Bye bye Kepler, nove anni di scoperte

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Kepler. Crediti: Nasa

Ve lo avevamo annunciato qualche mese fa, che il telescopio orbitante Kepler sarebbe andato “in pensione”, e così è successo. Dopo nove anni trascorsi nello spazio profondo a raccogliere dati e a scoprire esopianeti (più di 2600 gli esemplari nella sua collezione), il satellite della Nasa ha terminato le scorte di idrazina, il carburante che lo ha reso funzionante in tutti questi anni. Lanciata il 7 marzo 2009 con un vettore Delta II dalla Cape Canaveral Air Force Station e aggiornata anni dopo nella versione K2, la sonda ha fatto la storia della caccia ai pianeti extrasolari, ma adesso le operazioni sono terminate per sempre. La Nasa ha deciso di “parcheggiare” il veicolo spaziale nella sua attuale orbita, lontano dalla Terra. Ricordiamo che la stessa fine è prevista anche per Dawn della Nasa, a cui l’Italia partecipa con un significativo contributo scientifico grazie all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). La sonda Dawn si prepara a concludere, dopo 11 anni, la sua missione sempre per mancanza di propellente. continua ...

Quarantaquattro mondi in fila per Kepler

Schema dei 44 pianeti confermati, con dimensioni approssimative, orbite e temperature superficiali. Crediti: John Livingston

Quarantaquattro nuovi mondi confermati in un colpo solo. Quarantaquattro pianeti extrasolari estratti con un lavoro di analisi certosino dai dati della missione K2 – il “piano B” della missione Kepler della Nasa, quello messo in atto in condizioni di emergenza nel 2013, con tenacia e ingegno, a seguito del malfunzionamento di due delle quattro ruote di reazione. Quarantaquattro esopianeti dei quali almeno 18 appartenenti a sistemi planetari. Questo il bottino scientifico di un team guidato da John Livingston, dottorando all’università di Tokyo, e del quale fanno parte anche due astronomi dell’università di Torino, Davide Gandolfi e il suo studente di dottorato Oscar Barragán. continua ...

Kepler scopre il segreto delle supernove veloci

Nel pannello di sinistra, una stella gigante rossa che invecchia perde la massa attraverso il vento stellare. Questo materiale si espande in un enorme guscio gassoso attorno alla stella. Nel pannello centrale, il nucleo della stella massiccia implode per innescare un’esplosione di supernova. Nel pannello di destra, l’onda d’urto della supernova impatta il guscio esterno, trasformando l’energia cinetica dell’esplosione in una brillante esplosione di luce. Il lampo di radiazione dura solo pochi giorni: un decimo della durata di un’esplosione tipica di una supernova. Crediti: NASA, ESA e A. Feild (STScI) continua ...

Kepler si prepara alla pensione

Il satellite Kepler. Crediti: Nasa/Jpl

Dopo anni di onorato servizio, il satellite della Nasa Kepler sta per andare in pensione. Motivo: le scorte di carburante stanno per terminare. E le stazioni di servizio – a 151 milioni di chilometri di distanza dalla Terra, ahinoi – scarseggiano. Lanciata il 7 marzo 2009 con un vettore Delta II dalla Cape Canaveral Air Force Station e aggiornata nel 2013 nella versione K2, la sonda ha davvero fatto la storia della caccia agli esopianeti avendo scoperto in soli nove anni migliaia di nuovi oggetti. continua ...

Kepler vede 16 nuovi mini-Nettuno e super-Terre

Crediti: Tokyo Institute of Technology

Un gruppo di scienziati guidati dal Tokyo Institute of Technology ha confermato l’esistenza di 16 esopianeti transitanti attorno a 12 piccole e fredde nane rosse (dette anche stelle nane di tipo M), la cui temperatura superficiale è di solito inferiore a 4000 gradi Kelvin. Tra gli oggetti studiati ci sono alcuni mini-Nettuno e tre super-Terre, di cui una presenterebbe caratteristiche favorevoli all’eventuale presenza di acqua allo stato liquido (importante indicatore di abitabilità). Lo studio è stato pubblicato su The Astronomical Journal sfruttando i dati raccolti con K2 (la seconda fase della missione della Nasa Kepler) e con diversi telescopi a terra, come il Subaru Telescope alle Hawaii, il Nordic Optical Telescope in Spagna e strumenti come lo spettrografo ad altra risoluzione Harps-N montato al Telescopio Nazionale Galileo dell’Inaf sull’Isola di La Palma in Spagna. continua ...