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Lubiana Underground

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Nell'anno dedicato dall'Unione europea al dialogo interculturale, Lubiana sembra ancora una città remota ed esotica per la maggioranza degli italiani. Eppure, dopo che dal 21 dicembre scorso la Slovenia è entrata a far parte dell'area Schengen, la città è lì appena oltre Trieste, neanche un'oretta di macchina, stessi euro, e un'effervescenza culturale e sociale che gran parte delle città italiche si sognano.

Dal primo gennaio, del resto, la Slovenia è presidente di turno dell'Unione: il che dovrebbe aiutare. Però ancora di più aiuterà sapere che una città abbastanza piccola come è appunto Lubiana consuma più libri di Roma, possiede ben quattro teatri pubblici e otto ensemble stabili, cinema a iosa, compagnie di danza regolarmente sostenute dallo Stato e dal governo della capitale, musei molto visitati, compreso il Moderna dedicato all'arte contemporanea (per dire: la tanto evoluta Milano non ne possiede ancora uno) e molto stimato in tutto il mondo anche grazie al piglio cosmopolita e sapientemente giovanilistico della sua direttora Zdenka Badovinac. E poi Case della cultura, come il Cankarjev Dom che è una specie di Barbican in piccolo (ma altrettanto brutto architettonicamente), e Festival di cinema e letteratura come il Fabula (che si svolge in dieci città contemporaneamente) o l'Ortofest, dedicato alla scena musicale più alternativa e casinara.

Deve essere il frutto anche di un certo successo economico. La Slovenia ha adottato l'euro solo da un annetto e, benché i prezzi anche a Lubiana abbiano subito preso il volo portando l'inflazione ben oltre i limiti previsti dall'Ue, la situazione complessiva è quel che si definisce affluente. La città stessa ha cambiato volto e pelle, negli ultimissimi anni. In meglio, secondo tutti. Il centro è divenuto un luogo accessibile e gradevole, bonificato dal traffico, pedonale, senza che a causa di questo la vita e i commerci si spostassero negli orrendi shopping mall di importazione americana, divenuti così tipici nelle nostre
periferie più disgraziate. E il merito è di sicuro anche del sindaco della città, Zoran Jankovic, serbo di origine ed ex direttore della catena di supermarket Mercator, molto criticato da gran parte dell'intellighenzia non solo per qualche scelta urbanisticamente discutibile ma soprattutto per il suo decisionismo al limite dell'arroganza.

"Il Paese è in una situazione isterica", commenta abbastanza olimpico Drago Jancar, il maggiore scrittore sloveno vivente - di lui è appena uscito in Italia da Bompiani il romanzo 'Aurora boreale', un bel racconto storico dalle tinte neoespressioniste, con prefazione entusiastica di Claudio Magris. "La situazione economica è di sicuro una delle più brillanti in Europa, tuttavia si tratta di un Paese piccolo e in definitiva provinciale, pieno di invidie e incomprensioni. Qui la storia schiaccia ancora il presente", dice lo scrittore: "La realtà è ingombra di risentimenti che vengono dal passato". Lui stesso potrebbe in fondo esserne vittima: durante il regime comunista, è stato imprigionato e i suoi romanzi censurati. Invece lo scrittore è un liberale e un convinto europeista, grazie al cielo, e ritiene che il compito specifico del suo Paese nell'Ue sarà proprio quello di trascinare gli altri componenti dell'ex federazione jugoslava dentro l'Europa: "Allora" - dice - "le tensioni che ancora ci infiammano si allenteranno fisiologicamente".

Jancar, che è stato a lungo commentatore politico del quotidiano 'Delo' e dirige la casa editrice Slovenska Matia, avrà ragione quando parla di politica e di economia. Ma certo questa presenza del passato che schiaccia l'oggi, in una città come Lubiana, non si sente affatto: soprattutto sul far della sera e magari al venerdì o al sabato. Quando cioè, dopo una cena un po' pesante ma buona e a un prezzo ormai da far esclamare "I have a dream" in qualsiasi pizzeriaccia nostrana, le strade del centro si animano dei mille caffè e bar molto well designed dalle ultime leve di interior decorators che hanno studiato a Londra. Ma bisogna che si tirino le ore piccole e piccolissime, per fare un salto al momento giusto al Metelkova che si potrebbe definire come una specie di centro sociale, però molto organizzato e efficiente. Non si pensi a un locale, o a uno spazio unico. Una volta si trattava di una struttura usata dall'esercito, poi è diventata una prigione: adesso è un quadrilatero con all'interno un bar (il Galla Galla), un teatro


http://viaggi.repubblica.it/dettaglio/Lubiana-underground-e-cosmpolita/199202