorie e cariche di adrenalina rimbombano tra le montagne delle Dolomiti Lucane (così dette perché ricordano le ben più blasonate vette del nord, anche se in versione "ridotta" per l'altitudine di soli mille metri). L'eco della voce si perde in un paesaggio di silenzio mentre si vola, scivolando su un cavo di acciaio (collega Castelmezzano e Pietrapertosa, due borghi appollaiati su costoni rocciosi posti uno di fronte all'altro). Un minuto e mezzo per sentirsi un po' Icaro ma senza paura di cadere e bruciarsi le ali di cera (si è completamente protetti e imbragati). Novanta secondi per sfidare il vento e la maestosità delle montagne: ecco il brivido del Volo dell'Angelo, un percorso aereo unico in Italia che, nato come una scommessa (realizzato nell'ambito del Programma Integrato Territoriale, dalla Comunità Montana Alto Basento e dai Comuni di Castelmezzano e Pietrapertosa), è divenuto una forte attrazione per quanti vogliono realizzare il sogno ancestrale di volare (si consiglia la prenotazione sul sito.

Due le linee, San Martino e Paschiere, e un unico biglietto a 30 euro, dal martedì al venerdì; 38 euro sabato, domenica e festivi). Così, sospesi nel vuoto su di una profonda e, a tratti, inquietante gola, ad oltre quattrocento metri di altezza, trascinati dal peso del proprio corpo, si percorre un tragitto di 1550 metri (un record di lunghezza in tutta Europa) e si arriva a sfiorare i 120 chilometri orari. Ci vuole solo il coraggio di lanciarsi ma una volta in aria le emozioni sono assicurate da quel senso di sospensione sulla bellezza del territorio. Le rocce arenarie balzano qua e là verso l'azzurro del cielo e sembra quasi di poter toccare le alte sagome, irte e taglienti, che la fantasia popolare ha ribattezzato "la Civetta", "il Gufo", "l'Aquila Reale", "la Bocca del Leone", per la particolare conformazione che riporta davvero ai rapaci o ai felini. Un'occhiata veloce in basso ed ecco la vallata formata da una serie di quinte boscose che ondeggiano come un capriccioso mare verde.


E poi si possono ammirare da una prospettiva diversa i due comuni che ospitano la partenza e l'arrivo del volo (il punto di inizio e il traguardo non si trovano nel centro abitato ma nelle immediate vicinanze; un servizio navetta conduce nei pressi e poi occorre fare una passeggiata di circa venti minuti che è un po' faticosa ma a contatto con una natura incontaminata, tra roverelle e peri selvatici e immersi nel profumo della ginestra. Vi è anche la possibilità di affittare una telecamera per immortalare quest'avventura tra turismo e sport estremo). I più coraggiosi allargano le braccia, a voler emulare il nibbio reale che libra giocando con le correnti ascensionali del Monte Caperrino, o il falco pellegrino che da queste parti non è difficile incontrare. Siamo nel cuore del Parco Naturale Gallipoli Cognato (www.parcogallipolicognato.it), una meta privilegiata per il birdwatching. E non solo. Il Parco è ricco di sentieri ideali sia per i più esperti escursionisti che per gli amanti delle semplici passeggiate.

Così, una volta tornati con i piedi per terra, si possono scegliere diversi percorsi che permettono di vivere un rapporto ravvicinato con l'ambiente. Ovunque si ritrova il piacere della lentezza, su mulattiere che si perdono fra boschi di castagno trafitti da raggi di polvere d'oro, si inerpicano fra cerri centenari e odorosi tigli, si avvicinano alla Linaria Dalmatica con i suoi fiorellini gialli (una pianta rara in Italia), sfiorano torrenti e ruscelli pazzerelli. La società Cooperativa Nuova Atlantide (info al tel. 328-4753522) organizza visite guidate e laboratori didattici per avvicinare al mondo dell'orto officinale, studiare le api o la geomorfologia. E poi non ci si può non addentrare tra le rampe, i camminamenti, le scalette e i corridoi dei due "comuni dirimpettai". Pietrapertosa (il cui nome deriva da una roccia forata, detta in dialetto "pertusa") sembra un cappello di luce sulla nuca della montagna. Le case, le strade nascono dalla pietra, sono nella pietra: un paesaggio lunare, in cui la natura si fonde con l'opera dell'uomo. Furono i Saraceni a stabilirsi qui per primi, intorno all'anno Mille, costruendo nella parte alta del paese una fortificazione, poi ampliata dai Normanni. Ancora visibili i resti del torrione e una scalinata che conduce ad un belvedere su tutta la Valle del Basento.


http://viaggi.repubblica.it/dettaglio/Gli-angeli-delle-Dolomiti-lucane/205961