Quei raggi cosmici da galassie lontane lontane

Il flusso di particelle con energia maggiore di 8×10^18 eV in coordinate equatoriali. Sulla mappa del cielo sono indicati il centro Galattico (asterisco) e il piano Galattico (linea spezzata)

Arriva dagli scienziati della collaborazione Pierre Auger, di cui fanno parte anche ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, la prima evidenza sperimentale che i raggi cosmici di alta energia provengono da zone esterne alla nostra galassia. I raggi cosmici sono un flusso continuo di particelle, in gran parte protoni e nuclei di atomi che investono la Terra e possiedono energie diverse. Da decenni i ricercatori hanno speculato sull’origine di quelli più energetici e se in particolare provenissero o meno dalla nostra galassia. Oggi l’enigma è stato svelato utilizzando particelle cosmiche di energia media di 2 Joule, ovvero un milione di volte superiore a quella dei protoni accelerati nel Large Hadron Collider del Cern, registrate con il più grande osservatorio di raggi cosmici mai costruito dall’uomo, l’Osservatorio Pierre Auger, in Argentina. Gli oltre 400 scienziati provenienti da 18 Paesi che costituiscono la collaborazione alla quale per l’Italia, insieme all’Inaf, partecipa l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e alcune università, hanno scoperto che, a queste energie, i raggi cosmici non arrivano in maniera uniforme da tutte le direzioni del cielo: la loro frequenza di arrivo è di circa il 6 per cento maggiore da un lato del cielo rispetto alla direzione opposta, con l’eccesso che si trova a circa 120 gradi rispetto al centro della nostra galassia. continua ...

Galassie, stelle e comete: le scoperte di Herschel

Il telescopio spaziale Herschel (2009-2013) ha osservato il cielo nell’infrarosso, permettendoci di ottenere un affascinante sguardo sulle prime fasi di vita delle stelle. Crediti: Esa

Sono passati già quattro anni da quando, il 29 aprile 2013, si è conclusa la missione spaziale Herschel dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lanciata il 14 maggio 2009 a bordo di un vettore Ariane 5 dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Dallo studio della formazione stellare alla scoperta di acqua in sistemi planetari extrasolari, la lista dei successi scientifici del satellite europeo è lunga e fitta. Proprio per questo, l’Agenzia spaziale europea ha deciso di celebrare la missione per un’intera settimana, dal 18 al 22 settembre, ricordando scoperte che hanno permesso alla comunità scientifica di compiere enormi passi in avanti nella comprensione dell’Universo. continua ...

Galassie, c’è una relazione tra velocità e forma

Un’immagine del SAMI. (Crediti: SAMI Survey Team)

Uno studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society rivela per la prima volta un metodo per dedurre la forma di una galassia a partire da caratteristiche più facilmente osservabili, come la rotazione. Da secoli, guardando il cielo notturno, ci riferiamo alla “volta celeste”: dalla nostra posizione sulla superficie della Terra, infatti, l’universo intorno a noi sembra essere dipinto su un’enorme volta affrescata che racchiude il nostro pianeta. Benché questa sia solo una metafora, le distanze cosmiche sono così enormi che – quando osserviamo oggetti estremamente lontani, come altre galassie – questi appaiono “bidimensionali”, non permettendoci di comprenderne pienamente la loro struttura. continua ...

Buchi neri pasteggiano nelle “galassie medusa”

La “galassia medusa” Jo204 osservata con lo strumento Muse del Very Large Telescope dell’Eso, in CIle. I lunghi “tentacoli” in basso a sinistra sono i filamenti di materia che fuoriesce dalla galassia. Crediti: Eso/Gasp collaboration

Hanno preso in esame 94 “galassie medusa”, ovvero galassie che – trainate dalla gravità verso il centro di grandi ammassi – si lasciano alle spalle lunghi tentacoli di gas ionizzato, assumendo così il tipico aspetto, appunto, d’una medusa. Fra queste hanno scelto le 7 dai tentacoli più lunghi: lunghi almeno quanto il diametro del disco stellare della galassia stessa. E le hanno osservate con lo spettrografo Muse, montato sul Very Large Telescope dell’Eso, lo European Southern Observatory, a Paranal, in Cile. Ebbene, è emerso che 6 su 7 ospitano nel loro cuore un cosiddetto Agn, un nucleo galattico attivo: un buco nero supermassiccio che riluce nutrendosi del gas circostante. continua ...