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Capo Verde, le isole d'oro
scritto da Mondoeventi Lun 28 Gen 2008 14:28 in Viaggi e Turismo
Gli abitanti di Capo Verde vanno pazzi per le telenovela. È un fenomeno curioso per chi ha il mito dell'isola sperduta nell'oceano, ma è proprio così. Ce n'è una in particolare che va in onda alle nove di sera e che guardano tutti. A quell'ora le strade si svuotano e nessuno va in giro. Lontano dalle tv è il deserto, nel vero senso della parola. Infatti Capo Verde non è verde, o meglio, non lo è l'isola di Sal, dove finiscono la maggior parte dei turisti, dato che è l'unica dell'arcipelago ad avere un aeroporto internazionale. Sal è una goccia di sabbia gialla in mezzo all'acqua, due strade, tre centri abitati (Santa Maria, Espargos e Palmeira) e tanto nulla. È come una ciambella: la parte gustosa è tutta intorno. «La cosa bella è il mare», esclama Andrea, un italiano che organizza gite in barca per i turisti. «Per fare vita di mare questo è un posto perfetto». Lui è uno dei molti, moltissimi italiani che si sono trasferiti qui per vivere una specie di eterna vacanza, dopo aver abbandonato lavori stressanti o famiglie disastrate. Nonostante Capo Verde abbia raggiunto l'indipendenza nel 1975 e sia stata dominata dai portoghesi dal 1460, la presenza italiana è molto forte. Prima della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia ottenne dal Portogallo la concessione di costruire una base. L'aeroporto in cui si atterra, quindi, è stato costruito da Mussolini. In seguito, molti italiani si sono stabiliti sull'isola costruendo la maggior parte delle strutture turistiche e facendo grossi investimenti immobiliari. Lentamente il paesaggio sta cambiando e la fama di luogo incontaminato e poco turistico che l'arcipelago vantava sta scomparendo. A Sal si parla italiano ovunque con chiunque. Per la maggior parte dei capoverdiani si tratta di una seconda lingua e può addirittura capitare di vederli imbracciare una chitarra e sfoderare un repertorio che va da Battisti a Vasco fino a Funiculì funiculà. Qui sanno cucinare gli spaghetti al ragù di mare meglio di noi e il caffé espresso si trova dappertutto. «Però hanno un modo di ragionare che noi non riusciamo a concepire», dice Andrea divertito. «Quando ho deciso di farmi una casa, l'ho fatta costruire a muratori capoverdiani e ho cercato di pagarli più del solito per gratificarli. Risultato: sono scomparsi. Per un po' di giorni non li ho più visti. Quando sono tornati mi hanno detto di aver guadagnato abbastanza per poter smettere di lavorare qualche giorno. Ho dovuto riabbassare la paga per essere sicuro che non scomparissero ancora. Sembra folle, ma è così». Anche Claudia, che vive qui da cinque anni e lavora per un'agenzia turistica, la pensa come Andrea: «Ho sposato un capoverdiano dopo due anni di fidanzamento. Il giorno dopo le nozze, però, l'ho trovato a casa con un'altra». Forse questa scena potrebbe essere ambientata in tanti altri luoghi del mondo, ma Claudia ha molte altre teorie sugli abitanti dell'isola. «È un popolo che ha vissuto enormi traumi, hanno madri e fratelli sparsi ovunque, perché molti hanno dovuto andarsene per sopravvivere. Per questo chi è rimasto teme l'abbandono», dice. Chi arriva qui è attratto dal fascino di questo popolo che ha una bellezza misteriosa. Nei loro volti vedi miscugli di razze e tratti somatici di cui non individui l'origine. Occhi neri ma anche azzurrissimi o verdi. Capelli biondi su pelle scura, facce indefinibili. Altra particolarità che forse non ci si aspetta è che a Capo Verde non fa particolarmente caldo e il cielo può essere coperto oppure può tirare vento forte. Su quest'isola finiscono per lo più i turisti che acquistano un pacchetto "tutto compreso" e rimangono la maggior parte del tempo nei villaggi. Per chi ama questo tipo di vacanza ci sono il Djadsal Holiday Club o il Bravo Club Vila do Farol, dove il riposo del corpo e del cervello è assicurato. Per chi vuole organizzarsi autonomamente, una soluzione piacevole sono i residence affacciati sul mare, dove è possibile affittare un appartamento con cucina ed eventuale uso piscina: il Residence Porto Antigo, il Residence Djadsal a Santa Maria e l'Apparthotel a Punta Preta. Non avendo la pensione completa si può curiosare tra i ristoranti. A pranzo si può andare al Biciclub dove servono un fantastico carpaccio, oppure al Barracuda, con cucina delle Canarie, dove fanno un'ottima paella valeziana. Per chi cerca cucina italiana il posto migliore è ilLeonardo Café, con gestione sarda. Per chi vuole mangiare capoverdiano c'è il Cafè Criol, mentre al Lancheonette Angela il venerdì e il sabato c'è una donna che fa la griglia per strada, da non perdere. La domenica molti vanno a mangiare la griglia a Palmeira, il paese dei pescatori dove si trova la fabbrica del tonno (da cui Palmera, quello che arriva anche nei nostri supermercati). Per muoversi sull'isola si possono utilizzare gli "aluguer", dei pulmini da dieci posti utilizzati anche dai capoverdiani che costano circa un euro a corsa. I locali più adatti alle uscite serali sono l'Esplanada Matheus, per mangiare all'aperto con musica dal vivo e il Cultural Café per chi vuol provare il baccalà al latte di cocco o l'aragosta in un'atmosfera romantica. Dopo cena il luogo di ritrovo più frequentato è il Pirata, locale a forma di galeone coloniale, con gestore toscano che organizza serate danzanti o concerti. A Sal la vita notturna dura anche fino alle 8 di mattina e si conclude con un'ultima tappa al panettiere di Santa Maria, dove invece delle brioche troverete pane morbido con scaglie di cocco. Se prima di tornare a casa volete prendere un souvenir da portare ad amici e parenti preparatevi a una lunga ricerca. È molto difficile trovare prodotti tipici del luogo quindi è meglio ripiegare su alcuni prodotti alimentari: il tonno Palmera, il vino bianco o rosso di Fogo o il Grohl, un alcolico potente simile alla grappa. Se avete posto per metterlo in valigia, lo scheletro di pesce istrice è sicuramente un oggetto originale. http://viaggi.repubblica.it/dettaglio/Capo-Verde-le-isole-doro/187423/2 |
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