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Fra il mare e il campo

La Toscana non finisce di sorprendere. Ha ragione Antonio Paolucci (ex direttore del Polo Museale Fiorentino, ex ministro dei Beni Culturali, ora direttore dei Musei Vaticani) quando parla di una regione che è in realtà un continente. Bastano brevi spostamenti in auto per passare da spiagge deserte a boschi, colline e campagne dove pascolano mandrie di vacche dalle corna lunate. Così, guidando, si scopre che anche posti celeberrimi, come l'Argentario, hanno ancora tanto da svelare.
Da Porto Santo Stefano, via dalla pazza folla, basta salire la Panoramica seguendo le indicazioni per Cala Piccola. Qui, a picco sul mare, proprio di fronte all'Arcipelago Toscano, sorge l'Hotel Torre di Cala Piccola. Un pugno di villette in pietra, arroccate intorno a una torre spagnola del Seicento, tra scalette, aiuole e oleandri, con una cinquantina di stanze molte delle quali affacciate sul mare. Si scende di nuovo verso Porto Santo Stefano, per una tappa gastronomica imperdibile: La Fontanina di San Pietro. Sotto la pergola fiorita o, se il tempo non lo consente, nell'elegante sala interna, si vive una vera avventura del gusto: gelato di cipolla rossa con bottarga, pomodori e sedano, terrina di rana pescatrice con mele caramellate al Vinsanto danno un'idea della cucina creativa dello chef Umberto Amato.

Arrivati a Porto Santo Stefano, una testimonianza di antica sapienza artigiana la dà Giancarlo Cerulli (tel. 0564.81.46.24), che coltiva ancora l'arte dei maestri d'ascia, ormai rari quanto le imbarcazioni in legno. È una qualifica che si ottiene per concorso presso le capitanerie di porto – l'hanno avuta anche i suoi figli – e consente l'autonoma progettazione di imbarcazioni. È Cerulli che ha costruito la barca di Giovanni Trapattoni, di Jas Gawronski e di Corrado Augias. Pochi chilometri e, in località Terrarossa, sulle pendici del Monte Argentario, il Country Relais La Mortella, circondato dal bel giardino mediterraneo, offre pace in una raffinata atmosfera agreste. Si fa colazione (senza orario) sotto la pergola che si affaccia sulla sottostante piscina, e poi si riparte per il vicino Porto Ercole, dominato da storiche fortificazioni. Qui si mangia alla piccola Osteria dei Nobili Santi, curata dal titolare e chef Moreno Santi: in menu, classici della casa come il purè di cavoli con la bottarga o le mezze lune ripiene di carciofi, burrata e pesce povero, o piatti della tradizione come il baccalà detto della svinatura, con pomodoro e finocchio di campo. Pochi chilometri e si raggiungono Orbetello e la sua laguna. Nel centro storico del capoluogo, proclamato dagli spagnoli nel 1557 capitale dello Stato dei Presidi (fu creato da Filippo II di Spagna, comprendeva Orbetello e l'Argentario, oltre ai porti di Talamone e Ansedonia), proprio a due passi dal Duomo con la suggestiva facciata in travertino si può dormire in uno storico palazzo, un tempo tribunale spagnolo, il San Biagio Relais. Offre una quarantina fra camere e suite: rigorosamente in stile nella parte più antica dell'albergo, arredate con un mélange di moderno e pezzi d'antiquariato nell'ala più nuova. Pochi passi ed ecco, ovviamente affacciata sulla laguna, la sede della Cooperativa dei Pescatori, la più antica d'Italia. Fiore all'occhiello è la bottarga di Orbetello, divenuta presidio Slow Food insieme alla palamita, pesce della famiglia dei tonni che passa nell'Arcipelago Toscano. C'è la possibilità di acquistare direttamente il pescato di giornata, la bottarga di cefalo, lo scaveccio (anguilla marinata secondo la tradizione di Orbetello) e gli altri prodotti dell'azienda. O di gustarli nel ristorante della cooperativa, cucinati da Vincenzo Lupo, chef dal passato di pescatore.


http://viaggi.corriere.it/viaggiare/itinerari_auto/2008/argentario/auto_argentario.shtml