Proiettili di plasma scaldano la corona solare

Imagine a disco intero ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Sdo/Aia) della Nasa l’8 Ottobre 2014 alle ore 14:22 Ut. Il riquadro in alto a destra mostra uno pseudo-shock osservato dalla missione Interface Region Imaging Spectrograph (Iris) della Nasa. Nel pannello in basso a destra la simulazione numerica multi-fluido di uno pseudo-shock mostra caratteristiche analoghe a quelle osservate

Come dei veri e propri proiettili, grumi di plasma vengono scagliati alla velocità di oltre 100 mila chilometri orari dalla fotosfera solare – ovvero il guscio della nostra stella dove emergono le macchie – e raggiungono lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole, la corona, trasferendole così materia ed energia. In gergo tecnico questo fenomeno prende il nome di pseudo-shock: ad osservarlo per la prima volta, grazie alle riprese ad alta risoluzione dell’atmosfera solare realizzate dal telescopio spaziale Iris (Interface Region Imaging Spectrometer) della Nasa , è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Abhishek Kumar Srivastava dell’Indian Institute of Technology (Bhu), India e a cui ha partecipato anche Marco Stangalini dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma. continua ...

Al confine della corona

Un team di ricerca guidato da Craig DeForest, fisico solare al Southwest Research Institute a Boulder in Colorado, usando un algoritmo avanzato e tecniche di pulizia dei dati, ha scoperto strutture a grana fine nella parte esterna della corona solare mai rilevate in precedenza, confermando una tendenza storica dell’astronomia: una migliore osservazione permette importanti progressi scientifici. I risultati dello studio sono stati pubblicati in un paper lo scorso 18 luglio su The Astrophysical Journal. La scoperta è stata fatta a seguito dell’analisi delle immagini scattate a bordo del Solar and Terrestrial Relations Observatory-A (Stereo-A) della Nasa, sonda in orbita intorno al Sole tra la Terra e Venere. continua ...

Iniezioni di ferro per scaldare la corona solare

La corona solare ripresa in un momento di bassa attività solare, il 14 maggio 2010. Crediti: Nasa

La composizione chimica della corona, la regione più esterna e calda del Sole, è strettamente legata al ciclo undecennale che regola l’attività magnetica della nostra stella. Questo è, in estrema sintesi, il risultato dello studio condotto da un team di scienziati della University College London (Ucl), della George Mason University e del Naval Research Laboratory e basato sulle osservazioni della corona solare raccolte dalla sonda spaziale della Nasa Solar Dynamics Observatory (Sdo) . Lo studio pubblicato su Nature Communications  dimostra che un aumento dell’attività magnetica solare va di pari passo con una maggiore quantità di alcuni elementi, come ad esempio il ferro, nella corona solare . Lo studio potrebbe avere una significativa implicazione nel comprendere il processo che porta a far surriscaldare la corona del Sole. continua ...