Ecco la ricetta per fare galassie moderne

Illustrazione dell’Osservatorio spaziale per raggi X Hitomi. Crediti: Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)

Prima che la missione si è concludesse in modo imprevisto nel marzo 2016, dopo solo 38 giorni dal lancio, l’osservatorio spaziale in raggi X giapponese Hitomi era riuscito a catturare informazioni eccezionali sulla dinamica del gas caldo nell’ammasso di galassie di Perseo. Informazioni che hanno messo in luce il ruolo cruciale che ricopre il plasma caldo nell’evoluzione delle galassie. continua ...

Rarissimo incontro tra due antiche galassie

Immagine composita della coppia di galassie Adfs-27. L’immagine di sfondo è dallo Herschel Space Observatory; l’oggetto è stato quindi rilevato dal telescopio Atacama Pathfinder EXperiment (Apex) (riquadro intermedio). Nello stesso punto, ALlma è riuscita a distinguere due galassie (riquadro a dx) in procinto di fondersi. Crediti: NRAO/AUI/NSF, B. Saxton; ESA/Herschel; ESO/APEX; ALMA (ESO/NAOJ/NRAO); D. Riechers et al. 2017

Rise of the titans, l’avvento dei titani, è raccontato in un articolo dallo stesso titolo appena pubblicato su Astrophysical Journal e sintetizzato nell’immagine qui a fianco. Nell’area di cielo indagata tra il 2009 e il 2013 dall’osservatorio spaziale europeo Herschel nelle lunghezze d’onda infrarosse e submillimetriche, un gruppo di ricercatori guidati da Dominik Riechers della Cornell University (Usa) aveva identificato un inconsueto oggetto massiccio nell’universo molto giovane, denominato come ADFS-27 e localizzato a qualcosa come 12.7 miliardi di anni luce, solo un miliardo di anni dopo il Big Bang. continua ...

Galassie oscillanti scoperte da Hubble

L’ammasso galattico Abell S1063 osservato da Hubble durante il programma Frontier Fields. L’enorme massa del cluster agisce come una lente gravitazionale ingrandendo le galassie ancora più distanti, così che queste diventino abbastanza luminose da essere osservate da Hubble. Crediti: NASA, ESA, and J. Lotz (STScI)

Lo Hubble Space Telescope ha fatto l’ennesima straordinaria scoperta, osservando le galassie di ammasso più brillanti (le cosiddette brightest cluster galaxy – Bcg) all’interno di alcuni cluster traballano e si spostano in maniera bizzarra rispetto al centro. Cosa succede a queste galassie? Questo risultato inaspettato non è coerente con le previsioni riportate nell’attuale modello standard che descrive la materia oscura fredda (cioè quel 27 per cento di “torta cosmica” che, insieme a un 5 per cento scarso di materia ordinaria, forma la materia presente nel cosmo – tutto il resto, dunque oltre il 68 per cento, è energia oscura, la componente che secondo i cosmologi spiega l’espansione dell’universo). continua ...

Con Vst le galassie della Fornace senza segreti

Immagine presa dal telescopio Vst dell’ammasso di galassie della Fornace. Alcune delle galassie appaiono come semplici punti di luce, mentre altre dominano la scena. Una di queste ultime è la galassia lenticolare Ngc 1316. Crediti: Eso/A. Grado e L. Limatola

Il Vlt Survey Telescope (Vst) continua a scrutare il vicino ammasso di galassie della Fornace, producendo immagini profonde e ricche di nuovi dettagli. In questa nuova e spettacolare immagine a sudovest della regione, che contiene circa sessanta galassie grandi e un numero simile di galassie nane, la galassia Ngc1316 è l’oggetto dominante, circondata da numerose altre di diversa forma e luminosità. continua ...

Nuova luce sulle galassie attive

Rappresentazione artistica di un nucleo galattico attivo, con getti di materiale che esce da un buco nero centrale. Crediti: NASA/Dana Berry/Skyworks Digital

L’evoluzione delle galassie è strettamente legata all’interazione tra esse e il nucleo galattico attivo (Agn) che ospitano al loro interno. Un articolo pubblicato sulla rivista Nature fa il punto sulle nostre attuali conoscenze sulla struttura del materiale che circonda i buchi neri supermassivi all’interno delle galassie. «Abbiamo bisogno di guardare il nucleo delle galassie dove si trova il materiale che li collega. Questo materiale consiste principalmente in gas e polveri che sono normalmente studiate nelle bande infrarossa e X», spiega uno degli autori dell’articolo, Claudio Ricci, dell’Istituto di Astronomia dell’Universidad Católica del Cile. continua ...

Quei raggi cosmici da galassie lontane lontane

Il flusso di particelle con energia maggiore di 8×10^18 eV in coordinate equatoriali. Sulla mappa del cielo sono indicati il centro Galattico (asterisco) e il piano Galattico (linea spezzata)

Arriva dagli scienziati della collaborazione Pierre Auger, di cui fanno parte anche ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, la prima evidenza sperimentale che i raggi cosmici di alta energia provengono da zone esterne alla nostra galassia. I raggi cosmici sono un flusso continuo di particelle, in gran parte protoni e nuclei di atomi che investono la Terra e possiedono energie diverse. Da decenni i ricercatori hanno speculato sull’origine di quelli più energetici e se in particolare provenissero o meno dalla nostra galassia. Oggi l’enigma è stato svelato utilizzando particelle cosmiche di energia media di 2 Joule, ovvero un milione di volte superiore a quella dei protoni accelerati nel Large Hadron Collider del Cern, registrate con il più grande osservatorio di raggi cosmici mai costruito dall’uomo, l’Osservatorio Pierre Auger, in Argentina. Gli oltre 400 scienziati provenienti da 18 Paesi che costituiscono la collaborazione alla quale per l’Italia, insieme all’Inaf, partecipa l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e alcune università, hanno scoperto che, a queste energie, i raggi cosmici non arrivano in maniera uniforme da tutte le direzioni del cielo: la loro frequenza di arrivo è di circa il 6 per cento maggiore da un lato del cielo rispetto alla direzione opposta, con l’eccesso che si trova a circa 120 gradi rispetto al centro della nostra galassia. continua ...

Galassie, stelle e comete: le scoperte di Herschel

Il telescopio spaziale Herschel (2009-2013) ha osservato il cielo nell’infrarosso, permettendoci di ottenere un affascinante sguardo sulle prime fasi di vita delle stelle. Crediti: Esa

Sono passati già quattro anni da quando, il 29 aprile 2013, si è conclusa la missione spaziale Herschel dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lanciata il 14 maggio 2009 a bordo di un vettore Ariane 5 dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Dallo studio della formazione stellare alla scoperta di acqua in sistemi planetari extrasolari, la lista dei successi scientifici del satellite europeo è lunga e fitta. Proprio per questo, l’Agenzia spaziale europea ha deciso di celebrare la missione per un’intera settimana, dal 18 al 22 settembre, ricordando scoperte che hanno permesso alla comunità scientifica di compiere enormi passi in avanti nella comprensione dell’Universo. continua ...

Galassie, c’è una relazione tra velocità e forma

Un’immagine del SAMI. (Crediti: SAMI Survey Team)

Uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society rivela per la prima volta un metodo per dedurre la forma di una galassia a partire da caratteristiche più facilmente osservabili, come la rotazione. Da secoli, guardando il cielo notturno, ci riferiamo alla “volta celeste”: dalla nostra posizione sulla superficie della Terra, infatti, l’universo intorno a noi sembra essere dipinto su un’enorme volta affrescata che racchiude il nostro pianeta. Benché questa sia solo una metafora, le distanze cosmiche sono così enormi che – quando osserviamo oggetti estremamente lontani, come altre galassie – questi appaiono “bidimensionali”, non permettendoci di comprenderne pienamente la loro struttura. continua ...

Buchi neri pasteggiano nelle “galassie medusa”

La “galassia medusa” Jo204 osservata con lo strumento Muse del Very Large Telescope dell’Eso, in CIle. I lunghi “tentacoli” in basso a sinistra sono i filamenti di materia che fuoriesce dalla galassia. Crediti: Eso/Gasp collaboration

Hanno preso in esame 94 “galassie medusa”, ovvero galassie che – trainate dalla gravità verso il centro di grandi ammassi – si lasciano alle spalle lunghi tentacoli di gas ionizzato, assumendo così il tipico aspetto, appunto, d’una medusa. Fra queste hanno scelto le 7 dai tentacoli più lunghi: lunghi almeno quanto il diametro del disco stellare della galassia stessa. E le hanno osservate con lo spettrografo Muse, montato sul Very Large Telescope dell’Eso, lo European Southern Observatory, a Paranal, in Cile. Ebbene, è emerso che 6 su 7 ospitano nel loro cuore un cosiddetto Agn, un nucleo galattico attivo: un buco nero supermassiccio che riluce nutrendosi del gas circostante. continua ...