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Febbraio 2011

Carnevale à la carte

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Come nella migliore tradizione italiana le festività non sarebbero le stesse se la celebrazione non fosse accompagnata da un'occasione per apprezzare i piaceri della tavola. Non fa eccezione il Carnevale dove a farla da padroni nel panorama culinario sono soprattutto i gustosi dolci che ogni regione si diverte a preparare prima dell'inizio della Quaresima. Chiacchiere, bugie, scroccafusi, frappe, rosoni, crostoli, ad ogni regione il suo dolce tipico e per ogni nome una delizia da provare tra uno scherzo e l'altro.

Oggi vi proponiamo un elenco di squisiti dolci carnevaleschi, più o meno conosciuti, provenienti da tutto lo stivale e pronti per essere sperimentati nelle vostre cucine.

Un invitante dolce da gustare quando l'euforia del Carnevale pervade di allegria le strade e le cucine italiane. Tipici dolci della tradizione pugliese, le loro origini sembrano, infatti, risalire ai contadini del territorio delle Murge, i Bocconotti sono dei deliziosi biscotti solitamente ripieni con miele e marmellata che prendono il nome dalle loro piccole dimensioni. Infatti, i Bocconotti sono così piccoli che si possono mangiare in un solo boccone! La tradizione di questi biscotti si è anche affermata nella cucina calabrese ed abruzzese.

Anche note come frisjoli o zippulas, le tradizionali frittelle dolci del Carnevale sardo sono morbide ciambelline molto simili alle zeppole, hanno un bel colore dorato dovuto dalla presenza dello zafferano e sono aromatizzate con il succo d'arancia. Il facile procedimento delle cattas permette a chiunque di cimentarsi in eccellenti cuochi per assaporare le invitanti ciambelline sarde.

Il delizioso dolce napoletano, che come da tradizione si prepara il martedì grasso, è un'invitante torta di semolino che piace a grandi e piccoli. Il sapore aromatico della torta è un piacevole melange di zucchero, ricotta e bucce d'arancia, un'unione di dolce e salato che crea un gusto delicato ed appetitoso. Benché la torta sia ritenuta la variante povera della sfogliatella napoletana, il Migliaccio è considerato il dolce principe del Carnevale partenopeo che non manca mai sulle tavole. Di questo dolce esistono fantasiose varianti nelle altre province campane, ma l'ingrediente principale sarà comunque la sua squisita semplicità.

Nella forte tradizione culinaria marchigiana non manca il tipico dolce gustato esclusivamente durante il Carnevale. Gli Scroccafusi sono conosciuti in tutta la regione e molto spesso il loro nome varia da provincia a provincia, per esempio ad Osimo sono i cecetti e ad Arquata del Tronto sono gli stummeri.
Il nome ufficiale Scroccafusi deriva probabilmente dal rumore che fanno i denti per mangiare questi biscotti essendo piuttosto duri. Un valido motivo per proporre gli Scroccafusi dopo un pranzo è che si possono cuocere nel forno oppure friggerli mantenendo sempre un gusto intenso e deciso anche dopo averli cosparsi di miele caldo o di alchermes.

Una ricetta particolarmente interessante quella dei Chifelini soprattutto per l'importanza del periodo storico in cui furono inventati. Si racconta infatti che sia stato un panettiere viennese a creare queste sfogliatine a forma di mezzaluna per rincuorare i suoi concittadini durante l'assedio ottomano del XVII secolo. Inizialmente si trattava di piccoli fagottini di pane a cui si poteva aggiungere la marmellata, per poi diventare nel corso dei secoli un dolce con la marmellata già al suo interno. I Chifelini sono probabilmente il dolce più amato dai trentini dopo il tradizionale strudel di mele.

Sono i biscotti tipici della Basilicata e di molte altre regioni meridionali da gustare tutto l'anno e in particolare durante il Carnevale. Queste ciambelline morbide aromatizzate all'anice sono rivestite da una glassa particolarmente saporita e con un leggero profumo di limone che prende appunto il nome di naspro. Sarà una delizia per il vostro palato assaggiare una di queste ciambelline amate tanto dai bambini, ma anche dagli adulti che lo mangiano dopo un buon caffè.

Nella tradizione della cucina romana non mancano le gustose frappe, conosciute anche come bugie, cenci o chiacchiere, nomi diversi a seconda della regione in cui vi trovate, ma tutti ad indicare il dolce di Carnevale per eccellenza che difficilmente mancherà sulle vostre tavole.
Le frappe sono facili da preparare e per la loro particolare forma, ricordano le simpatiche stelle filanti di Carnevale. Anche per quanto riguarda i bizzarri nomi di questo dolce come chiacchiere o bugie, sono nomi che esprimono senz'altro il clima di festa e spensieratezza del Carnevale.


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GF11, tentata incursione nella casa

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L'artista futurista Graziano Cecchini è stato bloccato dagli agenti della polizia mentre tentava di entrare nella casa del Grande Fratello, dove era in corso la diretta televisiva.
Cecchini, accompagnato da altre persone, ha divelto le lamiere di una recinzione riuscendo ad entrare nell'area degli studi televisivi. Gli agenti hanno notato lo squarcio e hanno fermato l'artista.
Cecchini ha parlato di un gesto dimostrativo.


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Una sei giorni con le operette

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Una sei giorni tutta speciale al Teatro Manzoni di Milano. Dall'1 al 6 febbraio tocca alla "Compagnia Italiana di Operette", realtà teatrale presente sulla scena Italiana da oltre cinquant'anni, e dedita a questo genere che sa di antico e di rinascita, dove la vita spensierata è raccontata attraverso musiche che toccano il cuore. Due i titoli in programma: "Il Paese dei campanelli" e "La vedova allegra".

Nel primo titolo ci si immerge in un'immaginaria cittadina olandese dove, per un incantesimo, ogni volta che un bacio "galeotto" viene scoccato, suonano dei campanelli in difesa della virtù. Se questo paese viene visitato da una intera nave di marinai a causa di un guasto ai motori, possiamo immaginare quali saranno le conseguenze della leggenda dei campanelli.

"La Vedova Allegra" non ha praticamente bisogno di presentazione, è la regina delle operette, ambientata nell'ambasciata del Pontevedro a Parigi dove il Conte Danilo Danilovich, scapolo d'oro, viene coinvolto dal Barone Zeta come candidato per sposare la ricca e bellissima Anna Glavari, vedova per l'appunto di un banchiere di corte. Ma Danilo non vuole saperne, in quanto ebbe con Anna un flirt giovanile da cui lui non riuscì mai a mettersi del tutto il cuore in pace. Una serie di eventi provocati per lo più dal buffo Njegus, insolente e ironico collaboratore del Barone Zeta, porteranno a sviluppi inaspettati.

La compagnia è composta da quaranta artisti che girano l'Italia per portare buonumore attraverso una tournée che tocca teatri come il Verdi di Firenze, il Ponchielli di Cremona, l'Alfieri di Torino, il Valli di Reggio Emilia, il Massimo di Palermo, il Fabbri di Forlì per citare i più importanti. Quaranta artisti giovani ed entusiasti che si dividono tra attori, cantanti, musicisti e splendide ballerine per emozionare e coinvolgere spettatori di tutte le età. Quaranta artisti che vivono una vita fatta di teatro, di viaggi, di scambi culturali ma anche di sacrifici ed impegno per riuscire a regalare storie che diano modo di sognare, storie in fondo anche un po' loro.

PER INFORMAZIONI
Teatro Manzoni
Via Manzoni 42 - 20121 Milano
Tel. 02 - 7636901 - Fax 02 76005471
www.teatromanzoni.it
info@teatromanzoni.it

Vasco, nuovo album a marzo e tour

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Trapelano le prime indiscrezioni sulle date dei suoi prossimi concerti negli stadi, mentre tra i fan cresce l'attesa per il nuovo album di Vasco (in uscita il 29 marzo, con 12 pezzi inediti) soprattutto da quando lui stesso ha svelato sul suo sito ufficiale e sulla sua pagina di facebook, alcune frasi di due sue nuove canzoni che saranno contenute nel nuovo disco: "Il manifesto fu-turista della nuova umanità" e "L'aquilone".
Foto Ansa

La prima parla in maniera ironica della condizione dell'uomo nel 21esimo secolo, che deve contare soprattutto su se stesso e non può più invocare "l'aiuto di potenze superiori". "Sarà difficile - canta Vasco - Non fare degli errori/ Senza l'aiuto di/ Di potenze Superiori/ Ho fatto un patto sai/ Con le mie emozioni/Le lascio vivere/ E loro non mi fanno fuori". La seconda invece ha una poetica più visionaria e parla delle illusioni che aiutano a vivere e a lasciarsi andare guardando oltre: "Non amo questo mondo che si muove/ E che ogni giorno sembra anche migliore/ Non amo tutta questa frenesia/ Di cambiare/ Lo sai che si potrebbe stare per dei mesi/ Appesi ad un aquilone/ Guardando il cielo che si muove/ Ed il sole che muore".

Le due canzoni, apparentemente l'una in antitesi con l'altra, anticipano il quadro del disco offrendo un primo assaggio di quello che in realtà è un album ricco di sorprese, anche musicalmente. L'album esce il 29 marzo e si compone di 12 brani inediti, come sempre pezzi di vita. Dopo le 48 date europee in arene e spazi al chiuso nel 2009/2010, quest'anno Vasco torna negli stadi e il calendario ufficiale delle date verrà reso noto a giorni.



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Modigliani scultore, MART Rovereto

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Il Mart presenta la mostra “Modigliani scultore”, che dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011 offre al grande pubblico internazionale la possibilità di ammirare per la prima volta insieme un nucleo importante delle sculture del grande artista livornese.
Un nucleo di eccezionali sculture dell'artista selezionate dopo un minuzioso lavoro di ricerca scientifica durato sei anni, sarà al centro di una mostra irripetibile. Queste opere, oggetto di studio e di approfondimento per gli specialisti, saranno per il grande pubblico un'occasione unica per conoscere un capitolo ancora poco indagato della vita artistica del grande Modigliani.
Durante tutta la mostra, il Mart sarà aperto ogni giorno della settimana.

Credo che questa grandissima mostra su Modì dimostri che non ci si può avvicinare alla pittura di Modigliani senza conoscere profondamente la sua scultura.
Dobbiamo in tal senso essere riconoscenti al MART per questa mostra. Un lavoro che parte da assai lontano nella forte volontà, allora quasi sogno, di una delle più grandi direttrici, se non la prima delle poche istituzioni museali italiane.
Certo non è un caso se Gabriella Belli è Presidente AMACI - Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani. Vorremmo che meglio si approfittasse del suo amore e rigorosa competenza anche in altre istituzioni.
Dicevamo un progetto che in realtà nasce prima dei sei anni che lo hanno tradotto in realtà, grazie anche ad uno staff eccellente, che la Belli ha cresciuto e grazie alla sapiente collaborazione delle istituzioni locali e agli sponsor che continuano a sostenere il MART dai suoi primi passi e che con il loro sostegno hanno contribuito a farne un riferimento importante a livello internazionale. Successo dimostrato dalla quantità delle presenze, anche se la sua collocazione non lo rende comodissimo da raggiungere, ma ora, grazie alle ferrovie italiane, ce lo rendono più vicino.
Dimostrazione che la Cultura premia e i numeri lo dimostrano.
Dicevamo gran bella mostra che farà da faro nel nascente 2011, rendendo luce ad una parte consistente della creatività di uno dei più grandi maestri italiani. Molto vicino a noi, molto più di quanto sia riconosciuta la sua visione del rapporto fra la creatività e l'assoluto.
Dal sorriso del Kouros Milani che illumina l'estasi dell'infinito o del divino, così vicino alla risata che illumina la genesi, secondo la visione dell'antico Giappone. Risata di 800 miliardi di dei che traggono il sole dall'antro sassoso, riconducendo il Verbo ad una visione di gioia infinita.
L'estasi ha il sorriso enigmatico del Buddha o della Gioconda.
Ecco in questa riconoscenza, nel senso del ritrovarsi nel rapporto con la grazia, nel rapporto con la perfezione ieratica dell'assoluto, che si scopre il perché delle sculture di Modigliani.
Con emozione ti immergi nei rimandi scultorei del percorso che la mostra suggerisce, con sapiente accostamento.
Come potremmo capire il passaggio agli allungamenti dei colli, a quelle orbite apparentemente vuote, e quelle suggestioni, quelle vibrazioni anche quando si spostano alla visione impressionista, come nel ritratto del pittore Frank Haviland, 1914? Lì la vibrazione del colore nei tratti della pennellata racconta l'anima.
Altra considerazione andrebbe fatta sulle sculture africane esposte e tanto presenti negli studi degli impressionisti e non solo. Bisogna comprendere il significato di maschera che è indissolubilmente legato al significato della musica e del suo rapporto sostanziale con la vita ed il sacrificio e nel rapporto esistente tra canto e pietra. Encantar nella lingua spagnola, ad esempio, nel suo significato originario indica non solo quello di incantare, ma quello di pietrificare.
Se si approccia l'origine degli strumenti musicali si scopre il senso sacrificale, come nell'origine delle maschere che abbinano il suono trasformato alla rappresentazione di una principio vitale.
La ricerca è nella rappresentazione ieratica che riconduce all'io universale, che però nasconde nella sua trasformazione della voce, l'altro segreto. Allora la maschera diventa strumento di una musicalità arcaica. La maschera non nasconde, ma riconduce chi la indossa a quella dimensione dell'immenso, del modello assoluto e primordiale, in realtà molto vicino alla rappresentazione delle lame dei tarocchi. Archetipi che tentano di riprodurre quelle leggi che hanno e che governano la creazione.
Questi archetipi hanno influenzato ed influenzano ogni volta che la creatività si avvicina all'assoluto, sia in forma conscia, che, come molte volte è accaduto, allorquando la creatività si avvicina al mondo pitagorico delle idee, per restare a una rappresentazione a noi più vicina.
Forse Modigliani smette di scolpire, interrompendo la sua ricerca di assoluto espressa nel cercare la forma sostanziale nella scultura, per una resa o per una consapevolezza di aver raggiunto l'obiettivo, e non tanto per motivazioni di salute, che come ben sappiamo non hanno impedito a Modì di percorre l'autodistruzione, nella ricerca, forse, di quel territorio dell'estasi, che sicuramente nel ricercare quell'assoluto aveva intravisto.

La scultura di Amedeo Modigliani: una riscoperta

La mostra del Mart “Modigliani scultore”, in programma a Rovereto dal 18 dicembre 2010 al 27 marzo 2011, curata e ideata da Gabriella Belli, Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, offre al grande pubblico e alla comunità scientifica la possibilità di ammirare, per la prima volta dopo la morte di Modigliani nel 1920, una mostra totalmente dedicata all'opera scultorea del grande artista livornese.
Sono esposte un terzo delle sculture realizzate da Amedeo Modigliani, provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui la National Gallery di Washington, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Philadelphia Museum of Art, il Minneapolis Institute of Art, la cui Testa di donna del 1911, non era mai stata concessa in prestito prima d'ora ad alcun Museo.
Diversamente dall'opera pittorica, indagata e presentata in numerosissime mostre, la scultura di Modigliani era stata fino ad ora riservata agli specialisti, forse anche a causa del numero esiguo di opere realizzate dall'artista.
Il critico milanese Ambrogio Ceroni, che nel 1965 firma il primo catalogo documentato sulla scultura di Modigliani – e da cui è partita l'attività di ricerca del Mart – ha schedato 25 sculture. Tutte opere realizzate in pochi e intensi mesi, compresi tra il 1910 e il 1913, periodo nel quale Modigliani si dedica esclusivamente a questo lavoro, scolpendo a taglio diretto, in controtendenza con la tecnica del modellato e della fusione in uso a quel tempo.

Le sculture sono opere fondamentali, come chiarisce e documenta per la prima volta questa mostra, per comprendere l'intera vicenda artistica di Modigliani.
In particolare, il lavoro critico di Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo, con la collaborazione di Clarenza Catullo, e del comitato scientifico composto da Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne, individua nella creazione di questi lavori non più un periodo di sperimentazione disordinata, ma piuttosto una fase ispirata e intellettualmente ricca del percorso di Modigliani, caratterizzata dalla frequentazione assidua, a Parigi, dei luoghi e delle persone che erano al centro del dibattito internazionale sul rinnovamento della scultura nei primi anni del '900: oltre a Pablo Picasso e Constantin Brancusi anche Alexander Archipenko, Jacques Lipchitz, Ossip Zadkine, grandi maestri dai quali Modigliani deriva nuovi stimoli e nuove esperienze.


La mostra indaga e ricrea questo clima di ricerca e condivisione, affiancando alle straordinarie sculture di Modigliani alcune opere degli artisti citati, ma anche importanti capolavori di arte arcaica, orientale, tribale e rinascimentale (quali le maschere Fang o il “Busto di Battista Sforza” di Francesco Laurana, presenti in mostra), che Modigliani utilizza come modelli ideali e che si rivelano fondamentali per il rinnovamento del suo personalissimo linguaggio artistico.
L'opera scultorea di Modigliani, questa è la tesi della mostra, è in grado di spiegare il passaggio da un iniziale postimpressionismo all'espressione più compiuta e originale che caratterizza le opere pittoriche dell'artista a partire dal 1913, testimoniata qui da dipinti come il “Ritratto del pittore Frank Haviland”, del 1914, in prestito dalla Collezione Mattioli, o “Elena Povolozky”, del 1917, proveniente dalla Phillips Collection di Washington.

Tra i risultati più entusiasmanti di questo lavoro di ampia e diretta documentazione scientifica vi è anche il fatto che con “Modigliani Scultore” cambia la numerazione ufficiale delle opere scultoree dell'artista.
Un' intensa ricerca critica e filologica rivela, infatti, che Modigliani porta a termine in realtà ventotto sculture. In questo modo la classificazione di Ceroni è oggi corretta alla luce dell'identificazione e attribuzione di ulteriori tre Teste, non presenti al Mart per ragioni di indisponibilità dei prestiti, ma documentate con puntuali riscontri.

L'importanza della mostra “Modigliani Scultore” non sta solo nell'eccezionalità dell'evento.
La ricostruzione, fondata finalmente su basi scientifiche, di un capitolo finora misterioso della vicenda artistica di Modigliani, ha anche una valenza tutta particolare per la cultura artistica italiana. Sulla scultura di Modigliani pesa, infatti, da decenni una specie di “rimozione”, che si deve anche alla famigerata e famosa beffa del 1984, quando un gruppo di studenti livornesi ingannò buona una parte degli studiosi, con il “ritrovamento” delle false “Teste”.
Con “Modigliani Scultore” gli specialisti e il grande pubblico degli appassionati, hanno così la possibilità di “uscire dalla dubbia mitologia modiglianesca”, come scrive Gabriella Belli nel testo in catalogo, e di “dare voce ad un nuovo racconto, […] grazie al recupero di documenti storici inediti o poco noti e allo studio delle fonti certe”.


Un progetto ideato e curato da
Gabriella Belli, Flavio Fergonzi, Alessandro Del Puppo
Con la collaborazione di Clarenza Catullo
Con il supporto di un comitato scientifico composto da
Anna Ceroni, Eike Schmidt, Kenneth Wayne


Catalogo Sivana Editoriale, Milano
testi in catalogo di Anna Ceroni, Ilaria Cicali, Alessandro Del Puppo, Flavio Fergonzi, Brigitte Léal, Roberta Batoli, Eike Schmidt, Kenneth Wayne.


LA MOSTRA
Affrontare una ricostruzione del lavoro scultoreo di Modigliani appare come una vera e propria sfida. Le sue sculture infatti sono molto poche. Alcune di esse sono rimaste abbozzate o incompiute, o giunte a noi in stato frammentario. Sono disperse in musei e collezioni private di tutto il mondo. I documenti che si hanno a disposizione sono pochissimi; innumerevoli invece i problemi relativi alla datazione, alle fonti e ai modelli, alle vicende espositive e collezionistiche.
Modigliani presentò in vita le sue sculture una volta soltanto, selezionando un gruppo di sette teste per il Salon d'Automne del 1912. Per decenni, dopo la sua morte nel 1920, la sua opera scolpita rimase al margine, rispetto a quella del pittore.

Questa mostra ambisce ad una ricostruzione fedele e attendibile dell'intero percorso di Modigliani scultore, nel tentativo di chiarire e dimostrare, attraverso gli strumenti della moderna filologia visiva, i rapporti che ebbe con gli artisti del suo tempo (da Picasso a Brancusi) e con le passioni e le mode culturali dell'epoca (dal recupero di una rinnovata classicità alle suggestioni per l'arte africana ed orientale), oltre ad approfondire il ruolo dei critici e dei collezionisti, e la ragioni infine del definitivo spettacolare ritorno alla pittura, con i capolavori che, dal 1915 in poi, riprenderanno modelli e stili messi a punto proprio durante gli anni dedicati alla scultura.
Nella prima sezione della mostra, le opere del francese Joseph Antoine Bernard, di Elie Nadelman e del tedesco Wilhelm Lehmbruck documentano l'irradiazione europea di una nuova ricerca scultorea, orientata ad oltrepassare la lezione del modellato di Rodin. I volumi pieni e simmetrici, le superfici lisce e le masse equilibrate di queste teste scultoree appaiono come convincenti precursori del lavoro di Modigliani.

Sul piano tecnico e stilistico, le prime sculture di Modigliani (come la Testa in pietra proveniente dal Centre Pompidou) sono fortemente debitrici della procedura d'intaglio diretto della pietra, che ebbe nell'opera di Costantin Brancusi (qui presente con una delle prime versioni de Il Bacio) un sicuro punto di riferimento, che si prolungò fin negli anni venti, nelle opere di autori vicini al linguaggio cubista come Henri Laurens e Ossip Zdkine. Anziché un'articolazione fluttuante e asimmetrica nello spazio, il blocco in pietra offriva una saldezza architettonica e una uniformità plastica.
Uno snodo cruciale per l'esatta comprensione delle sculture di Modigliani, in particolar modo per le sette teste presentate nel 1912, è il confronto con i disegni. Un'intera sezione della mostra è dedicata alla ricognizione e allo studio su carta delle teste scultoree: sono disegni di volti rigidamente frontali e simmetrici, oppure di profilo, talora associati a motivi architettonici. Questi fogli sono caratterizzati da un segno netto e incisivo, e da alcune suggestioni formali (come l'allungamento del volto, gli occhi a mandorla, la bocca a cilindro) che l'artista aveva tratto da esempi dell'arte tribale e orientale.
Al centro del percorso espositivo è stata pensata una sala dove il confronto tra fonti del passato e suggestioni contemporanee viene giocato con un accostamento di forte impatto: due capolavori di Modigliani, come le teste di Minneapolis e di Washington (mai viste insieme, in Italia) sono presentati a fianco della Battista Sforza di Francesco Laurana, uno dei busti in marmo più celebri del Rinascimento italiano, un modello ineludibile per l'aristocratico distacco e lo sguardo assente del volto.

Al loro fianco, in un deliberato rimescolamento di fonti classiche e moderne, il Busto di donna 1907 di Pablo Picasso, dove si parimenti ritrovano caratteristiche presenti nelle sculture di Modigliani: la sommaria plastica dell'ovale del volto e la sua inespressiva stereometria; i tratti determinati da rigidi, spessi profili; gli occhi vuoti, senza palpebre o pupille.
Una sezione della mostra è quindi dedicata al rapporto intenso e problematico che Modigliani ebbe con i modelli scultorei provenienti da sculture extraeuropee, ed assimilati attraverso lunghe ed appassionate visite ai musei. Una serie di teste in bronzo e in grés provenienti dalle collezioni del Museo Guimet di Parigi, permettono così di documentare la presenza di certe scelte stilistiche di indubbio sapore esotico.
Mentre, grazie alla presenza di due teste modiglianesche di altissima qualità provenienti da Philadelphia e Londra, è possibile ripercorrere un'altra importante vicenda di suggestioni e confronti: quella che vide Modigliani trarre ispirazione da certi modelli delle maschere africane provenienti dal Gabon e dalla Costa d'Avorio (qui documentate da esemplari provenienti dai principali musei europei), per il tipico allungamento dei volti scolpiti e per certi dettagli fisiognomici, condividendo così la passione per l'art nègre comune ad altri artefici del tempo, da Picasso a Brancusi (del quale si presenta il mirabile Adamo ed Eva dal Guggenheim di New York).
Le ultime due sezioni della mostra sono dedicate al progressivo travaso dei motivi messi a punto tra 1910 e 1914 dalla scultura alla pittura. Una ricca sequenza di disegni dedicati al tema della figura femminile stante e a quello della cariatide dimostrano come il lavoro di Modigliani scultore non fu episodico od effimero, bensì lucidamente orientato alla risoluzione di problemi formali e di stile che troveranno compimento con il ritorno alla pittura a partire dal 1915: un momento raccontato nel finale della mostra, con una ricca sequenza di importanti teste ritratto dipinte.

Sale espositive
1 La scultura a Parigi dopo Rodin
2 La pietra a taglio diretto
3 In preparazione del Salon d'Automne, 1912



Modigliani scultore
18.12.2010 - 27.03.2011

Progetto e curatela di Gabriella Belli, con il supporto di un comitato scientifico coordinato da Flavio Fergonzi e Alessandro Del Puppo, di cui fanno parte Anna Ceroni, Eike Schmidt e Kenneth Wayne.

Il Mart ringrazia:
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In partnership con:
UniCredit
Casa del Vino della Vallagarina
Con il sostegno di:
Takeda Italia Farmaceutici

Vettore ufficiale:
Ferrovie dello Stato

Partner tecnici:
Calligaris
Cartiere del Garda
Latte Trento e Caseificio Pinzolo/Fiavè
Loewe
Roverplastik
Trentino marketing

Per le attività didattiche:
Casse Rurali Trentine

Biglietti: intero: euro 10
ridotto: euro 7
gratuito fino a 18 anni e sopra i 65
scolaresche: euro 1 per studente
biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 20
gratuito per gli Amici del Museo

Catalogo: in mostra, editore: SILVANA EDITORIALE


MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
press@mart.trento.it - www.mart.tn.it/modiglianiscultore



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Matrimonio, elisir di lunga vita

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Sposarsi conviene, ma solo se il matrimonio è felice. Chi non vorrebbe, in effetti, vivere serenamente in compagnia del proprio amato bene? Un connubio amoroso coronato dal successo, però, offre vantaggi anche più a lungo termine: oltre a garantire soddisfazione e felicità, è infatti un vero toccasana per la salute delle due liete metà, tanto da trasformarsi un elisir di lunga vita.

Un editoriale pubblicato sul "British Medical Journal", infatti, incorona il matrimonio come vero e proprio toccasana di longevità. Chi decide di infilare la fede al dito campa più a lungo, assicurano David e John Gallacher, dell'università di Cardiff: per lui lievitano infatti i benefici fisici, mentre lei vede migliorare la propria salute mentale. Come abbiamo detto prima, però, la premessa indispensabile è che l'unione sia felice e solida. "Probabilmente - ironizzano gli studiosi - vale la pena fare lo sforzo". Secondo i ricercatori, dopo aver raggiunto l'altare, l'uomo si avvale delle cure e degli influssi positivi della compagna nel campo della salute fisica. Ad esempio dopo essersi sposato lui dice più facilmente stop agli eccessi a tavola e nel bere, o almeno li limita notevolmente: le ramanzine della mogliettina su cibo e bevande hanno infatti il potere di indurre il marito a sposare stili di vita più sani. La donna, al contrario si sente più serena e sicura, con un effetto positivo sul suo umore e in genere sulla sua salute mentale, "grazie all'enfasi maggiore - ipotizzano gli studiosi - che le donne danno a un rapporto a due".

Che succede però quando i fiori d'arancio non si accompagnano a un menage sereno? In questo caso la faccenda si complica di molto ed è senz'altro meglio restare single. I Gallacher infatti sottolineano nel loro editoriale l'esistenza di prove scientifiche secondo cui chi resta "sfidanzato" ha un equilibrio mentale migliore rispetto a chi è incappato in una relazione burrascosa. Insomma, vale sempre la vecchia saggia regola del "meglio soli che male accompagnati".

Senza dimenticare, poi, che mettere fine a una relazione "è desolante" e che il divorzio può avere un impatto sconvolgente sulla salute. Ma non va meglio se si decide di chiudere un occhio davanti a qualche scappatella della propria dolce metà: l'amore fedifrago è una vera iattura, tanto che il fatto di avere più partner è collegato addirittura a un rischio maggiore di morte prematura. Nonostante tutto questo, non conviene tentare di sottrarsi a tutti i costi alle frecce di Cupido: un legame solido porta a tali e tanti benefici che vale la pena correre qualche rischio e tentare la sorte. L'importante è cercare di non cadere nella rete di un partner troppo pianta grane.



FONTE

I bebè : a 10 mesi sanno chi comanda

Chiamatelo istinto animale, chiamatelo rispetto per il capo branco o anche “legge della giungla”, fatto sta che i bambini già a 10 mesi capiscono chi comanda.
Sanno appena gattonare, a stento riescono a dire “mamma” o “papà” eppure hanno ben chiara una cosa: a dominare sono i più grandi. E così, ancora prima di aver spento la prima candelina sulla torta, i bebè sanno quale ruolo gerarchico ricoprono all'interno della famiglia. E sanno perfettamente che è “la taglia a fare la differenza” e quindi che il fratello o la sorella più grande hanno la meglio su di loro, ultimi arrivati.
Ma l'istinto della sopravvivenza li porta anche a studiare e mettere in pratica delle tecniche di rivalsa e di difesa. Tipo: se piango… mamma mi prende in braccio!

A sostenerlo sono i ricercatori della Harvard University, in uno studio che ha guadagnato le pagine della rivista 'Science'.
Per giungere a questo risultato, i ricercatori hanno studiato la reazione di ben 150 bimbi statunitensi tra gli 8 e i 16 mesi di età, osservando e analizzando le loro risposte di fronte a personaggi di cartoon di differenti dimensioni. In alcuni casi, i più corpulenti erano anche i più potenti, in altri casi erano i personaggi più minuti a comandare.

Ebbene, attorno ai 10 mesi, è la conclusione alla quale sono giunti gli studiosi, i piccoli mostrano di aver già compreso che sono i grandi ad aver la meglio. Il che non deve portarci ad escludere che si tratti di una dote innata. Forse ci accompagna sin dalla nascita, suggeriscono i ricercatori, ma fino a 10 mesi o giù di lì non siamo in grado di utilizzarla.

La ricerca statunitense non è la prima a rivelare che i bebè sono in realtà molto più saggi di quel che pensiamo. Precedenti studi hanno dimostrato che i bambini di sei mesi sono in grado di comprendere la differenza tra amico e nemico, suggerendo che siamo nati con un codice morale. Mentre uno studio britannico ha recentemente rilevato che i piccoli sono capaci di sognare a occhi aperti.

Tutto ciò, secondo me, è fantastico. Quanti pensieri sono racchiusi in quel sorriso a due denti! Quanta innocente malizia!
Ogni volta che guardo il mio nano piccolo mi chiedo: chissà che gli sta passando per la testa. Ma non lo saprò mai!



FONTE

Morta a 115 anni la donna più vecchia al mondo

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E' morta nella sua casa in Texas la donna più anziana del mondo. Lo ha riferito la sua famiglia. Eunice Sanborn, classe 1895, aveva spento 115 candeline il 20 luglio del 2010 battendo il religioso francese Eugenie Blanchard, deceduto a 114 anni il 4 novembre 2010. Il titolo di più anziana del mondo passa ora a Besse Cooper, nata il 26 agosto 1896: risiede sempre negli Stati Uniti, nello stato della Georgia.
Eunice Sanborn - Foto Afp

La donna è mporta a Jacksonville, dove abitava. Eunice era nata a Lake Charles, in Louisiana. Ma, se i documenti ufficiali dicono che la donna è nata il 20 luglio 1896, la sua famiglia assicura che Eunice è nata un anno prima, nel 1895. E la data fu registrata con un errore di un anno. Ecco dunque che nell'ultima festa di compleanno, l'estate scorsa, la donna ha spento 115 candeline, battendo dunque il il religioso francese Blanchar, arrivato "solo" a 114 anni.

Così, se un'organizzazione che si occupa di longevità dei centenari ritiene che Eunice Sanborn avesse 114 anni, la sua famiglia giura che l'ufficio del censimento americano aveva registrato in modo errato la sua nascita, segnata nel 1896 e non, come corretto, nel 1895.

La Sanbord si era trasferita in Texas dopo la morte del primo marito, Joseph Orchin. La donna non ha mai lavorato in vita sua: si teneva occupata con le attività e il coro della Chiesa battista di Jacksonville.

La più vecchia donna vivente è dunque ora Besse Cooper, del 1896, come ha calcolato un gruppo specializzato in questo tipo di indagini, il Gerontology Research Group.


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