La grande collisione che ha cambiato la Via Lattea

Rappresentazione artistica dell’incontro tra la nostra galassia, la Via Lattea, e la più piccola galassia Sausage, avvenuto tra 8 e  10 miliardi di anni fa. La registrazione di questo antico incontro è ancora conservata nelle velocità e nella chimica delle stelle. Crediti: V. Belokurov (Cambridge, UK); Based on image by Eso/Juan Carlos Muñoz

Tra otto e dieci miliardi di anni fa non avreste voluto abitare in questa galassia, poiché la situazione sarebbe stata abbastanza caotica. Un gruppo internazionale di astronomi ha infatti scoperto che in quel periodo la Via Lattea si stava scontrando frontalmente con un’altra galassia, più piccola, che ha avuto la peggio, venendo fatta a pezzi dallo scontro. Lo schianto cosmico è stato comunque un evento determinante anche nella storia della Via Lattea, di cui ha ridisegnato la struttura, modellando sia il suo bulge -il nucleo interno- che l’alone esterno, secondo quanto descritto dagli astronomi in una serie di nuovi articoli, pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, The Astrophysical Journal Letters e arXiv.org. continua ...

Einstein Telescope, la grande attesa

Sardegna e ancora Sardegna. Dopo Srt e le prospettive di “regione spaziale” di cui abbiamo scritto la settimana scorsa, questa volta a Cagliari si è parlato della captazione delle onde gravitazionali e del progetto italiano relativo all’Einstein Telescope, il rivelatore in sottosuolo di cui si sta studiando a livello europeo la possibile collocazione.

L’incontro – che si è tenuto ieri, lunedì 18 giugno, al Dipartimento di fisica dell’università di Cagliari, e al quale ha preso parte, con un videomessaggio, anche il presidente dell’Inaf Nichi D’Amico – è stato dunque caratterizzato dall’attesa per la scelta del sito, che avverrà comunque nei prossimi anni. Ne ha parlato il coordinatore del progetto Einstein Telescope per il nostro paese, Michele Punturo dell’Infn di Perugia, la persona in assoluto in Italia più aggiornata sul progetto nonché sui “dietro le quinte” relativi ai nostri competitor per la scelta del sito. La Sardegna, infatti, compete con alternative molto ben strutturate e politicamente abbastanza forti, come è il caso del progetto olandese, che prevede un triangolo con un vertice in Olanda, uno in Belgio e uno in Germania. Altro concorrente è l’Ungheria, che ha una sismicità molto bassa. continua ...

Il più grande spettacolo dopo il Big Bang

Confronto tra il modello di inflazione attuale e il modello di inflazione oscura recentemente proposto dagli scienziati dalla facoltà di Fisica dell’Università di Varsavia. Crediti: UW Physics.

Cosa sappiamo dell’evoluzione dell’universo immediatamente dopo il big bang? Nonostante le innumerevoli ricerche condotte nel corso di decenni, gli attuali modelli cosmologici non sono ancora in grado di delineare una cronologia precisa degli eventi. Un team di ricercatori della facoltà di fisica dell’Università di Varsavia ha sviluppato un nuovo modello nel quale l’espansione esponenziale della materia oscura e dell’energia oscura gioca un ruolo chiave. Il modello di inflazione oscura (dark inflation) riesce a organizzare la storia termica dell’universo in ordine cronologico e prevede che presto saremo in grado di rilevare le onde gravitazionali primordiali formatesi immediatamente dopo il Big Bang. continua ...

Manhattanhenge, tramonto sulla Grande Mela

Dal 29.05.2018 al 30.05.2018

Manhattanhenge del 2008. Crediti: Michael Tyznik / Flickr

«Per la vista della skyline di New York rinuncerei al più bel tramonto del mondo», diceva il Gail Wynand in La fonte meravigliosa di Ayn Rand. Ebbene, ci sono alcune rare sere – come questa sera e domani sera – in cui Gail non deve rinunciare a nulla. Uno fra i tramonti più belli del mondo è infatti in programma alle 20:13 (ora della east coast) di oggi, 29 maggio, e alle 20:12 di domani, 30 maggio, proprio nel cuore della Grande Mela. Quando sulla 42esima – ma anche sulla 57esima, sulla 34esima e più in generale in molte delle strade di Manhattan dalle quali, volgendosi verso ovest, si vede il New Jersey – si potrà ammirare il disco del sole al tramonto allinearsi esattamente al centro della strada. continua ...

L’Italia fa ancor più grande Lofar

Veduta aerea del nucleo principale di LOFAR

Con oltre 25 mila antenne raggruppate in 51 stazioni distribuite in 7 stati europei, Lofar (Low Frequency Array) è la più estesa rete per osservazioni radioastronomiche in bassa frequenza attualmente operativa. E oggi, con la firma da parte dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) del contratto per la realizzazione di una nuova stazione presso Medicina, in provincia di Bologna, Lofar si avvia a diventare ancor più esteso e ad accrescere di conseguenza le sue capacità osservative. Con l’atto appena siglato nei Paesi Bassi, l’Inaf è alla guida per l’Italia di un consorzio che vedrà nel prossimo futuro il coinvolgimento di alcune università del nostro paese. continua ...

Espresso fa grande il Vlt

L’immagine mostra in modo semplificato come la luce raccolta dai quattro telescopi del Vlt viene combinata nello strumento Espresso, che si trova al di sotto della piattaforma del Vlt. Crediti: Eso/L. Calçada

Quattro telescopi, quelli che compongono il Very Large Telescope dell’Eso, sulla cima del Cerro Paranal, in Cile, e un solo obiettivo: osservare contemporaneamente la stessa porzione di cielo, per ottenere dati astronomici super dettagliati. La notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso la luce raccolta dai singoli telescopi da 8 metri di Vlt è stata combinata con successo nello strumento Espresso, creato appositamente per questo scopo, rendendo di fatto il Very large telescope il più grande telescopio ottico al mondo oggi operativo in termini di superficie di raccolta della luce: tanta quanta quella di un singolo strumento con lo specchio principale da 16 metri di diametro. Importante è la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’ideazione e alla realizzazione dell’ambizioso progetto. continua ...

Fuga molecolare dal grande freddo

Rappresentazione schematica del processo di desorbimento chimico nelle nubi molecolari interstellari. Le molecole vengono rilasciate dalla superficie di polvere ghiacciata grazie all’energia in eccesso rilasciata da una reazione chimica. Crediti: Hokkaido University

Alle stelle piace freddo. Anzi, gelido. Parliamo di “incubatrici”: al contrario dei nostri cuccioli, che apprezzano un dolce tepore, le baby stelle iniziano ad assemblarsi nell’habitat estremo delle nubi molecolari, regioni dense e glaciali dove le temperature si aggirano attorno ai 10 gradi sopra lo zero assoluto: vale a dire, oltre -263 gradi sotto zero. Un ambiente talmente rigido che, teoricamente, tutte le molecole – tranne quelle d’idrogeno e d’elio – dovrebbero rimanere intrappolate nel ghiaccio che avvolge la superficie dei grani di polvere. Tuttavia, le osservazioni hanno dimostrato che non è così. Ma come fanno a “liberarsi”? Il processo, spiega un articolo uscito ieri su Nature Astronomy, si chiama desorbimento chimico (chemical desorption). Ed è stato per la prima volta replicato in laboratorio da un team di scienziati giapponesi e tedeschi guidato da Yasuhiro Oba e Naoki Watanabe dell’università di Hokkaido, in Giappone. continua ...

Nelle profondità della Grande Macchia Rossa

Una simulazione dei venti intorno alla Grande Macchia Rossa di Giove realizzata con i dati della JunoCam e con il modello dei venti (campo di velocità) ricavato dai dati della navicella spaziale Voyager e di altri telescopi terrestri. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstadt/Justin Cowart

La misteriosa e affascinante Grande Macchia Rossa è stata osservata in lungo e in largo dalla sonda della Nasa Juno, lanciata alla volta di Giove nel 2011 e arrivata a destinazione nel 2016. Grazie ai diversi strumenti a bordo della sonda, è stato possibile spingersi fino alle estreme profondità di questa tempesta anticiclonica, che imperversa sulla superficie del quinto pianeta del Sistema solare da almeno 350 anni. Durante il congresso annuale dell’American Geophysical Union, i ricercatori guidati da Scott Bolton (Southwest Research Institute di San Antonio) hanno annunciato che la Grande Macchia Rossa arriverebbe fino a 300 chilometri di profondità nell’atmosfera gioviana. continua ...