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Sulle tracce della Malvasia doc

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L' “oro giallo” delle isole Eolie è la Malvasia, la famosa ambrosia degli dei: gemma preziosa per l'enologia della Sicilia, viene menzionata già da Diodoro Siculo nel I secolo a.C. come vino introdotto dai Greci; in realtà alcune testimonianze numismatiche del IV secolo (grappolo d'uva raffigurato sulle monete), provano un'origine ben più remota della viticoltura in queste isole documentando l'importanza assunta già allora nell'arcipelago da tale produzione. Che i greci prima e i romani poi, fossero grandi cultori della vite, si sa anche da altre fonti, come quelle letterarie dove gli autori non disdegnano di raccontare di bevitori incalliti, caduti nella trappola del moderno alcolismo, soggetti a lazzi e beffe da parte dei conviviali della tavola.
Tuttavia la storia è stata qui inclemente e ha attribuito un'origine geografica errata a un vitigno che a dispetto del nome, “Malvasia delle Lipari” ha i suoi natali sull'isola di Salina, nei pressi di Malfa, nota per i suoi vasti vigneti, cui peraltro sembrerebbe ricondurre il nome del vitigno; in base ad una tradizione leggendaria, l'origine del nome invece deriverebbe da un'esclamazione di un contadino, che, mentre recava con sé un'anfora di vino moscato, sorpreso dal tiranno governatore dell'isola, avrebbe risposto che portava del succo di malva, invocandolo con l'espressione “malva sia!”. Per scoprire la storia di questo vitigno, alloggiare nell'isola di Salina o nelle vicine Eolie è un ottimo punto di partenza: qualcuno potrebbe raccontare che nel 1890 il grande romanziere francese Guy de Maupassant lo aveva associato nel gusto allo sciroppo di zolfo, caratteristica esclusiva dei vitigni vulcanici.
La tecnica di produzione della malvasia è rimasta immutata nel corso dei secoli: l'uva è raccolta in avanzato stato di maturazione, quindi esposta al sole per 10-15 giorni; in seguito si ricava il mosto, che viene fatto fermentare.

Tra un bicchiere e l'altro, la spiaggia di Pollara, subito poco oltre Malfa merita una “sosta natante” anche perché è stata teatro di celebri scene del film “Il postino”, con Massimo Troisi.
A Lipari, isola antichissima, dalla Malvasia si producono il liquore di Grappa, di Mandarino, di Limoncino, di Prugnette Liparote e Bergamotto, la grappa al Moscato, il Rosolio, l' Amaro di Vulcano. Ma famosa più di tutte è la Malvasia delle Lipari Passito,
La versione Passito della Malvasia delle Lipari, chiamata anche Dolce Naturale, ottenuta dalle stesse uve utilizzate per quella “normale”, lasciate però preventivamente e parzialmente essiccare sulla pianta o su graticci. Dal caratteristico colore giallo ambrato, ha un profumo eccezionale con un bouquet di effluvi di eucalipto, miele, ligustro, fiori spontanei ed erbe aromatiche. Il sapore è leggero ma persistente; ne esiste anche una versione “Liquorosa” con almeno 20° alcolici. Perfetta con la pasticceria secca e i dolci a base di pasta di mandorle.
Nel mese di novembre a Pianoconte, ridente frazione di Lipari posta su un verdeggiante altopiano, si svolge la tradizionale sagra del vino e del pane, con rievocazioni e gare legate al mondo contadino (raccolta e pigiatura dell' uva). Per l'occasione si degusta dell'ottimo vino novello accompagnato da pane casereccio. L'isola è nota anche la produzione di capperi.



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