Ecco chi ha fatto scoppiare la coppia

Rappresentazione artistica del trasferimento di massa da una gigante rossa a una nana bianca, circondata da un disco di accrescimento. Crediti: NASA/ Justyn R. Maund (University of Cambridge).

È una gigante rossa la stella compagna che avrebbe rimpinzato di materia la stella principale – una nana bianca – a tal punto da farla esplodere, dando origine a un resto di supernova. La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori dell’Università di Washington che, utilizzando i dati ottenuti da telescopi da terra e dallo spazio, ha trovato tracce di idrogeno: proprio la “firma” di tale stella. continua ...

Quando la coppia sprizza raggi gamma

Rappresentazione artistica di un sistema binario formato da una pulsar e una compagna gigante. Crediti: Nasa/Goddard Space Flight Center

Ci sono voluti tredici anni per capire che tipo di sorgente fosse, e altri due perché si accendesse come un albero di Natale nei raggi gamma, ma oggi abbiamo la conferma: il sistema indicato con la sigla Psr J2032+412 è composto da una stella di neutroni altamente magnetizzata e da una compagna massiccia. Il risultato è stato ottenuto grazie a una campagna di osservazioni congiunte che ha visto impegnati i telescopi Magic a La Palma e Veritas in Arizona, ed è stato appena pubblicato su Astrophysical Journal Letters. continua ...

Hubble cattura il ladro nella coppia stellare

Dopo 17 anni dalla prima osservazione, Hubble è riuscito a “catturare” la stella che ha provocato l’esplosione di supernova 2001ig a 40 milioni di anni luce di distanza nella galassia Ngc 7424, nella costellazione meridionale della Gru. Crediti: Nasa, Esa, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI)

Utilizzando le potenti ottiche del telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, un gruppo di astronomi ha fotografato la stella responsabile dell’esplosione di una supernova a 40 milioni di anni luce da noi nella galassia Ngc 7424 (costellazione della Gru). Si trattava di un sistema binario (cioè di una coppia di stelle) la cui esistenza è arrivata alla fine quando una delle due – la compagna della stella progenitrice – ha cominciato a sottrarre quasi tutto l’idrogeno dall’involucro stellare della stella ormai condannata all’esplosione. La catastrofe è avvenuta al termine di un processo durato milioni di anni, durante il quale la stella principale è stata letteralmente “derubata” di tutto il materiale stellare fino all’esplosione. Finora, però, non era mai stato trovato il colpevole di tale “furto”: Hubble è stato in grado di immortalare per la prima volta la stella binaria superstite. continua ...

‘Oumuamua? È “figlio” d’una coppia di stelle

Rappresentazione artistica di ‘Oumuamua. Crediti: ESO/M. Kornmesser.

‘Oumuamua, l’oggetto roccioso identificato come il primo asteroide interstellare, molto probabilmente proveniva da un sistema stellare binario. Lo suggerisce una nuova ricerca pubblicata oggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. «È straordinario il fatto di aver visto, per la prima volta, un oggetto fisico proveniente dall’esterno del nostro Sistema solare», dice il primo autore dell’articolo commentando i risultati dello studio. Si tratta di Alan Jackson, postdoc presso il Centre for Planetary Sciences della University of Toronto Scarborough, in Ontario, Canada. continua ...

Photobombing, tocca a una coppia di buchi neri

Crediti: X-ray: Nasa/Cxc/Univ. of Washington/T.Dorn-Wallenstein et al.; Optical: Nasa/Esa/J. Dalcanton, et al. & R. Gendler

L’intenzione era fotografare la nostra vicina di universo, la galassia di Andromeda, conosciuta anche come M31. O meglio, farne una sorta di lastra a raggi X, visto che gli strumenti utilizzati – oltre ai telescopi Gemini-North dalle Hawaii e Palomar Transient Factory del Caltech dalla California – erano quelli a bordo del telescopio spaziale per le alte energie Chandra della Nasa. Quando però gli astronomi sono andati a guardare il risultato, ecco fare capolino, là in alto a destra, un “intruso”. E questo chi è, si sono chiesti? In prima battuta, sembrava che J0045+41 – così l’hanno chiamato – facesse parte di M31, qualunque cosa fosse. Poi però, analizzandone lo spettro, è emerso che si trovava almeno mille volte più lontano: Andromeda dista dalla Terra circa 2.5 milioni di anni luce da noi, l’intruso 2.6 miliardi. continua ...