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Ortona: il piacere di una sosta

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In splendida posizione in cima a una collina che guarda al mare Adriatico, protetta da un antico castello aragonese, Ortona è un comune della provincia di Chieti, centro marinaro di origini antichissime e sito italico già abitato dai frentani nel X secolo a.C.
Ubicata sulla SS n.16 Adriatica e sulla A14 Bologna-Bari, può costituire una piacevole sosta di un giorno alla scoperta dei suoi beni architettonici e della enogastronomia locale, in questa parte dell'Abruzzo così ricca e varia da far venire l'acquolina in bocca. Ortona è inoltre un vivacissimo centro culturale, con diverse iniziative promosse durante tutto il periodo dell'anno.
Il Castello Aragonese e la Chiesa di San Tommaso costituiscono le attrazioni principali di Ortona. Costruito sotto Alfonso d'Aragona nel 1452, in posizione sopraelevata e decentrata rispetto alla parte storica della città, il Castello Aragonese è oggi parzialmente distrutto, ma recuperato in alcune parti. Se ne riconoscono ancora la pianta trapezoidale e i torrioni rotondi messi agli angoli della struttura, molto simili alle costruzioni aragonesi che punteggiano tutto il mezzogiorno; le mura sono diverse per dimensione e materiale, segno di una parziale sovrapposizione e ripresa nel tempo. La sua costruzione fu una risposta alla minaccia della Repubblica veneziana che incombeva dal mare sul piccolo centro di Ortona; nel 1447 i veneziani avevano infatti distrutto porto, magazzini e arsenale navale ma ancora non erano riusciti a penetrare le mura di cinta che qualche anno prima, contro il feudatario aveva alzato Giacomo Caldora proprio contro l'aragonese e che ora tornavano utili allo stesso Alfonso.

Il panorama sul litorale chietino da questo angolo della città è eccezionale. La Chiesa di San Tommaso (la cattedrale), costruita sull'omonima piazza, custodisce le spoglie dell'Apostolo Tommaso che il navigante ortonese Leone Acciaiuoli, di ritorno da una spedizione navale, aveva prelevato nell'isola di Chio. La struttura originaria poggia su un antico tempio pagano, mentre l'aspetto attuale si deve alla ricostruzione operata dopo la seconda guerra mondiale. A ben guardare la facciata anteriore, il prospetto custodisce il portale gotico (opera di N. Mancino), ricostruito con pazienza e meticolosità dopo la guerra dal materiale originario. Il cranio dell'apostolo è custodito in un busto d'argento a suo volta ospite nel ciborio che, soltanto in occasione del primo maggio, viene esposto sull'altare della chiesa.
Ma Ortona vuol dire anche eccellente tradizione vinicola. Nelle sue terre si producono ottimi vini DOC, il Trebbiano, il Montepulciano e il Cerasuolo d'Abruzzo; il primo bianco, gli altri rossi fermi.
Questa dicotomia di etichette si riflette anche nella gastronomia locale che attinge ai prodotti del mare e della terra; all'ottimo pesce prodotto in loco si accompagnerà il Trebbiano, mentre Montepulciano e Cerasuolo saranno ben lieti di accompagnare carni e formaggi.
Di tradizione tipica marinara è il “brodetto”, una zuppa di pesce cucinata nei caratteristici tegami di terracotta. Da provare la zuppa e i polpi in purgatorio (vera delizia dei sensi), grigliate e alici alla scottadito a parte.
Chi invece predilige la tipica cucina contadina, non può esimersi dall'assaggiare la pasta alla chitarra, le “pallotte casce e ove” (polpette a base di formaggio, uova e pangrattato) e la tipicissima pizza “e fuoije strascinate”, ovvero verdure ripassate in padella accompagnate con focaccia di granturco cotta sotto il coppo (camino). Tra le carni, la grigliata fatta con i “fegatazzi” (salsicce di fegato), dal gusto decisamente forte e per pochi eletti. I fagioli con le cotiche, piatto importante, si consiglia nella stagione invernale. Questo connubio mare-terra prevede un gustosissimo piatto a base di seppie e piselli, baccalà e peperoni arrosto.
E per dessert? Chi non sa cosa sia la “nèvola” deve assolutamente passare da Ortona; non esiste altro luogo al mondo dove gustare questa squisita cialda arrotolata a forma di cono (l'impasto prevede farina, mosto cotto, olio e semi di anice, il tutto cotto tra due piastre di ferro calde). Pare che la sua esistenza risalga addirittura al XV secolo.



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