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Alla ricerca del sapere perduto

SU UNA T-SHIRT c'è la riproduzione della Scuola di Atene di Raffaello, con Platone e Aristotele in primo piano; su un'altra, un gioco di assonanze in inglese (“To do is to be, Socrates. To be is to do, Plato. Do be do be do, Sinatra”) mischia lietamente sacro e profano. Sono eroi popolari i filosofi in Grecia, soprattutto per chi viene ad abbeverarsi al mito della classicità. Studiati, dimenticati, riscoperti, venduti e comprati nei negozietti accanto ai templi. Siamo tutti figli della Grecia. Nipoti di Platone, pronipoti di Socrate. Ciò che chiamiamo filosofia ("amore per il sapere") è nato qui, quando i miti non sono più bastati a spiegare il mondo e si è passati a ragionare sui principi e le cause prime. «Il greco», scriveva Werner Jaeger, «è il popolo filosofo fra tutti ». La genesi è nelle colonie greche sulle coste dell'Asia minore.

Talete di Mileto - all'epoca città di frontiera, di traffici, commerci, incroci con l'Oriente - fu il primo a esprimere le sue idee in termini logici anziché mitologici. Ma il centro è Atene, dove vissero i grandi pensatori: Socrate, Platone, Aristotele. Il primo maestro del secondo, il secondo del terzo. È dalla polis del passato e dalla metropoli del presente che può partire il tentativo di rivisitare i luoghi all'origine del pensiero occidentale. L'Agorà, la piazza dell'antica città, spazio aperto per scambiare merci e idee, è al centro del parco archeologico creato attorno all'Acropoli per resistere all'assedio di cemento dell'Atene contemporanea. Nei vialetti tra le rovine di templi, portici, case e botteghe, è facile immaginare Socrate applicare il suo metodo maieutico con i concittadini, nei pressi della Stoà di Zeus Eleutherios dove era solito farlo; o Zenone insegnare la sua filosofia che dalla Stoà Poikile, le cui fondamenta sono ancora visibili, prese il nome (stoicismo).

Alla base della collina di Filopappo, di fronte all'Acropoli, c'è la cosiddetta
Prigione di Socrate, due grotte nella roccia che fanno venire alla mente il processo per empietà, la celebre autodifesa del filosofo e il suicidio con la cicuta per restare fino in fondo coerente con il principio di “far parlare la verità”. Più a nord, tra palazzi e strade, in un piccolo parco riparato dal traffico con giochi per bambini e panchine, è sparso ciò che resta dell'Accademia di Platone, che nel 387 a.C. acquistò il giardino dedicato all'eroe Academo e fondò una famosa scuola attiva per quasi nove secoli fino a quando fu chiusa da Giustiniano nel 529 d.C. La cosa più evidente che rimanda al teorico del mondo iperuranio è un albero che, si dice, sia molto simile a quello alla cui ombra amasse conversare con i discepoli. Ad Atene esiste una nuova Accademia, costruita in forma di tempio ionico nella seconda metà dell'800, considerata il più alto esempio neoclassicismo greco; due grandi statue di Platone e Socrate si ergono ai lati della scalinata d'ingresso.

Se Socrate e Platone erano ateniesi, Aristotele era macedone ma ad Atene visse a lungo (entrò a 17 anni nell'accademia di Platone rimanendovi fino alla morte del maestro) e fondò una sua scuola, chiamata Peripato (“passeggiata”) perché amava insegnare camminando con gli allievi nel giardino che la circondava. Una candida statua che guarda il mare del golfo Strimonico, lo ricorda a Stagira, suo luogo natale nei pressi di Salonicco, lungo la strada che porta alla penisola Calcidica. A differenza di Socrate e, in parte, di Aristotele, Platone era un viaggiatore. Alcune fonti riferiscono che soggiornò a più riprese in Egitto, per esplorarne la cultura, e in Magna Grecia, a Siracusa in particolare per educare il tiranno secondo la sua dottrina. E poi scrisse di una terra che non aveva mai visto, contribuendo a crearne il mito: Atlantide; descrivendone in due dei suoi dialoghi (Timeo e Crizia) la topografia, la grandezza e ricchezza, il cataclisma che la travolse facendola inabissare.

Quello del continente perduto è un rebus lontano dall'essere risolto, con molte ipotesi in campo. Una delle più discusse individua proprio in un'isola dell'arcipelago delle Cicladi, Santorini, colpita nei secoli da catastrofici terremoti, ciò che rimane di Atlantide. Spostandosi lungo un'ipotetica, parziale, “via dei filosofi”, la prima sosta può essere allora Thira (il nome ufficiale dell'isola), evitando gli affollamenti della stagione piena,per osservare da vicino la sua spettacolare conformazione vulcanica, il colpo d'occhio impressionante della caldera invasa dal mare, gli scavi di Akrotiri, i vicoli e le casette di Oia, magari in compagnia del testo platoniano.

Continuando verso est, l'approdo della via dei filosofi può essere Samos, nell'Egeo orientale, patria di Pitagora (il primo, secondo la tradizione, a coniare il termine “filosofia”), Epicuro (teorico della ricerca della felicità, per sottrazione di bisogni) e Aristarco (anticipatore della concezione eliocentrica di Copernico). La verde, montagnosa, ospitale, gloriosa Samos, ricoperta di boschi, vigneti e uliveti; dalle spiagge di ciottoli, più raramente di sabbia, e le calette deserte raggiungibili solo a piedi; l'isola di monasteri remoti e porticcioli addormentati, del tempio di Hera e del tunnel acquedotto e rifugio antipirati. Uno dei villaggi principali si chiama Pythagorio, in omaggio al più illustre dei suoi figli, che fuggì dall'isola a causa dei misfatti del tiranno Policrate. Rientrato, Pitagora si rifugiò in una grotta, che è possibile raggiungere dopo una breve arrampicata. La statua del filosofo- matematico, triangolo in mano a ricordare il teorema, vigila sulla banchina del porto, di fronte al braccio di mare largo 1300 metri che divide l'isola dalla costa turca. Di là, a qualche chilometro, c'è la Efeso di Eraclito; poco più a sud, Mileto, dove per primo Talete, guardando il cielo, iniziò a filosofare


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