Fuga molecolare dal grande freddo

Rappresentazione schematica del processo di desorbimento chimico nelle nubi molecolari interstellari. Le molecole vengono rilasciate dalla superficie di polvere ghiacciata grazie all’energia in eccesso rilasciata da una reazione chimica. Crediti: Hokkaido University

Alle stelle piace freddo. Anzi, gelido. Parliamo di “incubatrici”: al contrario dei nostri cuccioli, che apprezzano un dolce tepore, le baby stelle iniziano ad assemblarsi nell’habitat estremo delle nubi molecolari, regioni dense e glaciali dove le temperature si aggirano attorno ai 10 gradi sopra lo zero assoluto: vale a dire, oltre -263 gradi sotto zero. Un ambiente talmente rigido che, teoricamente, tutte le molecole – tranne quelle d’idrogeno e d’elio – dovrebbero rimanere intrappolate nel ghiaccio che avvolge la superficie dei grani di polvere. Tuttavia, le osservazioni hanno dimostrato che non è così. Ma come fanno a “liberarsi”? Il processo, spiega un articolo uscito ieri su Nature Astronomy, si chiama desorbimento chimico (chemical desorption). Ed è stato per la prima volta replicato in laboratorio da un team di scienziati giapponesi e tedeschi guidato da Yasuhiro Oba e Naoki Watanabe dell’università di Hokkaido, in Giappone. continua ...

Ipazia, la roccia che venne dal freddo

Frammenti di Hypatia. Crediti: Mario di Martino, Inaf-Osservatorio astrofisico di Torino

Le risposte potrebbero sconvolgere anni di studi sulla formazione del Sistema solare. Osservato e analizzato con dovizia di particolari, il frammento di roccia chiamato Ipatia – da Ipazia di Alessandria, essendo stato trovato in Egitto – non rientra in nessuna delle categorie attualmente delineate dagli scienziati per la catalogazione di frammenti di comete e meteoriti. Detto altrimenti: gli esiti dell’analisi geochimica catalogano Ipazia fuori standard. continua ...

Il neutrino che venne dal freddo

Anche se trapassano facilmente la materia, un po’ di neutrini ad alta energia non raggiungono il rivelatore IceCube se devono passare per il centro della Terra. Crediti: Collaborazione IceCube

I ricercatori della Collaborazione internazionale IceCube, che gestisce l’omonimo rivelatore di neutrini incastonato nel giaccio antartico, ha studiato il flusso di neutrini muonici in funzione dell’energia posseduta e della direzione di provenienza.

I risultati della ricerca, ora pubblicati sulla rivista Nature, mostrano che i neutrini con maggiore probabilità di interagire con la materia mentre attraversano la Terra sono quelli di maggiore energia e provenienti da una direzione vicina al Polo Nord (rispetto ad IceCube che si trova al Polo Sud), come previsto dal Modello Standard. continua ...

K2, la cometa che venne dal freddo

La nube di Oort: il vasto e remoto deposito di ghiaccio e roccia da cui provengono tutte le comete. Crediti: The Daily Galaxy.

La nube di Oort: un enorme e ghiacciato cimitero di detriti risalenti alla composizione del nostro sistema solare che lo avvolge – tra le 1000 e le 10mila unità astronomiche – e ne segna il confine estremo con il gelido e buio spazio interstellare. È da questa barriera di ghiacci che proviene C/2017 K2 Panstarrs (K2 per gli amici), una cometa da record fotografata a giugno scorso dall’Hubble Space Telescope. Risvegliata dal suo frigido torpore nella nube di Oort da qualche anomalia gravitazionale, K2 ha ora assunto un’orbita che la porterà in prossimità del Sole, appena oltre l’orbita di Marte: un viaggio lungo quasi 2 miliardi e mezzo di chilometri. continua ...