Inflazione all’alba del tempo

Crediti: Nasa / Wmap Science Team

Con “inflazione” i cosmologi indicano un periodo nella storia dell’universo primordiale caratterizzato da un’espansione dello spazio accelerata. Tale periodo sarebbe precedente alle altre, più recenti, epoche cosmologiche di cui abbiamo una più solida comprensione grazie a osservazioni quali il fondo di radiazione cosmica o la distribuzione delle galassie a grandi scale.

L’ipotesi fu proposta da Alan Guth nei primi anni ’80 come possibile soluzione a un problema comune a molte teorie – cosiddette di Grande Unificazione – della fisica delle particelle elementari ad alte energie, al centro dell’attività di ricerca in quegli anni. Queste teorie, che propongono un’unificazione delle interazioni elettromagnetica, debole e forte ad alte energie, predicono anche l’esistenza di particelle, quali i monopoli magnetici, che verrebbero prodotte in grande quantità nelle prime fasi dell’evoluzione dell’universo. Un’espansione accelerata dello spazio determinerebbe allora una diluzione di tali particelle sufficiente per spiegare il fatto che non siano mai state rilevate dai nostri strumenti. continua ...

È inflazione di buchi neri, anche di taglie forti

Gli autori dello studio. Da sinistra: James Bullock, Manoj Kaplinghat e Oliver Elbert. Crediti: Steven Zylius / Uci

«Con questa ricerca dimostriamo che ci sono più di 100 milioni di buchi neri nella nostra galassia», esordisce James Bullock dell’Università della California – Irvine (Uci), fra gli autori di uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. La ricerca che ha portato a questo risultato, un vero e proprio censimento celeste, ha avuto inizio più di un anno e mezzo fa, poco dopo la notizia della rivelazione, da parte degli interferometri Ligo, di increspature nel continuum spazio-temporale create dalla collisione fra due buchi neri lontanissimi, ognuno dei quali di dimensioni attorno alle 30 masse solari. continua ...