Là dove si sfalda il plasma dai buchi neri

Simulazione al computer dell’evoluzione di un getto dall’inizio (riquadri a e c) a 32600 anni (riquadri b e d). Il segmento in basso a sinistra, L0, corrisponde a una distanza di un kiloparsec. Fonte: K. N. Gourgouliatos et al., Nature Astronomy, 2017

Durante il processo di accrescimento, dai dintorni dei buchi neri supermassicci viene espulsa una parte del materiale sotto forma di violenti getti di plasma. Una coppia di getti caldi e luminosissimi, sparati a velocità relativistiche lungo l’asse di rotazione del buco nero stesso. Alcuni di questi getti sono incredibilmente stabili e collimati, al punto che è possibile continuare a vederli anche a una distanza pari a un miliardo di volte quella del raggio di fuoriuscita del getto stesso. Altri, invece, si sfaldano già entro la galassia ospite, disintegrandosi in enormi sbuffi. continua ...

Buchi neri: molto attraenti, poco magnetici

Rappresentazione artistica del disco di accrescimento del buco nero nel sistema V404 Cygni. Crediti: Gabriel Pérez, Smm (Iac)

Una delle proprietà che caratterizza i buchi neri è la loro intensa forza di attrazione gravitazionale. Entro la distanza delimitata dal loro orizzonte degli eventi, nulla sfugge loro, nemmeno la luce. Se in fatto di gravità i buchi neri sono i primi della classe, lo stesso sembra non si possa dire sui campi magnetici che si vengono a creare intorno a essi. Uno studio pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science mostra che questi oggetti celesti hanno un campo magnetico decisamente inferiore a quanto finora atteso. Il lavoro, guidato da ricercatori dell’Università della Florida e al quale hanno partecipato Piergiorgio Casella e Matteo Bachetti dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), presenta i risultati della mappa magnetica dei dintorni del buco nero nel sistema binario V404 Cygni, che indicano valori dell’intensità del  campo magnetico fino a quattrocento volte inferiore a quelli attesi. continua ...

Photobombing, tocca a una coppia di buchi neri

Crediti: X-ray: Nasa/Cxc/Univ. of Washington/T.Dorn-Wallenstein et al.; Optical: Nasa/Esa/J. Dalcanton, et al. & R. Gendler

L’intenzione era fotografare la nostra vicina di universo, la galassia di Andromeda, conosciuta anche come M31. O meglio, farne una sorta di lastra a raggi X, visto che gli strumenti utilizzati – oltre ai telescopi Gemini-North dalle Hawaii e Palomar Transient Factory del Caltech dalla California – erano quelli a bordo del telescopio spaziale per le alte energie Chandra della Nasa. Quando però gli astronomi sono andati a guardare il risultato, ecco fare capolino, là in alto a destra, un “intruso”. E questo chi è, si sono chiesti? In prima battuta, sembrava che J0045+41 – così l’hanno chiamato – facesse parte di M31, qualunque cosa fosse. Poi però, analizzandone lo spettro, è emerso che si trovava almeno mille volte più lontano: Andromeda dista dalla Terra circa 2.5 milioni di anni luce da noi, l’intruso 2.6 miliardi. continua ...

Buchi neri primordiali e onde gravitazionali

La teoria di Einstein prevede che due buchi neri in collisione emettano onde gravitazionali, ma queste onde non sono ancora state rivelate direttamente. Nell’immagine, la rappresentazione artistica delle onde gravitazionali che si muovono attraverso lo spazio-tempo. Crediti: Nasa

Se fino a qualche anno fa le onde gravitazionali erano ancora avvolte da un alone di teoria e mistero, dalla loro prima rilevazione (il 14 settembre 2015) a oggi i ricercatori hanno fatto molta strada, fino ad arrivare alla cosiddetta era dell’astronomia gravitazionale e multimessaggero. Ma a cosa servono davvero queste increspature del “tessuto” dello spaziotempo predette da Einstein? Ce lo chiediamo tutti, e di recente una coppia di scienziati ha provato a rispondere: è possibile confermare l’esistenza (o meno) di un certo tipo di buchi neri analizzando il comportamento delle onde gravitazionali. continua ...

Buchi neri: due milioni di euro a Michela Mapelli

L’astrofisica Michela Mapelli

Si chiama Michela Mapelli, è ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e full professor all’Università di Innsbruck, in Austria, e ha vinto un Consolidator Grant, cioè un finanziamento europeo di circa due milioni di euro, per la sua proposta di ricerca Demoblack dedicata allo studio della formazione di sistemi binari di buchi neri. Michela Mapelli, che ha scelto come sede per la sua attività di ricerca l’Osservatorio Astronomico di Padova dell’Inaf, è una dei 329 ricercatori d’eccellenza, tra cui 33 italiani – 14 ospitati in Italia, 19 all’estero – selezionati, fra oltre 2500, in tutta Europa dal Consiglio Europeo per le Ricerche (Erc). Il finanziamento, parte del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, vale in totale 630 milioni di euro darà ai vincitori e ai team che formeranno un’occasione per svolgere progetti con impatto su vasta scala in ambito scientifico e non solo. continua ...

Così s’illuminano i getti dei buchi neri

In questo schema, le strutture in gioco osservate (buco nero, disco d’accrescimento, getto e stella compagna) e il dettaglio delle parti studiate da Nustar e dallo strumento UltraCam del William Herscel Telescope.

V404 Cygni è uno dei buchi neri conosciuti più vicini alla Terra (8000 anni luce da noi) e si è acceso nel giugno 2015 dopo più di 25 anni di quiescenza. Come tutti i buchi neri, anche questo è famoso per la voracità con cui “ingurgita” il materiale che gravita attorno a esso nel caos dell’ambiente circostante. Nel processo di accrescimento del buco nero, una piccola porzione di materiale viene espulso violentemente a velocità prossime a quella della luce in potenti e luminosi getti di plasma caldo, che formano due colonne lungo l’asse di rotazione del buco nero. Ma come si forma questo getto? continua ...

Come nascono i super buchi neri primordiali

Il super-computer Aterui al Center for Computational Astrophysics (CfCA) del National Astronomical Observatory of Japan (NAOJ). Crediti: NAOJ

È nato prima l’uovo o la gallina? Gli astrofisici si trovano di fronte a un dilemma simile quando cercano di capire come possano formarsi buchi neri super-massicci nell’universo primordiale. Sono state avanzate diverse ipotesi e abbiamo dato conto recentemente su Media Inaf di una possibile spiegazione avanzata da un gruppo di ricerca tutto al femminile. continua ...

Coppia di buchi neri a un anno luce dalla fusione

Ecco le sorgenti radio del sistema binario presente nella galassia Ngc 7674. I due buchi neri sono prossimi alla fusione, data la loro distanza: solo un anno luce. di un anno chiaro al centro della galassia NGgc 7674. Crediti: TIFR-NCRA and RIT, USA

Un anno luce per noi terrestri è una distanza enorme, anzi di più, quasi inimmaginabile. Ma se due buchi neri si trovano a orbitare a un anno luce l’uno dall’altro, beh allora la fusione (o coalescenza, in gergo) è davvero vicina. Si tratta del sistema binario di buchi neri supermassicci più “stretto” finora osservato e si trova al centro della galassia di tipo Seyfert Ngc 7674, a 400 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione di Pegaso. Un record, insomma, perché finora i buchi neri più vicini fra loro orbitavano a una distanza di 24 anni luce l’uno dall’altro. La scoperta dei ricercatori Preeti Kharb, Dharam Vir Lal e David Merritt è stata pubblicata sulla rivista Nature Astronomy. continua ...

Buchi neri nella Via Lattea: se i “mostri” sono due

Rappresentazione artistica del candidato buco nero al centro della nube di gas CO-0.40-0.22..Crediti: Keio University / Noaj

Un nuovo buco nero – o meglio, un candidato buco nero – di grandi dimensioni fa capolino a 200 anni luce dal centro della Via Lattea. La scoperta è stata pubblicata questa settimana su Nature Astronomy dal gruppo di ricerca guidato da Tomoharu Oka della Keio University di Yokohama, in Giappone, a seguito di osservazioni effettuate con il radiotelescopio Nobeyama da 45 metri del National Astronomical Observatory giapponese (Naoj) e con Alma, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array. L’oggetto misterioso – al momento classificato con il nome della nube molecolare che lo ospita, CO-0.40-0.22 – si troverebbe nei pressi del nostro centro galattico, in cui è già stata rilevata la presenza di Sagittarius A*, un buco nero supermassiccio con una massa stimata di quattro milioni di masse solari. continua ...

Buchi neri come trottole impazzite

Alberto Vecchio, co-autore dello studio uscito su Nature, è professore di astrofisica alla School of Physics and Astronomy e direttore dell’Institute of Gravitational Wave Astronomy della University of Birmingham, nel Regno Unito

La scoperta delle onde gravitazionali ha rappresentato una spettacolare conferma delle teoria della relatività generale di Einstein, capace di rivoluzionare il mondo dell’astronomia. Ma oggi le onde gravitazionali sono più della conferma sperimentale di una teoria, e possono fornirci dati per comprendere meglio gli oggetti che le producono, che sarebbero altrimenti impossibili da osservare: nel caso specifico parliamo di coppie di buchi neri in orbita attorno a un centro di massa comune. Ne parla uno studio uscito oggi su Nature, guidato da Will Farr dell’Università di Birmingham, nel Regno Unito, e firmato, fra gli altri, dall’astrofisico d’origini mantovane Alberto Vecchio, oggi direttore dell’Institute of Gravitational Wave Astronomy dell’Università di Birmingham. continua ...

Buchi neri pasteggiano nelle “galassie medusa”

La “galassia medusa” Jo204 osservata con lo strumento Muse del Very Large Telescope dell’Eso, in CIle. I lunghi “tentacoli” in basso a sinistra sono i filamenti di materia che fuoriesce dalla galassia. Crediti: Eso/Gasp collaboration

Hanno preso in esame 94 “galassie medusa”, ovvero galassie che – trainate dalla gravità verso il centro di grandi ammassi – si lasciano alle spalle lunghi tentacoli di gas ionizzato, assumendo così il tipico aspetto, appunto, d’una medusa. Fra queste hanno scelto le 7 dai tentacoli più lunghi: lunghi almeno quanto il diametro del disco stellare della galassia stessa. E le hanno osservate con lo spettrografo Muse, montato sul Very Large Telescope dell’Eso, lo European Southern Observatory, a Paranal, in Cile. Ebbene, è emerso che 6 su 7 ospitano nel loro cuore un cosiddetto Agn, un nucleo galattico attivo: un buco nero supermassiccio che riluce nutrendosi del gas circostante. continua ...

È inflazione di buchi neri, anche di taglie forti

Gli autori dello studio. Da sinistra: James Bullock, Manoj Kaplinghat e Oliver Elbert. Crediti: Steven Zylius / Uci

«Con questa ricerca dimostriamo che ci sono più di 100 milioni di buchi neri nella nostra galassia», esordisce James Bullock dell’Università della California – Irvine (Uci), fra gli autori di uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La ricerca che ha portato a questo risultato, un vero e proprio censimento celeste, ha avuto inizio più di un anno e mezzo fa, poco dopo la notizia della rivelazione, da parte degli interferometri Ligo, di increspature nel continuum spazio-temporale create dalla collisione fra due buchi neri lontanissimi, ognuno dei quali di dimensioni attorno alle 30 masse solari. continua ...

I micro buchi neri valgono oro

Rappresentazione di una stella di neutroni. Crediti: Nasa

Un nuovo studio teorico, pubblicato oggi su Physical Review Letters, propone una “fucina cosmica” supplementare in cui si produrrebbero gli elementi chimici più pesanti del ferro, come oro, platino e uranio. Questi elementi potrebbero essere generati a seguito dell’incontro tra una stella di neutroni e un micro buco nero. Un evento non frequente dagli esiti ben più che scoppiettanti: nefasti per la stella di neutroni ma benefici per la varietà di elementi nel cosmo. continua ...

A scuola di buchi neri

Pubblicati i primi risultati di un progetto nato per stimare la massa dei buchi neri, attraverso la sua correlazione con la geometria delle braccia delle galassie a spirale che li ospitano. Un progetto aperto ad appassionati di scienza, compresi i bambini delle scuole primarie video,assurdi,divertenti,musica,telefilm,salute,ufo,mistero,animali,fai da te,cucina,auto,cinema,news,religione,turismo
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Fonte: A scuola di buchi neri