La forma dell’acqua: prima volta per il Tng

Rappresentazione artistica del gioviano caldo HD 189733b e della sua atmosfera. Crediti: Marco Galliani / Media Inaf

Davide contro Golia. Con il suo specchio da appena 3,6 metri di diametro, il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è riuscito là dove fino a oggi solo telescopi molto più grandi erano arrivati: vedere l’acqua in un esopianeta. Uno studio in uscita su Astronomy & Astrophysics descrive infatti l’individuazione della molecola dell’acqua nell’atmosfera del pianeta extrasolare HD 189733b con il telescopio dell’Inaf – il più grande fra quelli interamente italiani, ma pur sempre piccolo nel panorama mondiale – situato sull’Isola di La Palma, alle Canarie. continua ...

Tra quarzo e vetro, così si forma la coesite

Granello di circa 1 mm di coesite all’interno di una roccia metamorfica. Crediti: J.Smyth, Wikimedia

La silice, ovvero il biossido di silicio (SO2), è il costituente principale di molte rocce sedimentarie. In natura si trova comunemente nella sua fase cristallina stabile, in minerali come il quarzo e i suoi polimorfi, mentre ci imbattiamo quotidianamente nella sua fase disordinata metastabile, come componente principale del vetro.

La coesite è un polimorfo della silice che si forma solo a pressioni estremamente elevate, almeno 10mila volte più intense rispetto alla pressione atmosferica normale. L’interesse degli scienziati per la coesite è aumentato negli anni per le sue implicazioni geofisiche e geologiche. La sua presenza in un sito rappresenta, tra l’altro, uno straordinario indicatore di eventi catastrofici che hanno sviluppato enormi onde d’urto, come l’impatto di metoriti o comete, o esplosioni nucleari. continua ...

Galassie, c’è una relazione tra velocità e forma

Un’immagine del SAMI. (Crediti: SAMI Survey Team)

Uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society rivela per la prima volta un metodo per dedurre la forma di una galassia a partire da caratteristiche più facilmente osservabili, come la rotazione. Da secoli, guardando il cielo notturno, ci riferiamo alla “volta celeste”: dalla nostra posizione sulla superficie della Terra, infatti, l’universo intorno a noi sembra essere dipinto su un’enorme volta affrescata che racchiude il nostro pianeta. Benché questa sia solo una metafora, le distanze cosmiche sono così enormi che – quando osserviamo oggetti estremamente lontani, come altre galassie – questi appaiono “bidimensionali”, non permettendoci di comprenderne pienamente la loro struttura. continua ...