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Aprile 2010

Valle delle Regine Magia dell' antico Egitto

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Alla scoperta della Valle delle Regine, che assieme alla Valle dei Re costituisce uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di mistero dell'Egitto.

La Valle delle Regine, che in lingua egiziana è nota come “Biban el-Harim” letteralmente “la porta delle donne”, è una zona molto estesa dell'Egitto dove vennero sepolte le mogli e i figli degli antichi faraoni d'Egitto.

L'area si configura come una vasta distesa situata nella parte sud-ovest della necropoli di Tebe, venne ribattezzata “valle delle Regine” dallo studioso di storia egiziana Champollion. In questo luogo vennero scavate nella roccia circa ottanta tombe alcune delle quali sono visitabili e aperte al pubblico.

Le tombe scavate in questa necropoli appartengono tutte del periodo della XIX e XX dinastia anche se sono state rilevate tracce di costruzioni già dalla XVII dinastia.

Nel corso dei primi anni del '900 in particolare tra il 1903 e il 1906, gli scavi archeologici condotti da Ernesto Schiaparelli e Francesco Ballerini hanno portato alla luce alcune delle tombe tutte piuttosto mal conservate e nessuna delle quali ci è giunta intatta.

La struttura generale delle tombe risulta essere meno grande di quelle dei Re e molto diversa è la decorazione con rare raffigurazioni dei cicli del Sole.
Da Visitare

Le tombe della necropoli si presentano al visitatore come delle catacombe scavate nella parete rocciosa e circondate dalla sabbia color avorio.

La tomba più famosa è sicuramente quella di Nefertari la seconda delle spose di Ramses II faraone che ebbe molte concubine le quali diedero alla luce figli illegittimi. La tomba è stata scoperta dallo Schiaparelli nel 1904 ed è mirabilmente decorata all'interno. Vi si accede tramite una scalinata di accesso e si giunge in una stanza trasversale poi si passa attraverso una porticina e ci si immette in una seconda stanza.

Qui possiamo ammirare la camera del sarcofago che fu violata nel corso dell'antichità dove anche le infiltrazioni di acqua hanno danneggiato moto l'assetto originario delle opere sulle pareti. Oggi possiamo ammirare delle scene di adorazione da parte di Nefertari verso le divinità Iside e Nefti che sono raffigurati come falchi.
La regina è raffigurata mentre è intenta a giocare a “senet” la dama degli antichi egiziani. Nella stessa stanza c'è anche una sorta di bancone dove forse era situato il corredo funebre della regina.
La seconda sala è decorata con un fregio raffigurante le “piume della verità” e gli urei mentre la terza sala sono conservati quattro pilastri su cui sono raffigurati tutte le divinità adorate dal Nefertari, e un sacerdote con la pelle di pantera.

Molti degli oggetti che erano presenti nelle sale sono oggi conservati al Museo Egizio di Torino, tra questi ricordiamo il coperchio in granito rosa e il modellino della tomba della tomba di Nefertari.

La tomba di Khaemuaset uno dei figli di Ramesse III è situata nella valle delle Regine. Questa tomba ha la struttura di una tomba reale ma di dimensioni ridotte. E' costituita da un corridoio con una splendida sala decorata dove sono ben conservati dipinti che raffigurano scene di adorazione da parte del principe che in alcune sezioni è rappresentato accanto al padre.

Da non perdere inoltre la tomba di Amonherkhopeshef un altro dei figli di Ramesse III, che conserva i colori più vivi di tutte le tombe della valle. Attraverso una scalinata si arriva ad una salsa di forma quadrangolare e poi ad un corridoio sulle cui pareti sono state dipinte scene dal “Libro delle Porte”. Da qui si percorre un corridoio che porta ad una sala dove è presente un sarcofago di granito e una piccola vetrina che conserva le spoglie di un bambino prematuro.



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Cilento nel cuore della Magna Grecia

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Un paesaggio ricco di contrasti che varia dalle falesie a picco sul mare, ai monti e ai borghi in cui la storia s'intreccia alla mitologia.

Il Cilento è una porzione di terra campana compresa tra i golfi di Salerno e Policastro, che incanta con la sua straordinaria bellezza naturalistica.

Non è un caso che la leggenda attribuisca a questi aspri promontori rocciosi il canto delle sirene omeriche che ammaliavano i naviganti.

Il fascino di questa terra non può che attrarre a sè come un richiamo irresistibile i visitatori.

Un suolo toccato anticamente dai greci e reso grande dai templi che Paestum e Velia custodiscono con orgoglio e vanto.

Anche il tratto costiero è parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, un patrimonio ambientale di oltre 180.000 ettari che comprende ben 80 comuni.

Tra ulivi millenari, orchidee selvagge e primule autoctone sorgono antiche colonie greche ricche di storia ed arte e borghi medievali impreziositi da castelli e certose.

E che dire dello spettacolo mozzafiato delle grotte?
Scavate dall'acqua nella roccia calcarea dei Monti degli Alburni, le grotte di Castelcivita offrirono rifugio all'uomo fin dal Neolitico; mentre le grotte di Pertosa ospitano meravigliosi tunnel sotterranei lungo 2000 metri di percorso.
Da Visitare

Paestum, risalente al VII-VI sec. a.C., possiede un'area archeologica di grandissimo pregio dominata dai tre templi dorici di Basilica, Cerere e Nettuno e dalle numerose vestigia circostanti. Vale la pena anche fare una visita al Museo Archeologico Nazionale con preziosissimi reperti e affreschi di bellezza classica.

L'altra regina dell'archeologia cilentina è Velia, l'antica Elea fondata dai greci nel VI sec. a.C.
Fu un importante centro di cultura e scienza grazie ai filosofi Parmenide e Zenone e alla prestigiosa scuola di medicina. Custodisce come un gioiello la Porta Rosa, il più antico arco a tutto sesto mai rinvenuto.

Altro splendido scrigno di tesori è Padula che conserva la trecentesca Certosa, una fra le più grandi d'Italia. Tra chiostri, corridoi, stanze e tenute, l'edificio religioso copre una superficie di 150.000 metri quadri

Considerata la “porta del Cilento”, Agropoli offre suggestivi sguardi panoramici dall'alto del castello saraceno che domina la città alta.

Grazioso borgo medievale fatto di stretti vicoli e ripide scale, Castellabate si sviluppa attorno alla bella chiesa di Santa Maria da Giulia risalente al XII secolo.

A Punta Licosa il mito si confonde con la realtà. Le leggende di omerica memoria attribuivano a questo promontorio ricoperto di pini la presenza della sirena Leucosìa che ammaliava con il suo canto i naviganti.

Un salto a Pisciotta ci farà scoprire le virtù del suo olio d.o.p. all'ombra dell'ex castello baronale.

Qui il nocchiero di Enea trovò la morte fra le sue coste impervie e rocciose. A Capo Palinuro il litorale è ricco di grotte, tra cui la Grotta Azzurra, quella d'Argento e la piacevole Baia del Buon Dormire.

Falesie e grotte contraddistinguono anche l'incantevole località di Marina di Camerota dove nella baia degli Infreschi si trova una fresca sorgente di acqua dolce.



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Moorea Isole del Vento

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Quando si vola sulle ali della fantasia e si immaginano i paradisi polinesiani nella mente compaiono le rigogliose vegetazioni, la gente affabile ed accogliente, il mare cristallino e un dolce vento che accarezza le guance arrossate dal sole. Bene, tutti questi ingredienti sono presenti a Moorea nella Polinesia Francese, vento compreso, tanto che le Isole di cui Moorea fa parte si chiamano proprio “Isole del Vento”.

Moorea è un'isola politicamente dipendente dalla Francia, è un suo Paese d'Oltremare, ma si trova esattamente all'estremità opposta del mondo, in Oceania, distante più di 6000 chilometri dai primi ammassi di cemento delle grandi metropoli australiane e neozelandesi.

Ha un suo Presidente e gode di ampia facoltà di autogestione nell'amministrazione dei propri affari politici. Oltre al francese anche il polinesiano (o tahitiano) è riconosciuto come lingua ufficiale ed esiste persino un inno “nazionale” polinesiano, l'Ora 'O Tahiti Nui.

La storia di Moorea si intreccia con quella delle “sorelle” polinesiane sottoposte al controllo francese a partire dalla metà dell'Ottocento. Era, quello, il secolo della grande corsa alle colonie che impegnava francesi, britannici, spagnoli, portoghesi, belgi, olandesi non solo nel controllo dell'Africa (quasi interamente portato a compimento entro fine '800), ma anche dell'Asia e delle isole del Pacifico.

Si trattava di politica di conquista dove spesso le ragioni economiche cedevano il passo al “prestigio” di possedere un Impero intercontinentale. I nazionalismi premevano sugli stati e la “grandeur” spingeva a portare le armi dall'altra parte del mondo, anche in zone non sempre strategicamente importanti per l'accesso all'Asia o per il controllo dei traffici mercantili internazionali.

Dal 1842 Moorea, come tutta la Polinesia, divenne dunque un protettorato francese.

Moorea si trova a 17 chilometri a nord ovest di Thaiti, l'isola più importante delle Isole del Vento nell'Arcipelago della Società. Dall'alto è immediatamente riconoscibile per la sua particolarissima forma triangolare incastonata in una stupenda barriera corallina.

Ha una superficie contenuta di circa 134 chilometri quadrati e poco meno di 15 mila abitanti (turisti esclusi) che abitano in piccoli villaggi quasi tutti edificati in prossimità mare e dai nomi esotici: Teavaro, Maharepa, Paopao, Papetoai, Haapiti, Afareitu et Vaiare. Un piccolo gioiello di un arcipelago (118 isole) esteso più di tutta l'Europa (oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati).

Come gran parte delle isole polinesiane ha un'origine vulcanica (formazione tra 1 e 2 milioni di anni fa): questo genera un paesaggio davvero spettacolare dove le magnifiche calette sul mare si aprono ad alti promontori e a montagne dall'altezza considerevole. La più alta cima di Moorea è il Monte Tohiea che con i suoi 1207 metri supera abbondantemente il secondo monte più alto, il Rotoui (899 metri).

Dagli occidentali l'isola di Moorea fu per la prima volta avvistata a metà Settecento. Grandi navigatori come Wallis prima e Cook poi la esplorarono e posero su di essa anche un osservatorio astronomico. Ancora oggi l'isola si può raggiungere via nave partendo da Papeete (capitale della Polinesia Francese) o, meglio, da Tahiti. Si arriva in mezz'ora utilizzando le navi veloci e in poco più di un'ora con il traghetto “normale”.

Ma il mezzo migliore per raggiungere l'isola resta chiaramente l'aeroplano: dall'aeroporto di Moorea si parte con Air Moorea verso Tahiti (voli a cadenza oraria d'inverno che aumentano considerevolmente d'estate); l'aeroporto internazionale di Tahiti permette poi di raggiungere le principali destinazioni mondiali.

L'isola vive di pesca, di piccole coltivazioni tipiche come l'ananas, le pesche, la vaniglia e soprattutto vive di turismo internazionale. La maggior parte di arrivi proviene chiaramente dalla Francia e dai “vicini” paesi oceanici ma sono molti anche i tedeschi e gli italiani che la scelgono soprattutto per i viaggi di nozze.

Il nome Moorea deriva con tutta probabilità da due parole dell'idioma locale: “mo'o” che significherebbe “lucertola” e “rea” che significherebbe “giallo”. Qualcuno attribuisce il nome alla colorazione particolare di alcuni piccoli rettili locali, altri invece alla forma dell'isola stessa (e il giallo sarebbe dovuto alla perenne illuminazione del sole).

La moneta in uso a Moorea è l'Euro ma sono accettati quasi ovunque anche i dollari americani che sono una sorta di seconda moneta ufficiale.


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Sesso, tradisce una coppia su tre

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La monogamia non fa per tutti: almeno in un terzo delle coppie un partner tradisce l'altro o addirittura sono entrambi infedeli, spesso con gli amici. Lo afferma uno studio dell'università dell'Iowa su un campione della città di Chicago, pubblicato dalla rivista Perspectives on Sexual and Reproductive Health. I ricercatori hanno intervistato 783 adulti eterosessuali tra i 18 e i 60 anni, sia uomini che donne, chiedendo loro quanti partner avevano avuto durante la loro ultima relazione sessuale. In totale un terzo degli intervistati ha dichiarato che la propria relazione non era monogama. In dettaglio il 12% degli uomini e il 10% delle donne ha affermato che non lo era nessuno dei due partner, mentre il 17% degli uomini e il 5% delle donne ha confessato di aver avuto altre relazione mentre il partner è rimasto fedele. Lo studio ha investigato anche il tipo di tradimenti, da cui è emerso che i più 'pericolosi' per il rapporto sono gli amici, soprattutto per le donne: il 44% delle fedifraghe (e il 25% degli uomini) ha ammesso che il tradimento avviene appunto con qualche amico, mentre ha relazioni occasionali con sconosciuti il 30% delle donne e il 43% degli uomini. Dalle interviste è emersa però anche una contromisura: "a quanto sembra l'aver conosciuto i genitori del partner diminuisce di molto le probabilità di tradimento - spiega Anthony Paik, che ha coordinato lo studio - perché le persone sono meno inclini a mettere a rischio il rapporto con 'avventure'. Ogni persona può fare le sue scelte in libertà - aggiunge il ricercatore - ma speriamo che queste informazioni siano utili a far percepire i pericoli legati alle malattie conseguenti questi comportamenti".


Fonte : ANSA