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Agrigento: tra storia, spiagge e arte culinaria

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E' una Valle speciale quella dei Templi di Agrigento, situata nel bel mezzo della città che diede i natali a Luigi Pirandello e il mare di San Leone. Il sito archeologico è composto da 7 templi dorici del periodo della Magna Grecia che, incendiati dai cartaginesi, vennero successivamente restaurati dai romani. La sua pittoresca posizione ricca di storia le ha permesso nel 1998 di entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco. E' davvero affascinante camminare tra le preziose rovine dei templi, soprattutto a febbraio, quando nella sua imponente bellezza, come tradizione comanda, si festeggia vicino al Tempio della Concordia, l'unico rimasto intatto, la sagra mandorlo in Fiore, associata ormai al Festival Internazionale del Folclore. Una magica atmosfera tinta dal bianco e rosa della candida fioritura dei mandorli che annuncia il ritorno della primavera e offre un' occasione per commercializzare anche prodotti tipici siciliani.
I templi - Tra il labirinto naturale del verde e quella dei mandorli si apre uno scenario ricco di cultura dove spicca quel perfetto equilibrio architettonico datato tra il Ve VI secolo avanti Cristo. Qui si erge il Tempio di Giunone, in onore della dea greca, utilizzato in tempi remoti per celebrare i matrimoni. Pochi metri dopo si trova l' edificio della Concordia, l'unico pressoché intatto trasformato in tempio sacro, e ancora circondato da colonne rastremate. Vietato non visitare il Tempio di Zeus Olimpico, uno dei più grandi, purtroppo rovinato al suolo. Facendo il percorso stabilito si arriva al Tempio di Esculapio, dedicato ad Asciepio, il dio della medicina: costruito nelle campagne, era infatti meta di pellegrinaggio dei malati in ricerca di guarigione. Ma l'occhio si sofferma sul più antico, quello di Eracle, dio amato dagli agrigentini, che conserva solo 8 eleganti colonne. La leggenda narra del Tempio di Vulcano, racconta che il dio del fuoco avesse un'officina sotto l'Etna dove fabbricava i fulmini di Zeus aiutato dai ciclopi. Da visitare anche i simboli di Agrigento, il tempio dei Dioscuri (o di Castore e Polluce) costruito per onorare i due gemelli figli di Sparta e Giove.
Altri siti - Nello stesso itinerario storico suggestiva la tomba di Terone, colui che governò la città. Al centro della valle, per gli appassionati di reperti preziosi, non si può non entrare al Museo Archeologico che conserva pezzi ritrovati dal dopoguerra ad oggi. E dall'alto del bellissimo panorama verde dell' agrigentino si eleva il cosiddetto Oratorio di Falaride, in realtà un tempietto di tipo romano costruito su un alto podio con un altare eretto sulla fronte orientale.
Agrigento - Che lunga storia quella della città di Agrigento. Venne addirittura chiamata in modi differenti dalle sue dominazioni: i Greci, che la fondarono nel 581 avanti Cristo, la soprannominarono Akragas. Kerkent fu in nome dato dagli Arabi e Girgenti dai Normanni e Agrigentum la chiamarono i Romani. Il suo centro nella bella Via Atenea richiama lo stile arabo con le sue piccole viuzze. Mentre si cammina lungo la strada, zeppa di negozi, si respira anche l'aria imponente anche dei Greci e Romani. Così convivono in piena armonia stili diversi di chiese, conventi, e palazzi nobiliari, che fecero di Girgenti una perla del Medioevo. Non passa inosservata la Cattedrale di San Gerlando legata ai Normanni. La leggenda racconta che è stata dedicata alla Vergine Maria Assunta e poi consacrata a San Gerlando dal Vescovo Bertaldo de Labro.
San Leone - A due passi dalla Valle dei templi c'è San leone, il lido di Agrigento. Panorama suggestivo: accoglie gli ospiti una lunga passeggiata immersa tra la spiaggia, chioschetti e mare, e il viale alberato che circonda i locali discoteche e gli stabilimenti balneari. Per gli appassionati di barche c'è il porto turistico.
Arte culinaria - Non è solo nel cuore della città che si trovano piccole osterie dove si mesce il vino e si servono sarde salate ed olive schiacciate. Perché le peculiarità della cucina siciliana, la più variegata d'Italia, è dappertutto e quel succulento profumo della mille ricette attira l'olfatto di chiunque. Le dominazioni hanno lasciato in eredità un patrimonio gastronomico. Non basterebbe una Treccani per elencarle. Tra le pietanze tipiche: la pasta condita con ricotta e fave, o con i broccoli; il tortino di melanzane e la caponata. I panini con la milza, la zucca e i ceci. Una curiosità? C'è chi fa colazione con arancini o calzoni fritti e al forno. Poi i mille raffinati dolci, come la cassata siciliana.


http://viaggi.tiscali.it/articoli/08/febbraio/29/agrigento_123.html