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Valle di San Martino, incanto e delizia

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C'è chi preferisce i fine settimana all'insegna del riposo più assoluto. Per chi ha tali esigenze la Valle di San Martino (Lombardia) è, soprattutto per i più pigri, un luogo da evitare (anche se poi in fondo in fondo una soluzione si trova sempre). Fatte le debite premesse, adesso si può senz'altro affermare che in questo delizioso lembo dell'Italia del Nord natura e sport è ancora una volta un binomio vincente.
Lo sport - "A caratterizzare il territorio sono soprattutto i 1877 metri del Resegone (o Monte Serrada), l'ultimo baluardo dolomitico prima delle grandi pianure. Il luogo ideale per esercitarsi negli sport fuori porta: arrampicata, trekking, mountain bike e equitazione, in particolare. Interessanti anche le escursioni in canoa sull'Adda e l'opportunità di utilizzare, non lontano da Caprino Bergamasco, una delle aree più organizzate al mondo per il volo libero", commenta Carlo Nullo, ristoratore e esperto istruttore di parapendio.
Il Resegone - Il Resegone - qui si sono formate generazioni di alpinisti appartenenti ai famosi "Ragni di Lecco" - si presenta dal versante di Lecco, aspro e molto scosceso. Molto più dolce il lato che volge sulla Valle Imagna e della Val Taleggio, nei pressi di Morterone. "Le pareti di questo stupendo massiccio offrono, anche agli arrampicatori più esigenti, vie lunge e articolate, ma anche agevoli palestre di fondovalle. Dalla vetta si può godere di un panorama notevole, soprattutto verso le Prealpi Orobiche e la Pianura Padana. Grandi opportunità anche per chi ama la speleologia e l'ippica", commenta ancora Nullo.
La storia - L'area è degna di attenzione anche dal punto di vista storico e archeologico. I primi segni della presenza umana in questo sito sono molto antichi: lo si può constatare osservando i ritrovamenti rinvenuti ad Erve (un teschio appartenuto ad un Homo sapiens) ed a Somasca (insediamento abitativo dell'età del bronzo). Degni di attenzione anche alcune vestigia romane e quel che resta degli insediamenti Longobardi e Franchi. Nel periodo medievale sul territorio furono costruite numerose fortificazioni tra cui alcuni castelli che spesso furono oggetto di contesa tra le fazioni guelfe e ghibelline.
Non solo sport - La cucina bergamasca è semplice e varia ed ha i punti di forza nei formaggi dell'Alpe: il Branzi, il Formai de mut, e il Bitto, tipico della Valtellina, ma prodotto anche nei comuni di confine (ma anche il Taleggio, il Gorgonzola, le Formaggelle della Val di Scalve, gli Stracchini ed i caprini). Caratteristica la polenta taragna e quella abbrustolita, quella con il salame e con le salamelle, con il brasato o lo stufato. Minestre, zuppe e risotti sono, più delle carni, l'alternativa alla polenta.
Le specialità culinarie - "Celeberrimi i casoncelli (ravioli) alla bergamasca. Gustose le terrine di cacciagione e di capretto, i sanguinacci, le salamelle, i cotechini e i salami freschi", conferma l'istruttore di volo libero. Che nel suo ristorante, Latterraggio, fa servire ai parapendisti il "Bastone dell'atterraggio", una delizia creata con carni e insaccati locali (pancetta affumicata o spek sotto più fesa di tacchino o codone di manzo) avvolti in un bastoncino di legno. Nella zona, molto frequentata dai volo liberisti, è inoltre possibile (in particolare a Caprino Bergamasco) trovare alberghi per ogni esigenza.



http://viaggi.tiscali.it/articoli/08/febbraio/18/valle_san_martino_123.html