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Triora, dove le streghe danzano ancora

Un salto nel mondo delle tenebre. Questo simboleggia un viaggio a Triora (Imperia), un piccolo centro che fin dal medioevo si è trascinato addosso il marchio di un oscuro angolo d'inferno, dove le streghe danzavano - forse lo fanno ancora - lo scarmigliato ballo delle anime dannate. C'è ancora chi in questo meraviglioso borgo ligure è pronto a giurare di aver percepito presso la Cabotina - un casolare abbandonato dall'aspetto inquietante - gli orridi strilli di un cerchio di arpie impegnate nella loro plurisecolare opera di magia nera.
Magia nera - La verità - come spesso in questi casi - è ben più tragica. Probabilmente ad essere accusate di essere ambasciatrici del male furono donne affette da malattie mentali. Secondo altre congetture invece, le contadine per produrre il pane mischiavano farina di grano e di segala cornuta, l'acido lisergico contenuto nell'erba selvatica causava a chi se ne cibava disturbi psicopatologici. Il risultato fu sempre uguale: queste disgraziate furono processate, torturate e condannate al rogo per aver esercitato, in accordo con il diavolo, la magia nera.
La tragedia - Una tragedia umana che ha ispirato studiosi e scrittori. "Triora - ha scritto sull'argomento Quirino Principe, musicologo e saggista - è la Loudun italiana, la Salem europea ". Suggestioni, incantesimi, malie che hanno reso famoso il paese. Uno che conosce i fatti e la comunità ligure è lo scrittore Ippolito Edmondo Ferrario, che per il suo libro, Triora Anno Domini 1587. Storia della stregoneria nel Ponente Ligure (De Ferrari Editore), ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Triora. "Perché un libro sulle streghe? Perché - commenta Ferrario - nel borgo si è celebrato il più grande processo contro le streghe avvenuto in Italia in epoca tarda, alle soglie dell'Illuminismo".
L'inquisizione - La storia è triste: trenta donne furono catturate, processate e condannate a morte dall'Inquisizione. Chi non morì sotto tortura fu arsa viva. "Se poi le streghe fossero davvero streghe o levatrici esperte nell'uso delle erbe chi può dirlo? Le ipotesi sono molte, ma certamente - commenta ancora Ferrario - qualcosa di particolare, atavico e radicato in questa parte di Liguria rimane tutt'ora, forse la stratificazione di usi, costumi e credenze antichissimi provenienti dal paganesimo. Ancora oggi nella a Triora e nella Valle Argentina ci sono alcune anziane, pochissime, che si dedicano alla raccolta delle erbe medicinali e che confezionano medicamenti naturali. Dunque il mistero persiste". Il processo deve aver inciso profondamente sull'animo dei trioresi, se a distanza di 421 anni se ne parla ancora. Gli studi più recenti affermano che dietro alle presunte streghe si nascondesse una vera e propria macchinazione politica ed economica che trovò nelle poverette il suo capro espiatorio.
Il turismo - Quattro secoli dopo, il piccolo borgo ligure ha fatto di quell'ingiustizia un vero e proprio biglietto da visita "turistico". "La pro loco - spiega Giampaolo Marcialis, autore del libro Sa bidda de is cogas (il paese delle streghe) - è riuscita, con manifestazioni culturali, con il museo etnologico, con la ristrutturazione delle carceri in cui erano state rinchiuse le poverette a darsi un'interessante connotazione turistica". Triora, un piccolo mondo antico che, per esistere e resistere, ha deciso di "vendere" in modo intelligente la sua "pelle" e di donare ai turisti, oltre alle sue storie, cibo sopraffino. "Nel "Negozio della Strega" si potranno acquistare confetture, sughi e sott'oli, formaggi (ottimo il bruzzo) e la ricotta acida", spiega Vanina Micheri, una delle tre dirigenti del museo entnologico di Triora. Nei ristoranti si potranno inoltre gustare altri squisiti piatti tradizionali. Tutti firmati dalle streghe.


http://viaggi.tiscali.it/articoli/08/aprile/02/triora_streghe_1954.html