Reti neurali predicono la massa dei pianeti

PD Dr. Yann Alibert, NCCR PlanetS. Crediti: University of Bern / Adrian Moser

I pianeti si formano in dischi stellari, accrescendo materiale solido e gas. Il fatto che diventino corpi come la Terra o come Giove dipende da diversi fattori, come le proprietà dei solidi, la pressione e la temperatura nel disco e il materiale già accumulato. Gli astrofisici, servendosi di modelli computerizzati, stanno cercando di simulare il processo di crescita del pianeta e determinare la sua struttura interna. Per determinare le condizioni al contorno, devono calcolare la massa dell’involucro di gas da cui si origina il pianeta. «Ciò richiede la risoluzione di una serie di equazioni differenziali», spiega Yann Alibert, responsabile scientifico del Nccr PlanetS presso l’Università di Berna. «Negli ultimi 15 anni, risolvere queste equazioni è diventata la specialità degli astrofisici qui a Berna, ma è un processo complicato e molto dispendioso in termini di tempo». continua ...

Trovata la massa mancante. Di nuovo

Il percorso seguito dalla luce del quasar attraverso i filamenti fino a giungere al telescopio spaziale Chandra. Crediti: Nasa/Cxc/K. Williamson, Springel et al.)

Fino a un anno fa il problema era scovarla. Ora comincia a saltare fuori un po’ troppo spesso. Parliamo della “massa mancante”: quel 30-40 per cento di materia barionica – materia ordinaria, dunque: nulla a che vedere con la materia oscura – che per decenni è mancata all’appello, finendo per diventare uno fra i più grandi rompicapi dell’astrofisica contemporanea. I calcoli dicevano che la massa totale dell’universo doveva essere una certa quantità, ma le osservazioni ne vedevano solo due terzi di quella attesa. Come se la bilancia ci dicesse che pesiamo un quintale, ma il nostro aspetto fosse quello di una persona che non raggiunge i 70 kg. Dove li nascondiamo, quei 30-40 kg mancanti? continua ...

Espulsioni di massa coronale, ora anche in 3D

La rappresentazione tridimensionale ottenuta dai dati delle sonde Soho e Stereo. Le linee rosa mostrano la struttura della Cme, quelle gialle l’andamento dell’onda d’urto. Crediti:NASA’s Goddard Space Flight Center/GMU/APL/Joy Ng

Quando le previsioni meteo indicano una bella giornata di sole e poi si scatena un nubifragio è decisamente frustrante, sopratutto quando si è deciso di fare una gita fuori porta. Immaginate allora quando a essere sbagliate sono le previsioni del meteo spaziale, che se non ci azzeccano, potrebbero esporre astronauti e satelliti a pericolose piogge di particelle cariche. Per questo motivo è importante sviluppare modelli che permettano di predire il comportamento delle espulsioni di massa coronale (Cme), conseguenza dell’attività solare, che sferzano lo spazio con protoni ed elettroni ad alta energia. continua ...