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Una città da scalare

Estremo ovest della città di Porto, lì dove il fiume Douro incontra l'Atlantico. Lasciata la bellezza variopinta di Ribeira con le sue case lungo il fiume, qui le residenze sono eleganti, edifici bianchi lungo arterie regolari e domenicalmente deserte, animate giusto da qualche albero in fiore. In fondo l'entrata. È un parco, quello della Fundaçao Serralves, con relativo Museo. Il parco più importante costruito in Portogallo nel XX secolo.

Nel 1923 Carlo Alberto Cabral, secondo conte di Vizela, ereditata l'enorme proprietà estiva della famiglia decise di costruirvi un giardino. Riunì i migliori architetti e paesaggisti (tra tutti Jacques Gréber, quello dei Jardins de Trocadéro a Parigi). Approvò i loro progetti di intersezioni e geometrie di prati, balze di verde, fontane, declivi e gradinate, edifici. Il Museo d'Arte moderna fu costruito nel 1996. Prima ancora, nel 1930, la Villa in perfetto stile art decò.

Ti aggiri tra opere di artisti contemporanei da tutto il mondo e subito poi esci fuori per immergerti nel verde, scendi scale scolpite tra i corsi d'acqua e volute di siepi e boschetti di bambù. È lo stesso: uguali l'armonia, il senso della bellezza. Bufale, asini, agnelli, erba altissima, felci, verde rigoglioso di primavera. Pare di essere in campagna e non nei pressi del Museo più visitato di tutto il Portogallo. "O verdadeiro artista è uma assombrosa fonte luminosa" ("Il vero artista è un'umbratile fonte luminosa") riporta una placca nel Museo. E di ombre e luci si compone non solo il meraviglioso parco che circonda la Fundaçao Serralves, ma tutta la città.

La convivenza di serietà e semplicità, del resto, a Porto è continua. Trentaquattro anni dalla fine di una dittatura non del tutto metabolizzata hanno inciso un'impronta che è insieme di durezza e di grande umanità
. Ai tavolini dei bar del centro puoi vedere vecchi con coppole in testa degne della più antica Sicilia chiacchierare con donne sedute insieme a loro (altro che antica Sicilia), e quel che si scambiano non ha niente di convulso, o seduttivo.

Entrando in una delle tante chiese assisti al battesimo di una bambina il cui vestitino ha veli più lunghi di quelli di una sposa, e la gioia dei familiari si mescola al rigore religioso, la festa alla severità dei sacramenti. Anche le maioliche azzurrine, gli azulejos che decorano tante strade e case, parlano insieme di bellezza e regola, sono decorazione ma anche apologo e monito. Costellano una intera parete della Estaçao de São Bento, stazione ferroviaria ritenuta tra le più belle d'Europa, un atrio e una fuga di binari che sono il più festoso degli inviti al viaggio.

La città è un saliscendi di strade, campanili, guglie rotonde a evocare l'antico dominio arabo, gabbiani insolitamente pingui e che volano bassi, quasi radente le case. Il Ponte de Dom Luìs I, così come il ponte ferroviario Maria Pia (anche qui c'è lo zampino francese - li progettarono il primo un assistente di Gustave Eiffel, l'altro Eiffel stesso) portano all'altra riva.

Qui, sul lato opposto del fiume, affisse a caratteri cubitali sulle facciate delle stesse distillerie campeggiano le insegne pubblicitarie del vino porto. Il centro storico e quello commerciale, il passato della cultura da un lato, dall'altro il presente del mercato, si fronteggiano con assoluto rispetto.

Diversamente da Lisbona, questo nord rurale/industriale nell'ordito della malinconia tesse la trama di un'austerità, una fierezza le cui radici affondano sia in una storia premoderna (da Porto mosse la Riconquista cristiana contro i Mori), sia nel recente ri-sorgimento dall'oppressione di Salazar.

E se qui a differenza che nel sud manca l'ariosità del transito atlantico con l'Africa, la luce del meticciato razziale e culturale, chiaroscuri più sottili e incuneati nella pietra del tempo aiutano però a spiegare meglio l'identità portoghese.

Schiettamente misteriosa: come i profili delle belle donne di queste parti, camei di una dignità non altera ma austera. La stessa di un paese che non ha fretta di crescere e per questo, si può supporre, crescerà nel migliore dei modi.



http://viaggi.repubblica.it/dettaglio/Una-citta-da-scalare/205822