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A Kritsá sull'isola di Creta

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Kritsá è un piccolo villaggio della provincia di Lassithi, nella parte orientale dell'isola di Creta. Un buon compromesso tra la costa affollata di orde “imbarbarite” di turisti e la vocazione all'eremitaggio. Siamo a pochi chilometri dall'inizio dell'Altopiano di Katharo, dove si nasconde la grotta che ha dato asilo a Giove, strappandolo dalla ferocia del padre Crono che ingoiava tutti i suoi figli maschi. Se Giove ha allietato i banchetti dell'Olimpo, proliferando tutto il “proliferabile” si deve proprio a questo angolo di terra e alla lungimiranza della madre Rea, che dopo averlo partorito, lo ha allattato di nascosto in questi luoghi.
Kritsá dista appena 10 km da Ágios Nikólaos. In epoca bizantina e veneziana fu un centro economico fiorente, oggi è un minuscolo paese che ha mantenuto ben salde le tradizioni popolari.
Qui si possono vedere ancora gli abitanti nei loro abiti tipici, donne con gonna a campana e corpino aderente, uomini che indossano i caratteristici pantaloni lunghi infilati negli stivali. La vita del paese è animata dal cicaleccio delle signore che se ne stanno sedute sull'acciottolato delle loro viuzze, a sferruzzare, mentre i mariti sorseggiano al bar il raki. Kritsá (come tutta l'isola) è molto famosa per i tessuti lavorati a mano, impreziositi dai caratteristici pizzi e merletti.
A neppure 1 km dall'abitato sorge una chiesetta bizantina molto bella: già lo scenario agreste vale da solo il viaggio. Panagía Kerà, a tre navate, conserva all'interno pregevoli affreschi bizantini (XIV sec.).
Ma la vera sopresa di Kritsá è la messa in scena del tradizionale matrimonio greco: si fa quasi ogni anno ad agosto nella prima domenica dopo la festa dell'Ascensione (15 agosto) e coinvolge tutto il paese. Una coppia di novelli sposi decide di far partecipi tutti, isolani e turisti, della propria felicità, offrendo così l'opportunità di partecipare al proprio matrimonio. Per strada, in piazza, vengono allestiti tavolate dove agnello e vino sono serviti in gran quantità.
È tradizione che gli sposi ricevano da parte di un parente il kouloura, un pane fatto di miele e noci, simbolo di fertilità e ben augurante.
Seguono i festeggiamenti fatti di danze popolari come pentozalis e sirtaki, canti e riti di devozione popolare. Ovviamente anche l'ingresso al ballo segue un rito preciso: la famiglia della sposa danza per prima, segue la famiglia dello sposo, poi fanno la loro comparsa in pista gli amici della sposa e quindi gli amici dello sposo. Partecipare alla festa è come assaporare un pezzetto di autentica vita greca.
Anche prima del pranzo il rito del matrimonio greco è molto coinvolgente: caratterizzato da due fasi, fidanzamento e incoronazione, che si svolgono nella stessa giornata, è scandito dal 3, numero simbolico dell'evento. Nella fase del fidanzamento gli sposi sono accompagnati dai testimoni all'ingresso della chiesa; qui il sacerdote li benedice per tre volte e consegna loro un cero acceso. Arrivati insieme all'altare, l'officiante prende gli anelli e disegna tre croci sul capo di ciascuno.
Kritsà

Anche il rito dello scambio degli anelli è ripetuto tre volte. Questa fase segna il passaggio al momento dell'incoronazione: il sacerdote, seguito da sposi e testimoni, si dirige verso il tetrapodion, una piccola credenza che custodisce una coppa di vino e due corone. Offre le ghirlande ai testimoni che hanno il compito di porle sul capo di ciascun coniuge; intanto dà da bere a entrambi gli sposi, per tre volte; poi, prende il via una danza caratteristica che prevede un giro a mani intrecciate intorno al tetrapodion; anche il giro è ripetuto tre volte. Quindi, si procede alla rottura della coppa da cui i nuovi sposi hanno bevuto: se il bicchiere si rompe, è simbolo di buon augurio. Riti e celebrazioni a parte, i dintorni di Kritsá sono altrettanto interessanti: a soli 4 km, prendendo la bellissima strada panoramica dell'Altopiano del Katharo, si trova il villaggio di Kroustas, famoso per le chiese di epoca bizantina, i tessuti lavorati a mano e… la pasta fatta in casa! Se non ne avete ancora abbastanza di cibo cretese, vale la pena fare una piccola sosta per gustare la lazania, che altro non è che la nostra “lasagna”. Ben rimpinzati, si parte alla volta dell'altopiano di Katharo, un acrocoro che si eleva per 1200 metri s.l.m. e che guarda alla costa. È l'ideale per fare passeggiate a piedi o in bicicletta. Querce di leccio, distese di pere, meli e mandorli, intervallate da mulini a vento, sono la felicità degli escursionisti che si spingono fin nell'interno, pur senza perdere di vista il golfo di Mirabello, da qui ammirabile in tutta la sua grandezza. Eccola qui la grotta dove è stata risparmiata la vita a Giove: la Grotta di Dikteon, in cima a una salita di circa mezz'ora, per nulla faticosa; in alternativa si può scegliere di andare a in groppa a un mulo. Qui dentro si può ammirare il pertugio dal quale entra un debole raggio di sole, il primo, secondo il mito, che Giove poté vedere. Sempre secondo la leggenda, le stalattiti altro non sono che i capezzoli della madre che lo ha nutrito con il suo latte. Lungo la strada dell'altopiano non è raro imbattersi in vecchiette che vendono miele e oggetti in legno intagliati artigianalmente. Comprarne qualcuno varrà un raki o un kafeneio (caffè greco) offerto dalla casa! Letteralmente, perché gli abitanti tendono a invitare i turisti a casa loro.
L'area dell'altopiano è oggi sottoposta a tutela perché ha restituito numerosi resti fossilizzati di animali preistorici che popolavano quello che un tempo era il lago più grande dell'isola. Oggi nascosto tra la vegetazione sopravvive ancora il Gatto Selvatico Cretese, una specie in via di estinzione. Che sia la reincarnazione di Giove?



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