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India del Sud: Kerala

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La regione del Kerala è sicuramente una meta molto ambita dagli appassionati di storia, di natura e dell'ayurveda. Le intricate foreste dell'interno hanno limitato il contatto dei colonizzatori e degli esploratori stranieri con le popolazioni dell'interno, favorendo così il mantenimento del patrimonio folcloristico locale. Un esempio eclatante è la tipica espressione del kathakali, sorta di danza rituale che molto ha della pantomima e del teatro. Anche l'ayurveda qui raggiunge il massimo della sua espressione. I principi della medicina ayurvedica che si ritrovano in tutto il Paese, qui sono un vero e proprio stile di vita; ne sono una riprova i medicamenti e le erbe che crescono numerosi (a causa dell'umidità della regione) e che vanno a riempire gli scaffali delle farmacie; ogni paesino ha la propria farmacia ayurvedica e in tutti i centri si possono richiedere trattamenti riequilibranti, fra i quali il famoso massaggio che è approdato anche in occidente.
La città principale del Kerala, dove si trova anche l'aeroporto, è l'impronunciabile Thiruvananthapuram, familiarmente detta Trivandrum anche dagli abitanti del luogo. Costruita su sette colli, è caratterizzata dai tetti a forma di pagoda e da palmeti verdissimi, scenario molto tipico in questa regione. Prima di fuggire dalla città, solita indescrivibile accozzaglia di risciò, botteghe, templi, venditori ambulanti, lungo la direttrice principale MG road, vale la pena dare uno sguardo allo Sri Padmanabhaswamy Temple, il cui gopuram di ingresso è alto più di 30 metri. Non lontano dal tempio, il Puthe Maliga Palace Museum è un tipico esempio delle influenze cinesi che tutta la regione ha subito: il tetto a forma di pagoda racchiude una struttura prettamente indiana, oggi adibita a museo. I manufatti e i prodotti esposti sono la testimonianza dei commerci del secolo scorso tra India del Sud, Cina ed Europa.
Proprio al confine tra Kerala e Tamil Nadu, nell'interno, lungo i Gathi occidentali, si trova la riserva di Peryar Lake, la più importante dell'India meridionale, interessante area protetta dove vivono in libertà cinghiali, scimmie, bisonti, elefanti, sambar e addirittura una quarantina di esemplari di tigre. Un lago artificiale, che gli inglesi realizzarono a fine XIX secolo, funge da elemento catalizzatore della riserva. Esistono diverse possibilità per osservare gli esemplari: dal giro in battello, al trekking in compagnia di un esperto. L'itinerario parte dal ritrovo dei battelli e conduce al di là del fiume attraverso una zattera. Armati di scarponi, copertura “antisanguisuga” alle caviglie, l'appuntamento è la mattina prestissimo quando l'umidità delle pozze d'acqua sprigiona l'essenza del verde delle piante e regala l'eco delle scimmie urlatrici e del picchio. “Do not me touch” è la piantina più frequente del sottobosco: al contatto con le dita si chiude in se stessa, un po' come un monito al rispetto per questo ecosistema eccezionale.
Kumily è una lunga strada di alberghi, agriturismi e botteghe che funge da arteria principale della riserva. Qui alloggia la maggior parte dei visitatori. Altri scelgono Tekkadi, un villaggio che si trova proprio nel parco, con lodge a disposizione e assoluto coprifuoco dopo le 18. Tutt'attorno si estendono piantagioni e giardini di spezie: si visitano con l'accompagnamento di guide del luogo che normalmente invitano all'acquisto di alcuni prodotti. Cardamomo, cannella, curry, chiodi di garofano e tè valgono la spesa.

Sul mare, partendo dalla punta, Kovalam è forse la meta più gettonata: non sempre però le aspettative vengono confermate. La speculazione edilizia ha fatto sì che oggi questa località sia un ammasso di alberghi e residence che non rende giustizia alle bellissime spiagge, orlate da promontori rocciosi e palme da cocco. Meglio avventurarsi a Varkala, una lingua di terra che affaccia direttamente sull'Oceano Indiano, dall'alto di un crostone di roccia. Qui tutto prende il fascino di una dimensione familiare, a misura d'uomo, mentre lo scenario che si dipana a perdita d'occhio è unico. Questo crinale è un continuo susseguirsi di alberghetti, ristoranti, botteghe, ben inseriti nel paesaggio. Cottage di bamboo, bungalow, ristorantini dove si può gustare freschissimo pesce e amache dove riposare all'ora del tramonto. E dopo un bagno, un massaggio ayurvedico è proprio quello che ci vuole per riequilibrare le energie del corpo.
Il tratto di costa che parte da Kollam e arriva a Fort Cochin è come strappato al mare, in un continuo gioco di rimandi tra le acque interne e l'oceano. 900 km chilometri di Backwaters, come le chiamano gli indiani, da percorrere con le caratteristiche imbarcazioni locali che partono da Alleppey alla scoperta delle acque interne del Kerala. Fort Cochin (familiarmente detta “Cochi”) è un bell'esempio di come razze e culture diverse abbiano convissuto per secoli, lasciando ognuna una significativa impronta di sé: così non deve meravigliare se fuori al recinto che circonda la sinagoga principale della città, una donna prega davanti al lingam di Shiva, con la genuflessione tipica rituale degli induisti. Attorno, il quartiere ebraico è una zona molto vivace dove l'arte del mercanteggiare è ancora viva e pulsante. Nelle botteghe fatiscenti si trovano le spezie migliori del Kerala. Contesa da portoghesi ed olandesi, Cochi presenta anche diverse chiese cristiane, come la St. Francis Church (XVI sec.), che ospita le spoglie di Vasco de Gama. Sul mare, invece, le reti da pesca cinesi fanno da sfondo a una spiaggia appena accennata. Ancorate a terra con pali di legno, avevano la caratteristica di abbassarsi con l'alta marea così da intrappolare il pescato nelle loro trame.
Il Kerala è infine un'ottima occasione per testare la cultura gastronomica vegetariana tipica dell'India del Sud: qui anche i vegani sono soddisfatti e contenti, se si pensa che alcuni posti recano la scritta “Pure Vegetarian” escludendo persino le uova dal loro menu. Non vale per il latte che viene utilizzato in abbondanza nel chai, il noto tè a base di cardamomo, che scandisce i momenti di relax di ogni indiano che si rispetti. “Calma”: è sempre la parola d'ordine.



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