Discesa nel cuore d’ossigeno d’una nana bianca

Noemi Giammichele, prima autrice dello studio su Kic 08626021 pubblicato su Nature

Nell’improbabile eventualità che, fra qualche miliardo di anni, un nostro discendente abbia l’opportunità di calarsi nel cuore di ciò che sarà rimasto del Sole, l’ambiente che incontrerà – temperatura a parte – potrebbe avere qualcosa in comune con quello di certe camere iperbariche: quasi tutto ossigeno. Temperatura a parte, dicevamo. Già, perché ciò che resta di una stella simile al Sole quando giunge al termine del suo percorso evolutivo è una stella piccola, ultra-densa e caldissima: una nana bianca. Ed è proprio studiando la composizione di Kic 08626021, una nana bianca che si trova a circa 1375 anni luce da noi, in direzione delle costellazioni del Cigno e della Lira, che si è scoperto come la massa del suo nucleo sia costituita per ben l’86 per cento da ossigeno. continua ...

Quarant’anni a White Mars, la Marte bianca

Il C130 è un aereo pressurizzato per i 2500 metri, che vola tra gli 8000 e i 9000 metri. I passeggeri viaggiano insieme al carico in un unico scomparto. Crediti: Marco Buttu / Pnra

Il viaggio è iniziato la mattina del 18 novembre: dalla sua casa a Gavoi, in provincia di Nuoro, nel centro Sardegna, Marco Buttu parte per l’aeroporto di Cagliari, dove saluta la sua famiglia e i colleghi dell’Osservatorio di Cagliari. Marco sale sul primo aereo per un viaggio che durerà diversi giorni, fino al Polo Sud. continua ...

Nana bianca zombie, residuo di supernova

Rappresentazione artistica del processo di accrescimento di una nana bianca che “ruba” materiale da una stella vicina fino a raggiungere la massa critica che condurrà alla sua esplosione. Crediti: Russell Kightley

Le supernove: i più grandiosi fuochi d’artificio dell’universo, e tra gli oggetti più interessanti da studiare per gli astrofisici, considerato il modo in cui queste colossali deflagrazioni producono condizioni ai limiti delle leggi della fisica. Queste esplosioni non sono tutte uguali, ne esistono diversi tipi, a seconda della massa della stella che dà loro origine e al processo di deflagrazione. Una tassonomia che qualche anno fa gli astrofisici hanno proposto di ampliare, aggiungendo le supernove di “tipo Iax” (si legge ‘uno-a-x’). Supernove prodotte, come quelle di tipo Ia, da una nana bianca che – attraendo gas e materia da una stella compagna – finisce per superare la soglia critica di circa 1.4 masse solari (il cosiddetto limite di Chandrasekhar), innescando così la distruzione della stella. Ma, a differenza di quanto avviene per quest’ultime, nel caso delle supernove di tipo Iax la distruzione non sarebbe completa: una parte della nana bianca, dicono i modelli teorici, dovrebbe sopravvivere. Come sembra essere accaduto all’insolita nana bianca LP 40-365, descritta oggi su Science in uno studio guidato da Stephane Vennes dell’Astronomical Institute of Czech Academy of Sciences di Ondrejov, nella Repubblica Ceca. continua ...