Che botto, quella nova

Modello di nova. Crediti: Inaf-Osservatorio astronomico di Palermo/S.Orlando, Nasa/Cxc/M.Weiss

Per osservarla c’è voluta moltissima pazienza. Per comprenderla a fondo, però, è stato necessario anche un modello tridimensionale in grado di riprodurne al computer i processi idrodinamici. Stiamo parlando della nova – un’esplosione termonucleare di potenza pari a 10 miliardi di miliardi di bombe all’idrogeno – originata nel 2014 dal sistema binario V745 Sco, a 25mila anni luce da noi, in direzione dello Scorpione. Un’esplosione preceduta da almeno altre due registrate nello stesso sistema, la prima nel 1937 e la seconda nel 1989, e osservata l’ultima volta – tre anni fa, appunto – da numerosi telescopi a terra e spaziali, fra i quali l’osservatorio per raggi X Chandra della Nasa. Ma è stato solo grazie al modello 3D messo a punto da Salvatore Orlando, ricercatore all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo, che gli astrofisici sono riusciti a mettere in fila i dati raccolti nel 2014 e a comprendere in dettaglio cos’è avvenuto durante e dopo l’esplosione. continua ...