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A Praga tra magia e realtà

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Figure fiabesche e figure demoniache, storie bizzarre e da brivido, antichi aneddoti, leggende epiche… a popolare la capitale sono miti di ogni epoca e per ogni gusto.
Fantasmi burloni e figure spettrali strizzano l'occhio al viandante che si aggira nelle anguste vie praghesi, a regalargli un incontro con il passato, un passato carico di storie e intrighi di corte, invidie di nobildonne e signorotti, re e regine, monaci e cavalieri crudeli.
Ogni tassello di storia è cucito nelle pieghe di quegli abiti bianchi indossati dai fantasmi di notte e si arricchisce di particolari macabri e grotteschi: il templare senza testa, il monaco che la testa se la portava sotto braccio, il boia con la spada, mani mozzate, Faust che aveva venduto l'anima al diavolo…
Tutto torna sereno e fiabesco allo svoltare di un angolo: ed ecco spuntare nelle cornici dei palazzi settecenteschi, lampadari in cristallo, armature intarsiate di nobili eroi coraggiosi, madie in legno e porcellana, culle d'oro per la prole di regine e principesse capricciose, tesori nascosti e dimenticati.
Cronaca e invenzione, condanna e speranza, tinte cupe e pennellate rosa si mescolano sulle facciate, sul selciato, nei cortili e nei sotterranei dell'intera capitale, quartiere dopo quartiere. Ovunque si rintracciano leggende antiche che quasi sempre spiegano l'origine dei grandi monumenti cittadini, o comunque dei loro nomi. Ecco alcune delle imperdibili tappe per una passeggiata nella vecchia Praga, tra realtà e magia.
La leggenda narra che in via Liliova, nella Città Vecchia, ogni mezzanotte appare un templare senza testa, in sella al suo destriero bianco. Con una mano stringe le redini, con l'altra la sua testa decapitata per una grave colpa: si dice che in punto di morte abbandonò la fede cristiana e che ora vaga in cerca di chi lo liberi dalla maledizione. Ci riuscirà solo chi sarà tanto veloce e coraggioso da strappargli la spada e trafiggergli il cuore. Per ora, però, dell'impavido eroe nessuna traccia…
Il famoso Ponte Carlo seppe resistere alle numerose inondazioni della Moldava ma quando il sacerdote Giovanni Nepomuceno fu gettato nel fiume, proprio in quel punto crollò l'intera arcata del ponte. Inutili i ripetuti tentativi di ricostruirlo: l'opera dei muratori crollava di nuovo durante la notte. Un costruttore però si incaponì e, dopo una serie di fallimenti, scese a patti col diavolo promettendogli la vita di colui che per primo avrebbe attraversato il nuovo ponte.
Castello di Praga

Per risparmiare un'anima innocente, però, pensò di ingannare il demonio liberando, all'alba del giorno dell'inaugurazione, un gallo all'imbocco del ponte. Ma il diavolo fu più furbo: si finse muratore, si precipitò dalla moglie del costruttore e le disse di correre al di là del ponte perché a suo marito era capitato un brutto incidente. Il costruttore non poté fermarla e la notte stessa la poveretta morì insieme con il bambino che portava in grembo. Pare che l'anima del piccolo abbia volteggiato a lungo sopra il ponte, emettendo starnuti che i passanti riuscivano a udire. Fino a che un giorno d'istinto qualcuno gli rispose “Salute!” e inconsapevolmente liberò la giovane anima, che poté finalmente volare in cielo.
Il Muro della Fame, nella Città Piccola, racchiude nel suo nome una storia interessante. Ai tempi di Carlo IV la siccità portò carestia e, di conseguenza, delinquenza. Le carceri erano sovraffollate quindi l'imperatore propose ai disperati che avevano rubato e saccheggiato per sfamare le famiglie un lavoro onesto in cambio di cibo. Chi accettò fu condotto sulla collina di Petrin per avviare la costruzione della fortezza cittadina. La grande muraglia, conservatasi fino a oggi, sfamò così intere famiglie. Per questo e anche per la sua merlatura che ricordava i denti dei poveri affamati, fu immediatamente ribattezzata Muro della Fame.
Un pomeriggio d'estate, Libuse, Premysl e il loro seguito osservavano il panorama dal castello di Vysehrad. Libuse allora predisse: “Vedo una bella e grande città, la cui fama arriverà fino alle stelle. Nel bosco c'è un uomo che sta scolpendo la soglia della sua casa. Lì farete costruire un grande castello e lo chiamerete Praha. Così come davanti alla soglia di una casa chinano il capo il re e tutti i principi, anche i più potenti, un giorno si inchineranno davanti al castello e alla città che crescerà sotto di esso”.
Così fu: il castello di Praga (Praga deriva dal ceco prah, che significa appunto “soglia”) fu edificato in quel luogo e divenne sede dei principi e in seguito dei re boemi. Ancora oggi davanti alla bellezza della città che porta il suo nome, si inchinano persone di tutto il mondo…



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