Tre milioni di dollari a Jocelyn Bell

Jocelyn Bell nel 1967, l’anno in cui scoprì la prima pulsar. Crediti: Roger W Haworth / Flickr

A pochi giorni dalla notizia del voto degli astronomi per intitolare la legge di Hubble anche a Lemaître, ecco che questa fine d’estate ci offre un’altra riparazione a un torto storico da tempo attesa nel mondo della scienza: è di poche ore fa ‘annuncio dell’assegnazione a Jocelyn Bell Burnell dello Special Breakthrough Prize in Fundamental Physics. Un premio che vale tre Nobel, se non altro in termini economici: all’astronoma che nel 1967 scopri la prima pulsar vanno infatti tre milioni di dollari. E se li merita fino all’ultimo cent: la storica scoperta la fece insieme al suo supervisor di dottorato, Antony Hewish, ma fu solo a quest’ultimo che, nel 1974, venne conferito il Nobel per la Fisica. Un mancato riconoscimento condiviso da Bell Burnell con molte altre scienziate, in particolare nel campo della fisica: a tutt’oggi, su 200 premiati solo 2 sono donne: l’1 per cento. continua ...

Giove adolescente per due milioni di anni

Questa immagine mostra la formazione di Giove in tre fasi. Fase 1, fino a 1 milione di anni: Giove acquista massa per accrescimento di piccoli ciottoli (punti blu) che ne hanno formato il nucleo. I planetesimi primordiali (grandi punti rossi) mostrano le alte velocità di collisione (frecce rosse) che portano a scontri distruttivi (giallo) e producono piccoli planetesimi di seconda generazione (piccoli punti rossi). Stadio 2, 1-3 milioni di anni: l’energia risultante dall’accrescimento dei piccoli planetesimi impedisce un rapido accumulo di gas e quindi una rapida crescita (frecce grigie). Fase 3, oltre 3 milioni di anni: Giove è formato a sufficienza da accumulare grandi quantità di gas. Crediti: UniBE continua ...

Oceani, un’attesa lunga 500 milioni di anni

La Luna osservata dalla sonda Galileo. Crediti: NASA/JPL/USGS

Nei primi 500 milioni di anni della sua vita la Terra potrebbe non avere visto agitarsi sulla sua superficie le acque degli oceani. Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, che indaga su una “pancia” della Luna circa 20 volte più grande di quanto ci si dovrebbe aspettare. La “pancia” è quel rigonfiamento che hanno molti oggetti nel nostro sistema solare nel loro equatore, cioè la circonferenza che li divide in due emisferi. continua ...

Se 4,2 milioni di chilometri vi sembran pochi

Rappresentazione artistica di un oggetto near-Earth

La Nasa annuncia sui suoi siti web un nuovo “passaggio ravvicinato” alla Terra di un asteroide di discrete dimensioni a inizio febbraio e, puntualmente, scatta sui media di tutto il mondo il campanello d’allarme. Giusto mantenere alta l’attenzione su questi oggetti celesti, per studiarli al meglio e prevederne l’evoluzione delle loro traiettorie, ma stavolta di “ravvicinato” c’è ben poco. L’asteroide in questione, denominato 2002 Aj129, del diametro stimato attorno ai 500 metri, raggiungerà la sua minima distanza dalla Terra il 4 febbraio prossimo attorno alle 22:30 italiane, ma si troverà a oltre 4,2 milioni di chilometri da noi: più di dieci volte lo spazio che ci separa dalla Luna. Nessun pericolo, quindi, per il nostro pianeta. Detto questo, seguirlo sarà davvero difficile proprio per la sua lontananza: le attuali stime della sua magnitudine apparente si attestano intorno al valore di 12. Questo significa che l’oggetto è assolutamente fuori della portata della nostra semplice vista e sarà quindi necessario dotarsi di un ottimo binocolo da puntare in un cielo perfettamente limpido e privo di inquinamento luminoso o, meglio, almeno un piccolo telescopio di discreta qualità per non dover osservare dalle Ande cilene. continua ...