Nana bianca zombie, residuo di supernova

Rappresentazione artistica del processo di accrescimento di una nana bianca che “ruba” materiale da una stella vicina fino a raggiungere la massa critica che condurrà alla sua esplosione. Crediti: Russell Kightley

Le supernove: i più grandiosi fuochi d’artificio dell’universo, e tra gli oggetti più interessanti da studiare per gli astrofisici, considerato il modo in cui queste colossali deflagrazioni producono condizioni ai limiti delle leggi della fisica. Queste esplosioni non sono tutte uguali, ne esistono diversi tipi, a seconda della massa della stella che dà loro origine e al processo di deflagrazione. Una tassonomia che qualche anno fa gli astrofisici hanno proposto di ampliare, aggiungendo le supernove di “tipo Iax” (si legge ‘uno-a-x’). Supernove prodotte, come quelle di tipo Ia, da una nana bianca che – attraendo gas e materia da una stella compagna – finisce per superare la soglia critica di circa 1.4 masse solari (il cosiddetto limite di Chandrasekhar), innescando così la distruzione della stella. Ma, a differenza di quanto avviene per quest’ultime, nel caso delle supernove di tipo Iax la distruzione non sarebbe completa: una parte della nana bianca, dicono i modelli teorici, dovrebbe sopravvivere. Come sembra essere accaduto all’insolita nana bianca LP 40-365, descritta oggi su Science in uno studio guidato da Stephane Vennes dell’Astronomical Institute of Czech Academy of Sciences di Ondrejov, nella Repubblica Ceca. continua ...

United Colors of Gaia

Mappa preliminare dei colori del cielo di Gaia. Crediti: ESA / Gaia / DPAC / CU5 / CU8 / DPCI / F. De Angeli, D.W. Evans, M. Riello, M. Fouesneau, R. Andrae, C.A.L. Bailer-Jones

Nel corso del suo censimento galattico, il telescopio spaziale Gaia dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, non si limita all’astrometria, ovvero a misurare la posizione esatta nel cielo di oltre un miliardo di stelle: di ogni sorgente annota anche altre caratteristiche. Una fra queste è il colore. Registrato e codificato grazie allo strumento fotometrico a bordo del satellite, costituito da un fotometro per le lunghezze d’onda del blu e un altro per quelle del rosso, il colore della luce emessa da una stella permette agli astrofisici di ottenere informazioni cruciali sulla sorgente stessa: dipendendo dalla temperatura superficiale, il colore permette infatti di fare ipotesi sulla massa, sulla composizione chimica e sullo stadio evolutivo della stella. Un risultato preliminare è illustrato dalla mappa qui in apertura: basata su un campione di 18.6 milioni di stelle scelte fra quelle con magnitudine fino a 17, mostra per ogni pixel il “colore medio” di tutte le stelle contenute nella relativa porzione di cielo. continua ...