Venere con le meches

A sinistra le nubi inferiori di Venere osservate con la fotocamera Ir2 a bordo della sonda giapponese Akatsuki: le parti luminose mostrano dove la coltre di nuvole è più sottile. La struttura a strisce è stata evidenziata all’interno delle linee tratteggiate gialle. A destra la struttura di scala planetaria ricostruita dalle simulazioni di Afes-Venus: le parti luminose mostrano un forte flusso verso il basso. Crediti: Hiroki Kashimura et al., Nature Communications

A causa delle sue estreme condizioni, l’atmosfera del pianeta Venere è ancora parzialmente avvolta dal mistero. Nonostante le numerose similitudini (origine rocciosa, dimensioni e gravità), il secondo pianeta del Sistema solare e la Terra possono essere considerati agli antipodi, anche solo per due banali ma non di certo trascurabili fattori: temperatura e abitabilità. Venere è però al centro di numerosi studi volti alla comprensione dell’origine e del funzionamento della coltre di nubi che lo ricopre. Ricordiamo che non si tratta di simpatiche nuvolette di vapore acqueo, bensì fitti agglomerati di acido solforico che fanno arrivare la superficie a temperature infernali (anche 460 gradi centigradi). Un team di ricercatori giapponesi guidati da Hiroki Kashimura (della Kobe University) ha osservato la bizzarra struttura a “zebra” della parte bassa delle nuvole venusiane con la sonda Akatsuki e i risultati del loro studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. continua ...