Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Emissione laser dalla Nebulosa Formica

La Nebulosa Formica (o Clessidra) nell’immagine del telescopio spaziale Hubble. La forma è il risultato di una stella morente simile al Sole e di complesse interazioni nel suo nucleo. Crediti: Nasa, Esa the Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Formica o Clessidra? Non importa il soprannome, la nebulosa Mz3, nella costellazione del Regolo, ha da sempre suscitato grande interesse nella comunità scientifica proprio per la sua bizzarra forma. Di recente un team internazionale di astronomi ha scoperto un’insolita emissione laser che suggerisce la presenza di un sistema binario nascosto nel cuore di questa nebulosa. Si tratta di un raro fenomeno connesso con la morte di stelle simili al nostro Sole: queste, quando sono molto vicine alla loro fine, espellono gli strati esterni fino ad arrivare al totale esaurimento del loro combustibile nucleare. continua ...

Il destino d’un gioviano? È scritto nelle stelle

Distribuzione della metallicità vs. periodo orbitale osservata nello studio. Crediti J. Maldonado / A&A

La scoperta degli esopianeti giovani caldi – ossia pianeti giganti gassosi con periodi di rotazione minori di 10 giorni – ha sconvolto la nostra idea sulla formazione planetaria. Simili pianeti, infatti, sono assenti nel Sistema solare e richiedono dei meccanismi di formazione che non erano stati ipotizzati fino a quel momento.

Le ipotesi principali per spiegare l’esistenza dei gioviani caldi sono due. La teoria più accreditata è che questi pianeti si formino a grandi distanze dalla stella centrale, al di là della così detta “linea della neve”, oltre la quale le temperature sono abbastanza basse da permettere l’esistenza di acqua allo stato solido. Una volta formati, questi pianeti cominciano a migrare verso l’interno, fino a spingersi a distanze molto piccole (frazioni di unità astronomica) della propria stella. continua ...

C’era una volta… una galassia

Dal 19.05.2018 al 20.05.2018 – Dal 26.05.2018 al 27.05.2018

Anche Pinocchio e Cenerentola andranno, con Alice, nel Paese delle meraviglie. Sì perché la meraviglia non nasce solo dai fantastici mondi delle fiabe ma anche dall’incanto del cielo e dai numerosissimi oggetti che oggi si scoprono con telescopi da terra e dallo spazio. Per questo l’Osservatorio astronomico dell’Altopiano parteciperà alla manifestazione “Asiago da fiaba”, proponendo giochi classici rivisitati in chiave astronomica appunto. continua ...

Gelida è la notte antartica. E interminabile

Marco Butto, la Via Lattea e nessun altro

È iniziata da poco più di una settimana la cosiddetta notte antartica: il Sole è sceso sotto l’orizzonte e sarà visibile di nuovo – dalle latitudini della stazione italo-francese Concordia – solo ad agosto. «Ci aspetta qualcosa di veramente speciale: qua non ci sono insetti, animali, aerei che passano sopra la nostra testa, foglie che volano al vento, colori. Non c’è niente che si muove, niente e nessuno a farci compagnia, eccetto che il Sole, sino ad oggi». continua ...

Ecco l’ossigeno più antico dell’universo

Questa immagine, ottenuta con il telescopio spaziale Hubble, mostra l’ammasso di galassie Macs J1149.5+2223; l’inserto invece mostra Macs1149-Jd1, una galassia molto lontana, osservata con Alma come appariva 13,3 miliardi di anni fa. La distribuzione dell’ossigeno rilevata da Alma è mostrata in rosso. Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao), Nasa/Esa Hubble Space Telescope, W. Zheng (Jhu), M. Postman (Stsci), the Clasch Team, Hashimoto et al.

Osservando con Alma una galassia distante, Macs1149-Jd1, un team internazionale di astronomi ha rivelato un debole chiarore emesso dall’ossigeno ionizzato nella galassia. Mentre questa luce infrarossa viaggiava nello spazio, l’espansione dell’universo ne allungava più di dieci volte la lunghezza d’onda, fino a quando è giunta sulla Terra ed è stata rivelata da Alma. Gli astronomi hanno dedotto che il segnale è stato emesso 13,3 miliardi di anni fa (vale a dire, 500 milioni anni dopo il big bang), il che ne fa l’ossigeno più distante mai osservato da un telescopio. La presenza di ossigeno è un chiaro segno che devono essere esistite nella galassia generazioni precedenti di stelle. continua ...

MarCO il fotografo mette in posa Terra e Luna

La prima immagine catturata da uno dei mini-satelliti Mars Cube One (MarCO) della missione CubeSat della Nasa. L’immagine mostra mostra sia la Terra che la Luna. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Era il 14 febbraio 1990 quando la sonda della Nasa Voyager 1 scattò una storica fotografia della Terra dall’orbita di Nettuno a circa sei miliardi di chilometri di distanza dalla Terra. Il nostro pianeta appariva come un minuscolo, quasi indistinguibile puntino blu. Lo scorso 9 maggio, una delle minuscole navicelle spaziali Mars Cube One (MarCO) – due CubeSat gemelli in viaggio con la missione Nasa InSight – ha scattato una nuova versione del “pallido puntino blu”, catturando la Terra e la Luna in un colpo solo. continua ...

Un’orbita di 21 anni per il “piccolo” Gl 15 A c

Rappresentazione artistica di un sistema esoplanetario multiplo in orbita attorno a una stella doppia. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/T. Pyle

Un pianeta con una massa pari a 36 volte quella della Terra e che impiega quasi 21 anni per compiere un’orbita completa attorno alla sua stella, ad oggi il più piccolo pianeta noto con un periodo orbitale così lungo, è stato confermato e caratterizzato da un team di ricercatori guidato da Matteo Pinamonti, dell’Istituto nazionale di astrofisica  di Torino, grazie alle osservazioni condotte con lo spettrografo Harps-N installato al Telescopio nazionale Galileo dell’Inaf alle Isole Canarie. Lo studio nasce dalla collaborazione tra la comunità italiana del programma di ricerca Gaps (Global Architecture of Planetary Systems) e gli istituti spagnoli Ice e Iac uniti dal progetto Hades, che ha permesso di ottimizzare il tempo osservativo offerto alle due nazioni dal Telescopio nazionale Galileo nella ricerca di sistemi planetari attorno a stelle di piccola massa. continua ...

Il buco nero più vorace dell’universo

Un buco nero supermassiccio brillante. Crediti: Esa/Hubble e Nasa

Gli astronomi dell’Australian National University (Anu) hanno trovato il buco nero più vorace dell’universo: un mostro che divora una massa equivalente a quella del nostro Sole ogni due giorni. Lo hanno trovato guardando indietro nel tempo, fino all’epoca conosciuta come età oscura dell’universo, più di 12 miliardi di anni fa, quando si calcola che questo buco nero supermassiccio avesse le dimensioni di circa 20 miliardi di soli, con un tasso di crescita dell’uno per cento ogni milione di anni. continua ...

Confermati i pennacchi di vapore su Europa

Immagine composita che combina un’interpolazione dei dati ottenuti dallo Hubble Space Telescope nell’ultravioletto (blu) con un’immagine nel visibile di Europa, luna di Giove. L’emissione proveniente da idrogeno e ossigeno indica la presenza di pennacchi di vapore acqueo emessi dalla superficie della luna. Crediti: Lorenz Roth (Swri)

Europa, insieme alle altre tre lune maggiori di Giove Io, Ganimede e Callisto, fu scoperta da Galileo Galilei nel gennaio 1610 da Padova. E proprio all’illustre italiano è stata intitolata la missione di esplorazione spaziale Nasa che ha messo in orbita una sonda attorno a Giove per la prima volta a partire dal 1995. continua ...

Lisa cacciatrice di binarie

Questa è una visualizzazione dell’emissione di un’onda gravitazionale da parte di una coppia di oggetti compatti orbitanti. Un nuovo studio della Northwestern University ha stabilito che Lisa sarà in grado di osservare centinaia di tali sistemi stellari binari presenti all’interno della galassia, inclusi circa 50 sistemi binari trovati in ammassi globulari, formati da tutte le possibili combinazioni di buchi neri, stelle di neutroni e nane bianche. Crediti: Nasa

Il primo storico rilevamento delle onde gravitazionali sprigionate da una collisione di buchi neri molto lontani dalla nostra galassia ha aperto una nuova finestra per comprendere l’universo. Dopo quel famoso 14 settembre 2015, in cui per la prima volta nella storia, la coppia d’interferometri Ligo ( (Earth-bound Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) hanno intercettato e rilevato un’onda gravitazionale, sono seguiti altri rilevamenti: quattro sistemi binari di buchi neri e una coppia di stelle di neutroni. continua ...

Spazio cosmico e immaginario poetico

16.05.2018, ore 22:00

“Cateto”, di Mirko Panzeri

Mercoledì 16 maggio si celebra la prima Giornata mondiale della luce, proclamata dall’Unesco a seguito del successo ottenuto durante l’Anno internazionale della luce nel 2015. In quest’occasione, l’Inaf di Torino e Infini.to espongono i progetti vincitori e le migliori immagini selezionate dalla giuria del concorso “2015: Anno della Luce – Cosmografie: spazio cosmico ed immaginario poetico”, un’iniziativa della sede torinese dell’Istituto nazionale di astrofisica e di Phos (Centro polifunzionale per la fotografia e le arti visive) promossa proprio nel 2015 per celebrare l’Anno internazionale della luce e 100 anni della teoria della relatività generale, confermata proprio grazie alle misure di deflessioni della luce stellare da parte del Sole. continua ...

Vivere nell’universo accanto

Rappresentazione artistica del multiverso. Crediti: Jaime Salcido / Simulazioni della Eagle collaboration

Certo che l’energia oscura è proprio una buffa bestia. Da una parte, benché non si riesca ancora a incastrarla per capire esattamente che roba sia, ci viene garantito che è l’ingrediente principale dell’universo, contribuendo per circa il 70 per cento al suo budget complessivo. Dall’altra, se ne osserva assai meno di quanto vorrebbero i modelli. Ma tanta tanta di meno: secondo la teoria quantistica dei campi, la densità dell’energia del vuoto dovrebbe essere 10120 volte maggiore di quanto gli effetti che attribuiamo all’energia oscura – dunque, l’accelerazione dell’espansione dell’universo – ci mostrino. E 10120, per chi non avesse dimestichezza con le notazioni esponenziali, è un ‘uno’ seguito da 120 ‘zeri’… continua ...

Fra due anni arriverà un elicottero su Marte

Mars Helicopter è un piccolo elicottero della Nasa che viaggerà con il rover Mars 2020, attualmente in programma per il lancio a luglio 2020. L’obiettivo sarà dimostrare la viabilità aerea a bassa quota e il potenziale di veicoli più pesanti dell’aria sul Pianeta Rosso. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Presto un elicottero volerà sulla superficie sabbiosa e arida di Marte. Solo fantasia? Ebbene no, l’ha annunciato la Nasa spiegando che invierà un piccolo aerogiro con il resto della strumentazione della missione Mars 2020, il rover che sonderà la superficie del Pianeta rosso alla ricerca di segnali di vita microbica con relativa raccolta di campioni da inviare successivamente sulla Terra. Il piccolo elicottero sarà il primo oggetto “più pesante dell’aria” a sorvolare le rocce marziane: l’obiettivo sarà quello di testare la potenzialità di questa tecnologia per future applicazioni in missioni planetarie. continua ...

Un frullatore stellare

Una rappresentazione artistica di J17062 che ruba gas dalla sua compagna. Il materiale, prima di raggiungere la superficie della pulsar, forma il disco d’accrescimento. Crediti:NASA’s Goddard Space Flight Center

Immaginate due stelle in un sistema binario che orbitano una attorno all’altra in soli 38 minuti. Un enorme frullatore dove il succo che ne fuoriesce è composto da getti di raggi X e saltuariamente da immani esplosioni termonucleari dell’ordine di centinaia di megatoni. Questa la scoperta del team di ricerca di Nicer, Neutron star Interior Composition Explorer, il sensibilissimo strumento montato a bordo della Stazione spaziale internazionale. Il sistema binario da record, quello con l’orbita più veloce mai osservata, si chiama Igr J17062–6143 ed è composto da una pulsar e da piccola nana bianca. continua ...