Costante di Hubble: c’è sempre più tensione

Utilizzando due dei più potenti telescopi spaziali al mondo – Hubble della Nasa e Gaia dell’Esa – gli astronomi hanno effettuato le misurazioni più precise fino ad oggi del tasso di espansione dell’universo. Crediti: Nasa, Esa e A. Feild (STScI)

Quasi un secolo fa l’astronomo statunitense Edwin Hubble scoprì che l’universo si espandeva in modo uniforme in tutte le direzioni: una scoperta che diede origine alla cosmologia moderna e che richiese nuovi ragionamenti da parte di Einstein sulla sua costante cosmologica. Le galassie sembrano allontanarsi dalla Terra in modo proporzionale alla loro distanza, cioè più distanti sono, più velocemente si allontanano. Questa è una conseguenza dell’espansione dello spazio indicata da una costante, detta costante di Hubble, la cui misura permette agli astronomi di costruire un’immagine della nostra evoluzione cosmica e scoprire indizi sul destino finale del cosmo. Essendo necessaria per stimare l’età dell’universo, la costante di Hubble è uno fra i numeri più importanti in cosmologia. Ma i due principali metodi di misurazione di questo valore danno risultati incompatibili. E ora uno studio guidato dal premio Nobel Adam Riees, pubblicato ieri su The Astrophysical Journal, trova un valore più preciso che mai con uno di questi due metodi, rendendo ancora più netta la discrepanza fra i diversi risultati. continua ...

I fuochi d’artificio di Hubble per il 4 luglio

Crediti: Nasa, Esa, R. O’Connell (University of Virginia), F. Paresce (Inaf di Bologna), E. Young (Universities Space Research Association/Ames Research Center), Wfc3 Science Oversight Committee, Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Quale modo migliore per festeggiare il 4 luglio, di una “scoppiettante” immagine scattata dal telescopio Nasa/Esa Hubble! Molto simili alle scintille prodotte dai fuochi d’artificio (che di solito sono i protagonisti nelle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti), questo gruppo di giovani e brillanti stelle sono state ritratte dalla Wide Field Camera 3 in due occasioni nel 2009 sia nell’ottico che nell’infrarosso (per catturare tutti gli elementi presenti, come idrogeno, ferro e zolfo). continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Hubble cattura il ladro nella coppia stellare

Dopo 17 anni dalla prima osservazione, Hubble è riuscito a “catturare” la stella che ha provocato l’esplosione di supernova 2001ig a 40 milioni di anni luce di distanza nella galassia Ngc 7424, nella costellazione meridionale della Gru. Crediti: Nasa, Esa, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI)

Utilizzando le potenti ottiche del telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, un gruppo di astronomi ha fotografato la stella responsabile dell’esplosione di una supernova a 40 milioni di anni luce da noi nella galassia Ngc 7424 (costellazione della Gru). Si trattava di un sistema binario (cioè di una coppia di stelle) la cui esistenza è arrivata alla fine quando una delle due – la compagna della stella progenitrice – ha cominciato a sottrarre quasi tutto l’idrogeno dall’involucro stellare della stella ormai condannata all’esplosione. La catastrofe è avvenuta al termine di un processo durato milioni di anni, durante il quale la stella principale è stata letteralmente “derubata” di tutto il materiale stellare fino all’esplosione. Finora, però, non era mai stato trovato il colpevole di tale “furto”: Hubble è stato in grado di immortalare per la prima volta la stella binaria superstite. continua ...

Due astrofisiche italiane nel regno di Hubble

25.04.2018

Marcella Marconi (a sinistra), laurea in fisica a Pisa e dottorato in astronomia a Firenze, da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astronomico di Capodimonte (Napoli). Sofia Randich (a destra), laurea in fisica e dottorato in astronomia a Firenze, dopo cinque anni a Monaco di Baviera è rientrata in Italia nel 1996, e da gennaio dirige l’Inaf – Osservatorio astrofisico di Arcetri (Firenze). Crediti: Marcella Di Criscienzo / Inaf

Si sta svolgendo in questi giorni, nella sede dello Hubble Space Telescope Science Institute, nel campus dell’Università John Hopkins di Baltimora (Usa), lo “Spring Symposium“: un incontro annuale che raccoglie un pubblico selezionato di scienziate e scienziati, scelti per lo più su invito, per discutere su aspetti importanti dell’astrofisica moderna. Quest’anno il simposio ha per titolo “The 21st Century H-R Diagram: The Power of Precision Photometry”, e vede la partecipazione di un discreto gruppo di ricercatrici e ricercatori italiani: una caratteristica comune a quasi tutti i congressi interessanti che si tengono nel mondo, e che dimostra, se ce ne fosse bisogno, l’eccellente livello della nostra ricerca. continua ...

Hubble cattura un ammasso colossale

Plck G308.3-20.2: un enorme ammasso di galassie che brilla maestoso nell’oscurità, ripreso dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics

Gli ammassi di galassie possono contenere migliaia di galassie tenute insieme dalla forza di gravità. Inizialmente si riteneva che gli ammassi di galassie fossero le più grandi strutture dell’universo, senonché negli anni ‘80 vennero scoperti i super-ammassi di galassie, grandi agglomerati di ammassi e gruppi di galassie che arrivano a coprire centinaia di milioni di anni luce. Tuttavia, il primato di strutture più grandi dell’universo legate dalla forza di gravità rimane agli ammassi di galassie, poiché i super-ammassi non sono tenuti insieme dalla gravità. continua ...

Un centesimo di pixel: l’acrobazia di Hubble

Misurare le distanze nell’universo in teoria è un gioco da ragazzi, ma nella pratica può essere piuttosto complicato, sopratutto se si vuole misurare con precisione la distanza di un oggetto che ora sappiamo essere a 7800 anni luce da noi. Si tratta di ammasso globulare, un’enorme assembramento di stelle ravvicinate denominato Ngc 6397, uno dei più vicini al nostro sistema solare. La sua distanza è stata misurata da un team di astronomi applicando un approccio innovativo a una tecnica che risale all’antica Grecia. continua ...

Hubble trova Lensed Star 1, la più lontana

Immagine composita della scoperta della stella più distante singolarmente individuata. Crediti: NASA/ESA e P. Kelly (University of California, Berkeley)

Nell’aprile 2016, un folto gruppo internazionale di astrofisici stava osservando con il telescopio spaziale Hubble l’evoluzione di una lontana supernova, soprannominata Refsdal in onore dell’astronomo norvegese Sjur Refsdal. Refsdal è stato un pioniere dello studio delle lenti gravitazionali, ovvero dell’effetto di deviazione indotto da una massa molto grande sul fascio di luce proveniente da una fonte retrostante rispetto al punto di vista terrestre; naturalmente la supernova a lui dedicata subisce esattamente questo effetto, a causa della deflessione della luce prodotta da un gigantesco ammasso di galassie frapposto. continua ...

Hubble trova una galassia relitto vicino a casa

Gli astronomi hanno usato il telescopio spaziale Hubble per compiere una missione simile a quelle dell’archeologo Indiana Jones, scoprendo nel nostro cortile cosmico un antico relitto di galassia, costituito da stelle rimaste sostanzialmente immutate negli ultimi dieci miliardi di anni. Questa isola stellare ribelle fornisce nuove e preziose intuizioni sull’origine e l’evoluzione delle galassie di miliardi di anni fa. I risultati dello studio sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica Nature. continua ...

Hubble trova la compagnia dell’anello

La nuova osservazione con Hubble del sistema di detriti attorno alla stella Hr 4796A. La stella compagna 4796B si trova in basso a destra, anch’essa oscurata. Crediti: Nasa/Esa/G. Schneider (Univ. of Arizona)

Glenn Schneider, astrofisico dello Steward Observatory all’Università dell’Arizona, ha guidato un’osservazione con il telescopio spaziale Hubble della giovane stella Hr 4796A. In un articolo da poco pubblicato su Astronomical Journal, Schneider e colleghi illustrano come, oltre al denso disco circumstellare già conosciuto, vi sia un secondo, vastissimo e rarefatto, alone di polveri più esterno, che si estende per qualcosa come 875 volte la distanza Terra-Sole (Ua, Unità astronomiche). continua ...

Hubble scopre l’acqua sul bollente Wasp-39b

Rappresentazione artistica dell’esopianeta Wasp-39b, che è otto volte più vicino alla sua stella, Wasp-39, rispetto alla distanza che separa Mercurio il nostro Sole. Il pianeta completa un’orbita in soli quattro giorni. I dati sono stati ottenuti da Hubble. Crediti: Nasa, Esa, and G. Bacon (StscI)

Lo studio delle atmosfere degli esopianeti è uno degli obiettivi del James Webb Space Telescope, appena sarà attivo (verrà lanciato nel 2019). Fino ad allora, ci penserà il buon fidato telescopio orbitante Hubble di Nasa ed Esa a regalarci scoperte e sorprese sugli oggetti celesti lontani dal nostro Sistema solare. L’esopianeta Wasp-39b si trova a 700 anni luce da noi, ha una massa simile a quella di Saturno e orbita attorno a una stella (Wasp-39) simile al Sole ogni quattro giorni. Hubble e altri telescopi orbitanti e terrestri, come Spitzer e il Vlt dell’Eso, hanno unito le forze per studiare nel dettaglio questo “saturniano caldo”, scoprendo una traccia molto ambita nella sua atmosfera: H2O, cioè acqua. Il merito della scoperta va a un gruppo di ricercatori che ha prodotto lo spettro più completo di un’atmosfera esoplanetaria con gli strumenti attualmente a disposizione. continua ...

Hubble va a caccia di mini stelle e pianeti orfani

Giusto “dietro l’angolo” (a 1350 anni luce da noi) c’è la Nebulosa di Orioneun gigantesco laboratorio per studiare il processo di formazione stellare e il comportamento di oggetti di vario genere, dalle stelle giganti alle più piccole nane rosse passando per le deboli nane brune. Grazie all’eccezionale sensibilità e risoluzione senza pari del telescopio spaziale della Nasa Hubble, è possibile osservare anche gli oggetti più nascosti all’interno della nebulosa. Nel corso di una lunga survey gli astronomi hanno scoperto, infatti, la più grande popolazione finora nota di nane brune circondate da stelle appena nate. Dalle osservazioni è emersa anche la presenza di tre pianeti giganti e di un sistema binario dove due pianeti orbitano l’uno attorno all’altro in assenza di una stella ospite. continua ...

Hubble nel frullatore galattico

Crediti: Esa / Hubble, Nasa

Hubble non delude e ancora una volta ci regala un tripudio di colori e luci danzanti in questa galassia dalla forma peculiare, Ngc 5256, i cui pennacchi simili a volute di fumo si allungano in ogni direzione e il nucleo illumina gas e polveri che turbinano al centro della galassia. Ma se l’insieme risulta così strano ai vostri occhi un motivo c’è: non si tratta di una semplice galassia, bensì il frutto di una collisione galattica fra due oggetti distinti.

Ngc 5256, conosciuta fra gli astronomia anche con il nome di Markarian 266, si trova a circa 350 milioni di anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Orsa Maggiore. È composta da due galassie a disco i cui nuclei attualmente si trovano alla ridotta (si fa per dire) distanza di 13mila anni luce. Un vero e proprio frullatore cosmico in cui si rimescolano gas e polveri, e che accende giovani stelle. continua ...

Natale in anticipo con Hubble

Animazione dell’ammasso Messier 79. Le stelle di questo cluster ricordano molto una palla di vetro con la neve. Crediti: NASA and ESA, Acknowledgment: S. Djorgovski (Caltech) and F. Ferraro (University of Bologna)

Il Natale è arrivato in anticipo nell’ammasso stellare Messier 79, o M79, fotografato da Hubble. Il cluster (noto anche come Ngc 1904) è stato osservato dal telescopio spaziale di Nasa ed Esa con la Wide Field Planetary Camera 2 tra il 1995 e il 1997 e ricorda un globo di neve. Le migliaia di stelle (circa 150mila) che vedete in questa animazione si trovano a 41mila anni luce dalla Terra, e sono osservabili in direzione della costellazione della Lepre. Questa gigantesca palla di neve galattica misura “solo” 118 anni luce di larghezza e un oggetto simile, secondo le stime recenti, dovrebbe risalire a 11,7 miliardi di anni fa. continua ...